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Intervista esclusiva a Daniela Nardini

" ... Dopo la morte di mia mamma, Maria Fiore, i soci hanno pensato che fosse giusto cercare di mantenere una certa continuità nella conduzione e quindi su suggerimento di Sandro Cosenza, Direttore Generale della Cast Doppiaggio, sono stata nominata Presidente. Come può immaginare per me non è stato facile per una serie di motivi: dovevo dimostrare il mio valore, sicuramente sapevo che il paragone con una grande donna come mia madre era sempre dietro la porta a tormentarmi, conquistare la fiducia dei soci, dimostrare al mondo esterno che non ero lì perché figlia dell'ex Presidente, ma perché qualcuno credeva in me e nelle mie capacità, trovare la forza di assumersi delle responsabilità non indifferenti e poi banche, avvocati, consulenti finanziari con cui parlare. Insomma un percorso davvero arduo. Soprattutto per una come me che ritiene che il potere sia un onere e non un onore ... Ritengo che il Direttore di un film debba sentirsi investito di una grande responsabilità, quella di centrare il significato del film e la psicologia dei singoli personaggi con tutte le difficoltà che le lingue diverse tra loro comportano. Questo è lo spirito con cui la Cast Doppiaggio affronta i suoi lavori da vent'anni ... "

D.S: Daniela, lei era tra i premiati, questa estate 2008, a Voci a Sanremo, premiata per il Miglior doppiaggio generale per il film “Non è un paese per vecchi”. Ci può raccontare le emozioni della serata? E qualcosa circa questo suo lavoro?

DANIELA NARDINI: Devo ammettere che è stata una grande emozione. In primo luogo perché totalmente inaspettata, in secondo luogo perché trovarsi in mezzo a gente che fa il mestiere del Direttore da moltissimi anni, ti fa sentire in grande difficoltà. Mi sono anche chiesta: “Ma almeno me lo merito questo premio?”. Da non dimenticare poi la giuria che come sappiamo è composta da persone che di cinema ne hanno visto e che hanno una cultura e preparazione non indifferente. Insomma quella serata mi è sembrata uno splendido sogno. Per quanto riguarda questo doppiaggio, posso certamente dire che la distribuzione dei doppiatori non è stata molto faticosa quanto invece lo è stata la direzione. Spiegare ad un attore la storia o spiegare il significato di una battuta in un film dei Coen ritengo che sia una cosa molto difficile. Il dialogo tra Javier Bardem e il resto del mondo, come si può spiegare? Da qui la grande difficoltà di riprodurre nella nostra lingua con i nostri suoni, le nostre intonazioni un dialogo illogico e far sì che la follia del mondo dei Coen fosse pienamente rispettata.

Daniela Nardini tra i premiati a Voci a Sanremo 2008

Voci a Sanremo 2008
(Foto G.Pinotti)

D.S: Ci racconti il suo percorso, le sue ambizioni iniziali prima di approdare alla Cast Doppiaggio in qualità di Presidente di questa importante società che come recita il vostro sito

www.castdoppiaggio.com

“Opera nel settore cinematografico da oltre 18 anni durante i quali abbiamo doppiato grandi film e lavorato con i più importanti supervisori stranieri: Claudia Gvirtzman, Jeff Davison, Ray Guillon, Jody Toll, Giovanna Giammarco. Abbiamo fornito le nostre prestazioni puntando su una visione del doppiaggio che tenga conto della cultura italiana ma anche, e soprattutto, sulla fedeltà dei contenuti nella lingua originale, concetto lavorativo che crea una precisa linea di demarcazione tra il sistema tradizionale e l’evoluzione tuttora in atto anche e soprattutto in funzione dello specchio che crea l’uso del DVD da parte degli amanti del Cinema”.

