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IL TEMPO, L’ETERNITÀ DEGLI DEI, GLI ASTRI CELESTI

La concezione del tempo, e gli astri, presos gli antichi druidi.

IL TEMPO, L’ETERNITÀ DEGLI DEI, GLI ASTRI CELESTI
di Myrddin

1. Il tempo e l’eternità
Gli Dei celtici “sfuggono al tempo finito, perchè sono eterni ed immortali: un giorno e una notte, un anno, un secolo o un periodo ancora più lungo hanno, per loro, esattamente uguale durata” (1)
Esemplare è in tal senso la vicenda di Mac Oc, figlio del Dagda, il quale consigliato dal padre adottivo Mider (o Mananann, secondo una diversa versione), il quale molto abilmente stringe un patto col padre carnale, appunto il Dagda, secondo il quale egli abbia in prestito il dominio di Brug-na-Boyne (il side o sidh, Terra megalitica, di New Grange) per un giorno e una notte. Ma “sfortunatamente il Dagda non è stato attento al fatto che, simbolicamente, un giorno ed una notte esprimono la totalità, la negazione del tempo, vale a dire l’eternita” (2)
Ecco il dialogo:
“”Allora che mi si accordino”, disse il Mac Oc, “un giorno e una notte nella tua dimora”. Ciò gli fu concesso. “E ora vattene nella dimora che segue”, disse il Dagda, “il tempo concessoti ti è scaduto”. “È chiaro!, disse (il Mac Oc), “che la notte e il giorno sono la durata del mondo intero ed è quanto mi è stato concesso”. Quindi il Dagda uscì e il Mac Oc restò nel Sid” (3)
Dunque un giorno e una notte sono “il simbolo e l’equivalente dell’eternità” (4) per gli antichi Dei, e questo è un insegnamento druidico di fondamentale importanza.
L’eterno presente è il tempo degli dei, e vivere il tempo, sperimentarlo come un fuoco eterno mai spento congiunge la nostra condizione, a partire dalla coscienza, alla nostra anima immortale di cui parlano i druidi, e quindi alla condizione immortale degli antichi Dei, carichi di gloria e di gesta leggendarie (5)

2. Il computo pratico-rituale del tempo: il calendario di Coligny
Tuttavia il raggiungimento della condizione immortale, per chi è soggetto al condizionamento dello spazio, della distanza e della materia, richiede il compimento di precisi atti rituali ed evocativi, ed anche il soddisfacimento degli scopi agricoli (stabilire i tempi migliori per la semina e per il raccolto), sociali e rituali tipici della società celtica del tempo
Per svolgere in modo corretto tali riti occorre uno strumento di riferimento, che li renda conformi al movimento degli astri, la luna per la ricerca della condizione eterna, e il sole per seguire la vita che fluisce con i suoi momenti pratico.materiali, e dunque occorre tener conto proprio di quei movimenti che scandiscono il giorno e la notte, lo scorrere inesorabile del tempo che fugge, come l’ombra proiettata dal sole sulla meridiana si muove in sequenza.

Per seguire le tracce della grande capacità druidica di studiare il movimento degli astri celesti, utilizziamo ora largamente le preziose considerazioni di Adriano Gaspani.
A Coligny, nella regione dell’Ain (sud della Francia), antica terra dei Galli Ambarri, furono ritrovati in un pozzo, nel novembre del 1897, i frammenti di una tavola di bronzo, le cui incisioni riproducevano la sequenza dei giorni di un calendario. Assieme alla tavola fu ritrovata anche una statua di Marte, alta un metro e settantaquattro centimetri. Attualmente i reperti sono conservati al Museo della Civiltà Gallo-Romana di Lione-Fourviere. Un piccolo frammento (oggi perduto) con incisioni simili a quelli trovati a Coligny era stato rinvenuto nel 1807 nei pressi del Lago d’Antre nei pressi di Villards d’Herià nel Jura francese. Approssimativamente nello stesso luogo (Ruisseau d’Heria) furono trovati nel 1967 da Lucien Lerat, altri otto frammenti che con buona probabilità appartennero alla stessa tavola del calendario di Villards d’Herià. Vari studiosi si occuparono della ricostruzione e della decodifica del calendario di Coligny, tra questi vanno citati l’irlandese Mc Neill e il francese Daviet per quanto riguarda le prime interpretazioni. I primi a completare il restauro del calendario furono però A. Duval e G. Pineault nel 1960, i quali ricostruendo i frammenti mancanti riuscirono a restituire fedelmente la struttura originaria (6).
Il calendario di Coligny contiene la rappresentazione di una sequenza di cinque anni lunari completi, ciascuno composto da 12 mesi alternativamente lunghi 29 o 30 giorni, più 2 mesi supplementari, ritenuti essere mesiintercalari introdotti per rendere lunisolare il calendario.
La sequenza dei mesi rappresentati è la seguente:
Samonios (30), Dumannios (29), Rivros (30), Anagantios (29), Ogronios (30), Cutios (30), Giamonios (29), Simivisonios (30), Equos (30), Elenbiuos (29), Edrinios (30), Cantlos (29)(6).

