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La festa del primo febbraio (Imbolc)

Estratto da Les Fetes celtiques – C.J. Guyonvarc’h – F. Le Roux – ed. ouest-France

1. Le difficoltà inerenti la festa

Imbolc è una “ripulita” o una purificazione all’uscita dei rigori dell’inverno.

E’ anche e soprattutto il nome arcaico di una festa praticamente scomparsa all’epoca durante la quale si trascrivevano per la prima volta le informazioni che la riguardano. Praticamente paralizzati dalla povertà delle nostre informazioni di base, non andremo troppo lontano, né nella scoperta di eventuali e improbabili fatti nuovi, né nell’interpretazione di fatti già conosciuti e già fin troppo bene, commentati.

L’etimologia esatta ha il merito di risparmiarci l’ipotesi di una festa interamente agraria[1]

Che l’agricoltura, intesa come simbolo o mezzo per ottenere abbondanza, abbia un posto nel calendario, è inevitabile, ma è tempo di rimettere le cose a posto: non è e non può essere il motore o il pretesto prevalente delle feste celtiche ed è tempo di non pensare più troppo – o almeno di non pensare esclusivamente -, grazie ad un mediocre gioco di parole irlandese, all’allattamento delle pecore nel caso di Imbolc.

Nulla prova, come crede T.G.E. Powell[2], che la festa sia stata confinata ad un ristretto gruppo della popolazione. Nessuna festa celtica, secondo le nostre informazioni, è una festa locale o una festa d’arte. Sono tutte allo stesso livello nei cinque reami o nell’Irlanda intera. Sono tutte legate all’espressione e al simbolismo della sovranità la quale suppone una congiunzione costante tra sacerdozio e regalità.

2. Mitologia o folclore?

Il meno che possiamo fare è di supporre che la festa non sia estranea all’atmosfera indo-europea di febbraio, dominata da cerimonie lustrali e orgiastiche, le stesse che Georges Dumezil ha descritto, analizzato e classificato nella sua opera su Il problema dei Centauri[3]. Sfortunatamente, non abbiamo accesso ai Februaria dell’Irlanda precristiana, ed è vano cercare tali februaria in prossimità di Santa Brigida, patrona della festa che è succeduta ad Imbolc: tutto ciò che viene detto negli inni, le omelie o la letteratura liturgica in generale risale all’alto Medio Evo, eccetto qualche allusione che però è difficilmente collocabile nello spazio religioso che ci interessa. Quanto al folclore, che è molto utile a condizione che una struttura religiosa sia almeno un po’ manifestata, rischierebbe di essere in questo caso, come le lingue di Esopo, il meglio e il peggio.

Noi non ci ritiriamo dalla prova. E’ importante comunque definire le condizioni preliminari. Le nostre eventuali riserve si fondano su numerose ragioni o constatazioni di cui almeno due fondamentali:

Il folclore moderno – o piuttosto ciò che ne resta dopo le testimonianze o i ricordi di un periodo che ricopre grosso modo la seconda metà del XIX° secolo e la prima metà del XX° secolo - è un insieme di fattori complessi, di origini diverse e spesso inattese. Noi non sappiamo o sappiamo malamente come integrarli in una struttura.

L’utilizzo di fatti folcloristici ai fini della mitologia comparata non era stato previsto o preparato dagli specialisti del folclore, i quali sono più spesso degli etnologi (le cui preoccupazioni e i metodi sono differenti dai nostri) che degli storici di religione. Noi non abbiamo mai letto un opera folcloristica nemmeno il Manuale di Folclore di Van Gennep – dove fosse presa in esame la messa a punto, la creazione di un metodo specifico sprigionante le modalità di passaggio e di conferma della mitologia al folclore o – ma ciò dev’essere rarissimo e non crediamo sia il caso dei Celti – dal folclore alla mitologia.

