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Intervista alla scrittrice Marina Dionisi

" ... La mia formazione è stata assolutamente diversificata ed inaspettata. Inizialmente volevo diventare una psicologa, ma tutto è cambiato quando ho iniziato ad interessarmi allo studio dell'Energia, e delle vibrazioni. Volevo riuscire a studiare questa materia nella sua complessità, ma senza omettere le basi scientifiche che devono essere sempre il fondamento di ogni ricerca ... Per me prendere la penna in mano significa "vedere" altri mondi, situazioni diverse, viaggiare, sognare, vivere e capire più profondamente ciò che ho intorno. Attraverso la scrittura i sensi si acuiscono, la realtà ha un senso e la vita palpita ancor più vividamente ... "Il dono di Rebecca" al momento mi sta dando molte soddisfazioni; per me è bellissimo quando qualche lettore mi scrive perché lo ha letto e mi parla delle emozioni, dei suoi dubbi, le parti che gli sono piaciute di più. Sono assolutamente convinta che la più grande scuola della vita sia lo scambio con gli altri, ed in tal senso il mio libro riesce a dare molto così come mi regala molto ... Credo che il doppiaggio sia un lavoro davvero difficile, molto più di quello dell'attore: avere la capacità - attraverso la voce - di dare tempo, emozione, tono e vita ad un personaggio deve richiedere doti e tecnica incomparabili ... "

DANIELA: Marina, ci racconta qualcosa della sua formazione e della sua professione?

MARINA: La mia formazione è stata assolutamente diversificata ed inaspettata. Inizialmente volevo diventare una psicologa, ma tutto è cambiato quando ho iniziato ad interessarmi allo studio dell’Energia, e delle vibrazioni. Volevo riuscire a studiare questa materia nella sua complessità, ma senza omettere le basi scientifiche che devono essere sempre il fondamento di ogni ricerca. Proprio per questo motivo, ho sempre cercato di approfondire ciò che per alcuni popoli era semplicemente un’accettazione religiosa, e che per altri consisteva in un’affermazione esistenziale. Ho studiato con un’antropologa ed in seguito con un Lama arancione. Ovviamente, mi sono fatta una “mia” idea dell’Energia e grazie alla disponibilità di alcuni studiosi (fisici e biologi) sono arrivata a capire meglio questo particolare e delicato mondo di flussi invisibili. Oggi scrivo, dò conferenze, faccio la mamma e la moglie e, quando posso, continuo ad approfondire le mie ricerche. Prima o poi credo che scriverò un libro sulla Pranoterapia: mi piacerebbe sfatare alcuni miti e dare invece delle spiegazioni in rapporto alla realtà di questa particolare applicazione.

DANIELA: Come nasce la passione per la scrittura?

MARINA: E’ una passione antica e naturale; ho sempre amato scrivere. Per me prendere la penna in mano significa “vedere” altri mondi, situazioni diverse, viaggiare, sognare, vivere e capire più profondamente ciò che ho intorno. Attraverso la scrittura i sensi si acuiscono, la realtà ha un senso e la vita palpita ancor più vividamente.

DANIELA: Quali scrittori l`hanno eventualmente ispirata o apprezza particolarmente?

MARINA: Da sempre apprezzo Gabriel Garcia Marquez; ho letto tutti i suoi libri e lo reputo uno dei più grandi scrittori del `900. Ma proprio per questo devo ammettere che non potrei mai ispirarmi a lui in quanto come Maestro, per me, resterà sempre tale.

DANIELA: Quali sue opere l`hanno soddisfatta maggiormente e per quale motivo?

MARINA: “Il dono di Rebecca” al momento mi sta dando molte soddisfazioni; per me è bellissimo quando qualche lettore mi scrive perché lo ha letto e mi parla delle emozioni, dei suoi dubbi, le parti che gli sono piaciute di più. Sono assolutamente convinta che la più grande scuola della vita sia lo scambio con gli altri, ed in tal senso il mio libro riesce a dare molto così come mi regala molto.

DANIELA: Lei è stata premiata innumerevoli volte… quale emozione si cela nell`anima ogniqualvolta ci si accinge ad essere premiati, veder riconosciuto un proprio lavoro artistico?

MARINA: Emozione, tremarella, paura, aspettativa! Il cuore batte a mille e per un attimo dubiti che stiano veramente parlando di te! Poi vieni chiamata, sali sul palco, ricevi il premio, ti chiamano “scrittrice”, “poetessa” e senti che ti viene da piangere, ti sciogli dentro, sei commossa e grata del dono più grande: l’averti considerata meritevole per qualcosa che hai scritto… perché non si è mai davvero sicuri di aver scritto qualcosa di buono fino a quando non sono gli altri a dirlo: solo allora credi che forse sei riuscita a comunicare qualcosa di importante, qualunque cosa essa sia.

DANIELA: “Il dono di Rebecca”… cosa ci puo` raccontare in merito alla storia?

MARINA: “Il dono di Rebecca” nasce da una mia particolare passione per il personaggio della Sibilla Cumana. E’ un personaggio molto particolare; forse una delle pochissime figure femminili, nel mito greco, che ha il coraggio opporsi ad un uomo. Nel suo caso, addiritittura di rifiutare l’amore di un dio nel rispetto di se stessa come donna, come individuo, come entità unica e rara. Eppure di questo personaggio si sa pochissimo e nessuno ci racconta come abbia passato l’eternità a cui l’ha condannata Apollo, una volta che ella ha rifiutato il suo amore. “Tante vite quanti i granelli di sabbia racchiusi nella sua mano” recita il mito; ed ecco come è nato “Il dono di Rebecca”. Dalla volontà di raccontare quelle vite, le vite di un personaggio unico come quello della profetessa di Apollo. Solo che si trova a contatto con il mondo di oggi: la vita, le aspettative, le paure, le gioie e i timori di una donna che può “percepire” le vibrazioni degli oggetti e delle persone raccontando le loro misteriose e inaspettate storie.

DANIELA: La tematica e` decisamente interessante, invitiamo quindi i nostri lettori a leggere “Il dono di Rebecca”. Occupandoci in prevalenza di doppiaggio, ci puo` dare una sua personale opinione su questo affascinante mondo e quali attori stranieri apprezza particolarmente, tra passato e presente?

MARINA: Credo che il doppiaggio sia un lavoro davvero difficile, molto più di quello dell’attore: avere la capacità - attraverso la voce - di dare tempo, emozione, tono e vita ad un personaggio deve richiedere doti e tecnica incomparabili. Non posso davvero immaginare un Al Pacino o un Dustin Hoffman con voci diverse, comprese quelle inconfondibili pause e topoi espressivi: in qualche modo il doppiatore, in questo caso, è il vero protagonista dell’azione, anche se forse non ce ne accorgiamo! Tra gli attori ho amato tanto Cary Grant per il passato e oggi apprezzo Al Pacino e Jim Carrey.


DANIELA
: La ringraziamo per la sua disponibilità e infine le chiediamo di anticiparci qualche suo futuro lavoro in campo artistico e della scrittura.

MARINA: A parte il libro di cui vi ho detto sopra, sto terminando il secondo libro dedicato a Rebecca, quindi ci sarà un romanzo su Avalon e poi… poi si vedrà!

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