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Gabriele Maestri intervista Sgambelluri - Clip col Gabibbo

Incontro con Daniela Sgambelluri, appassionata di doppiaggio che, grazie alla Rete ed a varie iniziative, cerca di valorizzare il mondo degli attori doppiatori, tanto importante quanto poco conosciuto . Intervista a cura di Gabriele Maestri

 

  Ecco l’intervista direttamente dal blog di Gabriele che ringraziamo infinitamente :

 http://www.bloggers.it/Gamma83/index.cfm?blogaction=article_detail&idBlogStorie=80E389D4-DA0A-41C9-CA15D4497F090608

Ecco i video promo su YouTube inerenti il nuovo documentario dedicato al Leggio D’Oro 2007

Sigla di testa

http://www.youtube.com/watch?v=gFj8gwaH4L8

Sigla di coda, chiude le danze il Gabibbo di Striscia  

http://www.youtube.com/watch?v=GH-v3crceJU

Daniela Sgambelluri sul palco con Francesco Pannofino e Sara Maya, per ritirare il premio per Teo Teocoli assente alla manifestazione

 http://www.youtube.com/watch?v=wm6i5w5RiII

 Versione integrale dell’intervista di Gabriele Maestri a Daniela Sgambelluri

Che cosa può essere una voce, oltre che un mezzo per esprimere idee ed emozioni? Per alcuni uno strumento di lavoro, per altri una passione. E se tra i primi tanti annoverano attori, dj e cantanti, ma dimenticano i doppiatori (che invece sono fondamentali), fortunatamente esiste la seconda categoria, che valuta, apprezza, ma soprattutto diffonde; di questo gruppo di persone, tra le altre, fa parte Daniela Sgambelluri. Daniela è una giovane dalle mille risorse, che negli anni ha svolto le attività più diverse, ma che da un po’ di tempo a questa parte cura uno spazio sulla rete dedicato al mondo del doppiaggio e, più in generale, alla voce. Con estrema umiltà, ma anche con grande competenza, ha raccolto molto materiale, tra cui tante interviste (curate in gran parte da lei) ad attori doppiatori e ad esperti del settore. MILLE ATTIVITÀ. È però il caso, come sempre, di cominciare dal principio. Prima di occuparsi con continuità di doppiaggio (come appassionata, non da doppiatrice), Daniela si è dedicata a molti lavori, spesso molto distanti tra loro: scorrendo il suo curriculum artistico e leggendo l’intervista rilasciata di recente al regista Mario Verger, si trova veramente di tutto. Dalla segretaria alla commessa, dalla rappresentante all’insegnante (privata, in alcuni istituti ed anche on line), fino a ruoli più attinenti al “mondo dello spettacolo” (regista, speaker, fotomodella, sceneggiatrice): c’è tutto questo nella vita di Daniela, che è anche webmistress (parola generalmente declinata solo al maschile) di siti internet e giornalista freelance.  «Sono legata a molte delle attività svolte sino adesso – mi spiega – Ho amato ed amo molto l’insegnamento, ma sarei un’ipocrita se non dicessi che la mia più grande aspirazione, sin da piccola, è stata (ed è ancora) quella di lavorare come sceneggiatrice e regista. La mia è una lunga gavetta, ma spero un giorno di poter realizzare il mio sogno e convertirlo nel mio lavoro ufficiale e primario. La molteplicità dei lavori, tutti diversi tra loro, è dovuta anche al fatto che purtroppo bisogna sbarcare il lunario: ad un certo punto bisogna mettere da parte i propri sogni, per lasciare il posto a lavori che ti permettano di vivere concretamente. La mia aspirazione è vivere grazie al lavoro che amo, qualunque esso sia; se ciò non accadrà, spero di avere sempre la possibilità di ritagliarmi uno spazio che mi permetta di realizzare cortometraggi da presentare ad emittenti tv o a concorsi per videomakers, così come sto facendo attualmente». DALLA VOCE ALLA REGIA. Se si escludono i primi passi nell’ambito della musica (chitarra e tastiera) e della danza, la prima esperienza artistica di Daniela è legata ad alcune radio locali di Genova (città dove vive abitualmente), cui ha prestato la propria voce: mi è venuto spontaneo dire che, in quelle occasioni, Daniela ha «giocato con la voce, sia pure con serietà». Lei sembra concordare con la mia frase e precisa, con molta umiltà: «La parentesi legata al mio speakeraggio dai 15 ai 18 anni è stata proprio una parentesi. Ho troppo rispetto per il lavoro degli speakers e degli attori doppiatori per poter pensare di realizzarmi od avvicinarmi a quella professione. Una professione molto difficile che presuppone un talento ma anche un duro lavoro