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  • Intervista esclusiva a Giorgio Favretto

    " ... Avevo 16 anni, mi venne affidato un personaggio, lo zio Giustino Trochard ne “La cucina degli angeli”, una commedia di Albert Housson. Ne avevano fatto anche un film, “Non siamo angeli”, con Humphrey Bogart, Peter Ustinov, Aldo Ray. Da quel momento scattò in me la curiosità e la passione per il teatro ... Quando sono al leggio mi concentro, dopo aver ascoltato le spiegazioni e le indicazioni del direttore, sull’anello. Perché un doppiatore lavora a pezzetti, sugli anelli. E ogni anello è come se fosse un minuscolo film. Bisogna osservare come si muove l’attore che devi doppiare, in che situazione è inserito, se c’è o non c’è musica di sottofondo, quale tipo di musica è. E poi si ascolta quello che dice, come lo dice e quali pause fa ... Ogni anello è come se fosse un minuscolo film. E come dicevano i miei maestri: “Un personaggio non sa se è o non è il protagonista”. Quindi è proprio magari un singolo, straordinario, anello che può darti una grande emozione, che può metterti di fronte a delle enormi difficoltà, che ti mette di fronte a una sfida non facile da superare. Così, quando finalmente ottieni il risultato voluto, tu ami quell’anello! ... “Il Gattopardo” è un’emozione che potrei paragonare a una nascita, la mia nascita. Lavorare più di due mesi accanto ad attori straordinari come Burt Lancaster, Claudia Cardinale, Alain Delon, Romolo Valli, Paolo Stoppa, e chi più ne ha più ne metta, è qualcosa di indescrivibile. Ecco, questo è un esempio della fortuna che ho avuto: poter vedere, assimilare, rubare segreti da interpreti come quelli. Vi assicuro che vale più di qualsiasi master ... "