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I Segreti del cartoon di Moana

Intervista al Cartoonist Mario Verger che realizzò insieme a Moana Pozzi l’ultimo suo film

Mario Verger, Lei ha realizzato diversi cartoon su personaggi famosi programmati dalla Rai, fra i quali ricordiamo, Ambra, Moana, Milingo, Andreotti, Berlusconi, Pasolini e perfino il primo film d’animazione su Papa Wojtyla, tanto da essere ricevuto in Udienza da Giovanni Paolo II. Come avvenne l’incontro con Moana?

Quando mi fu detto di venire al Babington’s Tea Room, io non sapevo chi fosse la persona che mi sarebbe così interessata per un mio nuovo cartoon. Spesso, conoscendo un sacco di gente, mi chiamano anche nel mondo dello spettacolo per comunicarmi di ipotetici incontri con soggetti “ideali”. Ricordo una volta quando mi invitarono a vedere una performance di Vera Gemma, sempre per un cartoon, ma poi non se ne fece nulla. Anche per i cartoni animati, infatti, come per il cinema e per la televisione, bisogna essere “cartoongenici”. E il cartoon su Moana non pensavo allora neanche di realizzarlo effettivamente.


Cosa pensò vedendola?

Anche quando mi recai ai tavolini, prima che mi venne presentata, la giovane donna non la riconobbi inizialmente; non era particolarmente truccata: diversa da come appariva in TV, era leggiadra e angelicata nell’aspetto. Aveva un suo modo molto simpatico di parlare, molto serafico, sempre sorridente: il suo sorriso mi colpì molto, tanto che divenne uno dei punti forti del suo personaggio a cartoon. Era comunque molto elegante. Ci teneva: indossava un bellissimo tailleur rosso fiammante, e ci guardavano tutti, anche se lei non penso fosse troppo riconoscibile.

Moana stava collaborando alla sua prima biografia?

Si, quella di Noa Bonetti, una straordinaria giornalista milanese, che realizzò diversi programmi in Rai, la quale stava intervistando Moana dapprima per le puntate del Venerdì e per la prima importante biografia sulla Diva dell’Hard, uscita poi nel ’95 pubblicata dalla Sperling e Kupfer.

In quell’occasione di cosa parlaste?

Fu Moana che, interessandosi al mio lavoro, mi disse che erano usciti dei giornali a fumetti ispirati a lei: ma io, vista la confusione per i non addetti tra fumetto e cartoon, delicatamente spiegai che si trattava di generi assai diversi: raccontava che le piacque molto come l’avevano rappresentata nella versione a fumetti. Spiegandole che mi occupavo di tutt’altro genere, Moana disse, «Vediamo come mi disegni tu». Si mise in posa e, ovviamente, il mio imbarazzo aumentava, visto che posando per me da modella, in quell’occasione, col tavolo pieno di the e pasticcini, dovevo azzeccarla al primo colpo!
Le chiesi se volesse esser disegnata in versione, come dire, un po’ hard, ma lei mi cambiò discorso spontaneamente, dicendo che sin da piccola desiderava esser disegnata in cartoon ma più come Alice nel Paese delle Meraviglie, racconto che l’aveva colpita durante l’infanzia perché diventava piccola, piccola, andando in questo curioso microscopico paese…
«Ho capito…», dissi io mentre disegnavo, anche se tra a me e me, non pensavo minimente che quello sarebbe stato lo spunto definitivo per il nostro cartoon, visto che mi sembrava un’idea un po’ stramba. Mentre poi, riflettendo, una Moana-Alice non era male, in fondo si somigliano – pensai.

Quindi a suggerirle l’idea di Moana in versione Alice fu della stessa Pozzi?

Si, ma sinceramente io non pensavo in quel momento che Moana avrebbe potuto costituire un mio nuovo cartoon. Stavo realizzando Forever Ambra per RaiTre che mi impegnava tantissimo ed ebbe un successo enorme fra i teen-ager, mentre Moana, allora, era un personaggio lontano dal mio modo di disegnare.

