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IL LUPO, SACRO ANIMALE DI KERNUNNOS, BELENOS, MERLINO

In società che si caratterizzano per continue e solide costrizioni, il lupo è simbolo di libertà e, dunque, di trasgressione. Rappresenta anche il nostro inconscio, con il quale a volte non vogliamo fare i conti.

Ecco un lupo meravigliosamente bello:
http://www.boingdragon.com/fcpix/images/wolf09.jpg

Il lupo appare in una luce generalmente favorevole nei miti Celtici e Irlandesi.
Una tribù irlandese si problama discendente da un lupo e Cormac, Re d’Irlanda, era, come Romolo e Remo, allattato dai lupi ee era sempre accompagnato da essi.
Frequentemente appaiono come animali che aiutano e hanno molto in comune con il cane delle leggende irlandesi, entrambi hanno affinità con divinità celtiche, ed eroi e dei possono anifestarsi tanto come lupi, quanto come cavalli, tori e salmoni. Nell’arte celtica Cernunnos, quale signore degli animali, viene dipinto accompagnato al lupo, all’orso e ad altro.
[da  Cooper, J. C. - SYMBOLIC & MYTHOLOGICAL ANIMALS - Aquarian/Thorsons London 1992

La figurazione più raffinata  di Kernunnos si trova sul meraviglioso Calderone di Gundestrup (I secolo a.C.), oggi custodito al Nationalmuseet di Copenhagen. Qui, in uno dei riquadri interni, il Dio Cervo appare a gambe incrociate. Indossa un vestito e delle brache a strisce verticali, con una cintura in vita. Porta un torques al collo e ne tiene un secondo nella mano destra. Nella sinistra tiene stretto un serpente. Alla sua destra si stagliano un grande cervo e un toro, a sinistra un leone e un lupo; poco lontano sta un piccolo uomo a cavallo di un delfino.

“Ciò che caratterizza Merlino, come pure il suo equivalente, il Daga irlandese,  è di essere padrone degli animali. Nella Vita Merlini .. lo si vede accompagnato da un lupo, vale a dire che è  un lupo. Essere padrone degli animali è infatti non soltanto farsi obbedire dagli animali, ma ugualmente poter rivestire le forme animali. E questo è sciamanesimo puro.
… si sa che i druidi, alla guisa degli sciamani,  portavano spesso pelli di animali e copricapi ornati di corna (… il famoso druido Mog Ruith si fa portare la sua pelel di toro e un copricapo a forma di uccello) … Nella Vulgata, quando esce dalla foresta come Uomo Selvaggio, Merlino è rivestito di una pelle di lupo… nella Vita Merlini è precisato  che … durante l’estate errerà  nei boschi in compagnia di un lupo grigio” [Jean Markale,  Il druidismo, Paris 1985,  1a ed. It. Roma 1991, Mondadori Milano 1994, 2001, p. 247 e 251]

Ricordiamo poi Bleise (Blaise). Confessore della madre di; eremita, maestro di Merlino. Il suo nome è stato collegato a quello del narratore gallese Bleheris (forma latina Bledhericus). Non si può comunque escludere un’associazione con il termine gallese bleidd, blaidd, “lupo”.

“Il lupo che porta l’insegna guiderà le truppe e circonderà Cornwall con la sua coda” (Le Profezie di Merlino)

Nella Vita Merlini di Geoffrey di Monmounth, Merlino mentre girava come un pazzo per la foresta trovò la compagnia di un anziano lupo morente, al quale dedicò parole piene di commozione:
‘Lupo, caro amico che mi hai sempre accompagnato per i sentieri nascosti delle foreste, ora appena riesci ad attraversare i campi .. Hai vissuto in questa foresta prima di me e l’età ha imbiancato i tuoi peli prima dei miei’.

Beleno e il lupo in Friuli
Nell’antichità di queste terre il dio Beleno era colui che, per i Celti, ammazzava le pecore e quindi era divenuto oggetto di culto, tanto che appariva vestito proprio di lupo.
http://www.angelfire.com/la/labassa/38c.html
(con una interessante analisi sul lupo)

Come scrive Philip Carr Gomm nel suo libro L’oracolo dei Druidi )(pag. 74) Faol (il nome del lupo in gaelico) “porta un forte senso di fiducia, forza interiore e intuizione. Ma porta anche apprendimento. A volte si ha bisogno di superare delle barriere , di correre dei rischi, di andare oltre il limitato campo del comportamento “normale”, per imparare a crescere, anche se queste prospettive possono sembrare non attraenti o addiritutra dolorose. C’è bisogno di non temere il potere interno e la forza che senti quando sei solo. Vieni a conoscere il tuo sè più interno ed anche nei luoghi più oscuri troverai coraggio e compagnia spirituale.
… Il lupo è un potente animale totemico che incarna molte delle qualità del cane, aggiungendo quel lato selvatico che non troviamo nei cani domestici. Uno dei nomi gaelici del lupo è Madadh-Allaidh, cane selvatico, e i Celti erano conosciuti per i loro incroci tra cani e lupi per produrre potenti animali da combattimento …
In Irlanda c’è un Forte dei Lupi ed  una leggenda ci racconta di un incidente fra l’eroe Cu Chulainn e la dea guerriera Morrigan. L’eroe dopo aver rifiutato con disprezzo le sue proposte amorose, è attaccato dalla dea che per l’occasione ha preso una forma di lupa.
Nella tradizione scozzese parecchi clans hanno scelto il lupo come loro totem: i McLennans, e i Mc Tyres (entrambi i cognomi significano Figliod el LUpo) e i Mac Milans (che significa Figlio del Servitore del LUpo), il nome personale Fillan viene dal gaelico FAolan, piccolo lupo.
In Galles nomi come Bledyn, Bleddri e Bleiddudd derivano tutti da Blaidd, che significa Lupo (in Italia abbiamo i cognomi Luperini, Lupi, Lupia, Lupiani, Lupica, Lupieri, Lupinacci, Lupinetti, Lupini, Lupino, Lupis, Lupo, Lupone, Luponio, Lupori, Luporini, Luposelli - N.D.R.).
Nella tarda età del ferro furono soggetti privilegiati nell’iconografia e sulla montagna santuario di Le Donon nei Vosgi c’è una scultura di Dio cacciatore con un copricapo di lupo.
I Celti usavano le stuoie di lupo per sedervici mangiando, ed è una credenza popolare che la sua pelle protegga dall’epilessia.
I denti di lupo sono considerati portafortuna speciali - erano legati alle gengive dei bambini nel periodo della dentizione ed usati come portafortuna ed ornamenti…
Anche noi come Merlino possiamo avere per compagno un lupo. Se FAol diventa il nostro alleato ci sentiremo in intimità ed in compagnia spirituale con la più fedele delle guide animali.
Dopo tutto Faol ci insegna, con l’esperienza, a dare credito a noi stesi e a non temere o rifiutare le parti di noi che ancora non conosciamo o comprendiamo” (pagg. 74-76)