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Cristianesimo e paganesimo celtico in Scozia

Il Cristianesimo eliminò la venerazione delle divinità maggiori, di più recente formazione, l'antica adorazione della natura, dotata di immortale giovinezza si piegò di fronte alla rovina in paziente, profondo disagio, per risorgere poi vigorosamente.

John Arnott MacCulloch, membro sella chiesa Episcopale e segretario del Vescovo di St. Andrews, Scozia, scrisse nella sua documentatissima opera La religione degli Antichi Celti che:
“il rapporto della chiesa celtica con il paganesimo fu sopratutto di intolleranza” (pag. 28, Neri Pozza Editore, 1998).

Nella stessa opera, a pag. 180, il Nostro scrive:”il Cristianesimo eliminò la venerazione delle divinità maggiori, di più recente formazione, l’antica adorazione della natura, dotata di immortale giovinezza si piegò di fronte alla rovina in paziente, profondo disagio, per risorgere poi vigorosamente.
I predicatori, i concili e le leggi inveivano contro di essa. Gli antichi riti continuarono a essere praticati, oppure sopravvissero con vesti e aspetto cristiani. Si trovano nei villaggi bretoni, nelle vallate delle Highlands, nelle valli gallesi e corniche, nei distretti municipali irlandesi …
Le denunce (cristiane -n.d.r.) di questi culti ci offrono la possibilità di conoscerli meglio.
Sono proibite le offerte agli alberi, alle pietre, alle fontane e ai crocicchi, l’accensione in questi luoghi di fuochi o candele e l’enunciazione di formule incantatorie a essi indirizzate, come è proibita la venerazione di alberi, boschetti, pietre, fiumi e pozzi. Non bisogna chiamare signori ne il sole ne la luna. Non vanno praticati magia e divinazione, salti e danze, canti e cori dei pagani, vale a dire i loro culti orgiastici. Coloro che suscitano tempeste non devono esercitare la loro arte diabolica (Capit. Karoli Magni, I, p. 62; Leges Luitprandi, II; p. 38, Canone 23, II Concilio di Arles, Hefele, Councils, III, p. 471; D’Archery, Spicelegium, V, p. 215).
E’ chiaro che queste denunce non rimanevano senza effetto e la leggenda narra che gli spiriti della natura venivano uditi maledire il potere dei santi cristiani e i loro tristi lamenti rieccheggiavano nei recesi boscosi, in vallette isolate e sulle rive dei fiumi e dei laghi (vedi Grimm, Teut. Myth, II, p. 498). IL loro potere, per quanto limitato, non fu annientato, ma la segretezza con cui gli antichi culti spesso continuarono ad essere praticati conferì loro un alone di oscurità. Essi furono identificati con le opere del diavolo e gli spiriti pagani furono equiparati a demoni oscuri e malvagi. Il tutto culminò nella caccia medievale alle streghe, perchè la stregoneria fu, in parte, un aspetto diverso dell’antico paganesimo. E tuttavia neanche questo annullò la superstizione, che ancora vive e prospera tra il popolo, benchè oggi sia scomparsa la venerazione degli spiriti dela natura in senso stretto (pagg. 180-181).