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Intervista esclusiva al regista Maurizio Amici

" ... Credo di fare il mestiere più bello del mondo e con mia continua sorpresa mi pagano per farlo ... da bambino sognavo di fare il regista in televisione e sembra che la vita abbia voluto assecondare questo mio sogno. I miei maestri sono stati tutti coloro che facevano e fanno televisione, non ho mai smesso di rubare con gli occhi quello che vedo. Poi quando sono sul set affronto ogni volta una sfida diversa, non c’è mai un programma uguale all’altro, occorre sempre misurarsi con esigenze e situazioni diverse e allora deve venire fuori non solo una tecnica acquisita, ma una creatività che non puoi tirare fuori da un cassetto ... Tanti, tanti anni fa, ho avuto la fortuna di scrivere dialoghi per un maestro del doppiaggio, Mario Colli (grande attore e indimenticata voce di Perry Mason), lui credeva molto in me e mi volle per scrivere i testi di due opere, una inglese sulla vita di Orazio Nelson e una giapponese sulla vita di Gengis Khan ... Mi è capitato di lavorare con star della tv del calibro di Piero Angela e Raffaella Carrà, e poi Paola Saluzzi, Livia Azariti, Donatella Bianchi e con artisti come Lucio Dalla e tanti altri. Posso dirti che più sono “grandi” e più è facile lavorare con loro. La prima volta che ho lavorato con la Carrà ero molto in soggezione, stare al fianco, dirigere un vero monumento della nostra storia televisiva mi provocava crampi allo stomaco ... Alle persone che seguono i miei programmi, un grazie, in genere stando dietro le telecamere non penso che ci sia qualcuno che mi conosca, l’idea che così non è mi fa arrossire. ... "

DANIELA: Maurizio, tu sei un apprezzato e stimato regista , autore e documentarista televisivo. Grazie anche al tuo sito www.maurizioamici.it scopriamo il desiderio di incontro e di dialogo con il pubblico non da “narciso” come tu stesso puntualizzi ; un incontro con chi ti stima e ti segue da anni, con gli appassionati e allora ti chiediamo cosa è emerso da questi dialoghi , trovi che internet ti stia accontentando oppure lo trovi un mezzo ancora troppo freddo e virtuale?

MAURIZIO: Devo confessarti che sono rimasto stupito dal numero di visite che ho avuto in questi anni, il mio sito è stato guardato da migliaia di persone e ammetto di non sapere il perché. In particolare la sezione fotografica, in molti mi hanno scritto commentando le mie foto scattate in giro per il mondo, e in quelle mail non c’era niente di freddo o virtuale, ho conosciuto persone straordinarie, sono nate delle amicizie, insomma è stato più o meno quello che mi aspettavo dal più grande mezzo di comunicazione che il mondo ha oggi a disposizione. Inoltre molti mi scrivono chiedendomi consigli su come intraprendere la professione che svolgo, e quelle sono le lettere a cui è più difficile rispondere. Mi rendo conto che qualcuno si rivolge a me come se fossi uno “arrivato”, mentre non è così, nel mondo del lavoro, il mio compreso, bisogna sempre combattere per affermarsi e non c’è un punto di arrivo.

DANIELA: Nel tuo sito affermi: ” Voglio rendere omaggio a questa professione che mi ha dato molto e che spero continuerà a darmi tanto “. Quanto ti ha realmente dato la tua professione e cosa ti manca ancora , quali altri sogni vorresti realizzare?

MAURIZIO: Credo di fare il mestiere più bello del mondo e con mia continua sorpresa mi pagano per farlo. Ho avuto modo di girare l’Italia e il mondo grazie a questo mestiere e ciò che mi ha dato non è la possibilità di fare del turismo, che credimi, lavorando proprio non si può fare, ma di conoscere tanta gente, luoghi è umanità che ti si aprono davanti e che ti arricchiscono. In particolare girando dei documentari. Voglio raccontarti un aneddoto che spero sia esemplificativo: anni fa proposi alla RAI di girare un documentario sull’Etna e il mio progetto venne accolto. Andai a fare dei sopralluoghi e mi trovai davanti ad un enorme “foruncolo” della terra che sembrava arido e spoglio. Inizio a fare un tour con un capo delle guardie forestali che mi mostrava le ricchezze di quel territorio, ma visto così mi sembrava banale. Poi l’ultimo giorno dei sopralluoghi mi portò con la sua Panda 4×4 sui crateri sommatali, e mentre ci inerpicavamo mi disse che lui discuteva spesso con la moglie perché la domenica non andava alla messa con lei, era poco propenso ai riti religiosi, però ogni volta che saliva sulla “muntagna” si scopriva a pregare. Quella frase mi fece capire che il rapporto degli etnei con il vulcano era qualcosa di trascendente, e che tutti coloro che abitano o vivono sulle pendici dell’Etna sono grati della vita che hanno avuto e delle ricchezze di cui godono, consapevoli che come hanno avuto il dono della vita da quella terra, quella stessa terra ha il diritto di riesigerla. Questa interpretazione mi vide girare “La montagna di fuoco” sotto una luce umana e non ambientale e penso sia stata una esperienza per me di grandissimo valore. Per quello che mi aspetta in futuro… vedremo, non ipoteco niente, qualcosa succederà.

