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Intervista a Daniele Gatti

" ... Durante i duri anni romani ho compreso sulla mia pelle quanto fossero importanti una base tecnica e uno studio approfondito per affrontare un mestiere come il mio, dove tanti si improvvisano, ma spesso non durano a lungo ... Il doppiaggio è certamente qualcosa che fa parte di me ... Così come la recitazione nella sua totalità, anche il doppiaggio possiede una sua varietà straordinaria, che lo rende unico e amabile. Personalmente ritengo che non si possa doppiare bene se non si sa recitare ... I lavori che più mi hanno gratificato per lo studio sul personaggio sono il ruolo di: Fez in “That's 70 show” (in onda su MTV) e il pipistrellino nel cartoon “Marco e Gina”(Rai 1). Sebbene ultimamente faccia anche direzione di doppiaggio (recentemente ho curato i rifacimenti di 48 ore, fiction Mediaset) c'è sempre tanto da imparare o in cui migliorarsi ... il direttore di doppiaggio deve essere onesto, attento, paziente e chiaro ... Credo che un buon direttore debba essere capace di utilizzare al massimo le qualità degli attori che sceglie accuratamente, senza che questi prevalgano vocalmente soffocando l'interpretazione dei protagonisti originali della pellicola che si accingono a doppiare. Questo errore molto grave e frequente impoverisce il prodotto finale, mentre compito del doppiaggio è la discrezione ... L'Italia ha tantissimi bravi doppiatori ... apprezzo molto Capone, soprattutto quando interpreta i documentari, e la Korompay per la sua splendida vitalità vocale ... Agli insegnanti AnnaLaura Messeri, Massimo Mesciulam e a tutta l'equipe della scuola, non sarò mai grato abbastanza per la cura e l'attenzione con cui mi hanno seguito ... Poi lo Stabile di Genova ha continuato a darmi altre splendide opportunità consentendomi di lavorare nella sua compagnia diretta da Marco Sciaccaluga, regista dalla sensibilità straodinaria e dal quale non si smette mai di imparare ...“Amadeus”, diretto da Roman Polanski è stata la mia prima esperienza importante con un regista straordinario e al fianco di attori di grande esperienza come Luca Barbareschi ... La dizione oggi sembra essere divenuta appannaggio di pochi, ma io ritengo sia molto importante ... una corretta pronuncia italiana delle parole, senza cadenze o inflessioni dialettali particolari e una dizione stretta, asciutta, senza sbrodolature nè difetti di fonazione ... In questi giorni ho girato un episodio di Distretto di Polizia 6, diretto da Antonello Grimaldi, mi vedrete su Canale 5 a novembre, e intorno ai primi di ottobre dovrebbe uscire al cinema il film di Beppe Ferrara “Guido che sfidò le BR”, sull'omicidio di Guido Rossa. Poi, chi ama il teatro potrà vedermi allo Stabile di Genova nell'Enrico V di Shakespeare, diretto da M. Mesciulam ... "

DANIELA: Daniele, ci racconti la tua formazione professionale come attore?

DANIELE: Cara Daniela … ho avuto un percorso di formazione davvero particolare. Il mio primo approccio alla recitazione è stato insolito e duplice: attraverso l’uso della voce come strumento espressivo e con il teatro. Affascinato dalla radio mi sono accostato a quel mondo parallelamente al liceo, perchè ero affascinato da quelle voci avvolte in un alone di mistero. Poi durante il liceo artistico, un professore notò il mio talento di imitatore e mi spinse a prendere parte ad un progetto teatrale scolastico organizzato da professionisti teatrali genovesi. Fu un’esperienza bellissima durante la quale mi incorraggiarono a continuare. Così provai l’audizione alla Scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova, ma non fui ammesso. Mi iscrissi all’università e continuai con la radio mentre d’estate facevo animazione nei villaggi turistici, un’ottima palestra. Poi, a quattro esami dalla laurea colsi l’occasione di una borsa di studio e decisi di trasferirmi a Roma, dove con non poca fatica, ma tanto entusiasmo, ebbi le prime esperienze di lavoro cominciando da piccole cose: radio e doppiaggio (brusio). Col tempo cercai un’agente che mi proponesse per i provini e poi cominciai ad ottenere qualche personaggio più importante sia come doppiatore che come attore (Manuzzi, Barbareschi, Polanski). Appena possibile feci anche esperienza di lavoro e studio a Londra, dove ebbi anche incontri artistici importanti, e poi di ritorno in Italia mi sono laureato. Durante i duri anni romani ho compreso sulla mia pelle quanto fossero importanti una base tecnica e uno studio approfondito per affrontare un mestiere come il mio, dove tanti si improvvisano, ma spesso non durano a lungo. Così, (strano destino!) dopo dieci anni, ho ritentato l’audizione alla scuola dello Stabile di Genova, e questa volta mi presero! Ricordo l’audizione stessa come un momento indimenticabile. Da lì è cominciata veramente la mia avventura…