e allenamento vocale quotidiano. Un lavoro su se stessi che deve necessariamente realizzarsi su più livelli: un primo livello legato all’empatia, alla gestione delle proprie emozioni, che devono assolutamente essere controllate quando ci si pone davanti ad un pubblico sia esso numeroso o no, presente o apparentemente assente (come nel caso di colui che si cimenta in una sala di doppiaggio)». Pur essendo una parentesi, l’esperienza radiofonica è stata importante per Daniela: «Da ragazzina ha significato molto per me poter parlare alla radio, sicuramente un lavoro simpatico ed emozionante. Lo stesso quando mi sono trovata a inserire la mia voce in un mio corto, l’emozione di sentirsi in una vera sala cinematografica come il Cineplex del porto antico di Genova (seppur all’interno di una rassegna per filmakers). È stato bello ma – lo ripeto – sono state esperienze che non rifarei per il troppo rispetto che ho verso la professione dell’attore doppiatore e dello speaker radiofonico. Molto spesso mi dicono che ho una voce da carina ed amici in passato hanno cercato di invogliarmi ad avvicinarmi alle professioni che prevedano l’uso della voce: non hanno capito che prima di tutto bisogna avere una forte passione e poi occorre essere principalmente attori, quindi non potevo optare per questo percorso. L’ attore doppiatore, in realtà, non è altro che un attore, soprattutto teatrale ma anche cinematografico, specializzato nel doppiaggio: non si può fare doppiaggio solo perché lo si crede o ti dicono che possiedi una bella voce». Per quanto riguarda le altre esperienze legate allo spettacolo (dopo avermi precisato di non avere mai fatto l’attrice e definendo il suo ruolo di modella «veramente esiguo, nato per caso ed estremamente sporadico, specialmente ora a causa dell’impegno che ho con l’università»), Daniela dichiara il suo amore per il ruolo di regista. «L’aspirazione e l’amore che ho per la regia è totalizzante – mi spiega – Insieme all’insegnamento, è il lavoro che svolgo con più trasporto ed entusiasmo. Un regista per me è come un attore che non ha le qualità cui non interessa tanto svilupparle, ma preferisce delegarle a chi le sa esprimere al meglio: in questo il regista trova grande soddisfazione, nel vedere realizzate le sue emozioni, i suoi dialoghi, i suoi personaggi, il taglio delle riprese e le luci, importantissime per il lato tecnico. Spero tanto di crescere da questo punto di vista: la fantasia non mi manca, manca un miglioramento tecnico, la possibilità che un produttore creda in te. Fortunatamente, però, molto spesso si possono realizzare progetti filmici significativi con pochi mezzi: contano soprattutto le idee». DOPPIAGGIO: UNA «GUIDA» PER CONOSCERLO. Accanto alla regia, l’altra grande passione di Daniela Sgambelluri è il doppiaggio. Anche qui la passione è nata prestissimo e quasi per caso, addirittura a 8 anni: sempre nell’intervista di Verger, Daniela ricorda di aver visto il fratello intento a “sonorizzare” con un registratore Geloso un filmato di Cip e Ciop («un episodio molto tenero e ricco di significato per me» mi ha detto), per poi interessarsi, più avanti, alle voci dei cartoni animati. Il reale avvicinamento al doppiaggio, tuttavia, per Daniela è arrivato molto più avanti e casualmente. «Gestendo i siti di un attore doppiatore e caro amico e navigando spesso sulla rete – ricorda – mi sono accorta che il portale più famoso della rete, allora chiamato SuperEva ora Dada.net, tra le famosissime guide di cui disponeva (oggi siamo oltre 500), non ne aveva una che si occupasse dell’affascinante mestiere dell’attore doppiatore. Da qui l’idea, il training, l’ammissione e la promozione come guida e giornalista, non professionista, ma desiderosa di apprendere, di capire il mondo del doppiaggio: mi sta veramente entusiasmando, conoscendo molti dei protagonisti ogni giorno, sempre più».  