DANIELA NARDINI: Io ho iniziato da bambina a fare il doppiaggio con una persona, che oggi non c’è più, a me molto cara Enrico Lazzareschi. Come figlia di un’attrice e per lo più molto severa qual’era mia madre, Maria Fiore, dopo qualche anno ho abbandonato il doppiaggio e mi sono dedicata alla danza, poi all’età di 25 anni ho conosciuto il mio ex marito e ho lavorato con lui in un settore completamente diverso da quello dell’arte e del doppiaggio. Ogni tanto andavo a fare qualche turno di brusio, tanto per non abbandonare il primo amore. Dieci anni fa la Cast aveva bisogno di una persona di fiducia per la costruzione di uno stabilimento di doppiaggio e anche con una discreta conoscenza dell’inglese, e così ho lasciato il lavoro che facevo con il mio ex marito e sono entrata in pieno nella società come tecnico e responsabile dei rapporti con l’estero. Dopo la morte di mia mamma i soci hanno pensato che fosse giusto cercare di mantenere una certa continuità nella conduzione e quindi su suggerimento di Sandro Cosenza, Direttore Generale della Cast, sono stata nominata Presidente. Come può immaginare per me non è stato facile per una serie di motivi: dovevo dimostrare il mio valore, sicuramente sapevo che il paragone con una grande donna come mia madre era sempre dietro la porta a tormentarmi, conquistare la fiducia dei soci, dimostrare al mondo esterno che non ero lì perché figlia dell’ex Presidente, ma perché qualcuno credeva in me e nelle mie capacità, trovare la forza di assumersi delle responsabilità non indifferenti e poi banche, avvocati, consulenti finanziari con cui parlare. Insomma un percorso davvero arduo. Soprattutto per una come me che ritiene che il potere sia un onere e non un onore. Sicuramente posso affermare che quanto scritto sul sito è alla base del nostro successo. Il mondo intero pensa che “copiare” sia riduttivo ed estremamente semplice, io posso assicurarLe che è la cosa più difficile del mondo perché prevede una grande capacità di osservazione, una grande sensibilità e perché no, una sorta di vena registica…non so se il termine “registica” sia esatto, comunque mi piace usarlo. Ritengo che il Direttore di un film debba sentirsi investito di una grande responsabilità, quella di centrare il significato del film e la psicologia dei singoli personaggi con tutte le difficoltà che le lingue diverse tra loro comportano. Questo è lo spirito con cui la Cast affronta i suoi lavori da vent’anni.

D.S: A suo giudizio quali doti dovrebbe avere un buon direttore del doppiaggio? Tra quelli del passato quali ha stimato o vorrebbe ricordare particolarmente, quali sono stati i suoi maestri in tal senso? Il direttore del doppiaggio deve essere necessariamente un doppiatore oppure è come una sorta di regista e quindi può intraprendere la professione anche colui che diciamo è in grado di ricoprire questo ruolo?

DANIELA NARDINI: Come dicevo nella risposta precedente, un vero Direttore deve essere in grado di cogliere tutte le sfumature del film e trovare in esse e nelle varie psicologie dei personaggi la guida per una perfetta distribuzione. Tutti noi sappiamo molto bene che il 70% della riuscita di un buon doppiaggio sta in una corretta distribuzione. Per quanto riguarda i Direttori del passato e alcuni del presente che credo siano stati e siano maestri per moltissimi di noi ricordiamo: Fede Arnaud, Mario Maldesi, Giorgio Piazza e Francesco Vairano. Probabilmente non troverò il consenso di molti, ma io ritengo che il Direttore del doppiaggio debba essere una sorta di regista più che un doppiatore in quanto le caratteristiche del regista non sempre le può avere un bravo attore. Un bravo Direttore deve avere la capacità di vedere/immaginare, man mano che il film viene doppiato, il risultato finale. Il doppiaggio è uno splendido coro di voci e , se fatto “a regola d’arte”, tutto alla fine deve tornare. Sicuramente devo riconoscere che se un bravo “regista” ha anche la perfetta conoscenza di tutte quelle che sono le difficoltà e i limiti del doppiaggio allora si può definire un Direttore completo e a sua volta può diventare il vero sostegno dell’attore. Non dimentichiamoci mai, che l’attore ha bisogno di una guida che trasmetta lui sicurezza e consapevolezza di quello che sta facendo.

D.S: A suo avviso cosa manca allo stato attuale nel mondo del doppiaggio, e soprattutto è migliorato rispetto al passato oppure c’è stata una sorta di leggera “involuzione” anche a livello di parco voci, mi riferisco in particolare alle voci delle nuove generazioni?

DANIELA NARDINI: Nel mondo del doppiaggio oggi a mio avviso manca la “passione” e a volte “l’umiltà” di mettersi in discussione. Il doppiaggio oggi non è migliorato è semplicemente diverso, perché diversa è la cultura anche del suono. Non mi sento di dire che oggi ci sia un’involuzione nel parco voci anzi, forse ci sono più doppiatori che attori. Un tempo chi faceva il doppiaggio veniva dal teatro, oggi chi fa doppiaggio ha una storia diversa, magari ha iniziato a 5 anni perché lo faceva qualcuno di sua conoscenza oppure ha una grande passione per il cinema e pensa che possa bastare per una ottenere una buona recitazione oppure è semplicemente affascinato da questo magico mondo. Per quanto riguarda le nuove generazioni, mi permetto di dire che non ho la sensazione che ci sia un livello molto alto. Probabilmente perché chi si affaccia al mondo del doppiaggio lo fa con troppa leggerezza. Non bisogna mai dimenticare che il doppiatore è e dovrebbe essere prima di tutto un attore.