Una terza ragione – conosciuta e sovente evocata – riguarda la cristianizzazione che ha coperto tutto, snaturato, reinterpretato. Oggi sappiamo che non è esattamente così, ma la conversione al cristianesimo ha considerevolmente modificato, se non rivoluzionato le abitudini e le mentalità e rileviamo quale prima ragione quella qui indicata: tranne eccezioni, noi non saremo mai sicuri della legittimità o eredità indo-europea di un fatto folcloristico il quale, coerentemente con la sua natura, si classifica o si analizza più facilmente per la forma che per l’essenza. C’è infine – e non è il più piccolo inconveniente – la riduzione generalizzata in Europa, del folclore alle classi rurali. E’ quindi comprensibile, in queste condizioni, che ciò che la religione trae dal folclore sia principalmente di tipo naturale e agrario. A corollario di questa ultima affermazione, è tipico del folclore autentico, quello di cui l’antichità è verificabile, che i riti, ridotti allo stato di semplici usanze cerimoniali, avendo conservato solo il loro aspetto formale più evidente, si sono conservati meglio rispetto alle credenze, le quali sono più difficili da rintracciare.

3. La festa di Santa Brigida

Detto ciò, il folclore irlandese è troppo ricco per pensare ad un’analisi estremamente dettagliata; inoltre non è indispensabile. Ma è possibile produrre qualche documento. Ci avvaliamo qui di seguito della tesi di dottorato del terzo ciclo della signorina Véronique Guibert de La Vaissière, Le quattro feste di apertura di stagione dell’Irlanda antica[4] .

In contrasto con la parsimonia delle nostre fonti medievali relative ad Imbolc, il fatto più notevole è che “la festa era molto popolare in Irlanda dove il culto di santa Brigida era enormemente diffuso” (tomo I, p. 166).

Santa Brigida è l’equivalente di San Patrizio nella gerarchia agiografica irlandese ed è succeduta a Brigit, dea precristiana, madre di tutti gli dei, mater omnium deorum hibernensium secondo la formula del Glossario di Cormac? E’ probabile, quasi certo anche se non ne abbiamo la prova. In ogni caso, il nome di Imbolc è scomparso, sia dal calendario che dalla memoria popolare. Il nome del mese di febbraio è in irlandese come in britannico di derivazione latina, feabhra. Resta dunque la celebrazione di Santa Brigida al primo febbraio, a una data così vicina alla Candelora (la vecchia) che ha generato una confusione dovuta a là Fhéile Brighe “giorno della festa di Brigida” e dovuta a là Fhéile Muire nagCoinneal “giorno della festa di Maria delle Candele”.

Ma eviteremo di mescolare mitologia, teologia e folclore. Santa Brigida, quasi sostituita alla Vergine o molto vicina ad essa, tanto che è associata, in qualità di levatrice, alla nascita del Bambino, ma è d’obbligo pensare a Brigid, altro nome di Boand, d’Etain o di Dana, come “patrona”, sia dell’Irlanda che della festa di Imbolc. L’importanza della festa è sottolineata nel folclore dal primo elemento che possiamo chiamare il “rituale consueto”, la veglia:

“la veglia, durante la quale si manifestano la maggior parte dei gesti rituali importanti della celebrazione, è costituita da quella che in inglese si chiama “a set-night”, cioè una notte fissata (dalla tradizione) alla quale partecipano tutti. C’erano un certo numero di “set-nights” durante l’anno, che comprendevano la veglia dell’anno nuovo, l’epifania (Old Christmas), il martedì grasso, Ognissanti (halooween) e Natale” (I, p.168)

L’integrazione di Imbolc a “festa” cristiana era la condizione o la conseguenza prima della sopravvivenza.

Il rituale è quello di un culto domestico che assicura il ritorno di Brigit che proteggerà una casa purificata:

Ecco una citazione che arriva dalla regione di Tallow, Co Waterford (MS 900): “Il capo famiglia, dopo che è calato il sole, prende una roncola e va a tagliare una fascina di giunco che metterà all’esterno della casa. Più tardi, prenderà la fascina e farà il giro della casa nella direzione del sole.

Tornato alla porta, dialoga con coloro che sono all’interno inginocchiati: “Datemi qualcosa e lasciatemi entrare. – Chi è? – Sono Brigida”. Poi vengono fatti un secondo e un terzo giro sempre con le stesse modalità. Quando l’uomo entra in casa, mette la fascina sul tavolo, dice le preghiere e invita tutti a mettersi a tavola. Dopo cena, la fascina viene messa in mezzo al cerchio formato dalla famiglia e si confeziona la croce” (I, p.169).