DANIELA: Sul tuo sito “danielegatti.com” ( link attivo tra i correlati al presente articolo) leggiamo che hai avuto esperienze nel campo del doppiaggio come voce per serie TV, film, cartoons e documentari. Quali lavori ami ricordare e che soddisfazioni ti hanno dato?

DANIELE: Il doppiaggio è certamente qualcosa che fa parte di me, forse perchè la voce è lo strumento con cui ho sempre naturalmente giocato fin da bambino. Così come la recitazione nella sua totalità, anche il doppiaggio possiede una sua varietà straordinaria, che lo rende unico e amabile. Personalmente ritengo che non si possa doppiare bene se non si sa recitare. Di conseguenza credo però che saper doppiare sia una qualità necessaria nel percorso di qualsiasi attore che vuole essere completo. I lavori che ricordo sono tanti e molto diversi. Forse quelli che più mi hanno gratificato per lo studio sul personaggio sono il ruolo di: Fez in “That’s 70 show” (in onda su MTV) e il pipistrellino nel cartoon “Marco e Gina”(Rai 1). Nel primo caso, insieme al direttore di doppiaggio (oggi un caro amico), mi fu richiesto di improvvisare una caratterizzazione del personaggio che nella serie era uno “staniero”. Ricordo che proposi un accento francese per avvicinarmi il più possibile alla recitazione originale del protagonista, ma in italiano funzionava poco. Poi ebbi l’illuminazione di farlo parlare spagnoleggiante e la Disney fu contentissima. In effetti … faceva ridere anche noi durante l’incisione! … anche troppo. Per il pipistrellino-cartoon invece fu un altro tipo di esperienza. Con l’aiuto della direttrice di doppiaggio analizzai le caratteristiche fisiche del personaggio cercando una peculiarità che potesse caratterizzarlo. Scorsi che aveva due minuscoli fori per respirare e che caratterialmente era timidissimo. Decisi quindi di farlo “tirare su” con il naso dandogli una voce tremolante, leggermente balbuziente quando si spaventava. Fu un successone tra i bambini!

DANIELA: Ci accennavi anche al tuo lavoro di direttore del doppiaggio, a tuo avviso che ruolo deve avere un buon direttore del doppiaggio? Ti sei mai cimentato col doppiaggio cinematografico? Quali attori doppiatori di livello nazionale stimi?

DANIELE: Sono ancora giovane e sebbene ultimamente faccia anche direzione di doppiaggio (recentemente ho curato i rifacimenti di 48 ore, fiction mediaset) c’è sempre tanto da imparare o in cui migliorarsi. Ciò che posso dirti sulla base della mia esperienza è che il direttore di doppiaggio deve essere onesto, attento, paziente e chiaro. Spesso gli attori per propria natura tendono a esuberare. Credo che un buon direttore debba essere capace di utilizzare al massimo le qualità degli attori che sceglie accuratamente, senza che questi prevalgano vocalmente soffocando l’interpretazione dei protagonisti originali della pellicola che si accingono a doppiare. Questo errore molto grave e frequente impoverisce il prodotto finale, mentre compito del doppiaggio è la discrezione. Un doppiaggio è fatto bene quando non te ne accorgi e nel caso di un film di bassa qualità un buon doppiaggio può arrivare anche a migliorare la qualità finale del prodotto.Infine lavorando con Silvia Monelli ho imparato l’importanza di un adattamento responsabile. Un bravo direttore deve conoscere le regole della lingua italiana e possedere un buon vocabolario altrimenti saremo responsabili dell’impoverimento linguistico e culturale del Paese. In conclusione il direttore di doppiaggio non è molto diverso da un direttore d’orchestra! Non ho mai diretto film per il cinema, ma ho solo 30 anni … chissà! L’Italia ha tantissimi bravi doppiatori, scegliere è difficile. Posso dirti che apprezzo molto Capone, soprattutto quando interpreta i documentari, e la Korompay per la sua splendida vitalità vocale …

DANIELA: Sul tuo sito personale leggiamo anche che hai conseguito la laurea in Antropologia Culturale con il massimo dei voti presso l’Università di Genova. In cosa verteva la tua tesi? Hai mai pensato ad un futuro come antropologo?

