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Intervista esclusiva a Maurizio DiMaggio

" ... Tutte le culture sono affascinanti ... Forse il Vietnam è il posto con la cultura più diversa e per questo più interessante ... Ho seguito il corso di doppiaggio e sincronizzazione labiale, oltre che di recitazione, della FORMAT di Torino. Per un po’ ho doppiato facendo piccole parti in telenovelas. Poi è arrivata l’occasione di trasferirmi all’estero e ho lasciato l’attività che comunque si svolge prevalentemente tra Roma e Milano. Torino aveva poche possibilità di sviluppo del mercato del doppiaggio. Un futuro di doppiatore mi piacerebbe a livello di soddisfazione personale. Ormai non sono più pagati come un tempo ed è una vita al buio, sempre in studio davanti ad uno schermo… Tra i grandi del passato Pino Locchi senza dubbio. Un grande 007. Oggi mi piacciono Luca Ward e Alessandro Rossi per la pasta della voce, ma credo che se potessi scegliere vorrei essere Roberto Pedicini per la grande capacità interpretativa e per l’emozione che sa mettere nelle parole quando pronuncia le battute che gli piacciono ... Ho scritto le parole di “Fly to America” guardando la scia lasciata nel cielo al tramonto dai jet diretti a ovest, sulle rotte atlantiche. Io vivevo in un paesino all’imbocco della Valle d’Aosta. Quello è stato il disco che ci ha fatto andare a Discoring in RAI e a Drive IN su Italia Uno quando ancora avevano due ospiti musicali a puntata. In quel caso fummo noi (la Red Gang) ed una certa Gianna Nannini, che cantò “Fotoromanza”. Era l’estate del 1984 ... Radio Monte Carlo è arrivata al secondo tentativo. Con un primo provino c’ero andato vicino, ma non mi avevano preso. Cambiata la gestione, al secondo tentativo è andata bene. Da allora sono passati 19 anni ... "

DANIELA: Maurizio, ci racconta come è nata in lei la passione per la radiofonia? Quali emozioni si provano davanti ad un microfono della radio?
Dalle piccole ma importanti radio sino alla grande Radio Monte Carlo …

MAURIZIO: Ero un brufoloso studente liceale ed erano i tempi pionieristici delle prime radio private. Quale mezzo migliore per far colpo sulle ragazze che entrare nello staff di una radio?
Ecco perché ho cominciato… è il mio livello di testosterone che ha deciso la mia carriera. Emozioni grandi e la sensazione di entrare in casa o in auto della gente. Ecco perché la radio va fatta in punta di piedi e senza eccessi: sei un ospite, cerca di essere gradito, interessante e simpatico. Ma non forzatamente simpatico… semplicemente te stesso.
RMC è arrivata al secondo tentativo. Con un primo provino c’ero andato vicino, ma non mi avevano preso. Cambiata la gestione, al secondo tentativo è andata bene. Da allora sono passati 19 anni.

DANIELA: Una grande passione per i viaggi, quali culture quali paesi l’hanno affascinata maggiormente? Da queste esperienze è nato anche un format radiofonico che parla di viaggi … dal 1996 ad oggi. Che emozioni, quali aneddoti può raccontarci in merito?

MAURIZIO: Direi che tutte le culture sono affascinanti… “vive la difference” come dicono i francesi.
Forse il Vietnam è il posto con la cultura più diversa e per questo più interessante.
Il format è nato perché viaggiavo moltissimo sulle nostrane autostrade, ero sempre in spostamento… sempre in viaggio, insomma. E in macchina sentire la radio era un gran sollievo. Ma volevo sentire cose che mi facessero evadere. E allora pensando agli ascoltatori in viaggio su strade normali ho concepito viaggi virtuali raccontati sull’etere.
L’emozione è quando magari sei al Cairo, apri la bocca per dire una cosa e intorno qualcuno ti guarda stupito e ti chiede:” ma sei Dimaggio sempreinviaggio”? Quella è pura emozione… ed è successo il 1° gennaio scorso.

DANIELA: Collaborerà al progetto “Dark Resurrection” in qualità di doppiatore … cosa può anticiparci in merito?

