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Intervista a Elisabetta Roveri

" ... Mi sono trasferita a Roma appositamente per frequentare questo master in "Traduzione e adattamento delle opere audiovisive e multimediali per il doppiaggio e il sottotitolaggio" in quanto volevo aggiungere una specializzazione alla mia laurea di Traduttore e Interprete che si sposasse con il mio amore per il cinema. Il master mi ha dato la possibilità di approfondire il cinema da addetto ai lavori, dandomi quindi quella consapevolezza dei codici filmici e del linguaggio cinematografico che un semplice spettatore spesso non possiede ... Un traduttore/dialoghista che non potrei assolutamente non citare è il grande Riccardo Aragno, anche perché ha lavorato con Kubrick, uno dei registi che più ammiro e che attribuiva la giusta importanza alla cura da destinare alla versione doppiata dei suoi film nei paesi non-anglofoni. Un altro adattatore che mi sento di citare è Mario Paolinelli per aver adattato dialoghi complessi dal punto di vista linguistico come quelli dei film di Tarantino o Spike Lee, per citarne solo un paio ... Attualmente sto traducendo un divertente romanzo dall'americano sul tema dell'omosessualità ... "

DANIELA: Elisabetta, sappiamo che hai appena terminato un master in traduzione e adattamento per il doppiaggio e il sottotitolaggio. Ce ne vuoi parlare?

ELISABETTA: Mi sono trasferita a Roma appositamente per frequentare questo master in “Traduzione e adattamento delle opere audiovisive e multimediali per il doppiaggio e il sottotitolaggio” in quanto volevo aggiungere una specializzazione alla mia laurea di Traduttore e Interprete che si sposasse con il mio amore per il cinema. Il master mi ha dato la possibilità di approfondire il cinema da addetto ai lavori, dandomi quindi quella consapevolezza dei codici filmici e del linguaggio cinematografico che un semplice spettatore spesso non possiede. I miei professori (Prof. Patou-Patucchi, Prof.ssa Buzzo, Prof. Lo Faro e Prof. Ciambelloti) sono dei professionisti nei rispettivi campi di insegnamento (traduzione e adattamento per il doppiaggio, scrittura creativa, traduzione e traduzione di sottotitoli), e con la loro esperienza diretta sono riusciti a trasmettere quella passione che caratterizza un lavoro delicato e complesso come quello del traduttore/adattatore. Grazie al master ho appreso, inoltre, le tecniche di traduzione dei dialoghi e di adattamento al sincronismo labiale che caratterizzano appunto il doppiaggio. Questo, aggiunto alla mia preparazione universitaria di traduttrice, mi ha aperto un mondo professionale nuovo e stimolante anche se ancora un po’ troppo chiuso alle nuove leve, alle nuove idee e un po’ troppo di nicchia.

DANIELA: Ci accennavi alla tua aspirazione e determinazione nel voler intraprendere la carriera di traduttrice e di dialoghista, da cosa nascono queste passioni e ti chiediamo se hai per caso dei modelli da citare di dialoghisti da te stimati.

ELISABETTA: La mia passione in realtà nasce inizialmente per la lingua inglese: mi ricordo ancora che dopo la prima lezione alle scuole medie mi innamorai immeditamente della lingua, poi da lì la mia curiosità mi portò a tradurre già da ragazzina testi di canzoni prima, poi articoli, infine libri di attori di cui ero appassionata da adolescente. Gli studi mi impegnarono non poco, ma nel frattempo coltivai la passione del cinema frequentando le sale e qualche festival cinematografico.
Un traduttore/dialoghista che non potrei assolutamente non citare è il grande Riccardo Aragno, anche perché ha lavorato con Kubrick, uno dei registi che più ammiro e che attribuiva la giusta importanza alla cura da destinare alla versione doppiata dei suoi film nei paesi non-anglofoni. Un altro adattatore che mi sento di citare è Mario Paolinelli per aver adattato dialoghi complessi dal punto di vista linguistico come quelli dei film di Tarantino o Spike Lee, per citarne solo un paio.

