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Cernunnos a Como?

Un antico Dio celtico a Como?

Cernunnos a Como?

Il Parco Regionale Spina Verde (istituito con la Legge Regionale n. 10 del 4 marzo 1993 e gestito da un consorzio tra la Provincia di Como ed i comuni interessati)si estende sulla fascia collinare che va dal colle del Baradello al Sasso di Cavallasca, comprendendo i comuni di Como, S. Fermo della Battaglia, Cavallasca, Parè e Drezzo.

L’origine del suo nome è legata alla forma delle colline che, come un cuneo verde, si insinuano tra la Como della convalle e le nuove zone urbanizzate poste a sud-ovest.

L’area fu abitata sin dal Neolitico, ma le tracce più evidenti del passato sono costituite dai resti di strutture abitative (le cosiddette “camere” in roccia e l’abitato di Pianvalle), da numerose incisioni rupestri, da una sorgente incanalata e monumentalizzata in epoca preistorica (la Fonte della Mojenca) e da altre presenze come le tracce lasciate dal passaggio di slitte o resti di strutture funerarie.

Questi contesti sono databili tra l’Eneolitico e la tarda età del Ferro. La presenza più rappresentativa si riferisce alla Cultura (celtica) di Golasecca, attestata in Lombardia occidentale, Piemonte orientale e Canton Ticino dal X al V secolo a.C.

 Il Dio Cornuto Cernunnos?

Le incisioni rupestri presenti nel Parco della Spina Verde sono riconducibili a tipologie ricorrenti in tutto l’arco alpino, eseguite a partire dal neo-eneolitico alla prima età del ferro (dunque fino alla piena epoca golasecchiana).

Realizzate con la tecnica a sfregamento, sono distribuite sui tratti affioranti di arenaria. La maggior parte è costituita da coppelle, incisioni a incavo circolari di piccole dimensioni (3-4 cm di diametro e 1 cm di profondità circa).

Le coppelle si ritrovano secondo un ordine sparso o secondo un ordine apparente, riunite a formare composizioni geometriche semplici, per file parallele, a scacchiera, a rosetta, con canaletti. Più rare ma particolarmente significative sono le incisioni lineari. Esse restituiscono immagini di sintesi a carattere simbolico: ascia, vulva, disco solare, serpente, spirale, croce.

 Fino a pochi anni fa erano visibili due figure che venivano definite “antropomorfe”: una dal corpo triangolare, detto “omino di Prestino”, probabilmente riconducibile ad una figura femminile, ed una a phi, presso la “grande roccia di Pianvalle”, detto “omino cornuto”. Recenti atti di vandalismo hanno completamente distrutto la prima e parzialmente asportato la seconda.

Più che “omini”, come vedremo più oltre, devono ritenersi rappresentazioni stilizzate di divinità delle genti locali.

 Il cosidetto “omino” infatti (così definito forse perchè definirlo Dio Cornuto avrebbe prodotto qualche imbarazzo extra-archeologico; da altri detto “orante”) in realtà, proprio per il contesto rituale nel quale deve essere collocato, è assai verosimilmente una rappresentazione di una divinità alla quale era destinata la pratica cultuale della popolazione locale.

Eccone l’immagine.

http://www.gacom.it/images/orante.jpg

Le aree di maggiore concentrazione delle incisioni rupestri sono la già citata “grande roccia di Pianvalle”

http://www.gacom.it/IMAGES/Roccia_grande001.JPG

 , posta nelle vicinanze del villaggio protostorico, e la zona delle cosiddette “cinque rocce”, dove il carattere rituale è maggiormente evidenziato da canali e conche di dimensioni significative, presso il primo tratto del sentiero che dal cancello di Prestino porta alla carreggiabile.

Questi segni vengono generalmente ricondotti all’area propiziatoria e rituale, religiosa in senso proprio.

(rielaborazione di appunti del Gruppo Archeologico Comasco)

 P.S.

Eneolitico: nel 1884 Gaetano Chierici riconosce anche l’esistenza di un’età del Rame in Italia e propone di denominarla Eneolitico ( dal latino aeneus, bronzo e dal greco lithos, pietra).

Il termine viene oggi usato in Italia per indicare un arco cronologico compreso all’incirca tra il 3.400 a.C. e il 2.200 a.C. , in cronologia Carbonio 14 calibrata.