
DANIELA: Marco, sul tuo sito www.marcodedomenico.com che consigliamo ai nostri utenti appassionati di doppiaggio di visitare, tu scrivi:” Da ragazzino volevo fare questo lavoro, e non ho mai smesso di sognare, neppure adesso”. Ci racconti come è nato questo tuo grande sogno, come hai creato le basi, come ti sei formato, quali sono stati i maestri che ti hanno aiutato a crescere professionalmente … e come alimenti, ancora oggi che sei un professionista, questo sogno? Qualche tuo collega ci ha persino confessato , dopo tanti anni di mestiere, di aver perso un pò il fascino e la magia di questo lavoro … come si mantiene un sogno , secondo te, anche quando il sogno viene raggiunto?
MARCO: Credo che il vero sogno, quello eterno, sia continuare a sognare. Come non c’è dolore i cui contorni il tempo non sappia sfumare, non c’è giorno uguale a quello precedente per la mia attività di speaker/doppiatore pubblicitario. Amo questo lavoro al pari di quanto ami vivere. Il mio “sogno” non ha nemmeno avuto bisogno di una nascita. E’ tale da sempre. Da bambino mi feci regalare una radiolina da mio padre. AM e FM per me erano parole ricchissime di significato. Ho sempre subito il fascino della radiofrequenza, della magia che trasporta musica e parole da una parte all’altra e con in mezzo il nulla. A sette anni ho cominciato a prendere lezioni di pianoforte, perché consideravo la musica il più grande mezzo espressivo. C’è da dire che allora ancora non conoscevo la letteratura. A undici anni insieme a mio nonno (che era marconista in marina e innamorato come me della radio) ho progettato e costruito una radio in AM. Sentirla suonare era per me motivo di immensa soddisfazione. A 14 anni i miei genitori mi hanno comprato un CB. Da li a diventare radioamatore il passo è stato brevissimo. Col mio inglese delle medie parlavo in tutto il mondo, collegando posti esotici e lontanissimi. Avevo un planisfero in camera, e mettevo una bandierina per ogni posto col quale mi ero messo in contatto. La musica era sempre il mio contorno preferito. Radio ascoltata fino a tarda notte, cuffiette sempre in testa, scassinavo le protezioni messe da mio padre al suo impianto stereo che facevo andare a volumi immensi. Ascoltavo di tutto. Dalla classica ai Run DMC. Era la fine degli anni ottanta e gli inizi del decennio successivo. A diciotto anni il mio primo lavoro in Radio. Era il 1993, cominciai a Radio Studio 5 di Busto Arsizio. Facevo il mercoledì pomeriggio, ovviamente non pagato. Qualche mese dopo fui preso in onda a Radio Panda, di Garbagnate Milanese, una radio rionale retta dalla Parrocchia. Nel febbraio 1995 Radio Delta International di Parabiagio, sempre vicino Milano. Lì rimasi fino all’anno 2000. Nel 2000 la grande svolta, Mediaset mi fece un contratto di un anno per andare in onda in TV come in radio, solo con la voce. Era un progetto interessantissimo, pensato e proposto da Giovalli, l’allora direttore di Italia Uno. Un anno lungo un minuto, per me. Mi sentivo arrivato, respiravo il profumo sacro dello spettacolo, ogni giorno un’emozione nuova. Era solo l’inizio. Ho fatto il liceo scientifico. Dalla terza in avanti l’ho frequentato per modo di dire, perché erano più le mattine che passavo in radio, con immenso disappunto dei miei genitori. Ne sono uscito comunque bene, anche se in testa avevo solo la radio. L’uso professionale della voce. A 20 anni ho frequentato il CTA, Centro Teatro Attivo di Milano. Con Donatella Fanfani (bravissima) ho fatto il corso di dizione e di doppiaggio. Con Massimo Loreto (immenso attore di teatro) ho fatto il corso di predoppiaggio. Con Raffaele Farina (grande doppiatore e magnifico speaker) ho fatto il corso di recitazione a microfono. Anni bellissimi, in cui ho conosciuto tante persone con la mia stessa passione. Di moltissimi che eravamo a lavorare in questo campo siamo rimasti in tre. Non male, vero? Dopo l’esperienza a Italia Uno (giugno 2001) ho cominciato seriamente a fare lo speaker. Spot, moltissimi spot sia locali che nazionali. E i primi doppiaggi. Nel 2003 parentesi di due anni a Radio Reporter, eccellente realtà interregionale di Rho. Nel 2001 ho conosciuto Ciro Emanuele Sponzilli e Giancarlo De Angeli che mi hanno aiutato a entrare nel mondo del doppiaggio. Grazie a loro, alla loro infinita pazienza, all’amore quasi figliare per me, e alla loro voglia di fare e di insegnare, ho cominciato a doppiare. Insieme abbiamo fatto 5 film e un cartone animato. Sul mio sito si possono vedere frammenti dei film che ho doppiato grazie a loro. Bellissimo. Adesso presto spessissimo la voce per i documentari di Discovery Channel, e di molte delle reti visibili su Sky. Sono la voce ufficiale di Nickelodeon, canale per ragazzi prodotto da MTV sul 604 di Sky. Incido grandi spot nazionali, sia radio che tv. Sono felice. Carne al fuoco ce n’è molta, e ogni giorno è più bello e più ricco del precedente. Non potrei desiderare altro (quasi). Quindi il sogno continua.
