Questo sito contribuisce alla audience di

Intervista esclusiva a Mario Verger

… Le scrissi un’e-mail semplicissima firmandola col mio nome e cognome cercando in un sito il regista teatrale e televisivo Angelo Zito, in quanto, solo ora glielo dico ad intervista conclusa, la mia maestra delle elementari – la quale non si intende di internet – voleva notizie di sua figlia Ilaria, assieme con noi trent’anni or sono alla gloriosa Scuola “Regina Elena” da cui passarono in altra epoca due grandi attori quali Vittorio Gassman e Raimondo Vianello. Anzi, simpaticamente lancio un appello… Lei, Daniela, ha risposto gentilmente senza farmi domande su cosa dovessi chiedere a Zito ma dandomi l’indicazione eventuale per contattarlo e, informandosi sull’ambito di cui da anni mi occupo, ha aggiunto la simpatica proposta di un’intervista. Come ha visto, non mi sono presentato ergendomi a “collega” di Angelo Zito ma la cosa è avvenuta spontaneamente; questo è sempre stato il mio motto: da un lato sobrietà e massima correttezza verso gli altri, dall’altro pirotecnica fantasia nel mio originale stile di Cartoonist. E visto che me lo chiede, per la simpatia che mi ha dimostrato, aprirò per Lei il mio «mondo» di celluloide animata… Mario Verger Caillou De Villard

Dedico questa intervista a Maria Pedrelli,
la mia prima «Maestra» nell’Arte delle Comunicazioni Sociali

Mario, lei è un Autore cinematografico e televisivo di cartoni animati. Scoperto giovanissimo da Federico Fellini… ci racconta come è nata in lei la passione per l’animazione e l’incontro con il maestro Fellini?

Con la passione dell’animazione praticamente ci sono nato e l’ho sempre considerata l’unica, autentica “vocazione” della mia vita. Quando, oggi, insegno all’Accademia di Belle Arti una materia culturale come “Mass Media”, dopo le prime lezioni sui libri, i ragazzi non posso che farli disegnare, usando sistemi all’antica ma premiati a fine anno con grandi coppe di gelato, con risultati a dir poco sorprendenti… I miei studenti sono andati a festival internazionali e li ho sempre incoraggiati; ad esempio una mia allieva, Serena Stellacci, la quale con particolare affetto ricordo per la sua semplicità e per i suoi straordinari disegni a carboncino omaggiando il celebre Maestro della Toei Animation Taiji Yabushita, lavora ora in qualità di Scenografa presso il Teatro dell’Opera. Ma veniamo agli inizi. L’incontro con Fellini di cui parla avvenne per caso, in quanto la prof. Leila Lazzaro (sorella del pittore del novecento Walter Lazzaro che interpretò il film La Fornarina di Guazzoni) aveva una Galleria d’Arte in Via Margutta ed un giorno, passando, me lo presentò. Per me, Fellini, oltre ad essere un genio del cinema era soprattutto l’autore che realizzò nel 1944 soggetto e storyboard di uno dei primi cartoon di epoca bellica, Hello Jeep!, il quale rimase sorpreso di come, neanche sedicenne, conoscessi un cartoon che lo riguardava ignoto perfino a molti studiosi di cinema. Federico Fellini – presentatomi dalla Lazzaro ma che per via del suo primo film Hello Jeep! realizzato durante la sceneggiatura di Roma Città Aperta mi prese in immediata simpatia – mi invitò dapprima a mangiare al ristorante «La Bruschetta» in Corso Italia, fino a portarmi con sé per un intero pomeriggio a Cinecittà. I discorsi, in quella straordinaria giornata, però vertevano soprattutto non sul cinema ma sui cartoni animati, e così Fellini mi presentò a due sue conoscenze che lavorarono con lui giovanissimo al mitico Hello Jeep!: Gibba e Niso Ramponi in arte Kremos, due grandi pionieri dell’animazione italiana.

Su wikipedia leggiamo che il produttore Elio Gagliardo la mette a capo del reparto animazione della Corona Cinematografica, vincendo il Nastro D’Argento.Cosa ci può raccontare del vissuto e delle soddisfazioni di quel periodo?

