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Intervista esclusiva a Adalberto Maria Merli

" ... Mangereta: é il soprannome donato al piccolo Berto, protagonista della storia, dalla nonna friulana ... Le vicende narrate invitano a seguire il percorso compiuto attraverso la guerra e la ricostruzione, in un arco di tempo che va dal 1943 al 1952, da Mangereta insieme alla sua famiglia, in fuga dalle difficoltà quotidiane della Capitale segnata dal conflitto ... Fin dalle prime scene, il piccolo Mangereta si rivelerà affetto da una irrefrenabile fame, un inconscio, pressante, desiderio di evadere la dura realtà della guerra con la gratificazione del cibo, ma anche con la fantasia, con la creatività, che danno origine al gioco ... Troppe società che si fanno la lotta al ribasso, troppi doppiatori non attori ( la parola doppiatore e orribile si deve usare attore reinterprete), lavoro mal pagato che produce invece benefici per le major americane. Senza il doppiaggio per loro sarebbe un fallimento.Il teatro è arte viva, il cinema non lo è ma questo non vuol dire che non sia arte ... Io sono libero in tutte le forme e per questo le mie scelte sono condizionate ... Gianfranco Bellini e Cesare Barbetti erano soprattutto degli ottimi attori che facevano doppiaggio per scelta personale ... "

DANIELA: Adalberto, come è nostra consuetudine, prima di parlare di doppiaggio vorremmo conoscere qualcosa in più di lei come artista. Leggiamo che ha scritto un libro dal titolo “Mangereta” (Edizioni Enne). Cosa ci può raccontare di questo suo lavoro?

ADALBERTO MARIA MERLI: Mangereta: é il soprannome donato al piccolo Berto (protagonista della storia) dalla nonna friulana, vuol dire ‘mangia sempre, affamato’. Le vicende narrate invitano a seguire il percorso compiuto attraverso la guerra e la ricostruzione, in un arco di tempo che va dal 1943 al 1952, da Mangereta insieme alla sua famiglia, in fuga dalle difficoltà quotidiane della Capitale segnata dal conflitto. Da Roma in Friuli, a Fontanafredda, e fin sulle Dolomiti, a Cortina d’Ampezzo poi di nuovo a Roma, a guerra finita. Un percorso pieno di avvenimenti, di personaggi, di scoperte, di esperienze a volte tragiche a volte comiche, vissute attraverso gli occhi di un bambino. Fin dalle prime scene, il piccolo Mangereta si rivelerà affetto da una irrefrenabile fame, un inconscio, pressante, desiderio di evadere la dura realtà della guerra con la gratificazione del cibo, ma anche con la fantasia, con la creatività, che danno origine al gioco. Unica roccaforte dei bambini, nei momenti più drammatici, il gioco diviene denuncia della negazione del mondo dell’infanzia per opera del mondo adulto, e del suo ” gioco della guerra”. Anche Mangereta avrà bisogno di eroi, di quelli che aiutano a crescere in fretta, e ne troverà tra quegli esempi di un’Italia sommersa che hanno contribuito nell’anonimato alla salvezza del Paese ma anche tra altri che, se pur nemici, apparivano buoni e generosi agli occhi, al sentimento puro di un bambino. Al ritorno nella Roma povera del dopoguerra, piena di disagi ma anche di speranze e di vitalità, nel quartiere Trastevere - tra le conversazioni strillate da finestra a finestra, al mercato, nelle trattorie, nella parrocchia, nella strada, così come da sempre si conviene alla cultura romana, dove la linea di demarcazione tra il sacro e il profano non è mai rimarcabile - Mangereta scoprirà i suoi primi interessi, i suoi primi perché esistenziali, le sue prossime responsabilità di adulto…

DANIELA: Nel 1999 ha ricevuto il premio “Voci nell’ombra” - Miglior Voce Caratterista - Sezione Cinema per aver prestato la voce a Ed Harris in “The Truman Show” e nel 2006 il Nastro d’Argento per il doppiaggio di Clint Eastwood in “Million dollar baby”. Cosa ci può raccontare riguardo a queste, immaginiamo, bellissime serate?

ADALBERTO MARIA MERLI: Piacevoli e scontate, darmi un premio è una cosa normale.

DANIELA: Alcuni suoi colleghi hanno accennato a possibili migliorie auspicabili per il mondo del doppiaggio. A suo avviso cosa dovrebbe migliorare e per quale motivo l’evoluzione è così lenta o inesistente?

ADALBERTO MARIA MERLI: Troppe società che si fanno la lotta al ribasso, troppi doppiatori non attori ( la parola doppiatore e orribile si deve usare attore reinterprete), lavoro mal pagato che produce invece benefici per le major americane. Senza il doppiaggio per loro sarebbe un fallimento.

DANIELA: Stimato attore reinterprete ma si è dedicato anche alla direzione del doppiaggio. In base alla sua esperienza quali sono le caratteristiche salienti che dovrebbe avere un buon direttore del doppiaggio?

ADALBERTO MARIA MERLI: Essere colto.

DANIELA: Ha lavorato sia per il cinema, sia per il teatro, sia nelle fiction. A quali esperienze è più legato e in quale forma d’arte , tra tutte quelle nelle quali si è cimentato, la fanno sentire veramente libero di esprimere se stesso?

ADALBERTO MARIA MERLI: Il teatro è arte viva, il cinema non lo è ma questo non vuol dire che non sia arte. Io sono libero in tutte le forme e per questo le mie scelte sono condizionate.

DANIELA: Non è più un mistero , almeno per la rete, ma anche nell’ambiente del doppiaggio, il nostro impegno nel voler concretizzare un format tv dedicato agli attori doppiatori, ai dialoghisti, ai direttori, ai tecnici … dal momento che è risaputo che i mass media tradizionali faticano ad occuparsene o se lo fanno lo fanno con il contagocce. Cosa vorrebbe che emergesse , in una ipotetica puntata a lei dedicata, sia come uomo sia come artista?

ADALBERTO MARIA MERLI: La verità.

DANIELA: Due grandi del nostro doppiaggio italiano sono venuti a mancare in situazioni l’uno di malattia e l’altro in una circostanza quasi beffarda, come conseguenza ad un incidente stradale accaduto nel mentre che si stava recando a ritirare un premio proprio sul doppiaggio. Stiamo parlando di Gianfranco Bellini e Cesare Barbetti. Si sente di spendere qualche parola per questi suoi colleghi che ci hanno lasciato fisicamente ma immortali grazie alla loro arte?

ADALBERTO MARIA MERLI: Erano soprattutto degli ottimi attori che facevano doppiaggio per scelta personale.

DANIELA: La ringraziamo per la sua disponibilità. Concludendo … ha qualche futuro lavoro artistico da rivelarci ?

ADALBERTO MARIA MERLI: Io, cari saluti Adalberto

( Nella foto in alto Adalberto Maria Merli. Immagine tratta dal sito ufficiale dell’attore )