DANIELA: Quali attori reinterpreti ami maggiormente ascoltare nei film di Hollywood o telefilm o nelle animazioni e per quali motivi? A tuo avviso, in Italia, verrà un giorno in cui non si tradurrà più nulla e che ognuno di noi sarà invitato a conoscere e a capire tutte le lingue straniere e non solo le più classiche come l’inglese, il tedesco … e tutti i dialetti … una strada verso un “poliglottismo totale”?

ELISABETTA: Devo deluderti sulla prima domanda in quanto non sono ancora in grado di citare attori doppiatori che amo sentire, sono ancora in una fase in cui mi soffermo più su chi ha curato la traduzione vera e propria che sulle voci, anche se sono perfettamente consapevole che un bravo adattatore deve aver già in mente più o meno la voce dell’attore che utilizzerà il suo copione per facilitargli la presa del ritmo. Per quanto riguarda la seconda domanda: non credo assolutamente che si arriverà a quello che tu chiami un poliglottismo totale, credo più che con la versatilità dei prodotti multimediali presenti oggi sul mercato, muteranno profondamente le abitudini degli spettatori che potranno quindi scegliere tra varie modalità di utilizzo dell’audiovisivo in generale, tra cui quindi anche la possibilità di visionarlo in lingua originale o con sottotitoli, o doppiato, quello insomma che già sta accadendo con i DVD. Ma credo, tuttavia, che gli italiani siano ancora troppo pigri per quanto concerne le lingue straniere per abituarsi velocemente alla visione di film in lingua originale non supportata dall’aiuto di una traduzione. Inoltre il nostro doppiaggio è arrivato a livelli qualitativi troppo alti per venir facilmente scardinato dalle nuove offerte multimediali, non può che migliorare ancora di più e differenziarsi da quello eseguito in altri paesi. Sono forse troppo ottimista?!

DANIELA: Non ti saprei dire … staremo a vedere ciò che accadrà su questa importante tematica. In quali occasioni secondo te è più opportuno sottotitolare un film?

ELISABETTA: Sicuramente nei festival cinematografici in quanto meno costoso e più diretto come utilizzo, ma non mi trovo con chi sceglie: o uno o l’altro. Credo che entrambi (doppiaggio e sottotitolaggio) siano dotati di una loro specificità che li rende assolutamente meritevoli nella funzione che svolgono. Tanto più che oggi l’offerta della maggior parte dei DVD conferma questo mio pensiero: chi vuole godersi il film come esperienza di “totale abbandono” sceglie la versione doppiata, chi ama il cinema puro in senso estetico si guarda la versione originale con sottotitoli. Sembra semplicistico, ma è quello che secondo me ci offrono tecnologia e futuro.

DANIELA: Quali insegnamenti hai conservato durante il master, puoi raccontarci qualcosa in merito?

ELISABETTA: Sicuramente l’esperienza diretta in studio di doppiaggio dove provavamo i nostri copioni tradotti al leggio trasformandoci in doppiatori, fondamentale per capire l’importanza della precisione e della chiarezza del nostro copione rispetto alle immagini e al ritmo generale del film. E poi le lezioni dedicate alla comprensione dei codici filmici attraverso la visione di film fondamentali per la storia del cinema, e gli incontri con produttori, doppiatori e sceneggiatori che ci raccontavano le loro esperienze, lezioni che ravvivano continuamente la mia passione per il cinema.

DANIELA: Ci hai accennato ad un tuo lavoro su un documentario. Che tipo di esperienza è stata? Quali difficoltà hai incontrato e quali soddisfazioni?

ELISABETTA: Le difficoltà riguardavano soprattutto i tempi di consegna, infatti si trattava di un’urgenza, ma so che in questo settore purtroppo le urgenze sono all’ordine del giorno. E poi ho dovuto compiere diverse ricerche terminologiche in Internet. Mentre ero soddisfatta quando la traduzione che ritenevo perfetta rispettava i tempi dell’immagine e di esposizione del narratore! Spero che il committente abbia aprezzato i miei sforzi…!!

DANIELA: E’ capitato che alcuni appassionati criticassero alcune traduzioni o alcuni adattamenti … ad esempio pare che per gli appassionati cambiare totalmente nomi giapponesi di anime e renderli più anglossassoni o italianizzati non piaccia molto, c’è una preferenza verso la conservazione del nome proprio originale del personaggio giapponese … cosa ne pensi in merito?