DANIELE: La mia laurea in lettere fa parte di un percorso di approfondimento personale. Mi sono laureato con una tesi di Antropologia religiosa che esaminava il fenomeno delle guarigioni miracolose e il personale rapporto fra uomo miracolato e Dio. L’antropologia è una scienza bellissima, e non ti nego che il fascino che esercita su chi la studia è notevole, ma fare l’attore non è forse, in un certo senso, una maniera per essere un pò antropologo ???

DANIELA: Beh sì, in un certo senso sì … Daniele, hai frequentato la prestigiosa Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Genova. Che ricordi hai?

DANIELE: Gli anni della scuola, per la quale ho lasciato tutto, sono stati ricchi di incontri e di intenso lavoro dentro e fuori di me in un modo che non credevo fosse possibile. Agli insegnanti AnnaLaura Messeri, Massimo Mesciulam e a tutta l’equipe della scuola, non sarò mai grato abbastanza per la cura e l’attenzione con cui mi hanno seguito … glielo dico sempre!! Poi lo Stabile di Genova ha continuato a darmi altre splendide opportunità consentendomi di lavorare nella sua compagnia diretta da Marco Sciaccaluga, regista dalla sensibilità straodinaria e dal quale non si smette mai di imparare. Infine, altre recenti esperienze di cinema e di fiction confermano la mia opinione che questo mestiere è un laboratorio infinito …

DANIELA: E cosa ci puoi raccontare del Workshop con Francesca De Sapio (Actor’s studio), Workshop con Simon Cox. Actor’s Centre. Londra … e di tanti altri seminari che usavano varie metodologie d’insegnamento? In cosa differiscono i vari metodi?

DANIELE: Le domande che mi fai circa i vari metodi mi mettono un po’ in difficoltà … è difficile condensare in poche righe esperienze e metodi che si approfondiscono con il tempo e l’esercizio. Ci provo. Il metodo di Francesca si ispira a quello insegnato a New York nell’Actor’s Studio, ma in una sua elaborazione. Attraverso un percorso guidato, lei ti conduce nel mondo delle tue memorie emotive aiutandoti a recuperarle quando affronti un personaggio. L’Actor’s Centre di Londra è caratterizzato da una grande varietà di proposte, approcci e stili in gran parte legati ad una recitazione tecnicamente molto vicina al cinema e alla televisione inglesi, che sono diversi dai nostri. Simon è un regista giovane e fresco che ama lavorare molto con il corpo dell’attore, con la dimensione del gioco e l’insieme del gruppo. I suoi sono laboratori che intoducono all’ “ascolto” dell’altro, perchè l’attore sul palco non è solo, ma parte di un tutto. Trovo molti punti di contatto fra il suo metodo d’insegnamento e quello che ho poi imparato allo Stabile di Genova. Simon amava molto ricostruire le condizioni fisiche che aiutassero l’attore a ricreare le sensazioni e lo stato psicologico del personaggio da affrontare. Allo Stabile di Genova in prima fase si destruttura l’allievo cercando di aiutarlo a riappropriarsi del proprio corpo in maniera genuina, spogliandolo cioè dei condizionamenti acquisiti, secondo il metodo mimico di Orazio Costa. Si dà poi grande importanza all’uso della battuta con una dizione chiara ma ritmicamente tesa, e all’ascolto fra gli attori prestando massima attenzione a ciò che succede sul palco e fuori esso. Il risultato è una recitazione estremamente aderente alla realtà che vive sulla scena senza manierismi, ma con l’ausilio di tecnica, ritmo e attenzione. Ciò rende questa scuola una via preferenziale per chi ama la recitazione cinematografica.

DANIELA: Tu canti anche da baritono. Ti piacerebbe una carriera anche nella lirica? Che tipo di emozione ti trasmette la lirica?

DANIELE: Il canto per me è importantissimo, cantare mi ha sempre fatto stare bene sin dall’infanzia. Per un’attore saper cantare bene è molto importante. Ma la lirica è ancora un altro percorso, ben diverso da quello dell’attore. Per il cantante lirico la voce è il centro. Sebbene apprezzi molto la lirica, io sono un attore.