Lei conosceva comunque il suo personaggio…

Si, certo ma non troppo bene. In famiglia era simpatica a tutti, però. Poi non la seguivo moltissimo: la prima volta che la vidi in Tv ero al mare e faceva le apparizioni per le pubblicità dei Mobili Rossetti, Nonno Ugo per intenderci. Ricordo che mia nonna, che faceva la giornalista come ufficio stampa del compianto Card. Poletti, la notò immediatamente dicendo, «Bella! Bellissima!». Quasi a dire: Ha la stoffa per far carriera! Io, sedicenne, la guardai quasi disgustato obiettandole, «Bella?!?». Ancora adolescente Moana mi sembrava una donna più che adulta non trovando in lei nulla, dico, nulla di seducente. E mia nonna mi spiegò che non ero ancora in grado di vederla nella maniera “giusta”. Lei come giornalista aveva una vero e proprio “fiuto” e Moana entro poco, nel decennio successivo, divenne popolare e importantissima fino ad entrare nella leggenda. Certo, allora, non avrei mai immaginato che l’avrei conosciuta di persona, che, contrariamente ai miei gusti ancora “acerbi”, era bellissima e che avremmo nientemeno firmato un cartone animato lei ed io.

Nel cartoon compare anche Craxi. Fu lei a volerlo nel cartoon?

Non me ne parlò, ma io sapevo, per quanto non avessi letto La filosofia di Moana che era stata l’amante di Craxi. Cosicché lo troviamo come co-protagonista nei panni della Regina di Cuori. Non fu lei a suggerirmelo ma, riconoscendolo, si mise a ridere e non batté ciglio, come una cosa normale che si sapeva e che gradì moltissimo realizzata in cartoon. Poi c’era anche Marco Pannella nei panni del bruco: ricordo che lo riconobbe subito e il Katerpillar Giacinto fumava dell’Hashish in un narghilè. Mi sembra Moana mi disse scherzando, commentando le scene a disegno animato che le sfornavo sotto i suoi occhi, una frase del tipo «Però non mi farai fumare l’Hashish anche a me, spero…».
Non proseguendo coi disegni, infatti, le aggiunsi l’idea che Moana inebriata dal fumo del Bruco, firma ben tre referendum!
«Ah, così va bene…», disse… Simpaticissima e serafica, ma sempre con un tono di cautela e diffidenza, mi sembra in tutto…

Si, infatti nel cartoon di Moana vi sono politici riconoscibili…

Moanaland era anche piaciuto anche a Mons. Milingo, lo vedemmo insieme nel salotto di casa sua a cena, all’epoca in cui ero fidanzato con una sua nipote, visto che dovevo fargli controllare come veniva il videoclip che realizzammo insieme. Ricordo che Milingo aveva un grande televisore, e ricordava benissimo Moana scomparsa da quasi tre anni: diceva che era anche venuta da lui l’ultimo anno che era in vita per una benedizione, o qualcosa del genere. Penso in fondo fosse molto religiosa: si era recata in India ad incontrare Sai Baba e credeva in Dio. E’ morta leggendo le Confessioni S. Agostino.
Ricordo, visto che nel cartoon compaiono diversi politici rivisitati alla maniera di Carroll, che Mons. Milingo si mise a ridere nel vedere Messer Biancoconiglio con il volto andreottiano. «Sembra il vostro Presidente Andreotti!», disse Milingo ridendo, visto che l’Arcivescovo conosceva personalmente il Senatore. «E’ ispirato proprio a lui!», risposi, spiegandogli che avevo adattato le fattezze di diversi politici ai personaggi del racconto di Carroll.

Quale fu la reazione di Moana appena vide la sua versione in cartoon?

Quando, guardando Moana che posava da modella, la disegnai con la matita demografica (un tipo di matita a cera che scrive sulle celluloidi, e che si può cancellare immediatamente ), ricordo che mostrandole il risultato, ci rimase inizialmente un po’ male. Pensavo non le piacesse, invece il motivo era tutt’altro: il disegno ritratto era a mezzo busto ma le avevo fatto il seno scoperto!

Sembrava voler uscire da questa connotazione di “Diva Erotica”?

Beh, questo adesso non lo so… posso dirle che lo preferì molto più quando lo corressi, aggiungendole un esagerato fiocco da educanda in testa, visto che prendeva spunto dalla piccola Alice.

E così che nacque quindi l’abbigliamento del cartoon di Moana…

Si, l’idea del grosso fiocco (che poi colorai di rosa) le piacque così tanto che pensai di abbinare il suo personaggio animato all’Alice di Carroll. Proseguii in quella direzione, infatti corressi tutti i disegni aggiungendo il colletto di merletti, facendo a Moana un abitino molto simile all’Alice di Walt Disney «Ecco perfetto!», disse Moana confrontando una decina di pose di una sequenza di animazione. Portandomi dietro una reggetta, cioè un registro in ferro professionale (giravo sempre con la mia “ventiquattrore” del liceo con tutto l’occorrente per l’animazione), le montai l’animazione lì per lì, mostrandole come sarebbe venuto l’effetto di quella scena in movimento (era la scena col fenicottero): lei rimase affascinata al massimo, chiedendomi molti particolari di come viene realizzata la tecnica dell’animazione. Non sapeva bene dei fogli di celluloide e non ne aveva mai visto neanche uno, tanto che le mostrai alcuni campioni definitivi del cartoon di Ambra che avevo portato con me.