Il calendario di Coligny “viene fatto risalire al II secolo d.C., in piena epoca gallo-romana, ma gli studiosi sono concordi nel ritenere che esso sia stato inciso prevalentemente per scopi liturgici pagani e quindi possa riprodurre fedelmente il calendario tradizionale celtico correntemente in uso alcuni secoli prima”, tuttavia “la maggior parte delle iscrizioni in lingua gallica e caratteri latini non sono ancora state tradotte e comprese in maniera soddisfacente”, e lo stesso può dirsi “per quanto riguarda la comprensione dei meccanismi e delle regole adottate sia per quanto riguarda la sua progettazione sia per quanto riguarda il suo funzionamento e l’uso che ne veniva fatto dai druidi gallici” (6).
Il numero tra parentesi si riferisce al numero di giorni che compongono il mese.
Ciascuno dei 12 mesi elencati iniziava la notte in corrispondenza della quale la Luna assumeva la fase di primo quarto.
Essi erano divisi in due parti di 15 più 15, oppure 15 più 14 giorni ciascuno in modo tale che se la prima quindicina era vincolata dalla fase di primo quarto, l’inizio della seconda doveva coincidere con la Luna alla fase di ultimo quarto.
I mesi le cui quindicine erano complete (30 giorni) sono classificati come MAT cioè fortunati (MATV in lingua gallica), mentre quelli con 29 giorni sono etichettati con il termine gallico ANMAT che significa infausto.
Fa eccezione il mese di Equos che è un mese “Anmatv” ma dura 30 giorni. La prima quindicina, durante la quale la Luna raggiungeva il plenilunio, era ritenuta un periodo di luce, mentre la seconda quindicina centrata sul novilunio era ritenuta un periodo di buio.
Le due quindicine sono separate dalla parola gallica ATENOVX (ritorno alla Luna nuova, ritorno al buio, rinnovamento).
La quindicina posta dopo ATENOVX comprende il novilunio e quindi di fatto è il periodo dell’oscurità, mentre la prima quindicina comprendendo il plenilunio era il periodo di luce. (6)

Il calendario gallico di cui parliamo, si differenzia da tutti gli altri calendari antichi oggi noti perchè da un lato la struttura lunisolare rigida garantiva che i mesi rimanessero grosso modo coerenti con le stagioni ,dall’altro lato tale struttura poteva essere usata per calcolare esattamente la posizione del Sole e della Luna nel cielo durante qualsiasi giorno dell’anno e dei ’saeculà (ovvero 30 anni) (7).

Il legame anche solare del Calendario di Coligny “potrebbe derivare dal fatto che le date delle quattro feste principali che i Celti celebravano durante il corso dell’anno erano legate ai cicli stagionali avendo rilevanza anche dal punto di vista agricolo. Le quattro feste fondamentali celebrate dai Celti erano: Trinuxtion Samoni, Imbolc, Beltane, Lughnasad ed erano poste a distanza di circa quattro mesi” (6)
Il vincolo lunare “era obbligatorio solamente nel caso della festa più importante, quella di Trinux(tion) Samoni che si celebrava in autunno e che segnava anche l’inizio dell’anno celtico. Osserviamo quindi che nel caso di Imbolc, Beltane e Lughnasad dovevano essere verificati vincoli astronomici solari e stellari e nel caso di Trinox Samoni anche la Luna doveva giocare la sua parte. Sul calendario di Coligny la festa di Trinux(tion) Samoni è l’unica espressamente indicata nelle annotazioni per tutti e cinque gli anni rappresentati” (8).