DANIELA: Sul sito dell’Adap
www.adap.it/adap_asp/scheda_socio.asp?sex=M&mid=108
leggiamo di tantissimi tuoi lavori ma a quali sei più affezionato? E quando eventualmente tu ti dovessi risentire da casa, quali sensazioni albergano nel tuo animo, sei contento o ipercritico con te stesso?
MARCO: L’ottanta per cento del mio lavoro si svolge da casa. Una parte di casa mia è il mio personale studio di incisione. Non è un “home studio”, si tratta di una vera sala di doppiaggio professionale. La mia passione per l’elettronica e l’acustica è sfociata nella passione per le apparecchiature del suono. Mi considero un bravo tecnico del suono, oltre che un bravo speaker. Insieme, queste due cose, mi hanno permesso di allestire questo studio, dal quale ora rispondo a questa intervista. Quindi “riascoltarmi” per me è pane quotidiano. Incido la mia voce e poi la riascolto per pulirla, editarla, assemblarla alle musiche per poi spedirla alle radio e alle televisioni. Mi riascolto sempre con piacere, e ovviamente sono ipercritico. Mi considero bravo, ma con immensi margini di miglioramento. Cerco di non dare troppa retta al mio spirito critico, che se preso troppo in considerazione mi vieterebbe di far uscire qualunque cosa da qui. Alla fine stringo i denti, e invio il materiale che di norma viene apprezzato. Queste conferme mi danno la forza di andare avanti, e di migliorarmi. Un lavoro al quale sono tutt’ora molto affezionato è la trasmissione televisiva di Italia Uno “Arrivano i Rossi”. Una specie di sitcom-candid camera che secondo me era molto divertente. Lanciò tra l’altro Laura Chiatti. Averla “tenuta a battesimo”, ora che è famosissima, è stato un piacere e un onore. Io ovviamente ero la voce fuori campo.
DANIELA: Cani & Gatti (Rai Due) | Manuel (Sette Gold) … cosa ci puoi raccontare di queste esperienze?
MARCO: Cani & Gatti è stato un vero colpaccio. Lavoro dall’anno 2000 per una grande casa di videoproduzioni. Grazie a loro ho prestato la mia voce per Nuvolari (canale di motori del gruppo Sitcom), per Cani & Gatti su Rai Due, e per Manuel che conduco in voce da quasi sette anni. Cani & Gatti è durato tre anni, mi è piaciuto moltissimo e ho imparato molto sugli animali. Universo che non conoscevo affatto. Manuel è il mio programma preferito. Si parla di motori ma in maniera molto trasversale, la trasmissione ha un taglio “fashion”. Io sono un innamorato dei motori, guido una Corvette. Una purosangue americana, il fascino dei motori d’oltre oceano. Per me Manuel è la commistione delle mie passioni. Io lo conduco alla maniera di “Nonsolomoda”, ispirandomi alla voce bellissima di Daniele Sassi, mio stimato collega. E intanto mi informo sulle ultime novità in ambito motoristico. Mi diverto, guadagno, e imparo di motori. Manuel è senz’altro il mio lavoro preferito, pur se sacrificante. Mi obbliga a incisioni a tarda sera, a lavorare la domenica mattina. Come ogni programma televisivo con formato quotidiano, è basato più sulle emergenze che sulla normalità. Ma a me questo “pepe al sedere” piace ed eccita. Quindi sorrido e lavoro.