Lo spazio gestito da Daniela (che è diventata guida a metà dell’aprile 2006) si è via via arricchito con molto materiale e le ha dato la possibilità di approfondire la conoscenza del mondo del doppiaggio, in tutte le sue componenti. «Lo scrivere su di un portale così famoso – spiega – mi ha dato la possibilità di conoscere moltissime persone. Da ragazzina ho frequentato un corso per giornalisti radiotelevisivi, ma non mi ero mai cimentata concretamente come faccio da oltre un anno a questa parte: mi piace molto questo ruolo e si impara ogni giorno qualcosa di diverso e di significativo. È bello stare ad ascoltare le persone, raccogliendo le aspettative di un aspirante attore doppiatore, le emozioni di un appassionato di doppiaggio o gli aneddoti e il “mestiere” dei grandi attori doppiatori nostrani. Molte interviste sono state realizzate tramite e-mail oppure via telefono (fisso o cellulare), altre di persona, in occasione di Festival dedicati al doppiaggio: queste videointerviste hanno fatto e faranno parte di documentari che stiamo cercando di far veicolare sulla rete e sulle emittenti satellitari e non. Il fine è sempre lo stesso: preservare e trasmettere, nel nostro piccolo, la cultura del doppiaggio». Come Daniela ha ricordato, sulla guida sono ospitati molti interventi: ci sono dialoghi con autorevoli esperti e professionisti, ma anche interviste a semplici appassionati (tra cui il sottoscritto, che figura indegnamente tra i collaboratori). Se si chiede alla curatrice il senso di questa scelta, lei risponde così: «È importante parlare di doppiaggio a qualsiasi livello. L’attore può raccontarci molto della sua esperienza, l’aspirante può trarne consiglio e utilità e, allo stesso tempo, farsi conoscere sulla rete. Da ultimo, gli appassionati (come te) sono importantissimi: sono loro che incoraggiano gli attori, spesso e volentieri i doppiatori stessi ci dicono che si sentono meno soli e meno in ombra, che è importante l’affetto del pubblico così come l’applauso per chi fa teatro. Virtualmente mi piaceva l’idea di riunire tutti questi aspetti in un sito con un’altissima visibilità e questo rende sicuramente più semplice il tentativo e l’ambizione».  UNA WEB TV PER LE VOCI «IN ACTION». La grande avventura della guida su Dada.net ha fatto nascere un altro progetto, tanto importante quanto “pionieristico”: una web tv, battezzata «Voci in action», interamente dedicata al mondo del doppiaggio ed ai «mestieri del cinema». Al suo interno sono presenti interviste filmate, documenti audio, notizie e documentari, realizzati da Daniela e da un gruppo affiatato di persone. «La web tv ci sta dando molte soddisfazioni – mi racconta Daniela – A breve si potrà assistere al nostro secondo documentario dedicato al Leggio d’Oro, «l’Oscar del doppiaggio», così come l’aveva definito Ferruccio Amendola: il premio in passato è stato ricevuto anche da Alberto Sordi, entusiasta all’epoca di essere stato premiato per il doppiaggio dell’attore Oliver Hardy, nella parte di Ollio. Colgo l’occasione per ringraziare l’Endas, il presidente Piero Benedetti ed il figlio Vittorio per la grande stima che hanno avuto nei miei confronti e spero che questo documentario - omaggio al loro premio possa emozionare il pubblico delle emittenti satellitari. Un ringraziamento va anche alla cara Dariella Piolanti (presentatrice dell’edizione passata del Leggio) per la sua amicizia ed al direttore artistico Vittorio Vatteroni che mi ha onorato facendomi salire sul palco per ritirare il premio alla voce assegnato a Teo Teocoli (purtroppo assente alla manifestazione di Carrara per impegni di lavoro), premiato ex aequo con Agresti delle Iene».  Un posto speciale, tra i ringraziamenti di Daniela Sgambelluri, spetta a Francesco Pannofino (per gli appassionati, ha dato la voce a Tom Hanks in Forrest Gump), che ha presentato la serata del Leggio d’Oro insieme a Sara Maya. «Francesco, oltre ad essere un grande professionista, è una persona generosa, un ragazzo veramente speciale – mi ricorda – Per me è stato un onore poterlo conoscere, intervistarlo per il quotidiano La Nazione, stare sul palco con lui, nonostante mi tremassero le gambe: lo ringrazierò sempre per la care parole che ha speso per me quella sera, davanti a grandi del doppiaggio ed al pubblico. Nel documentario che stiamo producendo, tra l’altro, ci sarà una parte molto commovente in cui Francesco spenderà bellissime parole per l’indimenticato Cesare Barbetti, che l’anno scorso si stava recando a ritirare il premio alla carriera del Leggio ma, a causa di un incidente, dopo qualche mese ci ha lasciato. Nel documentario Francesco e Cesare, grandi amici come padre e figlio nella loro vita, si incontreranno idealmente, grazie anche ad una intervista realizzata da Sponzilli e De Angeli: un passaggio da non perdere, per tutti gli appassionati».