Durante l’Università, prima di iscrivermi all’Accademia di Belle Arti col prof. Giorgio Cegna, una personalità quanto mai solare, realizzando le animazioni per Quark per RaiUno conobbi il produttore Elio Gagliardo della Corona Cinematografica, la più importante casa di produzione di cartoni animati dagli anni ’60 in poi, il quale mi affidò la direzione del reparto animazione nonché la regia di un documentario animato di 12 minuti. Ricordo che inizialmente fu difficile, per chi come me aveva realizzato solo pochi metri di pellicola, realizzare un intero cartone animato, ma l’occasione non potevo perderla… Durante la lavorazione de L’Egoista buono (ispirato a un racconto di Oscar Wilde), come cineoperatore collaborai anche a diversi Cinegiornali Corona, iniziando con una memorabile intervista sul cinema all’allora Presidente del Consiglio Giulio Andreotti; proseguendo con molte altre, fra le quali l’intervista a Franco Franchi e Ciccio Ingrassia; al Presidente della Fao; alla Premiazione al Campidoglio col grande Alberto Sordi, Nanni Moretti, Alberto Lattuada, nonché un giovane Francesco Rutelli ed altri, presentata dall’indimenticabile Corrado Mantoni; di aneddoti su questi personaggi ne avrei da raccontare… soprattutto quando stavo per far cadere il “parco lampade” su Sordi… Corrado era garbatissimo ed affabile, tanto che mi chiamò a realizzare gli “stacchetti” animati per il suo famoso programma «La Corrida»… Sempre grazie a Gagliardo, portai la produzione Corona ad un livello soddisfacente tanto da ricevere giovanissimo il Nastro d’Argento, l’Oscar Italiano del Cinema, assieme a Paolo Villaggio, Nanni Moretti ed altri. Ricordo che il mio primo Documentario Corona lo doppiò il bravissimo Matteo Gazzolo, figlio del grande Nando e nipote dello straordinario Lauro.

Marco Giusti e Enrico Ghezzi la lanciano su programmi quali Blob e Fuori Orario, ricordiamo alcune sue originali animazioni: Forever Ambra (1994) dedicato ad Ambra Angiolini ai tempi di “Non è la Rai”; ricordiamo un mediometraggio Rai sulla tratta delle prostitute nigeriane in Italia che le valse premi e notorietà internazionale; animazioni con Moana Pozzi “I Remember Moana” premiato in America come miglior film sperimentale e poi con l’Arcivescovo Mons. Milingo realizza il videoclip animato raccolto nel film a mediometraggio Milingo the Spirit of Africa, ha realizzato inoltre il primo film d’animazione su Papa Giovanni Paolo II intitolato Wojtyla, 2001, “Giulio Andreotti” nel 2000, con musica di Francesco Baccini; “Berluscomic”… e tanti altri. Quali aneddoti ci può raccontare in merito a questi lavori, quali l’hanno soddisfatta maggiormente e per quali motivi?

Dopo aver animato il videoclip d’esordio dei Tiromancino, in quel periodo conobbi casualmente Marco Giusti e Enrico Ghezzi, in quanto uno dei miei primi cartoon, Planet 0 – Tribute to Lupin III, venne trasmesso su Blob registrando ascolti altissimi, tanto che mi commissionarono la Sigla di Blobcartoon. Poi quando decisi di fare la versione animata della minidiva di “Non è la Rai” Ambra Angiolini, del mio cartone animato Forever Ambra se ne parlò così tanto che Giusti e Ghezzi decisero di promuovere una memorabile Conferenza Stampa in Rai come Anteprima del cartoon il giorno antistante la messa in onda su RaiTre, dopo esser stato invitato in diretta da Ambra e ricevendo gli apprezzamenti degli autori del programma, Gianni Boncompagni e Irene Gergo. Il cartoon Forever Ambra fu un successo immediato che raccolse milioni di telespettatori e decine di articoli sui quotidiani. Anche Pippo Baudo, di recente, lo ripropose all’interno di Domenica In…