DANIELA: Quali tuoi colleghi stimi particolarmente?
MARCO: L’elenco è lunghissimo. A Milano trovo bravissimi Raffaele Farina (mio indimenticato maestro), Daniele Milani, Giorgio Melazzi. Mi piacciono anche Luca Catanzaro, Ivano Lenni (anche caro amico), Battezzato, Vittorio Bestoso, Luca Sandri, Massi Rossi, Braccialarghe e molti altri. Non amo particolarmente le voci femminili, fatico a distinguerle, mi sembrano tutte un po’ troppo uguali. Sotto questo profilo sono pessimo, lo ammetto. A Roma il discorso si fa più complesso. Ascoltarli nei film è un’esperienza sempre magica. Penso a Pedicini, a Ward, a Guadagno, a Insegno, a Pannofino. Li adoro, per me in ogni caso irraggiungibili. Un pianeta sul quale non mi è concesso di atterrare. Ma va bene così. L’Olimpo è mitico perché inviolabile.
DANIELA: Cosa ci puoi raccontare dei tuoi lavori in radio? Quali emozioni suscita il microfono ? E il leggio?
MARCO: La radio è il mio primo e indimenticato amore. Il microfono è un oggetto strano. Per me la sua funzione di “trasduttore elettroacustico” è ben poca cosa rispetto al suo valore sociale. Il microfono è il principio della comunicazione a distanza, della comunicazione alle masse. Attraverso quella griglia in metallo io posso parlare qui, da solo, ed essere ascoltato lì, ovunque si vuole. Ora poi con internet in confini nazionali hanno veramente ben poco significato. Ricordo perfettamente il microbrivido un attimo prima di andare in onda. Un secondo prima sei da solo in una stanza. Un attimo dopo ti ascoltano in centinaia di migliaia di persone. E’ “il momento”. Difficile da spiegare a parole, eppure tutti quelli che leggeranno questa intervista e lavorano in radio sapranno capirmi perfettamente. In radio ho lavorato per lunghissimi anni. Ora conduco un programma registrato che si chiama “One Hour” ed è in onda su una ventina di piccole radio sparse sul territorio nazionale. Non è come andare in onda in tempo reale, ma l’emozione si avvicina. A me piace e diverte, spero di poter continuare ancora a lungo. Lo incido da qui, dal mio studio. Quando accendo il microfono e incido le mie parti, nell’animo sono virtualmente in onda, per me è come essere realmente on air. Ci metto la stessa passione.
Il leggìo è un’altra cosa. Dipende da cosa ci appoggi sopra. Se è uno spot è più facile. Perché incidi quando vuoi tu, ti prendi i tuoi tempi. Quando è un film da doppiare è diverso, perché il momento in cui partire non lo decidi tu, ma l’attore che attacca a parlare. E se hai un po’ di saliva in bocca faresti bene a deglutire per tempo, perché poi probabilmente non ne avrai più la possibilità. Magia, magia, magia pura.
DANIELA: Sei anche un cantante, parlaci di questa tua passione … quali generi prediligi, quale musica ami ascoltare … sogni un futuro anche come cantante?
MARCO: Si, sono anche un onesto cantante. Ho studiato a fondo la tecnica, fin da ragazzino. Credo di cantare piuttosto bene, ma è rimasta una passione. Ho anche inciso un brano che ho messo on line sul mio sito. Diciamo che è stata una bella esperienza. Ho partecipato e vinto alcuni piccoli concorsi canori, ma nulla più. Cantare deve essere un lavoro, ci si dovrebbe dedicare a tempo pieno. Ma il mio tempo è occupato quasi tutto dalla mia passione, dal mio lavoro. E siccome il tempo non è infinito, anzi col tempo si fa risorsa sempre più preziosa, preferisco spingere su questo acceleratore. Il tempo, spero, mi darà ragione.
Comunque cantare è bellissimo, perché come diceva Luciano Pavarotti, canta solo chi è felice. Chi è triste non canta. E io canto spessissimo. Un motivo ci sarà, no? Inoltre grazie alla tecnologia digitale del mio studio di incisione, non mi è difficile cantare. Canto spesso, incido canzoni anche a livello professionale che poi infilo in un cassetto digitale dei miei hard disc. Per ora va bene così. In studio ho anche un pianoforte, che suono per accompagnarmi alle mie performances. E’ un piano digitale, me lo suono in cuffia, così posso suonare e cantare anche a tarda sera. E’ pure un’eccellente terapia quando sento che la malinconia fa capolino nell’anima. Un animo sensibile è purtroppo anche un animo nostalgico, molto tentato dal dolore interiore. E’ anche troppo facile cedere a queste tentazioni, la musica è il mio Prozac +.