Il titolo Moanaland è perfetto, lo ideò Lei o la Pozzi?

Nessuno dei due, quando lo ideammo al Babington’s, lo chiamai Moana in the Wonderland (in omaggio alla serie di Alice dei primi Disney), infatti inizialmente il film doveva in effetti chiamarsi così; Enrico Ghezzi, però, quando lo incontrai mesi dopo all’Hilton alla Festa di Ambra Angiolini relativamente al successo del mio precedente cartoon che realizzai sulla minidiva di Non è la Rai, mi fece in complimenti per I Remember Moana, quando gli parlai delle celluloidi dell’altro cartoon realizzato in compagnia della stessa Pozzi. Trovandolo il titolo un po’ classico e niente di che, Enrico mi suggerì di cambiarlo in Moanaland.

Di cosa si parlava mentre Lei disegnava “Moana”?

La Bonetti e la Pozzi sembravano buone amiche. Mentre disegnavo ricordo che Moana parlava di Beppe Grillo. Diceva che lo aveva in forte simpatia che quando fa battute eccessive dicendo le verità che altri non dicono, lo tengono lontani dai teleschermi per anni e via dicendo.
Io non prendevo troppo parte ai discorsi per non essere invadente ma di tanto in tanto le facevo controllare come venivano i disegni. Ricordo che le dissi Se lo porterò sullo schermo lo firmiamo insieme. E lei rise dicendo, «Ok, va bene!». Ma in realtà il mio era un po’ un modo di dire in quanto nel mio lavoro si fanno spesso celluloidi di prova, ecc.

Ma i Cartoon di Moana sono due: Moanaland e I Remember Moana ed entrambi sono spesso inseriti nei programmi Rai …


Le celluloidi di Moana le avevo lasciate in una valigetta in una magazzino della Corona Studios, fuori Roma. Ricordo che un giorno, all’indomani della prematura scomparsa di Moana, mi trovavo in Rai e Marco Giusti aveva proprio il turno di montaggio a Blob.
Organizzava con Paolo Canevari e Stefania Miscetti una mostra d’Arte Contemporanea di cinema di animazione sperimentale, e in quell’occasione mi inserì anche a me. Ma io non sapevo cosa proporre. «Perché non fai un omaggio su Moana?», mi disse Giusti. Il tempo stringeva perché la mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma era soli 15 giorni dopo, e per realizzare un filmato in animazione, frames by frames, occorreva molto più tempo. Fra l’altro, quelle celluloidi originali che avevo schizzato durante l’incontro con la Pozzi, non sarebbero state sufficienti ad esser colorate e riprese in tempi così brevi, le quali inoltre cercai a lungo invano. Reperii casualmente dei provini 35 mm, di alcuni fra i film girati in America da Moana, e con un procedimento complicato tolsi con della candeggina gran parte della gelatina colorata, per poi ridipingere ad uno ad uno con una lente, fotogramma per fotogramma, dopo aver studiato il procedimento dei futuristi Ginna e Corra. La sera Marco Giusti venne in ritardo al Palazzo delle Esposizioni,in quanto i suoi “superiori” di allora gli avevano proibito di trasmettere I Remember Moana così com’era, tanto che, fino alle 19, rimase in Rai per “camuffarlo” laddove si vedevano situazioni troppo audaci, soprattutto nelle scene in cui compariva Rocco Siffredi.
Venne programmato il 22 dicembre 1994 su RaiTre nel programma di Enrico Ghezzi “Fuori Orario”: da allora però non si contano le apparizioni televisive dei due cartoons. Poi I Remember Moana andò all’Erotic Film di New York e fu Premiato con la Menzione Speciale.

Come vi siete lasciati? Vi siete baciati, o meglio Le ha dato un bacino?


Ma che scherza? Per quel poco che l’ho conosciuta era una ragazza abbastanza “controllata” se pur disponibile e gentilissima. Ricordo che dopo due ore siamo usciti dal Babington’s avviandoci per Via Condotti e l’ho salutata mentre mi diceva una frase del tipo «Non ti scordare di me! Vedrai che questo cartoon verrà proprio bene. Ci conto», o qualcosa del genere. E dopo quel memorabile giorno di molti anni or sono non ebbi più occasione di incontrare quella straordinaria donna che è stata Moana Pozzi-.

