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Il tempo dei Celti di Alexei Kondratiev

Un libro degno della massima attenzione, frescod i stampa

Il tempo dei Celti di Alexei Kondratiev

Un libro di grande interesse, che sto divorando (e potete vincerlo partecipando al concorso di Celticworld! http://www.celticworld.it/sh_hp.php?act=nw&id_n=488).
Si presta a molte riflessioni …

Il tempo dei Celti di Alexei Kondratiev
Miti e riti: una guida alla spiritualità celtica
con illuminante introduzione di Marco Massignan (che l’ha tradotto in modo veramente eccellente)

Libro, Pagg. 382 Prezzo € 15,00

Miti e riti: una guida alla spiritualità celtica
Urra Edizioni 2005

I Celti rappresentano un sostrato culturale pan-europeo spesso misconosciuto e oggetto di speculazioni fuorvianti. A livello spirituale, artistico, psicologico, sociale e letterario essi costituiscono infatti una sorta di inconscio che permea tutta la storia d’Europa, come una corrente sotterranea che, se politicamente e geograficamente è oggi relegata a un livello marginale, dimostra però una vitalità sempre nuova nei secoli e per il presente.
Basti pensare che l’Irlanda è l’unica ad aver parzialmente conquistato l’indipendenza fra le sei nazioni celtiche moderne. Di Celti poi si parla spesso a sproposito, in modo strumentale, e quasi sempre al passato; in questo, la loro sorte non è poi tanto diversa da quella dei Nativi d’America.

Questo libro è opera di uno dei massimi esponenti del Ricostruzionismo Celtico, il movimento sorto nei paesi anglosassoni che mira a ricostruire e attualizzare le pratiche spirituali degli antichi Celti, sia del periodo pagano che di quello cristiano.
Nato nell’ambito del più ampio movimento neopagano americano, il Ricostruzionismo Celtico se ne differenzia nei modi e nelle pratiche; i suoi esponenti infatti si basano esclusivamente sulla solidità dei dati archeologici, storici e letterari, cui aggiungono quel tanto di creatività necessaria per colmare i vuoti per eseguire rituali e cerimonie.
Dopo aver mosso i primi passi su Internet, questo movimento ha trovato espressione in studiosi come Alexei Kondratiev, il quale ha il merito di impiegare la propria vastissima conoscenza storica e linguistica per cercare di smascherare gli errori e le imprecisioni contenute in gran parte della letteratura in materia. In questo, la sua autenticità trova pochi eguali.

Alexei Kondratiev insegna lingua Irlandese, Mitologia Celtica ed altre materie “celtiche” presso l’Irish Art Center di New York, ed è collaboratore della rivista Henge of Keltria e di IMBAS, l’organizzazione per il ricostruzionismo celtico.

Qui di seguito alcuni estratti, degni della massima attenzione.

“E’ necessario comprendere e sottolineare che la tradizione Celtica è un continuum culturale, un modo di pensare ed immaginare il mondo. Ciò ha a che fare con il linguaggio, il simbolismo e l’azione, non con i geni e con l’aspetto fisico”.

“C’è poi la questione della appartenenza nazionale. Se vi identificate primariamente come “Celti”, due sono le possibilità: o provenite da una terra ex-celtica o non avete affatto un background celtico. Se vivete in un Paese celtico o in uno della diaspora celtica, penserete a voi come a “Irlandese”, “Gallese”, “Scozzese” e così via; e vi costerebbe un certo sforzo identificarvi con il termine “Celtico” come ulteriore definizione di voi stessi. Ciò riflette semplicemente la realtà storica. Oggi ci sono sei nazioni Celtiche, ognuna con una distinta identità culturale”.