Stessa sorte accadde ai due cartoon di Moana: il primo Moanaland lo realizzai niente meno che con la stessa Moana Pozzi, passando con lei un intero pomeriggio al Babington’s di Piazza di Spagna; e anche il successivo, I Remember Moana, realizzato dopo la sua scomparsa e trasmesso in anteprima su RaiTre in “Fuori Orario” nonché in tutte le puntate monografiche su Moana Pozzi, venne premiato con la Menzione Speciale in un importante Festival a New York. Durante il primo anniversario ricordo, accanto a me, Sylvie Lubamba, la bomba-sexy accanto a Chiambretti, oggi popolarissima. Anche in occasione del decennale di Moana, con Vladimir Luxuria, Riccardo Schicchi, Ettore Scola, Citto Maselli e quant’altri che la conobbero in vita, Moanaland fu presentato nello spettacolo con Letizia Letza diretto da Emiliano Raya. I due cartoon su Moana oggi sono due “chicche” conservate in Rai. Moana Pozzi la considero un po’ il mio angelo custode.. Lady fu il mio primo mediometraggio animato sulla storia di Tina, una giovanissima ragazza nigeriana vittima del racket della prostituzione; ebbe ascolti record, nonché dagli appassionati venne consacrato come il “cult dell’animazione anni ’90”. Ricevetti anche l’apprezzamento di Marco Ferreri e da Cinque Lee, fratello di Spike, venuti durante l’anteprima al Festival di Pesaro diretto da Adriano Aprà e curato da Mario Sesti, oggi Direttore della Festa del Cinema a Roma. Come Lei ha giustamente ricordato, con Mons. Milingo realizzai il videoclip animato del brano trainante del suo CD rimontato nel mediometraggio, considerato un vero e proprio “cult” per i fans dell’arcivescovo scomunicato. L’originale del film l’aveva a casa Milingo, ma ora, a Washington, alle prese con Maria Sung non so proprio dove stia, né da allora ho più visto l’arcivescovo zambiano… Milingo lo conobbi personalmente e benissimo, andando spesso nella sua residenza ospite a cena da lui… fidanzandomi perfino con sua nipote proprio durante la lavorazione del cartone animato. Del cartoon Giulio Andreotti, su musica di Francesco Baccini, ne parlò tutta Italia e perfino l’“International Herald Tribune”; come anche di Berluscomic, il quale due anni fa venne premiato come cartoon dell’anno ottenendo su Blob migliaia e migliaia di telespettatori tanto da essere replicato a più riprese e montato nello speciale dei 15 anni del programma cult di RaiTre. Ho recentemente realizzato anche il film d’animazione Pasolini requiem, di cui parte è stato trasmesso dalla Rai in occasione del Trentennale. Ma il cartoon a cui sono più legato rimane Wojtyla, primo film d’animazione sul Papa. Presentato in Anteprima al Festival Internazionale del Cinema di Animazione grazie ad uno dei più grandi esperti mondiali del settore quale è Luca Raffaelli, del mio film (contrariamente ad altre versioni passate inosservate, motivo per cui poco ci speravo) ne parlarono i media di tutto il mondo, con la fortuna che Giovanni Paolo II era assieme a Mons. Dziwisz a guardare il servizio del Tg1 curato da Gianni Maritati mentre trasmettevano le immagini del “Suo” cartoon. Ebbi una fortuna più unica che rara, dopo molta insistenza, di essere perfino ricevuto personalmente in Udienza dallo stesso Pontefice (ero assieme alla simpaticissima Claudia Koll), ricevendo nientemeno la benedizione come cartoonist italiano da un grande Papa come Giovanni Paolo II.


Mario con Sua Santità Giovanni Paolo II

A suo avviso quali caratteristiche salienti dovrebbe avere un buon autore specializzato nel cinema di animazione? Da quali eventuali maestri ha tratto ispirazione oppure stima particolarmente e quali opere non realizzate da lei la emozionano?

Semplice: saper comunicare le proprie emozioni allo spettatore. Per quanto riguarda i Maestri da cui ho tratto ispirazione, senz’altro nella primissima infanzia Walt Disney, ma soprattutto il grande animatore italiano Giuliano Cenci, il più grande Maestro al mondo di Cinema di Animazione, l’unico regista che ha saputo parlare direttamente al “cuore” dei ragazzi; dei grandi quali, Antongino Domeneghini (autore de La Rosa di Bagdad), i fratelli Pagot, (autori di Calimero) e, in adolescenza, gli straordinari Gibba, Kremos, Minuti e Jacovitti. Gibba è il vero e proprio Pioniere dell’Animazione Italiana, un artista famosissimo che realizzò appena ventenne il cartoon neorealista L’ultimo sciuscià oltre a film cult come Il Nano e la Strega; Kremos divenne celebre come “Sovrano delle Donnine” per il Travaso; Sergio Minuti, discepolo di Gibba, creò cartoni e sigle Rai negli Anni ’70 indimenticabili. E Jacovitti, che tutti conosciamo e che conobbi sedicenne, mi insegnò a mantenere sempre l’allegria e il buonumore in questo difficile lavoro che è il cinema disegnato. Sempre tra gli autori verso i quali ho sentito forte ispirazione, fra gli stranieri, vi sono: il Premio Oscar Hayao Miyazaki e Isao Takahata (creatori di Heidi e di Lupin III); autori che conobbi personalmente da adulto tanto che, da quest’ultimo, ricevetti nientemeno che un inchino in segno di stima! E, come ciliegina sulla torta, l’animatore russo Jurij Norštein, considerato unanimemente il Maestro dell’Animazione All Time. Durante il Giubileo, venni nominato come unico animatore italiano in giuria al MatitaFilmFestival, avendo l’onore di affiancare il Presidente Jurij Norštein, insieme ad altri esperti di calibro internazionale quali Phil Mulloy e Jayne Pilling.

Ci può dare una sua personale opinione sul doppiaggio italiano? In particolare sul doppiaggio applicato ai film d’animazione, l’importanza dei caratteristi, anche un eventuale confronto tra caratteristi italiani e stranieri?

Ciò a cui Lei fa riferimento è altrettanta parte basilare per ciò che concerne la riuscita di un cartone animato: se il doppiaggio è mal eseguito – anche secondo una cattiva sceneggiatura – l’effetto poco si differenzia dal vedere un film con attori che recitano dilettantisticamente, in quanto non bisogna scordare che – ancora una volta lo ripeto – il cinema di animazione è un Arte composta da attori disegnati. Il doppiaggio e il mondo dei doppiatori, parallelamente, mi ha sempre affascinato. Da piccolo, infatti, avevo preso l’abitudine di telefonare a tutti i doppiatori dei miei cartoon preferiti. Ricordo: Francesca Guadagno, mitica doppiatrice di Heidi, la quale – simpaticamente oggi lo dico – non gradiva troppo le mie incursioni abituata com’era allora ai fans, e suo fratello Marco; Fabrizio Vidale, bravissimo doppiatore di Remì e sua madre Piera, che mi spiegò, giovanissimo, le difficoltà di questo lavoro; il grande Arturo Dominici; Roberto Del Giudice, straordinaria voce di Lupin; la bravissima Laura Boccanera di Candy Candy, Fabrizio Manfredi, Massimo Rossi e tantissimi altri da cui imparai moltissime cose relative all’importanza del doppiaggio, le quali applicai, in seguito, alla realizzazione dei cartoni animati… anche se i doppiatori pensavano che ambissi più a fare il doppiatore anziché il cartoonist… Ricordo quando, ancora undicenne, grazie all’indimenticabile Riccardo Paladini, realizzai il sogno di incontrare il Padre dell’Animazione Italiana, il mio Maestro Giuliano Cenci. Egli fu l’unico a realizzare un Capolavoro come Un burattino di nome Pinocchio[i] – il “classico” dell’Animazione Italiana di tutti i tempi (di cui riporto l’elenco interpreti che parteciparono all’Opera) –, chiamando a sé i più grandi doppiatori dell’epoca, tra i quali il grande Lauro Gazzolo come Direttore del doppiaggio.

Questa difficilissima tecnica di adattare il disegno animato sulle voci e non viceversa come si usa fare oggi, è spiegata benissimo e dal vivo, nell’intervista a Roberta Paladini,

www.rapportoconfidenziale.org/?p=4129

in uno dei miei articoli sul Pinocchio di Cenci, recentemente pubblicati nel sito di cinema internazionale della Svizzera Italiana, Cinemino; lavori su Un burattino di nome Pinocchio che si avvalgono della prestigiosa introduzione del tre volte Premio Oscar Carlo Rambaldi. Roberta Paladini, la quale esordì con la voce di Pinocchio prima di doppiare con Emanuela Rossi la serie Pippi Calzelunghe, bene ha raccontato le difficoltà di “doppiare”, anzi, meglio dire “recitare” sulla base degli storyboard iniziali anziché sul girato, aiutata per ottenere l’esatta inclinazione di voce dallo stesso Lauro Gazzolo assieme a Giuliano e Renzo Cenci. Per Un burattino di nome Pinocchio questi straordinari geni usarono la difficilissima tecnica adoperata in America dagli Studios Disney realizzando dapprima il sonoro, sulla base del quale, in moviola, suddivisero successivamente in fotogrammi ciascuna battuta, “costruendo” sull’antistante recitazione sonora la recitazione animata. Per confrontare i doppiaggi italiani con quelli stranieri, basti solo pensare che lo stesso capolavoro di Cenci fu doppiato in tutto il mondo, e la versione inglese uscita quasi trent’anni addietro negli Stati Uniti d’America – curata dall’adattatore dialoghi Jesse Vogel – venne studiata sulla base dell’originale per trovare voci e inclinazione simili alla versione italiana, in assoluto la più straordinaria. Penso senz’altro che i doppiatori italiani siano in assoluto i migliori ma, come al solito, questa è una Nazione che da sempre non vuole valorizzare al meglio i suoi talenti.

