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Secondo incontro con il grande regista d'animazione: Mario Verger ci parla di Fumetti e di grandi fumettisti italiani ... Mario confessa: " Devo dire che il fumetto mi ha sempre costituito dei problemi “psicologici”: fin dalle elementari, a scuola, avevo enormi problemi di condotta per via della mia insofferenza verso ogni regola sociale, tanto da essere sospeso ed espulso da tutte le scuole… fino a diventare da adulto, dopo 27 anni di reclusione, ironia della sorte, professore. Anziché lasciare il carcere forzato sono passato da carcerato a carceriere, ma questa volta con lunghi permessi premio visto che lo Stato ci vuole così bene al punto da offrirci contratti a tempo determinato… Il fumetto quindi lo rapporto al dramma della scuola: le piccole dimensioni dove viene realizzato ciascun rettangolo (cioè vignetta) mi ha fatto sempre sentire “imbrigliato”; io ho bisogno di libertà per esprimermi, non di limitazioni ... "

DANIELA: Mario Verger, allievo da ragazzo del grande Benito Jacovitti, regista e autore di molti cartoni animati trasmessi dalla Rai, parallelamente si occupa anche di studio del linguaggio del cinema disegnato in particolare della storia dell’animazione italiana e giapponese… Ma non l’abbiamo mai sentito parlare di fumetto…

MARIO: Devo dire che il fumetto mi ha sempre costituito dei problemi “psicologici”: fin dalle elementari, a scuola, avevo enormi problemi di condotta per via della mia insofferenza verso ogni regola sociale, tanto da essere sospeso ed espulso da tutte le scuole… fino a diventare da adulto, dopo 27 anni di reclusione, ironia della sorte, professore. Anziché lasciare il carcere forzato sono passato da carcerato a carceriere, ma questa volta con lunghi permessi premio visto che lo Stato ci vuole così bene al punto da offrirci contratti a tempo determinato… Il fumetto quindi lo rapporto al dramma della scuola: le piccole dimensioni dove viene realizzato ciascun rettangolo (cioè vignetta) mi ha fatto sempre sentire “imbrigliato”; io ho bisogno di libertà per esprimermi, non di limitazioni; ovviamente, occupandomi fin dall’infanzia di cartoni animati, ho letto molti fumetti, due generi imparentati fra loro ma sostanzialmente differentissimi.

DANIELA: Il motivo per cui hai dedicato la sua vita al cartone animato e non al fumetto è questo?

MARIO: È questo e non altro il motivo: anche se quando presentai da adolescente come “biglietto da visita” l’unica tavola a fumetti della mia vita a Jacovitti, lui stesso mi disse che per una ragazzino si trattava di un biglietto da visita a dir poco eccezionale. Ma di fumetti non ne parlo spesso. Ne ho discusso l’altro giorno con Luca Boschi, indubbiamente l’esperto italiano di fumetto più accreditato a livello internazionale, basti pensare che la Disney gli ha affidato l’intero catalogo di Carl Barks, nonché una montagna di studi, libri e manifestazioni sull’argomento… E’ stato proprio Luca Boschi che ha confermato i miei sospetti: certi grandi fumettisti italiani non se li ricorda nessuno! (Il Blog di Luca Boschi è: http://lucaboschi.nova100.ilsole24ore.com/)

DANIELA: A proposito, tu sei stato allievo del maestro dei maestri del fumetto italiano, Benito Jacovitti, anche conosciuto come Jac…

MARIO: Jacovitti fu uno dei miei maestri e che conobbi appena sedicenne. Quando lo chiamai al telefono mi disse, “Dopo l’estate mi vieni a trovare”. Gli portai l’unica tavola a fumetti da me realizzata “Cacasenno sulla luna”, che gli piacque moltissimo dicendo che avevo delle qualità a dir poco eccezionali. E poi seguì tutte le vicende dei miei cartoons, ogni qual volta i quali venivano programmati in Rai o discussi sui quotidiani nazionali.
Sempre da lui appresi molte cose ma soprattutto a prendere con filosofia, genuinità e allegria la vita: elementi questi ultimi i quali, oggi più che mai, in un Italia distrutta dall’euro e dal malessere generale, servirebbero a tutti…
Jacovitti mi insegnò molte cose, perché la sua vita e i fumetti erano un tutt’uno: ricordo che quando vinsi ad un Festival il Primo Premio nella sezione animazione ad ex aequo con la celebre cantante e attrice americana Jennifer Lopez, i giornali titolarono a caratteri cubitali, “Mario Verger, l’allievo di Jacovitti premiato con la sua satira a cartoon sul Presidente Berlusconi”…
Benito Jacovitti lo frequentai assiduamente per un decennio, fino ad andarlo a trovare a casa in media una volta alla settimana.