Questo è il rituale più semplice, e anche il più chiaro in quanto ridotto all’essenziale: l’entrata di Brigida nella casa che proteggerà tutto l’anno. Nella contea di Mayo, il rituale è più complesso e sembra raccogliere più rituali distinti:

“Per celebrare la festa come si deve, circa 8 o 10 giorni prima della notte di Santa Brigida, la padrona di casa “raccoglieva le gocce”, come si dice qui, cioè metteva del latte da parte da battere nella zangola durante la veglia di Santa Brigida. Generalmente, il latte in questa stagione era raro, ma la padrona di casa faceva il possibile per metterlo da parte in modo da poter preparare il burro in questa notte particolare, perché altrimenti, senza burro sulla tavola, la festa veniva considerata povera.

La casa veniva particolarmente pulita e a volta si imbiancava l‘interno con la calce. Poi con l’avvicinarsi della notte, si accendeva il fuoco, si metteva della paglia fresca agli animali nella stalla e tutti gli interni venivano sistemati in modo da essere confortevoli per ricevere Brigit in casa.

Prima che calasse la notte, il padrone di casa si procurava un capo d’abbigliamento chiamato “brat

Brighe” (mantello di Brigida). Il capo scelto era quello che sarebbe stato il più utilizzato dal componente della famiglia che faceva il lavoro più pericoloso. Siccome il capo famiglia era generalmente un pescatore esposto ai pericoli, aveva bisogno della protezione della santa (per l’anno a venire) e il mantello o il vestito che gli appartenevano servivano da “brat”. Frequentemente, era la sciarpa dell’uomo a diventare “brat”. L’uomo portava il capo nel capanno, prendeva un covone di grano abbastanza lungo dal pagliaio,e lo rivestiva con il capo designato dandogli l’aspetto di un corpo umano. Poi trasportava il covone tra le braccia come per reggere un bambino e lo depositava fuori la porta del retro. Quindi rientrava in casa. Quando la cena era in tavola…il padrone di casa annunciava che sarebbe andato a cercare Brigit perché doveva essere presente alla festa. L’uomo usciva, andava sulla porta sul retro, si inginocchiava, poi ad alta voce gridava a chi stava dentro casa: “Teigi ar ùr nglùna agus fosclaigì ùr sùile agus leigi isteach Brighid”. – “Sé beata, Sé beata” è la risposta che arrivava dall’interno. Richiesta e risposta venivano ripetute altre due volte. L’ultima volta , l’uomo prendeva il covone, si rialzava, andava sulla porta davanti, mentre la gente in casa continuava a ripetere “Sé beata” e rientra dicendo “Mush! Sé beata agus à slàinte”.

Poi il “brat” era depositato con cura contro una gamba del tavolo. La famiglia si sedeva per la cena preceduta da una preghiera…

Dopo cena, il “brat” veniva posto sul tavolo. Oltre al capo d’abbigliamento denominato brat, si aggiungeva un altro pezzo di stoffa che poteva essere utilizzato a pezzi (durante l’anno) in caso di mal di denti o di testa (vertigini ecc.).

L’operazione seguente era il confezionamento delle croci di Santa Brigida con un covone di grano particolare…La croce veniva messa fuori dalla finestra della cucina e rappresentava la protezione contro la tempesta o contro lo smantellamento del tetto della casa per i successivi dodici mesi. Si supponeva che il pericolo della tempesta invernale passasse alla veglia di Santa Brigida, ecco perché ci si proteggeva preparando la croce…i più giovani membri della famiglia partecipavano alla creazione della croce e spesso facevano a gara a chi faceva il lavoro più bello. Succedeva spesso che ognuno facesse una croce personale…(MS 903, pp.48-55; op. cit., I, pp.173-174)

Infinitamente più simili ad una tradizione congelata nella routine che ad un rituale religioso rimasto per miracolo o per caso, i due estratti sopra esposti mal si prestano all’esegesi. Mettono in rilievo un fatto essenziale: l’importanza di Santa Brigida nell’organizzazione del calendario rurale irlandese e allo stesso tempo la profondità della cristianizzazione. Tutto il cerimoniale è organizzato per ottenere la protezione della santa e, dato che la protezione non basta, si spera nella sua presenza costante.