Conserva ancora i disegni originali?


Gran parte delle celluloidi dei miei cartoon, una volta ultimati e ripresi su 35mm, le butto conservandone un mucchietto in ricordo. Altrimenti avrei la casa completamente piena di acetati e ciò non sarebbe possibile;me ne è rimasta soltanto qualcuna di Ambra ed altre di Moana, Milingo e Andreotti, ecc., le quali le avevo conservate in casa. Si figuri che un collezionista appassionato di Moana voleva acquistare le poche celluloidi in stock per decine di migliaia di euro, gli ho detto che gliel’avrei rifatti uguali, ma voleva proprio quei pochi originali rimasti ma nonostante il prezzo allettante non se n’è fatto niente: sono gli unici ricordi e le conservo. Questo è relativo ad un cartoon eseguito col procedimento tradizionale, trattandosi di fogli di celluloide. Una particolarità che attualmente non sarebbe accaduta. Oggi i cartoon si fanno al computer…

Di I Remember Moana e Moanaland se n’è parlato molto.

Pensi che Moanaland l’ho trovato persino come “Special Tribute” all’interno di un DVD Compilation su Moana in vendita in America al costo di 60 $. Da dove l’hanno preso proprio non lo so, né sono riuscito a contattare la casa distributrice per chiedere spiegazioni. I Remember Moana venne inserito anche nella Retrospettiva della Storia dell’Hard realizzata al Museo d’Arte Contemporanea dell’Università “La Sapienza” di Roma, curata da Bruno Di Marino. Ricordo che alla presentazione, dietro me, c’erano anche Riccardo Schicchi e sua moglie Eva Henger. Di Marino ne parlò anche in una raffinata rivista di arte, Ars, e in seguito lo teorizzò in un saggio di cinema di animazione sperimentale, mettendo un fotogramma perfino in copertina: per me è stato un onore ritrovarmi insieme ai massimi esponenti mondiali dell’animazione contemporanea.

Conosce anche Riccardo Schicchi ed Eva Henger?

Schicchi l’ho conosciuto anche se non bene in occasione del decennale, e lo trovo un tipo simpatico: ho anche il suo libro Oltraggio al pudore. Lui ci crede in quello che fa! Eva, invece l’ho incontrata alla presentazione di cui ho detto; dovevo realizzare su lei degli sketch animati per Stracult un po’ alla maniera di Roger Rabbit per un remake de Il Nano e La Strega, ma poi non se n’è fatto nulla, perché la Rai voleva pagare troppo poco, come al solito in Italia, anche se Eva Henger la trovo simpaticissima! Rimanendo in tema di Moana e le altre, tanti anni fa, realizzai le animazioni per il Kolossal dell’Hard Cappuccetto Rosso X diretto dal grande Luca Damiano, e conobbi personalmente la simpaticissima e brava Barbarella; mentre l’anno prima realizzai per la Germania le animazioni per la serie Cicciolina e i cartoni animati o qualcosa del genere. Ilona ed io non ci siamo mai conosciuti di persona, però.

Gli originali dei cartoon su Moana dove sono?


I negativi 35 mm li ho io, mentre le copie Betacam dei due cartoons su Moana sono conservate in Rai: Ghezzi dovrebbe avere entrambe le versioni, ma nelle Teche Rai dovrebbero esserci gli originali.

Portò quindi a termine in pellicola Moanaland

Ricordo che un po’ dopo la scomparsa, decisi di portare a termine, anche l’altro, ossia Moanaland, il cartoon che realizzai insieme alla Pozzi, visto che dell’altro se ne stava parlando, più colto ed elitario ma è più un omaggio.Riuscii a mettere su qualche milione di allora per la ripresa cinematografica. Mi aiutò la Presidente dell’Associazione Nazionale Disabili, Valentina Valenti, la quale ultimamente si è candidata alle politiche assieme a Vittorio Cecchi Gori), la quale, dovendo programmare da più parti Moanaland, una volta ultimata la colorazione mi regalò 5 milioni per fronteggiare le spese di pellicola, ripresa, sviluppo e stampa del film. Ma era rimasto girato senza audio, che invece aggiungemmo in Rai su formati video D2, per la messa in onda. Poi durante il decennale, mi sono deciso a farne un controtipo in pellicola invertibile su poliestere 35 mm, a Cinecittà. Ricordo tutti i tecnici, molto carini, che “restauravano” questo cartoon che era giunto nel suo positivo comprensivo di negativo scena e negativo colonna 35 mm. Mi scrivono spesso, per sapere di questo cartoon.