DANIELA: Cosa ne pensi, quindi, dell’Arte del Fumetto…

MARIO: Come già detto, ne penso che per me è un’arte di cui sono claustrofobico…
Oggettivamente però distinguo molto fra fumetto lucidato a pennino e fumetto a pennello… e c’è molta differenza nei risultati; nel primo caso è più semplice perché la mano poggia sul foglio facendo da perno, ma il risultato è più freddo; nel secondo caso, c’è maggior sensibilità e modulazione del tratto… ma bisogna essere capaci per evitare che, se non si sa domare la pennellata, la modulazione del segno non corrisponde ai volumi tridimensionali col risultato di sgradite ondulazioni e sbavature…

DANIELA: Parlaci dei maggiori maestri del fumetto italiano del Novecento…

MARIO: Mi sono accorto che, dei grandi autori del fumetto italiano, non solo furono all’epoca sottovalutati ma sono tutt’oggi praticamente ignorati.
Egidio Gherlizza ideò l’indimenticabile personaggio di Serafino; un “cane barbone” ma non di razza ma di fatto; coi suoi due occhi grandi e stereotipi nei due archi uniti che li compongono: un po’ legnoso nel tratto ma sottostantemente raffinato e poetico; un po’ naif nell’ideazione ma molto elegante nella confezionatura.
Un altro giornaletto che usciva era Arsenio Topen, un topo in versione ladro gentiluomo, che rivelava, nonostante la fattezza piuttosto legnosa e fumettistica, una derivanza del disegno realistico: era disegnato dal figlio di Nando Corbella, un grande animatore e fumettista che lavorò al lungometraggio animato di Antongino Domeneghini, La Rosa di Bagdad. Sempre nel giornaletto vi era anche il personaggio di Grillo Gigi. Corbella, che firmava le copertine di Cucciolo negli anni ’50 già piacevolmente datate, pare che, in seguito, arrivò a firmarsi con pseudonimi, gli venivano contestate le tavole, era diventato come dire, “fuori moda”, tanto che finì i suoi giorni in una casa di cura…
Un altro fumetto straordinario, edito dall’Editrice Universo, era Pedrito El Drito a firma di Antonio Terenghi; personalmente ho sempre preferito il meno noto Tarzanetto. Dal tratto piuttosto “rozzo” e bonariamente “casereccio”, il piccolo Tarzan della giungla è corredato da elementi adulti, quali sigaro e bombetta; a suo modo un piccolo moccioso italico, forzuto che da botte da orbi a rinoceronti e coccodrilli… Adornato da personaggi di contorno come la sua dolce compagna Panterina (che armeggia sempre un matterello per fare la pasta, da casalinga) e dall’indigeno Togo-Togo
(una sorta di Cita?) il tutto condito in un contesto molto, molto all’italiana… Come anche gli albi di Miciolino, oppure Frugolino, firmati dal grande Francesco Privitera. Già ristampati negli Anni ’70 ed in seguito, di recente, rimanenze abbinate a palloncini per bambini…
O il più riuscito Lupettino, un lupetto col naso simile al pon-pon di un cappello. Personaggi un po’ minuscoli con inquadrature piene ma molto raffinati nel tratto, dalla testa sempre un po’ larga e schiacciata.
Come indimenticabili Zic Zac, e Piccolo Crockett del maestro Onofrio Bramante: personaggi raffinatissimi da un lato, legnosi e perfino “rozzi” dall’altro ma dal tratto modulato e perfino “antico”.