L’elemento cristiano celtico e ilneopaganesimo

“Non c’è nulla di male nell’abbracciare sinceramente ill neo-paganismo che, sicuramente, ha parte nel movimento Pan-Celtico. Ma ogni tentativo di negare l’elemento cristiano nella coscienza celtica causa un servizio negativo al suo revival. Esso riflette uno scopo neo-pagano, non uno celtico………. Per entrare nella vera ricchezza della coscienza celtica, dobbiamo accettare la duplice natura della sua eredità, pagana e cristiana………… Una volta che il mutuo rifiuto viene a cessare, dovrebbero esserci ben pochi ostacoli alla cooperazione. I Neo-Pagani possono, senza essere cristiani, riconoscere che la vita religiosa della cristianità proviene dallo stesso loro pozzo di materiale simbolico, e quindi rispettare l’immagine di Cristo come sorgente di illuminazione. Allo stesso modo, i Cristiani devono ammettere che le trame simboliche stabilite dal paganesimo continuano ad essere operanti anche nella loro fede (a dispetto del mutamento del punto di vista causato dall’Incarnazione), e che, quando si tratta di relazione con la Terra, non c’è nessun motivo per scartare il modello pagano, che rimane valido anche negli standard cristiani”.

“Una Tribù è una comunità definita da una comune esperienza del mondo, sia sincronicamente che diacronicamente. Tutti gli individui di una tribù sentono di essere partecipi di una identità di gruppo…….. e che questa identità si estende nel passato e…… nel futuro. Il cemento che dà coesione a questo tipo di identità di gruppo è la lingua……….. Un singolo sistema di comunicazione simbolica designato ad esprimere tutte le sfaccettature dell’esperienza di un gruppo…… definisce quel gruppo come una cultura pienamente autonoma, non una sub-cultura. E’ un’unità di questo tipo che chiameremo Tribù: una entità storica definita da un linguaggio comune, che cambia lentamente nel tempo mantenendo, però, un’identità continua…….”

“Molte persone che si sentono fortemente attratte dall’immaginario e dai valori della civiltà celtica, di cui hanno esperienza attraverso la traduzione, non sentono il bisogno di rivolgersi alla lingua originale per esplorare più approfonditamente questo regno…………. Dobbiamo sottolineare che il relativismo linguistico è una realtà. Le lingue non sono intercambiabili. Corrispondenze profondamente simboliche evidenti nel contesto di una lingua, possono essere assenti, o sostanzialmente differenti, in un’altra………. (coloro i quali) si identificano con immagini e ideali celtici rifiutando di adottare lingue celtiche non si rifanno assolutamente alla cultura celtica, ma creano una sub-cultura pseudo-Celtica nella (loro) cultura……. Incapaci di “pensare celtico” spontaneamente……si rifaranno…… a mezzi esteriori per affermare la propria identità: motivi visuali, vestiti e gioielleria……….”

Kondratiev propone di scegliere la lingua celtica della nazione in cui viviamo, se abitiamo in una delle sei nazioni celtiche. Altrimenti, ogni individuo o tribù può scegliere la lingua preferita e cercare di divenirne padrone al meglio. Questo sarà di grosso aiuto nei vari riti che si celebrano durante l’anno.

” E’ con la diaspora celtica che possiamo incorrere in problemi, poiché avremo una ovvia discrepanza tra la Terra così come è concepita in termini mitologici (la Terra storicamente abitata dalla Tribù Celtica, Keltia-in-Europa), e la terra in cui il gruppo vive effettivamente. Teoricamente, si potrebbe cercare di relazionarsi alla nuova terra usando un vocabolario celtico, definendo i suoi centri di potere e gli altri aspetti funzionali con immagini prese dalla tradizione celtica. Ma, nella maggior parte dei casi, si creerebbe una barriera spirituale”

“…… è inappropriato….. usurpare il destino spirituale delle popolazioni aborigene”.

“Nel contesto delle celebrazioni stagionali, anche se si deve dare più importanza alle forme attinte dalla tradizione celtica, sarebbe opportuno sforzarsi di parlare alla Terra nel suo linguaggio”.

“Il concetto guida primario nella visione del mondo celtica è quello della polarità universale. Sebbene prima del momento in cui gli eventi si manifestano ci sia un’unione primordiale, tutti i fenomeni emergono dall’interagire di poli opposti. LA dualità polarizzata originaria è variamente espressa come Giorno/Notte, Estate/Inverno, Dio/Dea, Tribù/Terra, questo mondo/Altromondo……. E’ la fondamentale differenza tra questi due principi che permette il cambiamento, e che dà modo alle entità individuali di esistere. Ogni unità di esistenza, grande o piccola, nel tempo o nello spazio, è composta dai due principi in interazione”.