ELISABETTA: Credo che le critiche degli appassionati vadano rispettate quanto quelle degli addetti ai lavori, in quanto spesso sono spettatori molto più attenti di chi ormai è abituato perché lo fa di mestiere. Un tempo si tendeva a italianizzare perfino nomi che ora ci sembra ridicolo tradurre…credo, comunque, che un buon traduttore sappia quando è il caso di tradurre, di “addomesticare” i termini o i nomi o di compiere scelte diverse, mi sento di dire che ogni caso andrebbe valutato singolarmente, tanto sono vaste le sfumature. A volte, poi, sono i committenti a darti delle regole in questo senso…

DANIELA: Quali sono le grandi difficoltà che incontra un traduttore? E un adattatore? A tuo avviso la coincidenza di queste due figure professionali può essere utile? E il fatto che spesso si dica che un dialoghista , nel caso fosse anche attore doppiatore, faciliti il difficile lavoro … sei d’accordo con quanto affermato?

ELISABETTA: Le difficoltà di un traduttore generico sono legate alla scelta dei termini e dei registri da utilizzare (riassumendo in poche righe), le stesse incontrate da chi traduce dialoghi di film o serial per la tv, a cui si aggiunge però il limite del sincronismo labiale da rispettare. Pertanto chi fa l’adattatore dovrebbe a mio avviso avere la preparazione del traduttore, visto che di traduzione si tratta; certo, se possiede anche le doti dell’attore, è un’accoppiata ottimale. Ma a mio avviso, è questo il problema del mondo del doppiaggio: il fatto che chi traduce i dialoghi spesso è prima di tutto un attore/doppiatore e non un traduttore, senza citare poi “gli alberi genealogici” che caratterizzano le strutture interne delle società di doppiaggio italiane (!)…
Con questo non vorrei togliere il merito ai bravissimi dialoghisti/doppiatori che ci regalano adattamenti notevoli…
Mi piacerebbe che il settore si aprisse un po’ di più ai traduttori che finora si sono occupati d’altro e che hanno tanta voglia di imparare l’arte dell’adattamento senza dover per forza essere dotati di abilità recitative…

DANIELA: Riguardo agli alberi genealogici delle famiglie che caratterizzano le società di doppiaggio vorrei anche aggiungere , come spesso ci capita di ribadire, che ci sono moltissimi esempi di attori doppiatori che non hanno alcun membro famigliare attore reinterprete o dialoghista … ma sono emersi ad altissimi livelli per merito nonostante un cognome inizialmente sconosciuto. Qualche mese fa, grazie all’aiuto di Marco Bonardelli, avevamo pubblicato cento nomi di attori doppiatori notissimi scevri da parentele illustri. Invito gli utenti a rileggere questo nostro articolo il cui link compare tra i correlati a questa intervista, articolo nato in quanto spesso e volentieri gli attori stessi ci hanno ribadito l’importanza del talento, dello studio, della passione per questa difficile specializzazione dell’attore, indipendentemente dalla famiglia di appartenenza, chi lavora ad alti livelli e soprattutto con continuità nel mondo del doppiaggio è lì perchè se lo merita e perchè è preparato a prescindere dal nome. Ci auguriamo tuttavia che nuovi aspiranti attori, dialoghisti, sulla base di “leggi” meritocratiche … possano avere la possibilità di esprimersi , confrontarsi e ambire a queste importanti professioni. Ti ringraziamo per la tua squisitezza, per le tue competenze acquisite, e per la disponibilità, oltre augurarti “in bocca al lupo” per il tuo lavoro . Ti chiediamo infine, se ti farà piacere, di anticiparci qualche tuo eventuale nuovo lavoro.

ELISABETTA: Attualmente sto traducendo un divertente romanzo dall’americano sul tema dell’omosessualità.
Ringrazio voi per avermi offerto questa possibilità di esprimermi e vi faccio i complimenti per il sito che regala ottimi spunti di riflessione sul complesso mondo del doppiaggio.

DANIELA: Cara Elisabetta, grazie infinite a te per averci raccontato molte cose interessanti in merito alla tua esperienza in materia.

Nella foto in alto la locandina di “The shining” di Kubrick