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Intervista esclusiva a Carlo Valli & family

Intervista alla voce ufficiale di Robin Williams, Carlo Valli, alla moglie Cristina Giachero, stimata attrice doppiatrice, dialoghista e direttrice del doppiaggio e ai loro due giovanissimi figli, Ruggero e Arturo, tra i vincitori del Gran Premio del Doppiaggio presentato lo scorso 2 Novembre 2010 da Pino Insegno e Francesca Draghetti


Nel precedente articolo abbiamo annunciato i vincitori della quarta edizione del Gran Premio Internazionale del Doppiaggio della INCE 2002, tenutosi il 2 novembre 2010, serata dedicata alle grandi voci del doppiaggio presentata da Pino Insegno e da Francesca Draghetti. Con grande piacere e onorata di farlo, grazie anche a Carlo Dutto, vi presento oggi in esclusiva una intervista realizzata ad alcuni fra i vincitori di questo prestigioso premio, due giovanissimi talenti del doppiaggio: Arturo e Ruggero Valli. Ovviamente non potevo esimermi anche dall’intervistare i genitori di questi due talentuosi ragazzini: Cristina Giachero e Carlo Valli che ringrazio nuovamente per la loro gentilezza e disponibilità.

Inizio l’ intervista domandando a Ruggero e Arturo di raccontare lo stato d’animo, l’emozione durante la serata del 2 novembre 2010, del prestigioso Gran Premio del Doppiaggio:

RUGGERO VALLI: E’ stato bello perché ero insieme a tanti amici che incontro spesso al doppiaggio.

ARTURO VALLI: Non ero molto emozionato perché avevo già preso lo stesso premio l’anno scorso, però ero molto contento di prenderlo per il doppiaggio di Russel in UP.

Ho domandato a Ruggero e Arturo di raccontare ai lettori di superEva qualcosa sul loro quotidiano, su come si articola la loro giornata tra scuola, doppiaggio, hobbies:

RUGGERO VALLI: Io faccio la seconda media, e quando esco da scuola vado spesso al doppiaggio dove mi porto anche i compiti perché ne ho tanti. Il lunedì vado a lezione di clarinetto e il sabato a nuoto. Mi piace leggere e inventarmi delle storie.

ARTURO VALLI: Io faccio la quinta elementare, esco da scuola alle 16,30, non vado quasi mai subito a casa, o vado al doppiaggio o a nuoto o a lezione di pianoforte. A volte anche due cose insieme. Mi piace tanto leggere, giocare e cucinare. Una volta al mese andiamo a fare un’escursione con il CAI (Gli alpini!).

Due ragazzini molto intelligenti, volenterosi e ricchi di impegni sicuramente. A questo punto mi chiedo se loro, accendendo la tv spesso riconoscano la voce di papà o di mamma in qualche film o animazione … chiedo ai ragazzi quali eventuali sensazioni provino. Chiedo loro se hanno un film preferito doppiato dai loro genitori e se riascoltandosi sono ipercritici verso loro stessi oppure soddisfatti del proprio lavoro:

RUGGERO e ARTURO VALLI: Non ci capita spesso di accendere la TV , ma se per caso sentiamo la voce di mamma o di papà siamo sorpresi e li andiamo subito a chiamare.

RUGGERO VALLI: Non cerco mai di sentirmi a meno che il film che ho doppiato non mi piaccia tantissimo come Ponyo, per esempio.

ARTURO VALLI: Quando sento la mia voce spesso ho qualcosa da ridire sul mio doppiaggio.

Quali saranno i giovanissimi doppiatori che Arturo e Ruggero stimano maggiormente e loro rispondono dicendo:

RUGGERO e ARTURO VALLI: Facendo doppiaggio abbiamo conosciuto tanti bambini e speriamo sempre di non essere in colonna separata per stare insieme a loro. Secondo noi sono tutti bravissimi!

Quali sono i consigli che hanno saputo donare i loro genitori sia come persone sia come piccoli artisti del doppiaggio?

RUGGERO e ARTURO VALLI: Ci hanno detto di guardare sempre gli attori senza provare la battuta la prima volta che passa l’anello per capire l’espressione. Ci hanno insegnato a non guardare troppa TV e a leggere tanti libri!

E’ stato un vero piacere poter intervistare anche la mamma di Ruggero e di Arturo, Cristina Giachero, voce italiana di Liv Tyler in Armageddon, di Scarlett Johansson in L’uomo che non c’era .. tra i dialoghisti di Sex and the City, giusto per citare alcuni importanti lavori. Chiedo subito a Cristina come è approdata al doppiaggio, domanda scontata ma doverosa:

CRISTINA GIACHERO: Ho conosciuto Carlo durante la mia prima tournée con il Teatro Stabile di Genova, quando mi sono trasferita a Roma è stato naturale seguirlo nel suo lavoro di doppiatore. Quando l’ho conosciuto, Carlo non faceva ancora né il direttore né il dialoghista, posso dire di aver assistito nei suoi primi passi in queste due professioni! In questi ultimi anni ho lavorato spesso con Renato Cecchetto che con la sua sensibiltà mi ha insegnato tantissimo e mi ha fatto ancora di più amare questo lavoro.