DANIELA: Hai maturato esperienze diverse in radiofonia, stampa, televisione, cinema con particolare riferimento alla documentaristica scientifico-naturalistica e alla regia televisiva nel campo dell’informazione, realizzando dirette anche in mondovisione e programmi in diretta con regia da studio e/o da esterna. Ci racconti come ti è nata la passione per la regia, quali sono stati i maestri che hanno contribuito a farti crescere in questa difficile a affascinante professione? Quali sono a tuo avviso le caratteristiche essenziali che dovrebbe avere un buon regista?

MAURIZIO: Mi è difficile rispondere a questa domanda, sò che da bambino sognavo di fare il regista in televisione e sembra che la vita abbia voluto assecondare questo mio sogno. I miei maestri sono stati tutti coloro che facevano e fanno televisione, non ho mai smesso di rubare con gli occhi quello che vedo. Poi quando sono sul set affronto ogni volta una sfida diversa, non c’è mai un programma uguale all’altro, occorre sempre misurarsi con esigenze e situazioni diverse e allora deve venire fuori non solo una tecnica acquisita, ma una creatività che non puoi tirare fuori da un cassetto. Una cosa è certa: il mio è un lavoro di squadra, fatto di sinergie, impossibile farlo senza la collaborazione professionale e creativa di tutte le maestranze. Ogni suggerimento e buono e va valutato, scartarlo o accettarlo dipende dalle specifiche circostanze, ma un regista è come un direttore d’orchestra, ha bisogno dei suoi musicisti per eseguire l’opera e più sono bravi più lui riuscirà ad esprimere al meglio il proprio valore.

DANIELA: Hai mai doppiato film , hai mai avuto il desiderio di farlo? Quali attori doppiatori stimi particolarmente?

MAURIZIO: Non ho mai doppiato un film, un paio di volte ho diretto un doppiaggio ma non sono certo un direttore. Non chiedermi i nomi dei doppiatori che stimo, non vorrei fare torto ad una categoria che merita solo plausi, i nostri doppiatori sono bravissimi, veri attori e non prestavoce. Se siamo uno dei pochi paesi al mondo in cui non esistono sottotitoli, è perché la maestria di questi professionisti non ci fa sentire l’esigenza di una recitazione originale, a volte addirittura trovo che migliorino le performance dei protagonisti stranieri e rendano ancor più godibile la visione dell’opera tradotta.

DANIELA: Dialogista dal 1980, socio dell’ A.I.D.A.C., hai realizzato adattamenti dialoghi di film, home video, telefilm, situation comedy e soap per la Rai, Mediaset, Disney Channel etc…. quali lavori come dialoghista ti hanno soddisfatto maggiormente e per quale motivo?

MAURIZIO: Tanti, tanti anni fa, ho avuto la fortuna di scrivere dialoghi per un maestro del doppiaggio, Mario Colli www.antoniogenna.net/doppiaggio/voci/vocimcol.htm (grande attore e indimenticata voce di Perry Mason), lui credeva molto in me e mi volle per scrivere i testi di due opere, una inglese sulla vita di Orazio Nelson e una giapponese sulla vita di Gengis Khan. Mi invitò a leggere dei libri sui protagonisti, a documentarmi sul periodo storico, poi mi invitò a scrivere e non a tradurre. Ora devi sapere che benché noi dialogisti siamo considerati e riconosciuti come autori, per deontologia non dobbiamo alterare il senso dell’opera originale, e così accade normalmente. Nel film su Gengis Khan però c’era una sequenza che raccontava la nascita del grande condottiero, in una misera tenda nella sperduta steppa mongola. La madre lo metteva al mondo da sola e prendendolo in braccio appena nato, prevedeva per lui le sanguinose barbarie che poi avrebbe commesso per conquistare il suo impero. In quella scena, questa madre sofferente e stanca prevedeva il sangue che Gengis avrebbe fatto scorrere, gli arti che avrebbe amputato e i villaggi e le città che avrebbe distrutto. Proprio non me la sono sentita di tradurla così, non era logico che una madre parlasse di morte con il soffio della vita tra le braccia, inoltre è sempre una questione di punti di vista, noi consideriamo Giulio Cesare un grande condottiero, ma i Galli e i Britannici non lo vedevano esattamente così. Decisi allora di seguire il consiglio del mio maestro e feci quel che non si deve fare: cambiai il senso del dialogo e lo trasposi più o meno in questi termini: “Figlio mio, sei venuto al mondo e il mondo ti aspettava, vedo per te un futuro grande che dovrai conquistare al prezzo di grandi sofferenze, raggiungerai il tuo sogno di un mondo di pace anche se questo dovesse costare sangue e sofferenze, un prezzo che si deve pagare in nome di un futuro migliore. Unirai popoli e genti che opporranno resistenza ma che pio capiranno quale grande sacrificio sarai costretto a compiere per raggiungere l’unione e la pace, il benessere e la prosperità per tutti”. Questa scena fu scelta dalla RAI come trailer per l’invito alla visione e persino il Corriere della Sera mi intervistò chiedendomi impressioni dal lavoro realizzato. Che posso dire? A tanti anni di distanza solo un: “Grazie Mario”.