DANIELA: Tra tutte le tue numerose esperienze teatrali, cinematografiche e in fiction quali vorresti ricordare?

DANIELE: Scegliere è difficile, ogni esperienza ha contribuito a condurmi fino a qui. Sicuramente “Amadeus”, diretto da Roman Polanski perchè è stata la mia prima esperienza importante con un regista straordinario e al fianco di attori di grande esperienza come Luca Barbareschi. Da quei due anni ho imparato moltissimo, Roman è un uomo di un’umiltà incredibile. Holy Day per la regia di Marco Sciaccaluga mi ha dato l’occasione di interpretare un personaggio bellissimo. Lavorando con lui ho imparato molto circa lo studio del personaggio e il lavoro dell’attore su se stesso. E’un uomo molto sensibile a quello che l’attore prova. Poi il film di Beppe Ferrara su Guido Rossa, che sta per uscire nei cinema e nel quale interpreto una delle Br. Anche Beppe mi ha insegnato molto, il cinema è tutta un’altra cosa e qui avevo affianco attori come Ghini, Galiena, Tognazzi…

DANIELA: Un attore, in fase di preparazione , deve indubbiamente curare la dizione. Un problema da eliminare, tipico dei genovesi, è la famosa cantilena, un sali e scendi nell’intonazione delle frasi, oppure la non applicazione del cosiddetto rafforzamento sintattico, e poi il pronunciare parole con la “e” o la “o” aperta quando invece si dovrebbe fare l’incontrario o viceversa, problemi questi forse poco rilevanti per chi è toscano o romano i quali magari si dovranno scontrare con altri tipi di errori. In base alla tua esperienza cosa dovrebbe fare un genovese che volesse migliorare la dizione, per cercare di migliorare la sua pronuncia?

DANIELE: Hai toccato un tema importante. La dizione oggi sembra essere divenuta appannaggio di pochi, ma io ritengo sia molto importante. Sia chiaro, non intendo quella dizione ridondante e teatrale che impedisce qualsiasi altro uso della voce fuorchè sul palco e fa riconoscere gli attori a due miglia di distanza … Bensì una corretta pronuncia italiana delle parole, senza cadenze o inflessioni dialettali particolari (se richiesto l’attore deve essere in grado di riprodurre almeno quelle della sua regione di provenienza) e una dizione stretta, asciutta, senza sbrodolature nè difetti di fonazione. Vero, regione che vai problemi che trovi; in Liguria, come dici bene tu, c’è il problema della cantilena, ma ancor più delle vocali chiuse. Ad un genovese che volesse studiare la dizione consiglierei di applicarsi molto ogni giorno per acquisire col tempo un buon orecchio in grado di consentire un auto-correzione. Quello è un buon punto di partenza. Ascoltare del buon doppiaggio e imitare i migliori può essere d’aiuto. E gli direi di non vergognarsi di parlare diversamente dai propri corregionali (ti sembrerà assurdo, ma a Genova se parli in dizione vieni preso simpaticamente in giro! Ricordo che mi chiamavano “il romano”…). Ultimo consiglio, ma preziosissimo. Come per imparare le lingue straniere: fidanzarsi con una toscana!

DANIELA: Stiamo cercando di realizzare un format tv dedicato al doppiaggio fatto dai professionisti, compresi i tecnici, ma anche dedicato agli aspiranti doppiatori. A tuo avviso sarebbero trasmissioni televisive interessanti? Ti piacerebbe partecipare a trasmissioni di questo tipo?

DANIELE: Credo sarebbe un programma molto interessante; il doppiaggio affascina tutti da sempre … e parteciperei volentieri!

DANIELA: Ti ringraziamo per la tua gentilezza. Concludendo … hai qualche futuro lavoro artistico da rivelarci?

DANIELE: Grazie a te, è stato un vero piacere. Sì, in questi giorni ho girato un episodio di Distretto di Polizia 6, diretto da Antonello Grimaldi, mi vedrete su Canale 5 a novembre, e intorno ai primi di ottobre dovrebbe uscire al cinema il film di Beppe Ferrara “Guido che sfidò le BR”, sull’omicidio di Guido Rossa. Poi, chi ama il teatro potrà vedermi allo Stabile di Genova nell’Enrico V di Shakespeare, diretto da M. Mesciulam. Un abbraccio, Daniele.

( Nella foto in alto Daniele Gatti )

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