Pochi ricordano Pinocchio Story e Tigrotto di un certo misconosciuto che si firmava Delli Santi. Più che un disegnatore era un lucidatore; giornali dal formato rivista o tascabili che uscivano distribuiti dai giornalai in poche copie ma di sicuro effetto per gli appassionati… come il personaggio che compariva nel retro della testata di Mac Rotella (che forse poteva essere di Bramante)…
Daniele Fagarazzi, bravissimo disegnatore che ricorda un po’ lo stile di Carlo Peroni (o Perogatt), dal tratto nervoso e un po’, mi si passi l’espressione, dozzinale, realizzava tutte le copertine del settimanale di Larry Harmon, Stanlio e Ollio, nonché ricordo il libro da lui illustrato de L’Orso Gelsomino. Carlo Peroni, invece, più famoso, ideò per il Corriere dei Piccoli, il personaggio Bianconiglio.
Giorgio Rebuffi, invece fu il disegnatore della fortunata serie Cucciolo. Per l’Edizione Alpe, un po’ come Topolino e Pippo, Cucciolo e Beppe (inizialmente due cani in seguito umanizzati), in compagnia dello singolarissimo cane lupo Pugacioff, una corrispettivo di Pluto, e del cattivo Bombarda, una sorta di Gambadilegno.
Personaggi magri e asciutti nella sensazione visiva, dal tratto a pennino arzigogolato e pieno di ghirigori, si alternano al più famoso personaggio di Tiramolla, sempre di Rebuffi, uno stranissimo personaggio dal corpo sottile e di gomma dotato di tuba e naso a cilindro schiacciato, ma lo stile con cui lo si identifica non è quello Rebuffi in quanto disegnato effettivamente da Rino Anzi.
Sempre negli Anni 60 e 70 usciva un periodico dalle dimensioni rettangolari, sostenuto dall’Istituto pedagogico per l’infanzia, Miao, con due tavole per pagina private di balloons ma giocando essenzialmente sulla comunicatività espressiva delle immagini. Vi erano anche giochi da ritagliare, personaggi da colorare, ecc…
L’autore del personaggio era il bravissimo Luigi Roveri ma le tavole di Miao erano opera di Nino Orlich (Orliani), bravissimo ma per via del tratto a pennello, sottile in partenza, grasso nel centro e sottile in arrivo, modulato e noncurante, nonché per la coloritura ad ecoline con cui accentuava gote e nasi, i suoi personaggi sembravano sempre, se non ubriachi, un po’ brilli e paonazzi.
Fra le ristampe anastatiche uscirono anche gli albi delle nuove avventure di Pinocchio, raffinatissimi quanto legnosi dell’indimenticabile Giorgio Scudellari, altro animatore de La Rosa di Bagdad. Come anche i grossi albi del grande Sebastiano Craveri. Craveri, disegnatore di altra generazione, metteva il suo straordinario universo composto da animali semi antropomorfi ma, come dire, di un’altra epoca. Scimmie, giraffe, maiali, cani e gatti sembravano, per via delle proporzioni realistiche, un po’ esseri umani con la testa di animale…
Molto antichi da un lato ma moderni per l’epoca, ricordo che avevano al posto delle quattro dita ben “cinque dita”: segno, quindi, di una mentalità fumettistica che si avvicina all’infanzia, ma ancora distante e adulta e dotata di un certo realismo…
Altri fumetti erano Soldino e Nonna Abelarda, entrambi disegnati dal grande Giovan Battista Carpi. Carpi, un grandissimo dei “Disney italiani”, disegnava con segno disinvolto i due personaggi summenzionati con grande bravura ma nella specificità pittorica del fumetto, in maniera molto manierata; anche se, per motivi di spazio, sono spiegazioni superficiali che può capire solo un intenditore…