DANIELA: Molti appassionati di doppiaggio non si spiegano come mai molto spesso i titoli di film stranieri siano totalmente diversi nella traduzione e nel loro significante dal titolo in originale… “colpa del dialoghista” oppure colpa di altri , dei supervisori stranieri ad esempio …?

MAURIZIO: No, il dialogista non c’entra, ci chiedono alla fine di un dialogo di suggerire due o tre titoli italiani, poi qualcun altro decide.

DANIELA: Pensi che in futuro il doppiaggio tenderà a sparire a favore dei sottotitoli, come avviene in quasi tutti gli stati del mondo oppure in Italia il doppiaggio esisterà per sempre?

MAURIZIO: Non credo che il doppiaggio scomparirà per i motivi che ho spiegato prima. Certo la Tv satellitare ci stà progressivamente abituando ai sottotitoli, ma in genere accade per reality show. In Italia i doppiatori sono troppo bravi, sarebbe un peccato rinunciare alla loro professionalità. Certo i costi non sono bassi, ma negli altri paesi spesso l’inglese è una lingua parlata quindi il doppiaggio è in parte superfluo. Prima che arriveremo a parlare l’inglese come seconda lingua in Italia dovrà passare molto tempo, spero potremo ancora godere della grandi prestazioni vocali e interpretative dei nostri doppiatori a lungo.

DANIELA: Tra i tanti tuoi lavori come regista e documentarista, ricordiamo che hai curato la regia in programmi come: “Chi l’ha visto?”, “Geo & Geo “, Uno mattina”, “Sogni di Raffaella Carrà “, “Linea Blu” …. e tantissimi altri. Quale lavoro ti ha soddisfatto pienamente e quale artista diretto da te ti ha emozionato maggiormente rispetto ad altri, puoi raccontarci qualche simpatico aneddoto?

MAURIZIO: Mi è capitato di lavorare con star della tv del calibro di Piero Angela e Raffaella Carrà, e poi Paola Saluzzi, Livia Azariti, Donatella Bianchi e con artisti come Lucio Dalla e tanti altri. Posso dirti che più sono “grandi” e più è facile lavorare con loro. La prima volta che ho lavorato con la Carrà ero molto in soggezione, stare al fianco, dirigere un vero monumento della nostra storia televisiva mi provocava crampi allo stomaco. Non pensavo di essere all’altezza insomma. Poi lei arriva sul set, dovevamo fare una sorpresa ad una bambina in una piscina di Roma. Molto semplicemente mi chiese: ”Dove vuoi che mi metta? Dove devo passare?” Insomma si rimise a me che ero l’ultimo arrivato, infondendomi una tranquillità in cui proprio non speravo. Fu tutto estremamente facile, buona la prima come si dice in gergo. Nella documentaristica invece ti ritrovi da solo con l’ambiente che ti circonda e allora tutto diventa più difficile. Nella realizzazione di un documentario al quale sono molto legato “Terra d’oriente” realizzato per Geo & geo, c’è una scena verso la fine di grande impatto visivo e romantico, un tramonto sulla foce del fiume Anapo a Siracusa, con un sole rosso fuoco che si stagliava sull’acqua e cigni, germani reali ed altri uccelli che sostavano sulle sue placide acque. Ma non erano gli unici animali presenti, ciò che gli spettatori non hanno visto sono le enormi zanzare che in quelle due ore di lavoro hanno massacrato me e l’operatore intenti a riprendere il fascino di una natura placida, millenaria e selvaggia. Selvaggia soprattutto per le punture che abbiamo subito e che alla fine della giornata ci hanno portato ad un pronto soccorso per tentare di lenire un prurito insopportabile. Però la scena è venuta molto bene.