A fronte di tutto ciò la festa popolare irlandese di santa Brigida non ha più niente a che vedere con Imbolc ma si ricollega pienamente a ciò che la legittima: il culto dei santi.

Un’altra questione è sapere se tutti i santi onorati nei paesi celtici hanno avuto, nella sede di Roma, un regolare processo di canonizzazione. Un’altra faccenda ancora è scoprire in quale misura il folclore, nel senso più largo del termine, ha conservato – o mantenuto, o recuperato - attraverso il culto dei santi, degli elementi cultuali o mitici precristiani. E’ evidente che molti degli aneddoti che riguardano santa Brigida nel repertorio folcloristico irlandese non hanno nessuna derivazione evangelica.

Non possiamo non considerare tutto ciò. Tutto questo ci interessa nella misura in cui la Brigida cristiana (o cristianizzata) ha preso il posto di un’altra Brigida, precristiana sotto il culto della quale si collocherebbe facilmente la festa di Imbolc. E’ sicuramente estremamente difficoltoso decidere arbitrariamente della pertinenza cristiana o precristiana di tali fatti. Ma abbiamo visto la povertà del contenuto concettuale. Per contrasto, la forma è fortunatamente molto più ricca e, a questo riguardo, il folclore di santa Brigida raggiunge l’orientamento della festa di Imbolc.

Vediamo adesso il dettaglio del rituale citato:

Le due prime fasi, che possono passare per uno stadio preparatorio, sono sottolineate da:

- la raccolta o la conservazione di alimenti ben caratterizzati: latte e burro;

- la pulizia della casa. Inoltre si accende un bel fuoco e si procura della paglia fresca agli animali

Subito dopo:

- la preparazione di un manichino (covone di grano con intorno un capo di abbigliamento, spesso un mantello

- un cerimoniale d’entrata: domanda del padrone di casa che porta e/o rappresenta Brigida;

- risposta favorevole degli occupanti della casa (il resto della famiglia), domande e risposte che consistono in formule preordinate

- la confezione delle croci che proteggeranno (contro la tempesta) perché sono state santificate o benedette dalla presenza di santa Brigida

Il rituale è manifestamente cristianizzato, non fosse che per la confezione delle croci la quale giustifica tutto il resto. Ma le croci sono dei talismani cristianizzati o, al contrario, il segno intrinseco della cristianizzazione? O si inseriscono alla fine di una cristianizzazione generale, avendo la santa segnato tutto il cerimoniale con la sua impronta?

Sarebbe troppo difficile rispondere in un senso o nell’altro, e sarebbe altrettanto difficile non ricordare altri riti, ugualmente significativi, dei quali la Sig.na Véronique Guibert ha registrato l’esistenza nell’immensa documentazione della Commissione di Folclore dell’università di Dublino e quelle già indicate, op. cit. I, pp.175-260.

Nella misura in cui è possibile una classificazione, converrebbe menzionare con un minimo di approssimazione:

- la processione, con manichini (la “Biddy”) e il travestimento;

- il pasto cerimoniale

- l’accensione di candele;

- la cerimonia del mantello (di santa Brigida) o brat, capo d’abbigliamento che si lascia fuori tutta la notte e che si ritira al mattino. Il brat aveva valore profilattico

- la preparazione di una cintura (crios) “corda di paglia intrecciata nella quale si faceva passare il bestiame e i membri della famiglia”;

- il posizionamento degli abiti e degli alimenti fuori di casa

- l’aspersione del sangue di un volatile ai quattro angoli della casa o, nelle isole Aran, la distribuzione delle conchiglie sul pavimento di casa;

- la preparazione di “fasciature” o impedimenti per il bestiame:

“ogni animale riceveva quella notte un nuovo collare d’oro della paglia di Brigid per assicurare la fortuna e la protezione contro le malattie per i dodici mesi seguenti” (op.cit.I, p.183)

Si sarebbe tentati di distinguere gli elementi cristiani e precristiani in tutto questo rituale divenuto costume.