D.S: Tra le sue direzioni ricordiamo ad esempio, per citarne uno, un telefilm molto seguito come “Lost” … coordinatrice tecnica anche in cartoni animati giapponesi. Il ruolo del coordinatore tecnico in cosa differisce ad esempio dal direttore o dall’assistente?

DANIELA NARDINI: Diciamo che il coordinatore tecnico è colui che ha grandi responsabilità è come il burattinaio, “muove” le “marionette”. L’esempio sembra molto riduttivo ma non lo è. Il Coordinatore tecnico è colui che mette a disposizione di tutti gli artisti e i professionisti coinvolti nel progetto i mezzi necessari per fornire un alto livello qualitativo. In questo devo riconoscere alla Cast una grande abilità e sensibilità. Per fare tutto questo bisogna rispettare, conoscere e considerare le necessità di ogni singolo elemento umano che interviene in questa splendida filiera. Mentre il Direttore e l’Assistente si occupano del singolo progetto il coordinatore tecnico deve avere una visione delle problematiche a 360° e deve essere in grado di modificare il percorso e/o i piani fatti in qualsiasi momento per rispondere alle esigenze del cliente e anche di mercato. Inoltre mentre il Direttore e l’Assistente sono responsabili del singolo lavoro in cui sono coinvolti il coordinatore tecnico è responsabile di tutti i lavori.

D.S: Quali suoi lavori ama ricordare particolarmente e avrebbe mai voluto, pensando a qualche sua direzione, tornare indietro per compiere scelte tecniche diverse, ad esempio utilizzare voci diverse da quelle poi utilizzate?

DANIELA NARDINI: Io ho un solo grande amore “La vie en rose”. Non credo che la magia di quel film, di quel doppiaggio e di tutti i riconoscimenti che si sono ripetuti per circa un anno e mezzo possano mai più ripetersi. Il Signore ha voluto regalarmi un momento magico e di grande intensità. Auguro a tutte le persone che fanno il Direttore di vivere un’esperienza così travolgente e che sicuramente lascia il segno. Forse un film di cui non vado particolarmente fiera è “Ladies in Lavender”, ma devo riconoscere che ero appena all’inizio di questo splendido cammino.

D.S: Suoi colleghi ci hanno menzionato il fatto che i supervisori americani, spesso e volentieri, non stiano a vedere la bellezza e l’interpretazione vocale dell’attore doppiatore bensì spesso confermano voci che a livello “di lunghezza d’onda sonora” assomiglino il più possibile alla voce dell’attore straniero (analizzando le caratteristiche squisitamente fisiche della voce, le proprietà dell’onda sonora … l’altezza, l’intensità, il timbro … ). Si trova d’accordo con quanto affermato , vorrebbe argomentare meglio questo aspetto?

DANIELA NARDINI: Sì, devo riconoscere che in parte è vero. Purtroppo questo tipo di valutazione squisitamente “grafica” annienta e uccide il significato più profondo di questo mestiere. Il doppiaggio è arte, è interpretazione è capacità recitativa, è emozione! Bisogna però riconoscere che ultimamente il supervisore ha cambiato un pò rotta. Ossia comincia a cercare il più possibile di avvicinarsi non solo alla voce del personaggio, ma anche di avvicinarsi alla psicologia del personaggio stesso. Torno comunque a ribadire che, a mio giudizio, un buon risultato si può ottenere solo cercando il giusto compromesso tra una somiglianza di pasta vocale e la capacità dell’attore di avere nelle sue corde le giuste sfumature e i giusti colori che l’attore del film esprime. Oggi forse, in questo senso, i supervisori hanno fatto un piccolo passo avanti.

D.S: La ringrazio infinitamente per la sua grande disponibilità infine le chiediamo di lasciare un saluto per tutti gli appassionati di doppiaggio che seguono quotidianamente il vostro lavoro con stima e affetto.

DANIELA NARDINI: Grazie a tutti voi per capire, amare e rispettare i numerosi professionisti che ogni giorno riescono ad emozionarvi stando semplicemente davanti ad un leggio al buio. Ricordate sono dei veri talenti e io ho una grande ammirazione per tutti loro! In fondo un bel doppiaggio è un grande lavoro dove ogni singolo individuo regala ogni giorno la sua professionalità e la sua sensibilità.

Si ringrazia infinitamente Daniela Nardini per la sua competenza in materia di doppiaggio messa a disposizione per questa intervista. Nella foto in alto Daniela con la mamma Maria Fiore