DANIELA: A proposito, non abbiamo parlato ancora dei “Disney Italiani”…

MARIO: Certo, essi meritano un discorso a sé. Gli enuncio per come mi vengono in mente: Giorgio Cavazzano emerse già dai primi anni ’70, iniziando, ancora ragazzo, a lucidare le storie di Scarpa (infatti alla fine degli anni ’60 le sue storie appaiono un tantinello nevrasteniche nei tratti, ma ciò è dovuto alla magistrale mano di “Giorgetto”); dal tratto dinamico e nervoso coi suoi personaggi oblunghi, si è evoluto fino a personalizzare le sue creazioni, facendole uscire dal reticolo della vignetta, usando prospettive esagerate, personalizzando, con enorme bravura, le inquadrature di partenza… fino ad avere tutto un suo seguito di emulatori e bravissimi imitatori… fra tutti, chi invece ha trovato una strada propria in epoca relativamente recente, è Corrado Mastantuono, allievo del grande Niso Ramponi o Kremos.
Massimo De Vita, dai personaggi un po’ più rotondeggianti di quelli di Cavazzano, è un altro grande; figlio a propria volta di un altro grande ancora: Pier Lorenzo De Vita dal quale, nello stile, si differenzia moltissimo. Ad esempio, i paperi di Pier Lorenzo De Vita risentono di un disegno realistico ed antico: vedi nelle storie disneyane quando compaiono i cavalli, i quali vengono da lui disegnati in modo realistico e perfino meglio riusciti nonché più idonei al suo stile col quale rappresenta Paperino e Paperone, dall’espressione sempre fiacca e un po’ malinconica…
Giuseppe Perego, altro animatore de La Rosa di Bagdad, dal tratto raffinato ed “antico”, forse per il fatto che trattatasi di un disegnatore in voga molti anni prima, ha realizzato una marea di copertine per gli Albi d’Oro e Topolino fra gli anni 50 e 60, fino a semplificarsi in clichés piuttosto ingenui e persino “tirati via”…
Inizialmente Perego faceva la testa molto grossa rispetto al corpo e la sua caratteristica era che Topolino e Paperino avevano, rispettivamente, muso e becco, molto arricciati all’insù; spesso erano molto semplici e comunicativi e “saltavano” per aria con evidenziata al suolo una nuvoletta attorniata da segni circolari; qualche accenno dell’espressione per accentuarne i dialoghi; e la modulazione delle forme degli occhi sempre poetici ed eloquenti; insomma una logica fumettistica che rivela un certo anacronismo espressivo, con l’accentuazione mimica… un po’ come le comiche mute rispetto a quelle sonore… uno stile molto semplice ma estremamente pregiato…
Marco Rota, invece, disegnò moltissime copertine di Topolino negli anni 70: perfette e simili alla versione italiana di Carl Barks, mi sono sempre sembrati un po’ fasulli per via che c’è un tantino troppa esteriorità che va a discapito dell’interiorità dei soggetti rappresentati, tanto da essere perfino un po’ anonimi… cioè dell’espressione perfetta ma quantomai stereotipa nella quale prevale, a mio parere, un po’ troppo la confezionatura esteriore: sono solo, però, appunti di gusti personali, parliamo sempre di un grande disegnatore…
Sempre a proposito di copertine, alla fine degli anni 70 era stata la volta di Giancarlo Gatti di cui spesso si evidenzia che era molto amico del direttore Mario Gentilini (mi sembra un po’ pleonastico scriverlo basta vedere certe tavole per intuirlo…)
In realtà non è che non fosse bravo ma non aveva affatto la pregiatezza delle tavole di un Perego il quale, con meno particolari, le rendeva molto più classiche e pregiate. Con i suoi personaggi dall’espressioni troppo esasperate, quasi sciatte ed irreali nelle parossistiche posture, la “colpa” di Gatti (c’è stato un periodo che era stato uno dei miei disegnatori preferiti, e me ne pento) è quindi di aver dozzinalizzato, modernizzando troppo come parvenza, l’intero classico settimanale per l’infanzia.
Gino Esposito coi personaggi bislunghi dai fianchi larghi e arrotondati ed un po’ a birillo, dal tratto angoloso a pennino, lo troviamo anche all’Edizione Cenisio col Gatto Silvestro…