Sempre grazie al Maestro Giuliano Cenci, oltre alla mia passione per i cartoon e vedendo anche quella per il doppiaggio, venni da lui presentato ancora dodicenne alla Tecnosound di Zoen, dal quale, per un intero pomeriggio, assistetti in “diretta” al doppiaggio di una serie animata. Lì conobbi il Direttore di doppiaggio: il grande Franco Latini e suo fratello Amerigo; nonché degli allora giovanissimi doppiatori, fra cui ricordo Fabrizio Mazzotta, “mitico” personaggio di Mizar in Goldrake e oggi affermatissimo doppiatore, i quali davanti al leggìo, battuta per battuta, doppiavano in proiezione 16mm, su schermo e ad “anello”, una nuova serie televisiva del Sol Levante. Un’esperienza unica. Ma da allora mi sembra che il settore sia molto cambiato: non più il fascino cinematografico del doppiaggio in proiezione 35 mm, ma piccoli schermi video annessi a semplici centraline di computer. Anche le voci, rispetto all’epoca, si sono “meccanizzate”, sia nei ritmi di lavoro sia nell’impostazione di voce… Gli anni ‘70 e ‘80 erano quelli successivi all’epoca dei grandi doppiatori che avevano più un’impostazione teatrale, tanto eccezionali ma forse un po’ lontani dal pubblico; mentre la generazione successiva, allieva di questa indimenticabile “scuola”, ha saputo trovare il giusto equilibrio tra drammatica di recitazione e vicinanza col pubblico. L’ultimo cartoon che realizzai con La Corona fu Cacasenno il piccolo grande Eroe, con direzione artistica di Elio Gagliardo e scenografie di Gibba, per cui a doppiarlo volevo proprio la voce di Emanuela Rossi, alla quale chiesi di tornare, col suo timbro “caldo” e “adulto”, alla petulanza di Pippi Calzelunghe, ma ormai le era impossibile; trovai un’ottima narratrice in Alina Moradei – tanto da sembrare il mio cartoon una puntata de La Signora in Giallo – Matteo Gazzolo nella parte del Re, e Fabrizio Mazzotta, rivedendolo ormai cresciuto, nei panni del Rospo saggio…

La ringraziamo per la sua grande disponibilità e gentilezza infine le chiediamo, se vorrà, di anticiparci qualche eventuale imminente progetto artistico e di lasciare un messaggio per tutte le persone che apprezzano le sue animazioni e la stimano.

Vi anticipo, per il momento solo come progetto, che sto pensando da tempo ad un lungometraggio animato sulla vita di Gesù. Se riuscirò mai a realizzarlo, sarà senz’altro l’opera più completa la quale racchiuderà tutti gli insegnamenti “spirituali ed artistici” dei miei Maestri: da Giuliano Cenci a Jurij Norštein, fino ad Hayao Miyazaki e Isao Takahata. Dal momento che mi sono sempre ispirato a personaggi reali e d’attualità ho pensato, per ricostruire Gesù, ad un metodo relativamente al quale ho ricavato il volto – comparando le due impronte, negativa e positiva – direttamente dall’impressione della S. Sindone. Di tanto in tanto lavoro alla sceneggiatura e all’adattamento dialoghi per la versione cinematografica: per la figura di Maria non posso non pensare a Giorgia Lepore, bellissima voce dai tempi della canzone “Un milione di anni fa” di Ryu, dal tono calmo e delicato. La ricordo ragazzina nel 1979 quando, sui teleschermi televisivi insieme al fratellino Davide, interpretava la serie commistionata a pupazzi animati de Le fiabe incatenate, un mitico programma della Rai Tv Ragazzi. Ma ora passiamo al protagonista: mi piacerebbe che la voce di Gesù non avesse un tono “spoglio” e “impersonale” ma – accontentando generazioni intere di fans e appassionati – dandogli non solo nell’animazione ma anche nella voce quella straordinaria impronta umana dei nostri eroi preferiti quali Actarus di Goldrake e Hiroshi di Jeeg Robot caratterizzata dal timbro “caldo” e “vero” di Romano Malaspina. Sto inoltre revisionando la versione definitiva del ricco volume «Mario Verger – An Italian Original» nel quale, con presentazioni dei maggiori esperti mondiali del cinema disegnato, racconto per tutti gli appassionati del settore, aneddoti sugli Anime giapponesi, sui pionieri dell’animazione italiana, nonché le conoscenze con personalità e celebrità internazionali compreso l’incontro con Papa Wojtyla; straordinari personaggi conosciuti durante il mio ventennale “apostolato” nel mondo del cinema di animazione. Come messaggio da lasciare a quanti apprezzano le mie animazioni e mi stimano? Beh, presuntuoso sarebbe dire che è competente chi mi stima e apprezza, ma sono certo che queste persone abbiano alla base amore per la difficile grammatica del linguaggio del cinema di animazione. Vorrei offrir loro – e a tutti coloro i quali si dedicano a questa disciplina artistica – proprio ciò che scrisse il grande Giuliano Cenci rivolgendosi ai ragazzi di tutto il mondo: «…con il personale invito, ancora una volta, a non perdere mai il vostro entusiasmo (considerando che un po’ di sacrificio è da mettere in conto per realizzare i propri sogni) e magari tenendo sempre presente il dantesco insegnamento: nati non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza…».

Moltissimi auguri e buon lavoro a tutti.

Mario Verger

——————————————————————————–

[i]TITOLO: “Un burattino di nome Pinocchio”; REGIA: Giuliano Cenci ; PRODUZIONE: ITALIA 1971; PERSONAGGI DOPPIATORI ITALIANI; PINOCCHIO: ROBERTA PALADINI; GEPPETTO: ROBERTO BERTEA; GRILLO PARLANTE: LAURO GAZZOLO; FATA:VITTORIA FEBBI; GATTO: MANLIO DE ANGELIS; VOLPE: SERGIO TEDESCO; LUCIGNOLO: FLAMINIA JANDOLO; MANGIAFOCO: MICHELE GAMMINO; PESCATORE: VERDE ARTURO DOMINICI; 1° COMPAGNO: ANNA RITA PASANISI; 2° COMPAGNO; ISABELLA PASANISI; ARLECCHINO: SERGIO TEDESCO; PULCINELLA: FERRUCCIO AMENDOLA; STRACCIVENDOLO: GIAMPIERO ALBERTINI; GIANGIO: LUIGI PAVESE; TONNO/PAPPAGALLO: NINO PAVESE; COLOMBO: GIANFRANCO BELLINI; DIRETTORE DEL CIRCO: BRUNO PERSA; OMINO DEL CARRO: GIANNI BONAGURA; OSTE: FERRUCCIO AMENDOLA;ALIDORO: ENNIO BALBO; 1° CONIGLIO: VITTORIO STAGNI; GENDARME: NINO MARCHETTI; RAGAZZO: TEATRO BURATTINI ANNA RITA PASANISI; 1° PERSONA: GIOVANNI SACCENTI; 2° PERSONA: ALEARDO WARD; 3° PERSONA: GINO BAGHETTI; 4° PERSONA: RICCARDO PALADINI; VOCE NARRANTE: RENATO RASCEL
DOPPIAGGIO ITALIANO: C.D.C., eseguito presso la Riversinc (Videosound) a Roma – 1967; DIREZIONE DEL DOPPIAGGIO: LAURO GAZZOLO; MUSICHE: RENATO RASCEL / VITO TOMMASO; CANZONE “Un burattino di nome Pinocchio” cantata da RENATO RASCEL

L’immagine in alto ritrae Mario durante una intervista andata in onda a Rai International. Qui di seguito due bellissime immagini tratte dall’animazione sulla vita di Gesù di Mario Verger . Inoltre, troverete, allegata alla presente intervista, una photogallery con tante immagini tratte da opere di Mario e che ritraggono lo stesso stimato regista in compagnia con le grandi personalità citate nell’intervista.