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Elizabeth Fajuyigbe: la giovane “youruba”del cinema italiano

Accanto ai kolossal americani, tra i film italiani come «Volevo solo dormirle addosso» di Eugenio Cappuccio (secondo per l’esattezza e terzo per co-regia) presentato all’ultimo Festival di Venezia ed interpretato da attori quali Giorgio Pasotti e Cristiana Capotondi, con la partecipazione di Jun Ichikawa (reduce dell’ultimo film di Ermanno Olmi) nonché l’originale presenza del poliedrico ex direttore di RaiDue Carlo Freccero, si è rivelata la giovane attrice – in realtà alla sua prima esperienza cinematografica – Elizabeth Fajuyigbe, nei credits del film semplicemente «Faju». Invitati gli attori ad una puntata del programma Rai Cinematografo, l’ideatore e conduttore Gigi Marzullo accortosi delle spiccate qualità della giovanissima yoruba, ha avuto l’intuito di dedicarle un’intera puntata delle notti di RaiUno di Sottovoce, nella quale “Faju” ha raccontato con semplicità e padronanza del mezzo televisivo veramente notevoli la sua prima esperienza professionale nel mondo del cinema. Ma chi è questa giovane e spigliata ragazza di colore dall’aria simpatica e ancora adolescenziale che ha recentemente raccolto l’attenzione dei mass-media, tanto da essere ricordata come la mascotte del film? ... Articolo a cura di MARIO VERGER

Elizabeth Fajuyigbe, 25 anni è proveniente da Lagos, capitale economica della Nigeria, un vero e proprio gigante d’Africa coi suoi 120 milioni di abitanti dichiarati senza contare i personaggi famosi in tutto il mondo occidentale tra cantanti, sportivi, attori e registi afro-americani, nonché premi Nobel provenienti da una metropoli moderna tra le più industrializzate, una vera New York africana tra i maggiori paesi al mondo produttori di petrolio, che ha sviluppato business economici di ogni tipo tra cui la più grande industria cinematografica del continente. Elizabeth Fajuyigbe è una ragazza carina e garbata per nulla vistosa, anzi conserva l’espressione di ragazzina suggerendo in chi la vede immediata simpatia, impulsiva di temperamento ed aperta di mentalità ma simpatica ed estroversa nell’aspetto ancora fresco e adolescenziale. Nel film recita nella parte di Angelique, una cubista che il giovane manager, Marco Presti, (Giorgio Pasotti) conosce all’uscita di una discoteca milanese: nessun riferimento “volgare”, nessuna allusione, solo il sogno evasivo di un uomo d’ufficio che cerca di interrompere la routine sognando un’avventura con una ragazza “esotica”. L’incontro col regista e il suo primo film è avvenuto per caso: Elizabeth, dopo una delusione d’amore con un coetaneo italiano, a 18 anni va a vivere da sola e, per dimenticarlo, si iscrive ad un corso di “danza del ventre”, lavorando come impiegata presso una società di software. E’ qui che in maniera del tutto casuale inizia il suo approccio col mondo della celluloide.


«Ad una mia amica di danza orientale è arrivata un’e-mail che diceva ‘Cercasi ragazza di colore per un film importante’; la mia amica mi ha ‘girato’ l’e-mail, ho mandato le foto e, dopo un paio di mesi, mi hanno chiamata; in realtà pensavo più ad una comparsata, niente di eclatante e invece dopo ho capito che era una cosa più impegnativa di quanto pensavo. E dopo pochi mesi mi sono ritrovata inaspettatamente al Festival di Venezia»,
ha detto simpaticamente Elizabeth. Il provino con l’aiuto regista Daniele Cascella pare sia andato bene, vista l’interpretazione delle battute del copione apprese in brevissimo tempo e la spigliatezza dalla ragazza che colpiscono positivamente anche Cappuccio; l’interpretazione e le pose per vedere anche se è fotogenica ed il provino risulta ok: Elizabeth un paio di giorni dopo passa nelle mani del regista Eugenio Cappuccio. Ma ancora un timore per la giovanissima Faju, qualche “paura” di scene forti, al contrario inesistenti: a rassicurala ci si mettono il regista e i produttori che le affidano la lettura del romanzo di Massimo Lolli, facendole confrontare la parte letteraria con la sceneggiatura. Un mese e mezzo di lavoro e le sequenze con protagonista “Angelique” sono girate.

