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Conoscenza druidica dei movimenti astrali

L'antica scienza degli astri era definita astrologia, e i druidi erano, tra l'altro, gli astronomi delle popolazioni celtiche

Conoscenza druidica dei movimenti astrali
L’antica scienza degli astri era definita astrologia, e i druidi erano, tra l’altro, gli astronomi delle popolazioni celtiche

Nella “Refutatio Omnium Haeresium” di Ippolito si legge:
« I Druidi dei Celti hanno studiato assiduamente la filosofia pitagorica …
E i Celti ripongono fiducia nei loro Druidi come veggenti e come profeti poichè costoro possono predire certi avvenimenti grazie al calcolo e alla aritmetica dei Pitagorici».

Cesare, che a Roma era ritenuto, a Roma, un’autorità in fatto di Astronomia nei Commentarii De Bello Gallico afferma che i Celti conoscevano molto bene l’Astronomia, e che contavano il tempo segnando le notti passate da un dato evento e non i giorni come facciamo noi. Essi, inoltre, dividevano l’anno in due sole stagioni: la stagione dei mesi neri (l’inverno) e quella dei mesi luminosi (l’estate). Anche qui, su scala annuale, vediamo che tutto è diviso tra giorno e notte …

Nel capitolo XVI della Naturalis Historia di Plinio il Vecchio si descrive la Cerimonia druidica della raccolta del vischio in questi termini:
«È poi questo (il vischio) è molto raro a trovarsi e una volta trovato è colto con grande pompa religiosa e innanzi tutto al sesto giorno della Luna, che segna per questi gli inizi dei mesi, degli anni e dei secoli, che durano trenta anni, giorno scelto perchè la Luna ha già tutte le sue forze senza essere a metà del suo corso.»

La Luna per i Celti «rappresentava l’astro fondamentale atto al computo del tempo quindi la sua osservazione era molto sviluppata, prova ne è la presenza di allineamenti diretti verso i punti di levata e tramonto della Luna ai lunistizi in vari santuari dell’età del Ferro oltre che la struttura medesima del calendario di Coligny» (1).
Polibio ricorda che i druidi dei Galati nel 218 fecero interrompere una guerra a causa del verificarsi un’eclisse totale di Luna.
Strabone (De Situ Orbis, III,4,16) afferma che i Celtiberi celebravano, durante il plenilunio, la festa di una divinità che non si poteva nominare.
Il novilunio «era il periodo adatto per prendere importanti decisioni» (1).
Presso i Cimri (i celti del Galles) esisteva il culto di Arianrhod divinità femminile il cui nome significa “Ruota d’Argento”.
I druidi «sapevano certamente che quando la Luna raggiungeva la sua estrema latitudine eclittica (positiva o negativa) durante il suo ciclo mensile e la sua fase era contemporaneamente il primo oppure l’utimo quarto allora sette giorni dopo era possibile il verificarsi di un’eclisse

Nota
(1) La Misura del Tempo presso i Celti, di Adriano Gaspani, dell’osservatorio astronomico di Brera, gaspani@brera.mi.astro.it