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Imbolc, la festa celtica della Dea, è vicina

Brigantia Matirona ascolta la preghiera delle donne della terra dei celti, tu sei la Molto Saggia e la Molto Pura. Colui che comprende la tua esistenza comprende il mistero delle Madri ...

Imbolc (pronunciata im.olk, in irlandese, letteralmente ‘in the belly’ of the Mother, nel ventre della Madre Terra, e chiamata anche Oimelc o Brigantia) o AMBIVOLCIOS (in gallico antico, che significa “attorno al levatoio” in antico celtico) è la prima delle tre feste celtiche dedicate alla primavera, essendo le altre Alban Eiler (21 Marzo) e Beltain (1° Maggio), e si festeggia il primo ed il secondo giorno di Febbraio.
Generalmente, la festa cominciava il 31 gennaio, poichè per i Celti i giorni cominciavano dalla notte (vedi anche Samhain o Halloween - 31 ottobre) ed aveva il suo culmine probabilmente il 2 Febbraio, quando il giorno diviene visibilmente più lungo e la luce comincia a vincere la battaglia contro le tenebre…
L’ Imbolc infatti, si colloca a metà tra la notte più lunga dell’Anno del Solstizio d’Inverno (21 dicembre), e l’Equinozio di primavera (21 Marzo), quando la notte è lunga come il giorno… L’inverno celebra ancora il suo trionfo, i corsi d’acqua, i laghi e le fontane sono ghiacciati , i prati e gli alberi sono ricoperti di brina, la natura scintilla sotto un manto di freddo che pare congelare la vita.

E’ la prima delle tre celebrazioni della primavera, poichè che essa ha luogo al momento della prima comparsa dei bucaneve, e delle prime avvisaglie del disgelo e della scomparsa delle scorie dell’inverno. Il sole bambino nato dalle profondità dell’inverno sollevail suo volto e la terra è toccata dai primi raggi di calore.
Il nome gaelico sembra riferirsi al “latte di pecora” che scorre quando nascono gli agnelli, proprio in questo periodo dell’anno. Questa festa era dedicata alla dea Brighid figlia del Dio Buono il Dagda (Brigantia figlia di Dagodevos), la Dea dei poeti, dei guaritori, delle levatrici, e alle forze femminili presenti in natura e cadeva nel mese Ogham del Salice, albero femminile per eccellenza. Essendo la dea Brighid, Brigit, Bride, Brigida (in Irlanda e parti della Scozia) signora della poesia, era anche la festività dei bardi e delle competizioni poetiche. La festa di Imbolc venne trasformata dal Cristianesimo nella Vigilia della Candelora (il momento della presentazione del Cristo al Tempio), consacrata alla Vergine Maria e a Santa Brigida. In Galles la festa viene chiamata Gwyl Fair (Festa di Maria), oppure nell’alternativa più recente Gwyl Forwyn, “festa della vergine”, anche se alcuni druidi, perfino i pagani, utilizzano il termine Candelora.. Anche se Imbolc era una festa della primavera, le condizioni atmosferiche, specialmente nelle terre di Keltia, non erano ancora tra le più favorevoli per festeggiare all’aperto, perciò la sacralità di Oimelc veniva vissuta particolarmente in famiglia, coi ragazzie e le ragazze che intonavano canzoni e preghiere alla dea Brighid. Era anche la festa delle nascite, non solo degli agnelli, ma anche tra gli umani, in quanto nove mesi prima, tra gli eccitanti fuochi di Beltain, le coppie usavano salutare l’arrivo dell’estate…
Per i druidi di ieri e di oggi è la sacra festa in onore della donna, ed il rito praticato ancora oggi dai gruppi druidici è particolarmente gentile, bello, garbato ed intessuto di poesia. Un rituale adatto ad Imbolc consiste nel prendere una candela bianca e piantarla in un calderone pieno di terra, oppure immergerla in uno pieno d’acqua (che simboleggiano il corpo della dea o le acque dell’utero femminile). Oppure si può onorare la Dea Madre con otto candele che emergono dall’acqua al centro del cerchio della cerimonia.
Una volta accesa la candela si medita e si ringraziano le nostre madri e le madri delle nostre madri. Questa è anche la festività dell’anno celtico adatta alla visualizzazione dei nostri progetti, dei nostri sogni ancora astratti ed avvolti nella speranza. Le candele vanno infuse di amore, sogni, preghiere.

Per i Celti l’Albero protettore del giorno dedicato a Imbolc era la Betulla, che era sacra alla dea Brigit, patrona anche delle nascite (dei bimbi concepiti a Beltane), essa era quindi, come affermato più volte, la messaggera della nuova vita che si affaccia al mondo, come la betulla, che é considerata un albero colonizzatore del bosco, si diffonde spontaneamente, resiste al freddo e occupa i terreni inviando i propri semi ovunque.

Nell’antico Glossario irlandese di Cormac vengono indicati gli obblighi per questa festa:
“Assaggiare ogni cibo secondo l’ordine; ecco che cosa dobbiamo fare ad IMbolc, lavarsi le mani, i piedi e la testa”.

Spesso si approfitta della festa per tenere un Eisteddfod (seduta in gallese) dedicato alla poesia e aLle lodi cantate della Dea nelle sue molteplici forme.

Le caratteristiche della dea Bride furono assorbite da Santa Brigida, una suora missionaria omonima (Saint Brigit), vissuta tra il 450 e il 525.
Essa era la badessa di Kildare, dove vi era un bracere con il Fuoco perpetuo (proprio come avevano la dea Bride e la dea Vesta), i cui presunti miracoli la fecero identificare, presso il popolo, con l’antica divinità pagana.
Santa Brigida, divenuta poi la seconda patrona d’Irlanda (dopo S. Patrizio), resta ancora oggi la protettrice di fabbri, poeti e guaritori e viene raffigurata nei dipinti con una fiamma sopra la testa, in ricordo dell’Antico Fuoco di Bride