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Intervista a Lorella De Luca

La voce di Pilar di Sentieri e di innumerevoli spot pubblicitari nazionali, di animazioni e videogames ... passando da "La macchina del tempo" a "Il bivio"

DANIELA: Lorella, sul suo sito www.lorelladeluca.com leggiamo molto di lei:  “Attrice, doppiatrice e speaker (socio ADAP) è la voce di spot pubblicitari, documentari, film, telefilm, cartoni animati, videogame, audiovisivi promozionali e didattici, corsi di lingue e favole per bambini”. Come nasce questo percorso e questa passione per il suo lavoro e quali sono stati i maestri che l’hanno aiutata a realizzare questo suo, immagino, sogno?

 
LORELLA:  Lavorare come attrice effettivamente era un sogno da bambina. Mi affascinava la possibilità di analizzare la psicologia di un personaggio e di iniziare un percorso di analisi di me stessa e delle mie emozioni. Appena ho potuto (sono un po’ lenta nelle mie decisioni) ho iniziato qualche corso di recitazione fino ad arrivare all’Accademia dei Filodrammatici e da lì sono approdata al teatro. Il lavoro di doppiatrice e speaker invece è iniziato quasi per caso e quando ho cominciato a bazzicare le sale di doppiaggio ho avuto la fortuna di incontrare diversi direttori disponibili, in particolare Gabriele Calindri, che oltre ad essere un esperto doppiatore e un eccezionale direttore di doppiaggio è anche sensibile attore e regista teatrale. E’ soprattutto una persona speciale, capace di mettere l’attore nelle condizioni di dare il meglio di sè ed è estremamente generoso nel regalare agli altri le proprie conoscenze senza condizionare nè limitare l’individualità di ciascuno. A lui devo moltissimo. Ho lavorato molto anche come sua assistente di doppiaggio, un’esperienza che mi ha permesso di osservare il lavoro del doppiatore dall’altra parte della consolle, insegnandomi quanto conti oltre al talento di un attore anche la sua capacità di affidarsi a chi ci guida ma anche di fidarsi di se stesso e del proprio istinto.

DANIELA: Laureata in Lettere Moderne è insegnante di dizione e recitazione. Che tipo di approccio ha con i suoi allievi? Quali sono gli aspetti più importanti sui quali punta per favorire l’apprendimento e la curiosità del discente ?

LORELLA:  Innanzitutto per me è importante instaurare un rapporto di simpatia ed empatia con i miei allievi, cercando di rendere la lezione piacevole e brillante senza perdere però l’autorevolezza e la credibilità. Qualunque apprendimento richiede costanza, disciplina e approfondimento, quindi una buona dose di impegno e fatica, ma lavorare sulle emozioni, sulla parola, la voce, il corpo, può essere anche un’esperienza molto gratificante che ti coinvolge profondamente e che avvicina le persone e le rende complici. Lo stesso insegnante non può che mettersi in gioco e ricevere continue sollecitazioni e stimoli che poi rimanda ai propri allievi. E’ un lavoro bellissimo di reciproco arricchimento.

DANIELA: Ci può raccontare quale argomento scelse  per la sua tesi? Spesso si dice che , relatore e correlatore a parte, le tesi non vengano lette da altri professori, si trova d’accordo con quanto affermato?

LORELLA: Nonostante la mia passione per il teatro e la recitazione già vive ai tempi dell’università, non ho avuto la possibilità di scegliere una tesi sull’argomento, perchè, come spesso succede, mi è stato dato un titolo prima ancora che potessi pensare a qualcosa di autonomo. E così mi sono ritrovata a lavorare su una tesi di pedagogia relativa al diritto allo studio :”La formazione del cittadino. Normativa per l’assetto della scolarità di base”, una ricerca sul concetto stesso di diritto allo studio e sulle proposte di prolungamento dell’obbligo scolastico. Un lavoro molto impegnativo perchè l’analisi prevedeva ricerche storico- giuridiche e non solo pedagogiche. Che la tesi venga letta solo da relatore e correlatore è assolutamente vero. Il massimo che faccia qualche professore della commissione è leggere l’introduzione (forse), giusto per capire di che si sta parlando, ma è impensabile che soprattutto in strutture così grandi come le università milanesi, i docenti si prendano la briga di approfondire ogni singolo caso.

DANIELA: La sua voce è molto presente negli spot pubblicitari ad esempio, ne ricorda qualcuno che l’ha particolarmente divertita? Nell’uso della voce intendo ..
 