Cristina ha molta esperienza sia in teatro, sia nelle fiction,sia nel doppiaggio… le chiedo quando si sente realmente soddisfatta artisticamente?

CRISTINA GIACHERO: Sia il teatro che il doppiaggio quando si interpretano dei ruoli interessanti danno grandi soddisfazioni, però non posso negare che l’esperienza teatrale è più completa e emozionante. Del teatro amo la paura prima di andare in scena, il rapporto con il pubblico e la possibilità di sperimentare e migliorare ogni sera. Del doppiaggio amo la magia di vedere la mia voce adattarsi alle emozioni e alla fisicità di un’altra attrice.

Cristina è una ottima dialoghista e direttrice del doppiaggio. Quali sono per Cristina gli elementi peculiari che un buon direttore o dialoghista dovrebbe tenere sempre ben presente?

CRISTINA GIACHERO: Un dialoghista deve tenere presente che le battute devono permettere al doppiatore di pensare solo alla recitazione. Un buon dialogo porta naturalmente a recitare bene. Gli elementi fondamentali sono il ritmo, la fluidità e la logica della battuta. Io quando adatto mi dico sempre che se io non capisco perfettamente perché un personaggio stia dicendo una cosa tanto meno lo capirà il doppiatore (e il direttore) in sala di doppiaggio. La mancanza di logica in un dialogo è la cosa che fa perdere più tempo. Un direttore deve innanzitutto saper fare la distribuzione delle voci, che non vuol dire solo trovare vocalità simili. Durante il doppiaggio deve aiutare gli attori a trovare la giusta interpretazione, scoprendo qual è il sistema che funziona per ogni attore. C’è chi ha molto orecchio e capisce la battuta se la ascolta, anche solo accennata, dal direttore, c’è chi coglie il senso attraverso la descrizione di un’emozione, c’è chi la trova attraverso un colore…

Cosa pensa Cristina Giachero delle nuove generazioni di attori doppiatori e di attrici doppiatrici:

CRISTINA GIACHERO: Per i giovani oggi è più difficile l’apprendistato perché quasi sempre si lavora a ritmi talmente serrati che un direttore sa di non avere il tempo per lavorare con un doppiatore dotato, ma inesperto. Si tende ad andare sempre sul sicuro e chiamare i doppiatori rodati. Il ricambio generazionale è però indispensabile e ogni tanto bisogna saper rischiare.

Molti aspiranti adattatori mi scrivono che non è facilissimo avvicinarsi a questo importante mestiere. Quali consigli può dare a questi giovani Cristina Giachero:

CRISTINA GIACHERO: Se chi vuole fare il dialoghista è un traduttore consiglio di iniziare a tradurre per un dialoghista e poi possibilmente chiedere di assistere al suo lavoro. E credo sia utilissimo andare a seguire dei turni di doppiaggio per capire “sul campo” quali sono i problemi o gli elementi positivi di un adattamento.

Essere doppiatori facilita un eventuale lavoro da dialoghista o da direttore?  Oppure il dialoghista e il direttore sono professioni che possono svolgere benissimo anche persone senza un passato da Doppiatore, ovviamente parliamo di persone comunque preparate:

CRISTINA GIACHERO: Essere un doppiatore sicuramente facilita entrambe le professioni, ma conosco molti bravissimi adattatori che hanno iniziato come traduttori e sicuramente per fare il direttore (come per fare il regista) non è necessario essere doppiatori.

Mi domando se Cristina abbia mai incontrato attrici doppiate e lei mi risponde:

CRISTINA GIACHERO: No, non mi è mai capitato, credo sarebbe un’esperienza curiosa. Ricordo che Ruggero invitato all’anteprima de La ricerca della felicità in cui aveva doppiato il piccolo Jaden Smith (avevano entrambi 7 anni) rimase attonito vedendo il piccolo attore sul palco dell’Auditorium.

Congedo Cristina chiedendo qualche anticipazione sui futuri lavori artistici:

CRISTINA GIACHERO: Sto per iniziare la direzione di “Blue Bloods” una bella serie TV con Tom Sellek e ho appena finito di adattare i dialoghi di “Animals Unided” un film di animazione della Moviemax e infine a marzo sarò in scena al teatro Vascello di Roma con “I Menecmi” di Plauto con la regia di Memé Perlini. Un periodo piuttosto impegnativo!

Ultima parte di questa lunga intervista riservata a Carlo Valli.

Carlo è tra i doppiatori italiani uomini sicuramente più apprezzati, con molti anni di teatro alle spalle, Nastro d’Argento per il doppiaggio di Robin Williams nel film Mrs. Doubtfire, dialoghista, direttore del doppiaggio … ma gli domando, se non avesse fatto questo mestiere, il mestiere dell’attore, cosa avrebbe scelto di fare?

CARLO VALLI: Da ragazzo volevo fare l’attore o la guida alpina. Poi sono stato ammesso all’Accademia d’Arte Drammatica di Roma” Silvio D’Amico”, e ho fatto l’attore. Ma chi lo sa cosa avrei fatto, se non mi avessero ammesso?