MAURIZIO: E’ nata per caso la collaborazione. Cercavano una voce profonda per il cattivo Sorran… ed eccomi qui, grazie alla mia collega Jackie che nel film ha fatto una comparsata.

DANIELA: Ci accennava al fatto che inizialmente studiò doppiaggio ma che poi il fascino della radio l’ha rapita ci pare di aver capito. Le piacerebbe un futuro come attore doppiatore? Quali artisti del doppiaggio, tra passato e presente ama e la emozionano maggiormente e per quale motivo?

MAURIZIO: Ho seguito il corso di doppiaggio e sincronizzazione labiale, oltre che di recitazione, della FORMAT di Torino. Per un po’ ho doppiato facendo piccole parti in telenovelas. Poi è arrivata l’occasione di trasferirmi all’estero e ho lasciato l’attività che comunque si svolge prevalentemente tra Roma e Milano. Torino aveva poche possibilità di sviluppo del mercato del doppiaggio. Un futuro di doppiatore mi piacerebbe a livello di soddisfazione personale. Ormai non sono più pagati come un tempo ed è una vita al buio, sempre in studio davanti ad uno schermo… Tra i grandi del passato Pino Locchi senza dubbio. Un grande 007. Oggi mi piacciono Luca Ward e Alessandro Rossi per la pasta della voce, ma credo che se potessi scegliere vorrei essere Roberto Pedicini per la grande capacità interpretativa e per l’emozione che sa mettere nelle parole quando pronuncia le battute che gli piacciono.

DANIELA: Cosa si aspetta da questa anno appena iniziato come artista e come uomo?

MAURIZIO: Di continuare a migliorarmi, come artista e come uomo.

DANIELA: Lei è anche giornalista pubblicista , a suo avviso quali caratteristiche dovrebbe avere un buon giornalista?

MAURIZIO: Il coraggio di essere sempre obiettivo, senza scendere a compromessi. Ma purtroppo il giornalismo indipendente non esiste più.

DANIELA: Quali ricordi ha, fra le esperienze di qualche anno fa , come dj con Piero Chiambretti con Mario Zucca … per citarne due?

MAURIZIO: Piero ha sempre cuccato le ragazze più belle sulle navi da crociera dove lavoravamo, anche se io facevo il DJ e quindi quello figo ero io. Il che mi ha insegnato che al cuore di una donna si arriva attraverso il suo sorriso. Falle ridere e cascheranno ai tuoi piedi. E anche Mario Zucca andava forte… Peccato, io non ho “vis comica”.

DANIELA: Numerose sono le sue produzioni discografiche. Quali di esse ama ricordare o l’hanno gratificata maggiormente musicalmente parlando? Quali sensazioni attraversano l’animo di un artista ogni volta che si riascolta accendendo semplicemente la radio?

MAURIZIO: Ho scritto le parole di “Fly to America” guardando la scia lasciata nel cielo al tramonto dai jet diretti a ovest, sulle rotte atlantiche. Io vivevo in un paesino all’imbocco della Valle d’Aosta. Quello è stato il disco che ci ha fatto andare a Discoring in RAI e a Drive IN su Italia Uno quando ancora avevano due ospiti musicali a puntata. In quel caso fummo noi (la Red Gang) ed una certa Gianna Nannini, che cantò “Fotoromanza”. Era l’estate del 1984. Quando ti risenti alla radio o ti rivedi in TV ti sembra di non poter desiderare altro. Di essere arrivato. E invece non è vero… ma questo è un discorso troppo lungo.

DANIELA: A suo avviso quali migliorie, qualora ce ne fosse bisogno, necessiterebbe il mondo della radio e la condizione del dj al momento?

MAURIZIO: Ritornare quella che era agli inizi: un medium fatto con passione, con il cuore, dove non erano importanti i numeri dell’Audiradio (realizzata con dei forti limiti di credibilità) ma la qualità della musica e i contenuti. I DJ dovrebbero essere pagati come star della TV per quello che si inventano tutti i giorni.

Ringraziamo il simpaticissimo e bravissimo Maurizio DiMaggio, in alto una sua immagine - Altipiano Namibia