Sembrerebbe evidente che il carnevale, inteso come inversioni di funzioni, d’età, di sesso o di stato sociale, non è cristiano. L’utilizzo del fuoco, il sacrificio del volatile sottolineano ugualmente la natura pagana originale.

Ma teniamo lontano questa tentazione: la distinzione tra “pagano” e”cristiano” non ha molto senso in una situazione dove la festa è diventata parte integrate di un insieme a finalità puramente cristiana. Infatti, il corpus folcloristico della festa di santa Brigida non è riducibile a delle regole precristiane caratteristiche e tenderebbe piuttosto a stabilire che le differenze che separano due religioni non sono tutte definibili in termini di opposizione o di antinomia.

In conclusione, la festa di santa Brigida si è sostituita a Imbolc. E’ logico pensare che la festa cristiana è un prolungamento della festa pagana: il solo nome di santa Brigida ci autorizza a ipotizzare che Imbolc era sotto il patrocinio della grande divinità femminile irlandese, Brigit. L’equivalenza del nome ha naturalmente facilitato il tranfert a cui fa seguito una stretta concordanza formale dei riti di purificazione e di ripulitura.

Ma al di là e a dispetto di questa notevole concordanza di intenzioni purificatrici o profilattiche e del mantenimento dei riti “orgiastici” resi insipidi ed edulcorati, e anche al di là della concordanza della data, non troviamo più che la traccia di un pasto cerimoniale e di una veglia famigliare. E’ evidente che la festa “stagionale” è estranea al cristianesimo. Ma è stata assorbita dal calendario liturgico e dal culto dei santi.

4. I fatti epici

In tutto il repertorio epico non abbiamo trovato che un episodio delle avventure di Cuchulainn dove Imbolc sia una data importante e degna di nota:

“Cuchulainn dormiva di un sonno pesante vicino alla tomba di Lerga già da tre giorni e tre notti. Ciò era normale: il suo sonno durava così tanto a causa della grande stanchezza perché, dal lunedì di Samain al mercoledì dopo Imbolc, Cuchulainn non aveva dormito, tranne che per un breve momento sulla sua lancia circa a metà giornata con la testa sul suo pugno, il pugno sulla lancia e la lancia sul ginocchio, colpendo e abbattendo, tagliando e annientando durante tutto questo periodo le quattro grandi provincie d’Irlanda[5].”

Se comprendiamo bene l’avvenimento, Cuchulainn ha combattuto senza prendere sonno dal primo novembre al primo febbraio, cioè durante i tre mesi più bui e più freddi dell’anno celtico. Ed è nel momento in cui l’inverno si addolcisce, che la natura esce un po’ dal suo torpore, che lui può realmente dormire – solo tre giorni è vero, quello che può in considerazione della stanchezza e del grande sforzo del combattimento. E’ necessario concludere che non c’è alcun legame, né organico né funzionale, tra la data di Imbolc e l’azione eroica ma serve solo come riferimento cronologico.

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[1] Jan de Vries, Keltische Religion, Stuttgart, 1961, ed. Francese, p. 234

[2] The Celts, p. 169

[3] Pagine 195-222. E’ a causa della cristianizzazione che in Irlanda non si trova nulla, non diversamente da altri paesi celtici, delle “influenze erranti”, corrispondenti allo psichismo inferiore dell’uomo, menzionato da René Guénon, Sul significato delle feste carnascialesche, in Simboli fondamentali della scienza sacra, Parigi, 1962 Ed. Gallimard, p.165, nota 2. D’altra parte, non è alla festa di Imbolc che apparivano, secondo la credenza celtica, i demoni, ma è la festa di Samain. Ciò almeno ci fa supporre il racconto Echtra Nerai o “Avventure di Nera”.

[4] Tesi presentata all’università Paul-Valéry de Montpellier il 15 dicembre 1978. Essendo un lavoro inedito i riferimenti delle citazioni sono esemplari dattilografati che sono serviti alla tesi. E’ un peccato che questa tesi ricca di documentazione non ha potuto essere pubblicata.

[5] Tàin Bò Cùalnge, traduzione Christian-J. Guyonvarc’h, La Razzia del Vaches de Cooley, ed. Gallimard, Parigi 1994, p.144