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Intervista esclusiva a Barbara Berengo Gardin

" ... Sono particolarmente legata al doppiaggio di “Streghe”. Da lì in poi ho continuato a prestare la mia voce a Shannen Doherty ... "

DANIELA: Barbara, ci racconta come è nata in lei la passione per il doppiaggio?

BARBARA: Per caso! Avevo 17 anni, andavo ancora a scuola e ogni tanto accompagnavo al lavoro mia madre, che faceva l’assistente. All’inizio si è trattato di semplice curiosità, ma poi, lentamente, l’atmosfera della sala, i suoni, e la magia delle voci mi hanno contagiato. Certo a quel tempo non avrei mai immaginato che questa sarebbe diventata la professione della mia vita, i miei obiettivi erano altri. Ma col tempo, dopo qualche timido tentativo, e in seguito tanta gavetta, ho cominciato ad amare profondamente questo strano mestiere, il cui fascino -paradossalmente- credo sia quello di restare “nell’ombra”.

DANIELA: Lei ha avuto esperienze lavorative anche in altri campi dello spettacolo come il teatro, il cinema, la tv … quali suoi lavori vorrebbe citare?

BARBARA: A 23 anni ho avuto un ruolo da co-protagonista in un film in due parti per la TV dal titolo “La famiglia Brandacci”, dove ho avuto la fortuna e il privilegio di lavorare accanto a due grandi attori: Silvio Spaccesi e Leo Gullotta. Ne ho un bellissimo ricordo. Tuttavia la considero una parentesi divertente del mio percorso professionale. Così come i piccoli ruoli che ci sono stati successivamente e qualche esperienza teatrale.

DANIELA: Tra i suoi doppiaggi più celeberrimi possiamo ricordare che ha prestato la voce ad esempio, per citarne una, a Shannen Doherty in “Streghe” (Prue Halliwell) e tante altre interpretazione ma quale suo lavoro davanti al leggio ama ricordare piacevolmente?

BARBARA: In effetti sono particolarmente legata al doppiaggio di “Streghe”. Da lì in poi ho continuato a prestare la mia voce a Shannen Doherty. Tuttavia ricordo con estremo piacere il doppiaggio della sit com “Nancy, Sonny & co.” nella quale davo la voce a una delle camerire protagoniste: la svampita Dot Higgins. Questa sit com purtroppo non ebbe grande riscontro di pubblico, nonostante l’estrema cura del doppiaggio, ma fu per me una bella palestra per dare libero sfogo alla mia comicità grazie ad un personaggio fuori dagli schemi che si comportava come la “fulminata” del gruppo.

DANIELA: Una significatica esperienza anche come dialoghista e come direttrice di doppiaggio. Quali sono le caratteristiche salienti che dovrebbero avere queste due importanti figure ?

BARBARA: Ogni esperienza, a suo modo, mi coinvolge, sia quando lavoro come attrice che come dialoghista che come direttore. Ma quando mi capita nello stesso tempo di curare sia i dialoghi che la direzione del doppiaggio di un determinato prodotto, riesco a entrare meglio nello spirito del lavoro. Sui prodotti in lingua francese mi dedico anche alla traduzione, e ovviamente questo aiuta nel rendere il medesimo imprinting che un team di professionisti (sceneggiatori, regista, attori) hanno voluto dare prima di noi. Se dovessi esprimere una preferenza direi che amo molto dedicarmi ai cortometraggi e a quei prodotti basati essenzialmente sul dialogo, più che sull’azione, l’avventura o gli effetti speciali. Attualmente sto curando parte dei dialoghi di una nuova serie: “In Treatment”, che mi sta dando grande soddisfazione. Si tratta di un prodotto nuovo, intrigante e assolutamente innovativo.

Per quanto concerne le caratteristiche salienti che il dialoghista e il direttore dovrebbero avere, ritengo che queste siano riconducibili, in primis, allo studio e alla profonda comprensione di un prodotto che altri -prima di noi- hanno realizzato. A questo devono seguire, ovviamente, un buon orecchio, la conoscenza della lingua italiana e l’essere in grado di fornire ai colleghi che stanno al leggìo un valido supporto attraverso indicazioni chiare ed efficaci. In ultimo vorrei aggiungere -per quanto riguarda il direttore- la capacità di creare in sala un clima sereno, piacevole e di collaborazione, rammentando che il nostro è un lavoro di equipe!

DANIELA: Lei ha diretto il doppiaggio in Documentari trasmessi su “Geo & Geo” (RaiTre) e sui canali satellitari Seasons e Planète. Nel caso del documentario scientifico che ruolo deve avere il direttore visto che si parla più che di doppiaggio di applicare delle voice over … questa domanda mi sta particolarmente a cuore in quanto inerente alla mia tesi di laurea in divulgazione scientifica nella quale ho affrontato anche l’aspetto e l’importanza delle voice over per la divulgazione scientifica …

BARBARA: Laddove non ci sia una specifica richiesta da parte della rete di eseguire un “doppiaggio recitato”, nel caso dei documentari scientifici si tratta in effetti di applicare una voice over italiana sullo speaker originale. Ebbene, la semplicità di fruizione del documentario dipende molto dalla chiarezza espositiva della voce italiana. Al di la di certi “purismi linguistici” ai quali non mi sento particolarmente legata, il documentario deve risultare di immediata comprensione. I periodi devono essere brevi, efficaci, diretti. La “pasta della voce”, in questo caso, è meno importante che nel doppiaggio vero e proprio, quello che conta è che lo spettatore comprenda in modo rapido e chiaro quei “concetti scientifici” che non fanno parte di un linguaggio di uso comune. Ragion per cui sono di vitale importanza la chiarezza del testo e la “semplicità espositiva” dello speaker italiano.

DANIELA: A suo avviso, cosa eventualmente manca attualmente nel mondo del doppiaggio e come mai non è stato ancora fatto? (Qualora mancasse qualcosa ovviamente).

BARBARA: Purtroppo devo sottolineare che mancano il dovuto rispetto e la considerazione di coloro che svolgono questa professione. In sala di doppiaggio il clima è spesso allegro e goliardico e questo viene travisato da tanti neofiti che vorrebbero avvicinarsi al nostro lavoro scambiandolo per un gioco. Non è così! Negli ultimi anni poi, a seguito dell’aumento del lavoro e della inevitabile e spietata concorrenza, si è assistito ad un incremento scriteriato delle nostre figure professionali. Ci si improvvisa doppiatori, direttori, dialoghisti, assistenti, critici….E a monte mancano spesso la conoscenza e le capacità per porre un freno a questo “imbarbarimento” del nostro mestiere. E’ un grande dispiacere per me.

DANIELA: Potesse raccontarsi come si descriverebbe come persona e cosa non riesce proprio a tollerare?

BARBARA: Mi descriverei come una persona semplice, che ha la fortuna di fare un lavoro che ama. E poi preferisco che siano gli altri a parlare di me attraverso quello che riesco a trasmettere.

DANIELA: La ringrazio infiinitamente per la sua grande disponibilità. Infine le chiediamo di lasciare un messaggio per gli innumerevoli ammiratori e sostenitori del doppiaggio che vi seguono sempre con molta ammirazione.

BARBARA: Grazie a voi per questa vetrina. E grazie ovviamente a tutti coloro che amano e sostengono il doppiaggio. La nostra esistenza dipende molto dalla vostra curiosità!

Nella foto in alto Barbara Berengo Gardin