CULTURA DELLA VOCE. Parlare di doppiaggio significa, inevitabilmente, parlare della voce e delle sue caratteristiche, che possono caratterizzare un personaggio, fino a cucirsi addosso, come un abito su misura. Troppo spesso si presta poca attenzione alla voce come veicolo di emozioni e sfumature. Cosa si attende allora un’appassionata come Daniela dalla voce “prestata” da un doppiatore? «Da un’interpretazione vocale mi aspetto un coinvolgimento totale. Mi aspetto di rivivere le stesse emozioni che l’attore straniero ed, a sua volta, l’attore doppiatore hanno vissuto. Per questo penso che l’attore doppiatore sia una professione importantissima: realizzare quando detto non è da tutti e non è facilissimo. A mio giudizio non è importante ascoltare una voce con una dizione perfetta se questa voce rimane fredda ed impersonale: è importante emozionare, la dizione è un passo successivo seppur necessario». Se l’emozione è qualcosa di insito in una persona, che si possiede ma difficilmente si acquisisce (al più emerge col tempo), la dizione può invece essere esercitata, da soli o con l’ausilio di altre persone (all’interno di un corso). Può sembrare un dettaglio da poco, invece leggere e parlare in modo “pulito” ha una certa importanza: certe persone, poi, ne avrebbero bisogno più di altre, in particolare insegnanti e professori, lettori non professionisti (a partire da chi propone le letture in chiesa) e, soprattutto, giornalisti, oltre agli attori. «Saper leggere ed avere una bella dizione, a mio avviso, può essere utile veramente a tutti, senza distinzioni: è un bellissimo biglietto da visita. Purtroppo in Italia, nonostante la nostra grande tradizione di doppiaggio, la dizione non viene insegnata a scuola, se si escludono i corsi di recitazione. Bisognerebbe fare come i francesi, che già alle elementari leggono i testi con tutti gli accenti, le vocali aperte, chiuse, le consonanti più importanti dal punto di vista fonetico come la “s” e la “z”: è un discorso che più volte abbiamo toccato sulla guida di SuperEva. Logicamente, in situazioni in cui si è a contatto con il pubblico (anche in chiesa, durante le letture), è sicuramente utilissimo e piacevole ascoltare una voce scevra da inflessioni dialettali. L’assenza della dizione tra gli insegnamenti scolastici è solo uno degli indici della mancanza, nel nostro paese, di una vera “cultura della voce”. Lo dimostra, purtroppo, anche la scarsa considerazione destinata ai doppiatori in film, telefilm e altri prodotti televisivi: troppo spesso i loro nomi sono relegati agli ultimi secondi delle pellicole o, peggio, tagliati perché il palinsesto preferisce optare per lucrosi secondi pubblicitari. Per cercare di dare un segnale agli operatori del settore, Daniela Sgambelluri ha lanciato una petizione su internet (aperta a tutti, seguendo questo collegamento), perché nei film i doppiatori siano citati già nei titoli di testa. «La petizione sta andando molto a rilento, ma sta andando avanti. Nel nostro piccolo stiamo cercando di diffondere questo concetto e vedo che le cose stanno lentamente cambiando: c’è un pullulare di Festival del doppiaggio, c’è la voglia degli addetti ai lavori di uscire “dall’anonimato” e questo mi rende felice. Noi continueremo per la nostra strada, con le nostre interviste, i nostri articoli e i nostri documentari: la Rete ha un enorme potere, ce ne stiamo accorgendo giorno dopo giorno». DUE O TRE COSE SU DANY. Parlando di una persona che si occupa di doppiaggio dal punto di vista divulgativo, può stupire il fatto che Daniela Sgambelluri non abbia praticamente mai provato a prestare la sua voce (pulita e gentile) ad un personaggio. «A parte la parentesi del mio primo cortometraggio, in cui però la mia era più una voce d’introspezione che un vero doppiaggio, non mi sono mai cimentata in questa attività, né sinceramente mi attrae particolarmente». A conferma della sua affermazione, Daniela ricorda una sua visita alla Sefit, la maggiore società di doppiaggio italiana. «Quando sono stata gentilmente ospitata alla Sefit