Figlia di un ingegnere, la giovane attrice nigeriana naturalizzata “italiana” è venuta da Lagos in Italia all’età di quattro anni, studiando presso le scuole inglesi tanto che conosce alla perfezione inglese, francese, spagnolo e ovviamente l’italiano. “Mio padre lavorava come ingegnere all’aeroporto, disegnando le rotte dei voli per la compagnia nigeriana a Lagos ma per lavoro è stato più volte trasferito in altre parti del mondo, infatti siamo stati a Londra, un po’ in Arabia Saudita, in Liberia, e poi in Italia e da lì tutta la famiglia ovviamente l’ha seguito”, racconta Elizabeth, la quale si è ritrovata inaspettatamente sulla laguna alla 61° Mostra del Cinema di Venezia. «L’esperienza al Festival di Venezia è stata innanzitutto inaspettata», racconta ancora emozionata con un candore ed una simpatia disarmanti, «all’inizio mi sentivo un po’ frastornata perché passare da un’intervista ad un’altra, dalle apparizioni in TV come anche dalle dirette televisive de La vita in diretta, Unomattina, Sipario, Sky, e durante i vari TG nazionali è stata un’esperienza intensa anche perché sono cose che ho sempre apprezzato da spettatrice a casa, sul divano, vedendo i servizi del Festival; esserne invece in qualche modo protagonista è stata un’esperienza emozionante, soprattutto alla proiezione insieme al pubblico, vedendolo come ha reagito con gli attori del film insieme nella sala, è stata un esperienza veramente molto forte».

Parlando del suo scopritore Eugenio Cappuccio, 45 anni, che vanta anche antiche collaborazioni con Fellini, Faju dice, «Eugenio per me è stato una persona splendida coi ‘piedi molto per terra’, il quale è riuscito a farmi vivere la lavorazione del film come un lavoro normale, come una sorta di routine, mettendomi perfettamente a mio agio», dice la ragazza ora confezionato il film ridendoci simpaticamente sopra. «Volevo solo dormirle addosso» è incentrato sulla vita lavorativa di oggi che spesso assorbe sostituendosi con la vita normale; Marco Presti, interpretato da Giorgio Pasotti, è un giovane manager in carriera, benvoluto dai colleghi, a cui viene affidato lo spiacevole incarico di licenziare parte del personale in due mesi; il film è un anti-Fantozzi dove non tanto la figura dell’impiegato quanto quella del capo ufficio-manager si trova a dover negare il proprio lato umano in funzione di una carriera che assorbe totalmente la vita stessa; Marco Presti si renderà ben presto conto che ha accettato una gara dove vi sono solo due premi: il primo è la sopravvivenza, il secondo la propria stessa morte lavorativa. L’incontro con Angelique nella discoteca non ha niente né di allusivo né tanto meno di volgare ma rappresenta quel sogno multietnico di liberazione di ogni sorta di “schema” occidentale, oggi rappresentato dallo stress lavorativo cui ogni uomo si sente assorbito e imbrigliato. Ma a quanto pare è stata Elizabeth Fajuyigbe, fuori dagli “schemi” del film, la vera rivelazione del film stesso.

Elizabeth Fajuyigbe

Nome: Elizabeth Olumoroti Fajuyigbe
Luogo di nascita: 1981, Lagos, Nigeria

Dal 2004, è balzata fra le pagine del cinema italiano che l’ha da subito adorata come una dei nuovi protagonisti del cinema italiano. Propostasi come la più tradizionale delle bellezze africane, è arrivata alla notorietà con una delle pellicole più discusse di quella stagione cinematografica. Lunghe treccine e pelle d’ebano, Elizabeth Fajuyigbe è originaria dell’etnia Yoruba e appartiene al gruppo Moroti della tribù Olu. Nigeriana, figlia di protestanti evangelici, si è trasferita a Roma quando aveva solo sei anni (e qui si spiega il suo perfetto italiano), perché il padre, dipendente della Nigerian Airways era stato distaccato in Italia. Cresciuta nella borghesia della capitale, a diciotto anni, trova lavoro in una multinazionale e si rende indipendente, andando via da casa, desiderosa di libertà. Debutta al cinema senza mai aver recitato in un film, dopo un provino che fra l’altro ha fatto per caso, immaginando di fare solo la comparsa. Invece, il regista di Volevo solo dormirle addosso, Eugenio Cappuccio, colpito da quella sua calda voce e da quella tranquillità, le ha offerto il ruolo di Faju, l’amante di del tagliatore di teste Pasotti. Segue “Chiamami Salomè” di Claudio Sestieri presentato in anteprima al RomaFilmFestival con Elizabeth Fajuyigbe, e la vedremo in una fiction televisiva Mediaset della prossima stagione. Perfetta e stupenda, il cinema italiano le augura un futuro brillante.

Articolo a cura di MARIO VERGER

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Photogallery allegata, foto di Gianluca Mosti