DANIELA: Da “quasi naturalista” posso capire il disagio della situazione e la bellezza degli ecosistemi … Ritornando alla regia quali registi stimi particolarmente e cosa non dovrebbe mai fare un regista a tuo avviso?

MAURIZIO: Mai parlare male dei colleghi, ti bruci, mai parlarne bene, ti tolgono il lavoro. Scherzi a parte, siamo in tanti a fare questo mestiere e come in ogni dove ce ne sono di bravi e di meno. Sono anni che lavoro principalmente per RAI TRE e devo ammettere che i colleghi della rete sono tutti molto preparati. Una stima particolare per Andrea Bevilacqua, regista di Enigma, W l’Italia diretta e tanti altri programmi di successo, con cui ho collaborato in piena armonia e simpatia. Quello che un regista non dovrebbe mai fare? Girare il programma come se fosse per se stesso, imperniandolo sui suoi gusti ed usando un linguaggio televisivo proprio. Non dobbiamo mai dimenticare che lavoriamo per gli altri e che dobbiamo rendere comprensibile ciò che facciamo, soprattutto in televisione, il cinema è un’altra storia.

DANIELA: Quali pregi e difetti ti riconosci come uomo? Cosa ti dà veramente fastidio e cosa riesci a tollerare nelle situazioni intollerabili che la vita ci presenta?

MAURIZIO: Il mio pregio (almeno quello che gli altri mi riconoscono) è la calma e la pazienza sul lavoro, mi arrabbio molto raramente e cerco un dialogo con tutti. Il difetto (che mi riconosco io) è che sono moooolto permaloso, cerco di nasconderlo ma non mi riesce sempre. Mi dà fastidio l’arroganza del potere, a qualsiasi livello e nelle situazioni intollerabili, cerco di tollerare finché posso, poi mi giro e me ne vado.

DANIELA: Dal 2002 presso l’Università di Tor Vergata- Roma, facoltà di Medicina e Chirurgia, insegni “Elementi di comunicazione”. Cosa è importante per te che capiscano o che abbiano capito i tuoi studenti in materia di comunicazione?

MAURIZIO: “Insegno” è un parolone, non sono un professore ne mi ci sento, ma il direttore di un master post Laurea di Tor Vergata ha insistito perché degli studenti di “Medicina non convenzionale” prendessero in considerazione la comunicazione come elemento di scambio e “terapia” con il prossimo. La mia esperienza nei mass media mi porta a dialogare con loro e a spingerli verso riflessioni sull’importanza e il contenuto di una comunicazione efficace. Oggi possiamo comunicare con mezzi fantastici, con persone che non conosciamo dall’altra parte del mondo ed in tempo reale, ma abbiamo qualcosa da dirci? E quel che ci diciamo è utile a qualcuno? Credo che ognuno facendo queste semplici riflessioni potrebbe migliorare il proprio stato di convivenza con il prossimo.

DANIELA: Quali tuoi nuovi progetti imminenti ci puoi anticipare?

MAURIZIO: Due miei progetti, molto diversi tra di loro, ma ai quali sto lavorando molto. www.broadcastitalia.it e www.paginedilibri.it . Il primo sito raccoglie i programmi delle prime radio libere italiane, con testimonianze sonore dell’epoca di grande valenza storica, il secondo è un sito di recensioni librarie a cui collaborano oltre 120 case editrici e che mi sta dando grandi soddisfazioni.

DANIELA: Ti ringrazio infinitamente per la tua grande disponibilità e gentilezza, per noi e per me in particolare è stato un onore intervistarti. In conclusione ti chiediamo di lasciare un messaggio per un aspirante regista, un consiglio circa il percorso da intraprendere e un messaggio per tutte le persone che seguono i tuoi programmi con affetto .

MAURIZIO: La prima è una domanda da un milione di dollari, alla quale mi sento di rispondere con una frase di Martin Luther King: “Abbiate un sogno”, niente diventa impossibile se lo si vuole veramente. Un consiglio mi permetto comunque di darlo: non cercate di intraprendere questa professione solo perché pensate che possa essere fonte di lavoro, di guadagno e di divertimento; non è così e prendendola in questo verso non ci riuscirete facilmente. E’ solo la passione, quella vera e autentica che potrà permettervi di raggiungere il vostro traguardo, rubate con gli occhi e studiate è l’unico consiglio che mi sento di dare. Alle persone che seguono i miei programmi, un grazie, in genere stando dietro le telecamere non penso che ci sia qualcuno che mi conosca, l’idea che così non è mi fa arrossire.

Si ringrazia l’attore, speaker radiofonico e caro amico Alessandro Sorrentino che ci ha messi in contatto con il grande regista Maurizio Amici