LORELLA: Ad essere onesta il lavoro pubblicitario non è particolarmente divertente, può esserlo molto di più il doppiaggio che ti offre la possibiltà di prestare te stesso a personaggi di film o cartoni molto diversi da te. La pubblicità è troppo veloce, vincola le tue possibilità interpretative ai tempi di durata dello spot e alle esigenze di un cliente che ha come scopo quello di rendere il proprio prodotto esclusivamente accattivante e vendibile. A volte però lavorare con persone competenti e creative ti permette anche di divertirti e di trarne qualche soddisfazione. Lo spot di Air wick per esempio, dove dovevo interpretare una pinguina allegra e materna prima, canterina poi e istituzionale sul finire, mi ha permesso di giocare un po’ con la voce e con le caratterizzazioni e quindi è stato interessante.

DANIELA: Quali suoi lavori sia in campo del doppiaggio sia teatrale amarebbe citare?

LORELLA: Per quanta riguarda il teatro, lavoro da anni con una compagnia e associazione culturale e teatrale che si chiama ITINERARIA, con la quale abbiamo realizzato numerosi spettacoli e tante letture su temi vari. Io amo molto la dimensione spettacolare della lettura scenica, perchè ti permette di affrontare argomenti impegnativi come i diritti dei bambini, la discriminazione razziale, la memoria storica, l’handicap, l’ambiente, in modo serio e onesto ma senza retorica o eccessiva emotività. Sono particolarmente legata a due spettacoli, uno che si intitola “Voci dalla Shoah” che è la testimonianza di tre sopravvissuti allo sterminio (conosciuti personalmente) e un altro, “Bambini Esclusi”, che ripercorre, attraverso un viaggio nel mondo, i diritti violati dei bambini. Amo molto però anche gli spettacoli comici, tra i quali per esempio un nostro lavoro (“C’era una volta la radio”) su sketch umoristici radiofonici degli anni quaranta o altri che racchiudono, in un breve montaggio, letture umoristiche di autori vari, da Swift a scrittori contemporanei. Per quanto riguarda il doppiaggio invece, poichè la quantità di produzioni doppiate è veramente alta e spesso si lavora su più produzioni contemporaneamente, confesso di non sapere quali citare in particolare, anche perchè spesso non memorizzo i titoli delle serie e quindi poi su richiesta fatico a ricordare. Sicuramente ricordo con affetto il mio primo importante personaggio nella soap Sentieri (Pilar) anche perchè ero agli inizi e quindi mi è costato fatica ma mi ha anche dato soddisfazioni. E poi tanti sono stati i personaggi di film o cartoni che ricordo con piacere, ma ancora devo doppiare il personaggio che possa davvero lasciare un’impronta dentro di me.

DANIELA: Cosa ne pensa dei colleghi romani? Esistono “differenze”, professionalmente parlando tra un doppiatore milanese e un doppiatore romano? Esistono tic, oppure consuetudini o errori tipici tra queste due scuole: quella romana e quella milanese?

LORELLA: Ho molta stima e rispetto per i colleghi romani, che da sempre hanno il privilegio di doppiare il meglio del cinema e delle produzioni televisive. Sono cresciuti professionalmente doppiando attori straordinari, acquisendo così una grande capacità di naturalezza ma anche imponendo un modo e uno stile che ha poi condizionato l’ascolto delle persone. Io credo che anche a Milano ci siano doppiatori straordinari e molto professionali che hanno però poche possibilità di lavorare su prodotti di qualità e con i tempi adeguati. A Milano lavoriamo a ritmi serrati, spesso non potendo concederci il tempo di rivedere le scene con la dovuta attenzione, nè di dialogare con il nostro interlocutore perchè risulta più pratico e redditizio organizzare il lavoro separando le incisioni e suddividendo i personaggi da doppiare in base a criteri non artistici ma economici. Alcuni direttori sono più scrupolosi e competenti e ci permettono di lavorare più serenamente, altri non riescono e quindi si rischia a volte di doppiare in modo un po’ meccanico. Il problema quindi non è di professionalità e talento, ma di opportunità e modalità di lavoro. La mia speranza, anche se il presente non promette bene, è che anche a Milano possano arrivare più numerose produzioni ben fatte da doppiare con scrupolo, con direttori capaci di valorizzare al massimo le risorse esistenti.

 
DANIELA: Centinaia di documentari per le maggiori emittenti TV nazionali e satellitari + programmi televisivi quali ‘La Macchina del Tempo’ e ‘Il Bivio’ … Quanto è importante una voice over per un documentario scientifico  … la voice over, qualora ci sia bisogno di revisionare un testo, magari per questioni anche tecniche, entra nella revisione del testo, in concerto con l’autore ovviamente, oppure la voice over è solo una voce e si limita esclusivamente a leggere nonostante un testo magari non appropriatissimo ( l’autore potrebbe essere uno scienziato bravissimo ma non conoscere le fondamentali regole di divulgazione di un documentario .. ).

LORELLA:  Anche per i documentari, così come per i filmati in sync, c’è la necessità di un adattamento del testo. E’ importante che il voice over sia rielaborato in modo che non sia una semplice traduzione ma che rispetti i tempi del parlato e che sia un linguaggio fluido e colloquiale. Di fatto non sarebbe corretto snaturare completamente un testo per renderlo più interessante e divulgativo. E’ chi realizza il documentario o il servizio che deve preoccuparsi di renderlo fruibile e appassionante. Quando arriva al doppiaggio, dopo un adeguato adattamento rispettoso della traduzione, noi possiamo limitarci a non essere soporifici o poco chiari ma non è di nostra competenza il contenuto del filmato. Ultimamente si tende a doppiare anche i documentari in modo più “interpretato” e meno istituzionale, con l’intento appunto di rendere l’ascolto più vivace e interessante. L’importante è non esagerare.

DANIELA: Esistono differenze tecniche o anche artistiche nel doppiare un film piuttosto che un videogioco?

LORELLA:  Sono due prodotti molto diversi. Raramente doppiamo i personaggi dei videogiochi sull’animazione. Il più delle volte noi possiamo vedere un’immagine disegnata del personaggio e leggere una descrizione delle sue caratteristiche, ma poi lavoriamo seguendo esclusivamente il parlato, avendo come riferimento visivo la forma d’onda della voce originale. Quindi dal punto di vista tecnico non siamo costretti a seguire perfettamente il labiale del parlato ma ci limitiamo a rispettare le pause interne e la durata della battuta. Dal punto di vista del sync quindi è meno impegnativo ma è piuttosto faticoso lavorare senza poter doppiare le espressioni dei personaggi ma affidandosi esclusivamente alle intonazioni della voce. Anche l’aspetto artistico e quello interpretativo un po’ ne risentono perchè non è facile esprimere intenzioni non ben definite anche perchè non dialoghiamo con l’eventuale interlocutore ma immaginiamo soltanto le sue battute.

DANIELA: Come descriverebbe la sua personalità? Entrasse in una nuova ed ipotetica sala di doppiaggio con un clima non propriamente amichevole, come si comporterebbe con i colleghi? 

LORELLA:  Io sono piuttosto socievole e disponibile quindi in una situazione del genere inizialmente starei sulle mie, in osservazione, per capire qualcosa di più dei singoli individui cercando di non entrare in conflitto con nessuno, perchè non amo imporre la mia persona. Cercherei poi di rendermi disponibile al dialogo e al sorriso perchè non è facile lavorare in una situazione di tensione e perchè tendenzialmente cerco nelle persone gli aspetti positivi. Sono dell’idea che la scontrosità e la durezza siano proprie di chi in fondo è più fragile, è una forma di difesa e se ci si mostra sinceri e aperti si trasmette agli altri tranquillità e si stemperano i conflitti.

DANIELA: La ringraziamo molto e infine le chidiamo di segnalarci qualche suo nuovo lavoro in campo artistico e di lasciare un messaggio per gli ammiratori che la seguono con affetto.

LORELLA: Sono io che ringrazio voi per l’interesse nei miei confronti e soprattutto nei riguardi del mio lavoro, che io amo molto. Mi sentirete presto in due nuove serie di cartoon. Nel personaggio dell’imperatrice Coya in una nuova serie dal titolo “Lost world”; e nel personaggio di Tina in una coloratissima serie per bambini intitolata “Viva Pinata”. Per gli amanti dei video giochi sarò la campaign advisor di “Total War Empire”; Raine Bouchard in “Resistance retribution”; e Sable in “Stormrise”. Per gli appassionati di rugby sarò in onda su Internet, su Taylor radio, con le cronache e le curiosità sul mondo del rugby . E per quelli che amano i cartoni con i promo dei film su Boomerang.
E chi segue la pubblicità potrà ascoltarmi in tv nel personaggio di Immunitas nello spot di Actimel, o nella voce di X BOX Prince of Persia o in radio nella pubblicità dei coloniali di Atkinson o in qualche soggetto Sky. A chi ama il nostro lavoro posso solo dire grazie per l’affetto con cui ci segue, che ci ripaga di qualche frustrazione e delle molte fatiche. Vi chiedo di essere sempre più critici nei confronti del nostro operato, perchè la qualità di quello che facciamo è importante per tutti, per contrastare la superficialità e la scarsa professionalità di chi cerca di imporre sul mercato prodotti realizzati a basso costo. Un abbraccio affettuoso a tutti. Lorella De Luca