Ascolto realmente ogni genere musicale, nel mio studio i CD sono oramai quasi duemila, una discreta discoteca. A rotazione li ascolto quasi tutti, oltre ovviamente all’ascolto sistematico della radio per sentire se e dove i miei spot sono in onda. Mi serve anche per contestare eventuali diritti di utilizzo della mia voce sottovalutati. Come molti di voi sapranno noi speaker della pubblicità veniamo pagati per quanto la nostra voce è presente in onda. Qualche volta tendono un po’ a fregarci. Ascoltando i miei spot sulle emittenti, so sempre dove vanno, e di conseguenza so se mi stanno pagando il giusto oppure di meno. E’ la parte meno bella del mio lavoro, ma la faccio comunque volentieri.
Certo che sogno un futuro anche come cantante, sarebbe davvero magnifico. La vedo una cosa difficile, ma sognare è un diritto di tutti noi. Io dei sogni mi sento il re, quindi spero di non dovermi svegliare mai.
DANIELA: Sei la voce di uno dei protagonisti di un videogame dal titolo “Space Hack” disponibile per pc e consolle. Che tipo di lavorazione viene svolta in questo caso quali analogie o discrepanze esistono tra il doppiare una animazione ad esempio e doppiare un videogames?
MARCO: Doppiare un videogioco è molto divertente, anche perché incidi immaginando lo stato d’animo dei players (di norma ragazzini) tutti tirati di nervi che ascoltano a orecchie piene quello che dici. Analogamente al doppiaggio di film d’animazione cerco di mettere tutta la mia arte. In Space Hack credo di esserci riuscito. E per questo ringrazio anche Jinglebell di Milano. Un’importante casa di audioproduzioni che mi ha offerto questa bella opportunità. Presso la stessa Jinglebell qualche settimana fa ho incontrato Linus, il celebre conduttore radiofonico e direttore artistico di Radio Deejay, che doppiava il videogioco Halo 3. Bello lavorare in posti che contano. Direi che i videogiochi si doppiano più o meno come i cartoni animati, in fin dei conti è recitazione pura.
DANIELA: Sappiamo che sei in grado di creare, con la tua bellissima voce, tutti gli accenti regionali oltre ad usarla con una dizione perfetta. Ci puoi spiegare come è possibile variare così tanto la voce ? Da scevra e pulita a estremamente sporca e ricca di quelle piccole “imperfezioni” proprie e che contraddistinguono i vari dialetti. Quali sono gli errori tipici per i dialetti ad esempio del Nord: milanese, torinese, genovese , del centro , il romano e del sud di napoli o palermo ad esempio … quali trucchi, spiegati anche in maniera molto sommaria, consiglieresti ad un giovanissimo che volesse pulire la propria dizione? Si può apprendere una corretta dizione ascoltandovi semplicemente da casa e provando a ripetere le parola con la vostra stessa dizione oppure occorre una predisposizione, una scuola adeguata, qui parliamo ovviamente del solo miglioramento della dizione e non del doppiare dove è fondamentale essere principalmente attori, come sempre ci viene detto dai tuoi colleghi …
MARCO: I dialetti italiani sono la mia passione. Li imito fin da bambino, quando i muratori bergamaschi costruivano la casa dentro la quale ho vissuto per oltre vent’anni coi miei genitori. Non c’è dialetto italiano che non sappia riprodurre in maniera almeno realistica. Non è detto che un bravo speaker sappia fare anche i dialetti e le caratterizzazioni. Diciamo che è una dote a parte. Quanto ai consigli sul migliorare la propria voce, e alle caratteristiche tipiche dei dialetti italiani, vi rimando al mio blog professionale sull’uso della voce: www.usalavoce.it Ogni giorno su Usalavoce.it scrivo un post in cui descrivo gli esercizi per migliorarsi, per rendere più completa e più gradevole la propria voce. Descrivo approfonditamente tutti gli accenti regionali, ne identifico le sonorità e dò ottimi consigli su come imitarli. Usalavoce.it è un potente strumento di comunicazione, mi permette di diffondere (gratuitamente) la passione per il mio lavoro.