In un articolo Marco Giusti sostiene che Lei avrebbe controllato il decesso nei registri dell’ospedale di Lione.


Si, questa notizia è apparsa nei titoli dell’articolo pubblicato nell’allegato de La Stampa ma è inesatta: non sono stato io a dirglielo alla giornalista Elena Quattrini bensì Giusti. Io gli dissi che anni addietro, all’indomani della scomparsa, Mediaset aveva fatto un reportage dove inquadravano i registri di decesso all’Ospedale di Lione e figurava appuntato il nome di Moana Pozzi. Ciò che poi ha fatto oggi Chi l’ha visto? ma questa trasmissione, mi sembra, non se la ricordava nessuno. Sempre uno dei due autori di Blob, mi rivelò di aver saputo da un noto amico di Moana, il quale ha una “scuderia” di belle ragazze (di cui taccio il nome perché non so ho capito bene) che Moana aveva l’Aids e se lo sarebbe beccato nel 1988 sul set da un trans brasiliano…
Ma io non credo che avesse questa malattia, in quanto Moana è morta nel 1994, 6 anni sono troppo pochi fra sieropositività, Aids conclamato e decesso… Penso la storia del tumore al fegato sia vera, anche se è molto discussa…

C’è anche chi sostiene che Moana sia ancora viva…


Si, ad esempio il giornalista e scrittore Brunetto Fantauzzi, l’ho conosciuto ed è un tipo simpatico. E’ lui che ha stampato La Filosofia di Moana. Non mi sono permesso di controribattere la sua tesi, che a me inizialmente sapeva dell’assurdo, ma leggendo il suo libro, in effetti degli elementi che mettono in discussione la certezza che Moana sia realmente deceduta… Un po’ sono quasi arrivato a crederci anch’io… Chissà… Moana in fondo resta un libro aperto…

E della confessione del figlio?


Simone Pozzi. Non l’ho conosciuto personalmente. Mi sembra c’è chi dice che non sia il figlio ma il nipote o il fratello ma comunque mi sembra un tipo simpatico. Gli somiglia molto. Un po’ misterioso nell’aspetto ma molto sobrio e serafico come Moana, mi sembra si occupi di spiritualità.

C’è anche un museo dedicato a Moana Pozzi?


E’ curato dal Fotografo Mauro Biuzzi, amico personale di Moana, una persona molto seria che ha fatto il più importante lavoro di conservazione, lontano da ogni forma di sciacallaggio: è lui che fondò e la lanciò nel Partito dell’Amore. Raccoglie tantissimo materiale, cult, inedito ed introvabile sulla Diva dell’Hard. D’altronde Moana è entrata nella leggenda e penso che la sua idea sia a dir poco eccezionale.

Sito ufficiale dell’associazione Moana Pozzi
http://www.moanamoana.it

Era presente al decennale di Moana?


Si, ero presente anch’io. Sapevo che c’era in giro questo decennale. Vladimir Luxuria, oggi onorevole di Rifondazione, fu molto cortese mettendomi in contatto col regista Emiliano Raya che organizzava la serata con la giovane Letizia Letza che interpretava Moana nella pièce teatrale da lui diretta.
Ricordo che, a conclusione della serata, proiettarono come ciliegina sulla torta, Moanaland alla presenza di tutti i presenti, amici e conoscenti di Moana Pozzi: ricordo Citto Maselli, Ettore Scola, Piera Degli Esposti, Luxuria, Riccardo Schicchi con Eva Henger, e tantissimi altri. Quando si sono accese le luci, dopo gli applausi, ho capito che doveva esser stata Moana, dall’Aldilà, a farmi partecipare al suo decennale, essendo rimasta contenta di essere entrata in eterno nell’Olimpo del Cartone Animato.

Mario Verger, come ricorda Moana Pozzi?


Mi rivolgo spesso a lei quando sono in difficoltà, sono certo che è rimasta molto contenta dei suoi cartoon, in particolare di quello che abbiamo realizzato insieme quel pomeriggio di molti anni fa.
Moana è il mio angelo custode.

Sempre sui cartoon di Moana puoi leggere:
Moana la Divina, di Mario Verger

http://cinemino.kaywa.com/mario-verger/moana-la-divina.html

Nella foto intervento iniziale Mario tra Valentina Valenti e Vittorio Cecchi Gori