per le riprese ero sinceramente attratta più dal mestiere dei tecnici come i fonici (ricordo con piacere il bravissimo Alessandro Checcacci), dalla sincronizzazione; lo stesso direttore del doppiaggio, una sorta di regista (che in quel frangente era il gentilissimo e bravo Sandro Acerbo, voce di Brad Pitt), mi entusiasmava. Diciamo che amo il risultato finale prodotto dall’opera degli attori al doppiaggio, ma entrando nelle sale mi sono resa conto che è un lavoro pieno di sacrifici e difficilissimo: si sta ore in piedi per non far piegare il diaframma, questo muscolo importante che divide la cavità toracica da quella addominale, importante per la respirazione e per una buona emissione del suono. C’é poco da fare, ci vuole un forte amore per il mestiere: agli aspiranti infatti consiglierei di assistere ai turni per farsi più correttamente un’opinione sul tipo di lavoro, non è facile». Se il doppiaggio è una grande passione di Daniela, un posto importantissimo ha la musica, da diversi punti di vista: «Penso che la musica sia la forma d’arte più alta che l’uomo potesse creare – racconta – Non esiste altra arte che mi emozioni con tanta intensità. Non a caso nei miei corti la musica è fondamentale e amo inserire musica inedita, di musicisti non celebri ma che mi emozionino. Ad esempio, il maestro Valerio Andreoli ci sta onorando della sua musica per i nostri documentari sul doppiaggio: lo considero uno straordinario artista e mi auguro abbia molto successo. In passato (ora purtroppo non ho più tempo) anch’io mi sono cimentata come compositrice di musica per la chitarra moderna e la tastiera elettronica. Ho tante registrazioni che risalgono all’epoca della mia adolescenza e mi piacerebbe che venissero riarrangiate da un professionista: chissà, sarei curiosa dei risultati finali. Comunque anche in questo campo ci vuole talento e bravura, la mia è stata solo una voglia di cimentarmi ma non ho fatto grossi studi in materia: è giusto che si cimenti e ricerchi una propria professione musicale chi ha studiato ed ha un reale talento come nel caso di Valerio. Mi è capitato di intervistare noti e bravi musicisti come Stefano Mainetti e Pivio & Aldo De Scalzi, compositori per molte fiction importanti: a Valerio auguro un futuro di questo tipo, televisivo ma anche cinematografico». Di cose da raccontare Daniela ne ha parecchie, così mi sono stupito nell’apprendere che le interviste la imbarazzano sempre un po’. «Nelle interviste si ha sempre paura di voler fare i maestri, mentre chi è vicino mi conosce come sono una persona umile e spesso timida e riservata (nonostante possa sembrare il contrario). Mi imbarazzano soprattutto le interviste su di un palco o alla radio: la disinvoltura a parlare davanti al pubblico si può acquistare solo con l’esperienza e forse è questo che mi mette in difficoltà. È una questione di timidezza, però io mi butto, cerco sempre di non declinare: non è bello precludersi la possibilità di vivere un’esperienza forte, che ti pone al centro dell’attenzione (nel senso costruttivo del termine, non come esibizionismo ma come pura esperienza). Questo, per me, è stato essere davanti a persone che ti ascoltano perché tu hai qualcosa da dire o da presentare: un documentario, un’idea, un’emozione». L’intervista è finita, ma per Daniela Sgambelluri c’è un’ultima domanda: «Quali sogni hai nel cassetto, e quanto è grande quel cassetto?». Mi piace pensare che lei, leggendo la domanda sulla mail, abbia sorriso, per poi scrivere la sua ultima risposta: «Il mio cassetto è enorme e si aspetta molto da me. Il sogno più imminente è la laurea in scienze naturali, tanto sospirata: sto lavorando alla mia tesi, con un progetto di documentario sul monitoraggio dell’ambiente costiero. Successivamente vorrei ritornare nella mia vera città natale, Roma: ci ho vissuto per circa due anni, e lì vorrei ricostruirmi un futuro, lavorativo ed affettivo». La speranza è che tutti i sogni di Daniela possano realizzarsi: lo merita, soprattutto per l’impegno che mette in tutte le cose della sua vita.