Giorgio Rebuffi, di cui ho parlato, ha sempre optato per il suo segno arzigogolato ed un po’ ipnotico e per i suoi personaggi bislunghi (anche la testa sferica di Topolino era allungata): meglio gli riuscivano i personaggi di Pippo e Nocciola la fattucchiera…
Onofrio Bramante, di cui ho parlato, realizzò moltissime storie di Topolino negli anni 60 ricorda nello stile la versione mussoliniana di Floyd Gottfredson ma molto più “italico” nello spirito; dallo stile un po’ losco, un po’ anche provinciale e all’italiana per via dell’espressioni recise e dittatoriali ma, stranamente, al contempo raffinato e classico a motivo del ripasso a pennello, Bramante penso sia stato, in fondo, uno dei più grandi dei “Disney italiani”… del tutto dimenticato…
Maurizio Amendola, molto bravo è un po’ sulla scia di Scarpa…
Come anche Giorgio Bordini, degno erede del grande Romano Scarpa…
Giulio Chierchini, già collaboratore negli anni 50 ai cartoni animati di Scarpa, sinceramente mi annoiava un po’: lucidatura a pennino, sempre conformisti nelle inquadrature con personaggi in totale, e perfino “minuti”, aveva un segno un po’, come dire, da geometra… ma in seguito è molto migliorato…
Sergio Asteriti, personalmente mi piaceva: molto riuscito era il personaggio di Pippo (realizzò anche la copertina del gioco Clementoni Super Pippo); ripassi a pennello ben nutrito d’inchiostro densi di inchiostratura nera, i suoi personaggi mi sembravano sempre, per via della lucidatura, un po’ deformati apparendo come di cera surriscaldata e sciolta…
Luciano Bottaro, sinceramente, per un fatto stilistico di affinità personale, non l’ho mai particolarmente amato: i suoi personaggi sono troppo rotondeggianti e cilindrici, troppo semplificati per i miei gusti… anche se si tratta comunque di un grande disegnatore: celebre resta il suo personaggio Pepito…
Tiberio Colantuoni, aveva un estro un po’ come dire superficiale…
Luciano Gatto, invece, mi annoiava per via del suo stile un po’ monotono e poco dinamico… anche se molto bravo.
Romano Scarpa, fra tutti lo preferisco: iniziò negli anni 50: da piccolo mi piaceva immensamente la storia Topolino e il mistero di Tapioco VI
che divenne un classico tradotto anche in America. Il suo stile, simile a quello di Floyd Gottfredson, era sempre corroborato da storie piene di suspance e mistero; successivamente però, stranamente, Scarpa, nel corso dei decenni successivi si è stereotipato fino un po’ a livellarsi… ideando personaggi approvati dai Disney Studios quali ad esempio Paperetta e Filo Sganga… anche se Scarpa resta un maestro insostituibile…
Giovan Battista Carpi, invece, è stato un altro grandissimo, le sue storie disneyane, per quanto influenzate (e viceversa) dallo stile dozzinale di Soldino e Nonna Abelarda, spesso con tratti a pennino simili a stelle filanti e superflui ornamentali, sono sempre state di un’intransigenza encomiabile: molto caratteristico il suo tratto a penna ed inchiostro; diverse ed altrettanto straordinarie le copertine e i libri illustrati su Topolino, Paperino ecc, nonché le copertine dei Manuale delle Giovani Marmotte, tutte dai colori più variegati, accesi e festosi…

Ringraziamo Mario Verger per l’intervista, nella foto intervento in alto cliccandoci è possibile ingrandirla.

Commenti dei lettori

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  • marcella colantuoni

    01 May 2009 - 14:25 - #1
    0 punti
    Up Down

    francamente basita per le sue opinioni riguardo i disegnatori da lei menzionati, non condividendone la maggiorparte, mi soffermo, in particolare, su “tiberio colantuoni” ritenendo, assolutamente, superficiale il suo giudizio riguardo l’eccellente disegnatore di cui, ceramente, ha una conoscenza molto superficiale e vaga:

  • marcella colantuoni

    01 May 2009 - 14:26 - #2
    0 punti
    Up Down

    francamente basita per le sue opinioni riguardo i disegnatori da lei menzionati, non condividendone la maggiorparte, mi soffermo, in particolare, su “tiberio colantuoni” ritenendo, assolutamente, superficiale il suo giudizio riguardo l’eccellente disegnatore di cui, ceramente, ha una conoscenza molto superficiale e vaga: