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Stardog, in uscita il nuovo disco!

“Oltre le nevi di piazza Vetra” uscirà il prossimo 18 settembre ... la musica di Stardog è molto varia ed eclettica, nei modi, nei colori e nelle atmosfere ...


E’ già capitato in passato di avere il piacere di intervistare, oltre i protagonisti del grande doppiaggio italiano e dello spettacolo, anche appassionati, esperti di cinema contro il doppiaggio oppure che lo amano, scrittori, giornalisti, DJ, artisti vari di altre discipline artistiche, per parlare dei loro progetti, ma anche per parlare di doppiaggio con artisti che non se ne occupano, per non parlare solo ed esclusivamente con chi si occupa di doppiaggio nel quotidiano

Di seguito una interessante intervista a Manuel Lieta, leader di Stardog

DANIELA: Manuel, puoi raccontare agli amici di superEva come nasci artisticamente parlando, quali sono stati i tuoi maestri e con quale musica sei cresciuto ?

MANUEL: Nasco in un ambiente familiare fortemente imbevuto di musica: mamma insegnante di pianoforte, e papà assoluto devoto della classica, sicché fin da piccolo mi hanno portato a teatro a vedere e sentire concerti, e soprattutto hanno abituato le mie orecchie alla musica. Da bambino studio piano, cosa che mollo in età di scuola media (uno dei più grossi errori da me fatti) per riprenderlo pochissimi anni fa. Da ragazzino uno dei primi amori è The Wall dei Pink Floyd, insieme al White Album dei Beatles, mentre come immaginario sono da sempre amante incondizionato della musica degli anni ’80, dai Duran Duran ai Depeche Mode e via dicendo. Crescendo, dopo una fase inevitabile, per quelli della mia generazione, di interesse per la musica che arrivava da Seattle, l’amour fou per David Bowie, che continua imperituro tutt’ora, e una certa infatuazione per Nick Cave. Contemporaneamente, un sempre maggiore interesse per la musica italiana: dai gruppi venuti fuori negli anni ’90 (Bluvertigo, Marlene Kuntz e Ritmo Tribale in primis) ai cantautori della scuola genovese, poi a quelli romani, a Battiato. In questo preciso momento, se ti dovessi dire cinque dischi che mi stanno ispirando, ti direi Scary Monsters di David Bowie, Double Fantasy di John Lennon, Cosa Succederà Alla Ragazza di Battisti / Panella, Le Città di Frontiera di Ivano Fossati e Da A Ad A di Morgan.

DANIELA: Quando hai parlato degli anni ‘80 mi si sono illuminati gli occhi, anche io sono cresciuta ed ho amato tanto quegli anni, fantastici … Oggi Manuel hai un gruppo musicale, dalle sonorità molto interessanti, parlaci dei suoi componenti …?

MANUEL: Stardog più che un gruppo nel senso convenzionale del termine è un progetto che ruota attorno a me, infatti in una primissima fase era semplicemente il nome con cui mi proponevo suonando da solista. Solo successivamente, negli anni, si è allargato fino a diventare come organico una band. Sono autore di musica e testi, e i musicisti che si sono avvicendati nella line-up sono sempre stati prima di tutto amici che suonavano e che venivano coinvolti, magari uscendo dalla band e poi tornando, o comparendo solo in alcune occasioni. Mutatis mutandis, una sorta di King Crimson che ogni tanto chiama all’appello e bisogna rispondere “presenti”! In ogni caso, la formazione attuale è quella che pare essersi maggiormente stabilizzata, ed è di quattro elementi più me, che suono tastiera e chitarra acustica, oltre a gestire delle parti via computer, e sono parte attiva nella costruzione degli arrangiamenti dei brani, oltre che imprescindibili dal vivo: Andrea Dicò, batterista già all’opera con una band milanese di rock cantautorale, i Guignol; Simone Limardo, bassista e uomo d’ordine sul palco, Alberto Culot alle tastiere e sintetizzatori, con precedenti esperienze nei Melloncek, formazione strumentale a cavallo tra rock e jazz, e Isaia Invernizzi, giovane chitarrista entrato da poco nell’organico. A questi va aggiunto Alberto Pirovano, chitarrista e mio vero e proprio alter ego musicale, amico con cui suono da anni sia in Stardog che in altri progetti, presente sul disco e molto spesso in concerto.

 
DANIELA: Come definiresti la tua musica, qual è il messaggio, o i messaggi, dei tuoi testi?

MANUEL: Dare un nome alle cose è sempre operazione assai complicata, e un po’ auto-limitante. Diciamo che sicuramente, e chi ascolta il disco credo potrà concordare, la musica di Stardog è molto varia ed eclettica, nei modi, nei colori e nelle atmosfere. Grande importanza hanno i testi e la melodia vocale, in un certo senso si potrebbe dirla cantautorato rock, ma appunto nell’accezione che da questo punto di vista si potrebbe dare ai dischi di David Bowie, ovvero ricerca e sperimentazione sul suono ma anche, e soprattutto, cura nella SCRITTURA, dei brani. Ecco, Stardog è un progetto di facitori di canzoni, io sono un convinto sostenitore della forma-canzone. Per quanto riguarda i messaggi, la cosa che si può dire è che non mi viene da raccontare storie. Prevale l’elemento evocativo, di suggestione magari indotta da una particolare parola, o dal suo suono, o da tutto un immaginario che può partire da una frase o da un verso di una canzone. Collegamenti più o meno espliciti, sensazioni, evocazioni. Un elemento lirico-sensoriale, ecco, con qua e là, magari buttati lì con discrezione e in modo situazionista, qualche considerazione su quanto mi e ci circonda.

DANIELA: Su myspace è possibile ascoltare un brano con una illustre collaborazione, quella di Andy dei Bluvertigo, straordinario musicista ed artista magnetico, come nasce questa vostra collaborazione?

MANUEL: Andy è prima di tutto un amico e un saggio dispensatore di consigli, che ho sempre seguito da fan, anche se non mi piace questa espressione, dai tempi dei Bluvertigo. Per vicinanza geografica (abitiamo piuttosto vicini) e di “giri” ci siamo poi conosciuti in occasione di un dj set, altra attività in comune, fatto assieme in un locale di Milano. Da lì una sempre maggiore confidenza sfociata poi in amicizia vera, e il passo successivo, quello di chiedergli di prestare la sua maestria alla nostra musica, cosa che lui ha fatto volentieri, con l’estrema gentilezza e disponibilità che lo contraddistingue. Il brano che c’è su myspace è però una out-take, del nostro disco. In verità sull’album la sua collaborazione la si sentirà su altre due canzoni, una in cui è alle prese con il suo sax, e un’altra in cui suona un sintetizzatore. In anteprima ti dico che Andy sarà anche protagonista, con un cameo molto importante, nel videoclip che accompagnerà il primo singolo tratto dal nostro disco.
 

DANIELA: Bellissima notizia per tutti i vostri estimatori e per gli ammiratori di Andy ovviamente … ma come s’intitola il disco, quando uscirà e parlaci di eventuali eventi correlati …

MANUEL: Il disco, dal titolo “Oltre le nevi di piazza Vetra” esce il 18 settembre 2009. Il 25 ci sarà la presentazione ufficiale, in un bellissimo club milanese, la Casa139. Questo sarà un vero evento speciale, perché sul palco insieme a noi ci saranno alcuni ospiti, che, come nel caso di Paolo Milanesi, trombettista dei La Crus, o Andy, o Luca Urbani (dei Soerba) hanno suonato nel disco, o che, come Feyzi Brera, bravissimo violinista milanese, ci daranno una mano nell’aggiungere ulteriori colori alla tavolozza della nostra musica, il tutto a ingresso gratuito con tessera arci. Direi che come invito ufficiale può andare… di carne al fuoco ce ne sarà!

DANIELA: Manuel, perchè il pubblico dovrebbe acquistare il vostro disco? Che tipo di lavoro ascolterà?

MANUEL: Perché ascoltare e, possibilmente, acquistare il nostro disco? Perché è un lavoro interessante e variegato, che non si esaurisce al primo ascolto ma “dice” in profondità, lavora su più strati tanto per quanto riguarda suoni e arrangiamenti, che come suggestioni proposte. Tira in ballo i sentimenti, ma con una certa pensosa leggerezza, e poi perché credo che anche solo ascoltandolo distrattamente si possa capire che è un disco fatto con amore, un amore quasi artigianale verso l’oggetto-canzone, un prodotto di bottega d’artigiano, e non certo di plastica.
 

DANIELA: Allontanandoci dal tuo disco in uscita, che vi auguro abbia un grande successo, come meritate … Cosa ne pensi del fatto che spesso, quando ci si iscrive ad una scuola di canto, gli insegnanti ti istruiscano sulla dizione mentre poi esistono cantautori ma anche cantanti molto famosi ( cito Nek, Pausini… e tanti altri) la cui dizione non è perfettissima ma sono comuque molto amati… non c’è solo tecnica e dizione nel canto ? Dunque la  personalità, le emozioni sono proprio importanti?

MANUEL: Il mio parere è abbastanza eretico, credo, perché non ho mai frequentato (e non per snobismo o spocchia) una scuola di canto, sono autodidatta completo. Le cose che mi potrebbero avere fatto bene nel frequentarla ci sono, ovviamente, e le identifico soprattutto nell’apprendimento più consapevole di alcune tecniche (respirazione, fonazione, uso del diaframma) che da autodidatta ti trovi a scoprire di poter più o meno possedere in un modo più casuale, più che nella dizione o nell’indirizzamento verso questo o quell’uso della voce. In linea di massima credo che la personalità sia assolutamente la cosa principale, anche se tutto ovviamente dipende dal tipo di musica che si fa: Ian Curtis dal vivo non era certo eccezionale, ma la sua voce è una tra le più influenti in ambito rock… Non credo che Springsteen sia mai andato a scuola di canto, eppure è una delle voci più riconoscibili e “forti”. Diverso magari il discorso in ambito pop, o da interprete, in cui una maggiore padronanza tecnica è sicuramente più importante. Sulla dizione, poi, ti posso dire il mio gusto personale, che non trova assolutamente fastidiosa la dizione non perfetta, o la riconoscibilità geografica della cadenza, della Pausini, e mi colpisce senz’altro di più la maggiore o minore personalità, o semmai proprio il timbro della voce (vedi anche Billy Corgan, voce che di per sé sarebbe fastidiosissima: ma non puoi immaginare una canzone degli Smashing Pumpkins cantata da altri).

DANIELA: Parlando di dizione invece è importantissima nel settore del doppiaggio e a tal proposito ti chiedo cosa pensi del doppiaggio, o preferisci piuttosto i sottotitoli?

MANUEL: Purtroppo non sono mai entrato in una sala di doppiaggio, né ho mai conosciuto doppiatori, però lo reputo un ruolo estremamente affascinante e realmente attoriale. Peraltro in Italia da questo punto di vista siamo assolutamente fortunati, la nostra tradizione di doppiatori è riconosciuta a livello mondiale come una tra le migliori, se non la migliore. Mi piacciono entrambe le cose, sia vedere i film in lingua e con i sottotitoli, che attraverso il doppiaggio. Anche qui dipende molto dal film: se è un film per me importante, e che mi piace vedere e rivedere, amo vederlo in un modo e nell’altro, per gustarmi di volta in volta sfumature diverse. In altri casi è più che sufficiente il doppiaggio italiano. Anzi, molto spesso è l’identificazione voce-divo la cosa che è interessante godersi, vedi film magari non imprescindibili di De Niro o Pacino, in cui la voce di Amendola o Giannini in sé è valore aggiunto sufficiente per apprezzare la pellicola.

DANIELA: Ti piacerebbe comporre una colonna sonora di un film o di una animazione?

MANUEL: Sì, mi piacerebbe moltissimo comporre la colonna sonora di un film, in misura minore di un’animazione. Dovendo sognare, mi piacerebbe comporre musica per un film di Wim Wenders o Fatih Akin o Wong-Kar Wai, oppure, richiamandolo a noi, Michelangelo Antonioni. Tra gli italiani, mi piacerebbe lavorare per Silvio Soldini


DANIELA: Chissà che non accada un domani … Ritornando alla musica, cosa a tuo avviso non dovrebbe mai fare un musicista, cosa consiglieresti di fare ad un cantante o complesso alle “primissime armi” e perchè si ama così tanto fare musica, comporre, cosa c’è all’origine di tutto questo immenso piacere?

MANUEL: Il periodo in cui siamo, dal punto di vista musicale e generale, è talmente strano e indecifrabile che mi viene difficile dire cosa NON fare, perché sono talmente poche e risicate le possibilità di visibilità e attenzione per un musicista che, alla fine, più o meno le si provano tutte. Andando un po’ sui massimi sistemi, la cosa da non fare è ovviamente quella di prestare la propria musica a cose, qualsiasi esse siano, da cui non siamo rappresentati e che sentiamo non appartenerci, ma questo sta alla sensibilità e al giudizio dei singoli. La cosa che invece consiglio caldamente a tutti, non solo a quelli alle prime armi, è ascoltare, sentire. In modo onnivoro e senza preclusioni. Però, ed è importante, non in quella che io definisco “modalità fast-food”, ma dedicandoci tempo, ore e giorni. E’ così facile al giorno d’oggi procacciarsi musica in rete, ad esempio, che si finisce per avere migliaia di dischi e nessun tempo per entrarci, mentre la musica e le canzoni sono un mondo che bisogna aver tempo, voglia e energia, di esplorare. Pensa solo a un disco come Low di Bowie, a quanta roba ci trovi dentro, da scoprire! Non lo so perché si ami così tanto fare musica e comporre. C’è all’origine, da ragazzini, una voglia di esprimersi, di divertirsi (in inglese e francese “giocare” e “suonare” si dicono con la stessa parola, e non è un caso), che poi crescendo in alcuni diventa altro, e il divertimento sta nello studiare come prende forma una canzone, o una sinfonia, come ci si scopre capaci di farlo e di scrivere un testo, insomma, anche qui, nella componente direi artigianale della creazione dell’opera, che magari poi diventerà anche “d’arte”. Personalmente, almeno, è così, ed è uno dei divertimenti più grandi e inesauribili che ci siano.
 

DANIELA: Ringrazio Manuel per la sua grande disponibilità, e infine ti chiedo: un messaggio per i vostri ammiratori, cosa diresti loro?

MANUEL: Gli direi non tanto di continuare a seguirci, quanto di continuare a SCOPRIRCI. Ci sono così tante cose che voglio e devo imparare, ascoltare, suonare, scrivere, che di sostanza ce ne potrà essere per molto tempo. E poi di continuare a scoprire, in generale, in tutti i campi, di alimentare sempre il sacro fuoco della curiosità, ovunque essa direzioni.

Le immagini di STARDOG sono di ALICE DEMONTIS

Si Ringrazia infinitamente per il contatto con Manuel Lieta la cara amica e giornalista Oriana Mariotti