3. Conoscenza druidica dei movimenti astrali
Nella “Refutatio Omnium Haeresium” di Ippolito si legge:
“ I Druidi dei Celti hanno studiato assiduamente la filosofia pitagorica …
E i Celti ripongono fiducia nei loro Druidi come veggenti e come profeti poichè costoro possono predire certi avvenimenti grazie al calcolo e alla aritmetica dei Pitagorici. “

Cesare, che a Roma era ritenuto, a Roma, un’autorità in fatto di Astronomia nei Commentarii De Bello Gallico afferma che i Celti conoscevano molto bene l’Astronomia, e che contavano il tempo segnando le notti passate da un dato evento e non i giorni come facciamo noi. Essi, inoltre, dividevano l’anno in due sole stagioni: la stagione dei mesi neri (l’inverno) e quella dei mesi luminosi (l’estate). Anche qui, su scala annuale, vediamo che tutto è diviso tra giorno e notte …

Nel capitolo XVI della Naturalis Historia di Plinio il Vecchio si descrive la Cerimonia druidica della raccolta del vischio in questi termini:
“È poi questo (il vischio) è molto raro a trovarsi e una volta trovato è colto con grande pompa religiosa e innanzi tutto al sesto giorno della Luna, che segna per questi gli inizi dei mesi, degli anni e dei secoli, che durano trenta anni, giorno scelto perchè la Luna ha già tutte le sue forze senza essere a metà del suo corso.”

La Luna per i Celti “rappresentava l’astro fondamentale atto al computo del tempo quindi la sua osservazione era molto sviluppata, prova ne è la presenza di allineamenti diretti verso i punti di levata e tramonto della Luna ai lunistizi in vari santuari dell’età del Ferro oltre che la struttura medesima del calendario di Coligny” (6).
Polibio ricorda che i druidi dei Galati nel 218 fecero interrompere una guerra a causa del verificarsi un’eclisse totale di Luna.
Strabone (De Situ Orbis, III,4,16) afferma che i Celtiberi celebravano, durante il plenilunio, la festa di una divinità che non si poteva nominare.
Il novilunio “era il periodo adatto per prendere importanti decisioni” (6).
Presso i Cimri (i celti del Galles) esisteva il culto di Arianrhod divinità femminile il cui nome significa “Ruota d’Argento”.
I druidi “sapevano certamente che quando la Luna raggiungeva la sua estrema latitudine eclittica (positiva o negativa) durante il suo ciclo mensile e la sua fase era contemporaneamente il primo oppure l’utimo quarto allora sette giorni dopo era possibile il verificarsi di un’eclisse

NOTE
(1) Francoise Le Roux, Christian J. Guyonvarc’h I druidi, ed. ital. Ecig 2a ediz. Genova 1990/2000 pag. 374
(2) Jean Markale, Il druidismo, Paris 1985, 1a ed. It. Roma 1991, Mondadori Milano 1994, 2001, pag. 116
(3) Francoise Le Roux, Christian J. Guyonvarc’h op. cit. pag. 374
(4) Francoise Le Roux, Christian J. Guyonvarc’h, op. cit. P. 375
(5) G. Agrati e M.L. Magini (a cura di) Saghe e racconti dell’antica Irlanda. Druidi, bardi e guerrieri (2 voll), Mondadori, Milano
(6) La Misura del Tempo presso i Celti, di Adriano Gaspani, dell’osservatorio astronomico di Brera, gaspani@brera.mi.astro.it http://www.vialattea.net/archeo/lamisura.htm. Ma vedi anche Adriano Gaspani E Silvia Cernuti, L’astronomia dei celti, “Stelle e misura del tempo tra i Druidi” Collana Le antiche querce vol. X, formato 15×20 - cod. 1099 - pagine 144, brossura, con otto tavole fuori testo in b/n - ISBN 88-86692-55-2, cfr. anche Riccardo Taraglio Il Vischio e la Quercia: Spiritualità Celtica nell’Europa Druidica, Edizioni L’età dell’acquario 2001, pagg. 261 segg. E 363 segg.
(7) http://www.vitanaturale.it/rubriche/druidi.htm
(8) L’annotazione corrispondente è TRINOX(tion) SAMONI SINDIV(os) che è traducibile dalla lingua gallica antica come “le tre notti di Samonios cominciano adesso” e compare in corrispondenza del secondo giorno della seconda quindicina del mese di Samonios di ciascun anno del calendario celtico, quindi due giorni dopo l’ultimo quarto della Luna (Adriano Gaspani, op. cit.) .

http://technovate.org/cgi/ColignyOnline.exe
http://technovate.org/web/coligny.htm