Chiedo anche a Carlo di raccontare il primo incontro con la sua bellissima moglie Cristina. E poi gli chiedo quali emozioni attraversano il suo animo tutte le volte che sente doppiare i suoi figli?

CARLO VALLI: Ci siamo conosciuti in teatro, in uno spettacolo dello Stabile di Genova, con Alberto Lionello – un grande! Era “L’egoista” di Carlo Bertolazzi. Lei era appena uscita dalla scuola di Teatro di Genova (è molto più giovane di me) ed era la sua prima scrittura. Io lavoravo per la prima volta con lo Stabile di Genova, e poi non mi è mai più capitato. Era destino: quell’unica volta, ha dato una svolta alla mia vita.   Beh, mi emoziono sempre quando sento doppiare i miei figli. A volte mi capita di assistere alle loro incisioni, e mi verrebbe voglia di suggerire intonazioni e indicazioni, ma mi trattengo: c’è un direttore addetto a questo. Quando invece lavorano con me, allora mi sbizzarrisco. Mi piace che diano il meglio.

Chiedo anche a Carlo se ha mai incontrato attori che ha doppiato, gli domando di raccontare qualche aneddoto:

CARLO VALLI: No. Una volta Robin Williams venne a Roma per la presentazione di un suo film (era Mrs. Doubtfire) ma io non lo sapevo. Andò ospite della trasmissione di Costanzo, e durante la proiezione doppiata di una piccola clip del film si congratulò col doppiatore e volle sapere chi era. Glielo dissero. Io era a casa sul divano che mi guardavo la trasmissione.

Beh direi una bella soddisfazione. Secondo Carlo, in futuro,  in Italia, il doppiaggio scomparirà in favore dei sottotitoli come succede in molti altri paesi del mondo?

CARLO VALLI: Non lo so. Non credo. So che in tutti i paesi d’ Europa molto tempo fa i film passavano in lingua originale, coi sottotitoli, ma ora è parecchio tempo che vengono doppiati. Almeno, i film più importanti.

Cosa sogna ancora per se stesso artisticamente parlando Carlo Valli?

CARLO VALLI: Di stare sempre bene in salute. Così potrò ancora lavorare in teatro, dove esistono bei ruoli per uno come me, e potrò ancora dedicarmi al doppiaggio che è un lavoro che ancora mi piace molto.

Carlo è piemontese. Gli chiedo quanto è stato difficile per un piemontese curare la dizione.

CARLO VALLI: Certo, la cadenza piemontese non è delle più gradevoli se si vuole fare l’attore. Ma anche a questo si può ovviare con lo studio e l’esercizio.

Chiedo a Carlo, se per un giovane, in sincerità, visto anche il difficile momento che l’Italia sta attraversando, c’è speranza di poter intraprendere la professione del doppiatore, del dialoghista, del direttore…

CARLO VALLI: Ci sono molti giovani che vogliono intraprendere questa professione, che non è una professione a sé stante – come continuo a ripetere – bensì una specializzazione del lavoro dell’attore. Se un giovane studia per fare l’attore, può dedicarsi anche al doppiaggio, (se proprio gli piace) dove in fin dei conti si tratta di doppiare degli attori che hanno già interpretato il film, e quindi di recitare. E per farlo bene, bisogna essere a nostra volta degli attori.

Esistono nel mondo del doppiaggio professioni che sono sempre molto richieste nonostante la crisi (ad es. il fonico…)?

CARLO VALLI: Sì, ma non solo il fonico. Anche l’assistente è un ruolo molto richiesto. Ce ne sono poche brave. (uso il femminile solo perché le donne qui sono in maggioranza).

Quali sono gli hobbies di Carlo Valli e come si descriverebbe con  3 aggettivi tra pregi e difetti:

CARLO VALLI: Mi piace la fotografia, la musica e la buona tavola. Onesto, sincero, non presuntuoso. Taciturno, solitario, a volte scontroso.

Concludo chiedendo a Carlo qualche anticipazione sui suoi futuri lavori artistici:

CARLO VALLI: Adesso sono a Milano, per provare uno spettacolo con la regia di Luca Ronconi, da rappresentare al Piccolo Teatro di Milano, quello storico di via Rovello. Si tratta di “La compagnia degli uomini” di Edward Bond, che andrà in scena l’11 gennaio, e replicherà fino alla fine di febbraio.Nel frattempo dovrò dedicarmi alla realizzazione del doppiaggio di “Cars 2” della Disney-Pixar che andrà in sala in primavera del 2011.

Una ultimissima battuta per Carlo… un qualcosa che vorrebbe dire e che non gli è stato mai chiesto in una intervista e lui ribatte dicendo:

CARLO VALLI: Sì. Dò la risposta. La domanda ricavatela voi. Fare il doppiatore è molto faticoso. Anche fare l’attore in teatro. Non credete a quelli che dicono nelle interviste “ci siamo tanto divertiti”. Certo, è il più bel lavoro del mondo. Ma bisogna faticare.

Nella foto in alto la famiglia Valli, al completo, in vacanza in Islanda