DANIELA: Cosa ti aspetti dal domani sia come giovane uomo sia come artista? Quali sono i valori in cui credi veramente e cosa cambieresti nell’ambito del tuo mestiere , cosa ti soddisfa e cosa ti soddisfa meno ?
MARCO: Cosa mi aspetto dal domani.. sembra una canzone dei Lunapop. Diciamo che come giovane uomo mi aspetto di stare sempre in buona salute. A causa di un catastrofico incidente in motocicletta, a vent’anni mi è stata amputata la gamba destra. Da allora cammino poco e con un discreto dolore con l’uso di una protesi. Da fuori non si vede nulla, coi jeans la mia figura sembra quella di qualunque ragazzo. Ma dentro c’è un mondo di dolore fisico e psicologico che non auguro nemmeno al mio peggior nemico. E’ una croce, per vuole leggerla dal lato religioso. Da ateo io mi sforzo di prenderla come una prova di forza, attraverso la quale temprare il mio carattere. Sono diventato uomo di colpo, quel giorno. A vent’anni si dovrebbe avere il diritto di pensare solo allo studio inseguendo i propri sogni. Io inseguivo i chirurghi in corsia, per sapere come mai la mia gamba non guariva, e quando e se sarei mai tornato a camminare, a correre. Di corsa non se ne parla, di qualche breve passeggiata per ora si. La salute è per me l’elemento cardine attraverso il quale ruota il mio mondo di affetti e di aspettative. Quanto a giovane speaker, mi auguro di fare sempre meglio, di essere riconosciuto come artista di talento, di lavorare sempre di più e con più profitto. Perché è vero che amo il mio lavoro, ma amo anche le cose belle. Le cose belle costano, e raggiungerle significa lavorare molto e con profitto. Mi piacerebbe che Wikipedia parlasse di me come un bravo speaker e doppiatore, mi auguro di lasciare una traccia del mio percorso professionale. Vorrei che i miei nipotini parlassero di loro nonno come di una persona veramente speciale. Mi sto attivando affinché questo possa un giorno capitare. Del mio mestiere mi soddisfa poco la scarsa serietà di certe figure che purtroppo sono obbligato a frequentare. Spesso ho la sensazione di essere considerato un simpatico buffone, perché ho molta attitudine alla comunicazione. Mi piace essere al centro dell’attenzione, adoro mostrarmi nelle mie capacità. Capita però che certe persone dotate di scarsissimo senso dell’umorismo, o rifinite a grezzo nei muri della loro sensibilità, mi scambino per un cretino. Stringo i denti come sempre, ciò che conta è il risultato finale. Sempre. Il resto del mio lavoro è magnifico, mi considero un assoluto privilegiato.
DANIELA: Grazie per la tua grande disponibilità e gentilezza e infine ti chiediamo di svelarci , se vorrai , qualche tuo imminente progetto e di lasciare un messaggio per tutti gli appassionati e gli utenti che amano e seguono il mondo degli speaker e degli attori doppiatori e che apprezzano il tuo lavoro.
MARCO: Si, ci sono ottimi progetti. I primi di ottobre mi sono incontrato con un dirigente di Mediaset, mi ha proposto un affare che appare davvero rivoluzionario. Tradirei la sua fiducia se ne parlassi qui, ma se tutto va come deve, ne sentirete presto parlare. Sempre per Mediaset (Pubblitalia) questa settimana (il 10 ottobre) comincio a prestare la mia voce alle telepromozioni in onda sulle Reti Mediaset. Non male, l’idea mi piace molto.
Agli innamorati del mondo del doppiaggio e dello speakeraggio, io suggerisco di armarsi di molta pazienza e di tanta voglia di fare. Ragazzi, il successo e il danaro arrivano solo dopo un lunghissimo periodo di studio e di “gavetta”. Se pensate di amare questa attività, non perdetevi d’animo e lavorate sodo, all’inizio solo per la gloria. I risultati non si faranno attendere troppo. Studio, studio, studio, applicazione, sacrificio, impegno, perseveranza, lungimiranza. Queste saranno le parole che imparerete a pronunciare meglio di tutte le altre. Il resto è un sogno lungo una vita.

Daniela Sgambelluri








