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Intervista esclusiva ad Alberto Angrisano

" ... Il mio personaggio è il capitano Govoni, uno dei due carabinieri che a Torino hanno assistito Dalla Chiesa nella guerra contro il terrorismo delle Br. Govoni è un uomo ruvido, determinato e molto leale. Una figura che mi è piaciuto interpretare anche grazie all'ottimo clima che si è creato sul set nelle settimane di lavorazione. Un'esperienza formidabile ... Lo "scontro" con John Malkovich è stato quello più significativo, per la grande bravura dell'attore e per la difficoltà del personaggio. Ho avuto anche la fortuna di doppiare Tim Roth ne "I moschettieri", ma il personaggio che più mi ha conquistato è stato quello di Keith nella serie Six Feet Under ... A chi vuole iniziare questo lavoro mi sento di dare un consiglio: studiare disperatamente, informarsi, leggere, osservare attentamente e con umiltà affrontare un percorso che non è facile ... In questo momento la cosa più importante che sto vivendo è l'attesa della nascita di mio figlio ... "

DANIELA: Alberto, sappiamo che sta finendo di girare la fiction “Il generale Dalla Chiesa” e presto partirà per girarne un’altra, le nuove puntate di “Gente di mare” … cosa può raccontarci in merito, quali indiscrezioni, qualcosa inerente alla drammaturgia dei suoi personaggi?

ALBERTO: E’ vero. Per quanto riguarda la prima il mio personaggio è il capitano Govoni, uno dei due carabinieri che a Torino hanno assistito Dalla Chiesa nella guerra contro il terrorismo delle Br. Govoni è un uomo ruvido, determinato e molto leale. Una figura che mi è piaciuto interpretare anche grazie all’ottimo clima che si è creato sul set nelle settimane di lavorazione. Un’esperienza formidabile soprattutto per il regista, Giorgio Capitani, grandissimo professionista che non dimentica l’aspetto umano. E’ stato anche importante poter lavorare accanto a un grande professionista come Giancarlo Giannini. Per affrontare il personaggio di Govoni mi sono preparato frequentando una caserma dei carabinieri e il poligono di tiro. Ho soprattutto cercato di analizzare la psicologia di questi ragazzi che mettono in gioco la propria vita al servizio dello Stato. Per “Gente di mare” le riprese devono ancora partire.

DANIELA: In una intervista precedente realizzata ad un suo collega, Giorgio Favretto, è emerso un aspetto importante dell’essere attore che ci ha fatto un pò riflettere. Si parlava che certi maestri, anche di doppiaggio, affermassero che “Un personaggio non sa se è o non è il protagonista … ogni anello è come se fosse un minuscolo film … è proprio magari un singolo, straordinario, anello che può darti una grande emozione, che può metterti di fronte a delle enormi difficoltà , che ti mette di fronte a una sfida non facile da superare. Così, quando finalmente ottieni il risultato voluto, tu ami quell’ anello”. Cosa pensa in merito a questa affermazione?

ALBERTO: Sono assolutamente d’accordo con Giorgio. Spesso non sappiamo mai cosa andremo a interpretare, ci troviamo davanti il copione di un film di cui non conosciamo quasi nulla. Le indicazioni ci vengono fornite al momento. Tutto quello che dobbiamo fare è cercare di “incollarci”, cioè non fare niente di più e niente di meno di quello che l’attore ha già realizzato. E’ una sfida che ci porta ad amare anche il singolo anello quando il risultato è all’altezza dell’originale.

DANIELA: Leggiamo sul suo sito ufficiale www.albertoangrisano.com che consigliamo di visitare, molte sue performance davanti al leggio citiamo ad esempio quella di John Malkovich in “Compagnie pericolose” … quali suoi lavori come attore reinterprete ama ricordare e l’hanno soddisfatta pienamente? Quali maestri si sente di dover ringraziare e come è approdato al doppiaggio e più in generale a recitare, qual è stato il suo cammino iniziale?

ALBERTO: Lo “scontro” con John Malkovich è stato quello più significativo, per la grande bravura dell’attore e per la difficoltà del personaggio. Ho avuto anche la fortuna di doppiare Tim Roth ne “I moschettieri”, ma il personaggio che più mi ha conquistato è stato quello di Keith nella serie Six Feet Under. La mia carriera è iniziata con il teatro a sedici anni, quando frequentavo la Bottega teatrale del Mezzogiorno diretta da Antonio Casagrande. Ho avuto la fortuna di calcare i più importanti palcoscenici italiani insieme a Gabriele Lavia, Enrico Montesano, Giancarlo Sbragia, Lino Capolicchio, Mariano Riggillo. Sono approdato al doppiaggio grazie all’aiuto di Renato Cortesi, mio maestro, che mi ha pazientemente seguito e consigliato.

DANIELA: Nel suo curriculum compare la trasmissione “Mi manda Lubrano” (RaiTre), con Antonio Lubrano , che tipo di esperienza è stata? E tra le esperienze teatrali quali vorrebbe citare?

ALBERTO: “Mi manda Lubrano” si può considerare l’antesignano delle fiction di oggi. Erano tutte ricostruzioni di truffe, ai danni di consumatori, che mi hanno dato l’opportunità di stare davanti alla macchina da presa. Ho un ricordo molto bello di quegli anni in cui la voglia di arrivare era tantissima. Quanto al teatro il lavoro più bello al quale ho partecipato è stato il “Riccardo III” di William Shakespeare con la regia di Gabriele Lavia, prodotto dal Teatro stabile del Friuli Venezia Giulia. Opera mastodontica che è approdata anche a Taormina Arte nel 1989-90.

DANIELA: Cosa si aspetta per il futuro Alberto, sia come uomo sia come artista?

ALBERTO: In questo momento la cosa più importante che sto vivendo è l’attesa della nascita di mio figlio. Dal punto di vista lavorativo mi auguro di poter sempre misurarmi con persone valide umanamente e professionalmente, ma soprattutto di svolgere un mestiere di qualità , dove l’arte abbia ancora la sua valenza.

DANIELA: La ringraziamo molto per la sua gentilezza e disponibilità e infine le chiediamo di lasciare un messaggio per tutte le persone che la stimano qui sulla rete e non solo.

ALBERTO: A chi vuole iniziare questo lavoro mi sento di dare un consiglio: studiare disperatamente, informarsi, leggere, osservare attentamente e con umiltà affrontare un percorso che non è facile: chiede rinunce, sacrifici e tempo. Volere arrivare in fretta e a tutti i costi a una meta spesso è controproducente, soprattutto se non si è preparati.