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Belenos, il grande Dio Celtico del Sole 1

Tutto o quasi su Beleno, il grande Dio celtico, e su Belisama: parte 1a


BELENOS (BEL o BELENUS o BELINUS) Beleno (Belin)

Belenos = lo splendore, il pulito, il dio del sole

(Galli) Epiteto dell’Apollo dei Galli. Il Dio è collegato al fuoco come elemento trasformatore. .Dio della luce, protettore delle pecore e del bestiame. Sua sposa è la dea Belisama. Sono figure assimilabili alle divinità classiche Apollo e Minerva. Assimilabile al Dio irlandese Lugh, e al Dio Gallese Llew.

Beleno (Belin) è il Dio solare e luminoso, protettore delle pecore e del bestiame, ed è ritenuto uno degli antichi dei celtici più diffusi in Europa. Il poeta gallo-romano Ausonio di Bordeaux nel VI sec d. c. afferma che anche a Bordeaux, oltre che ad Aquileia e in altre zone d’Europa, c’era un tempio dedicato al Dio Beleno.

BELISAMA o Belasama (Britanni) È la dea “molto brillante”, epiteto dato alla Minerva gallica. Dea del fiume Ribble presso le tribù britanne. Sposa di Beleno. Belisama = la dea splendente, la luna.


Beltaine

Beltine. Questa parola è celtica e significa “fuoco” e viene collegata al dio Beleno, venerato nella Gallia sud-orientale, in Italia settentrionale, nel Norico. In Friuli è stata chiaramente individuata: sono state contate 54 epigrafi scoperte in Aquileia [vedi http://www.archeologhia.com/CIL/txt/Inschriften/cil05/insaqu-1.txt ] e dedicate al dio Beleno (I-III secolo dell’impero), altre epigrafi sono state rinvenute a Barbana, nella Laguna di Grado, a Concordia e a Zuglio in Carnia.

(Tratto da: Tito Maniacco, Storia del Friuli, Newton Compton editori, 1985)


La festa di Beleno.

È una delle quattro feste dell’anno celtico e si svolge il 1° maggio. Significa letteralmente “fuoco di Bel”. In questo giorno giunsero i diversi invasori dell’Irlanda, secondo le cinque invasioni descritte nel Libro delle Conquiste. La festa è carica di simbolismi solari e ignei. In questo giorno venivano bruciati i fantocci antropomorfi in vimini pieni di vittime umane. Esso segna l’inizio del ciclo diurno e solare, il momento in cui il bestiame si avvia al pascolo. È parimenti una festa sacerdotale della massima importanza, in cui il re supremo d’Irlanda riaccendeva il fuoco sacro insieme ai suoi druidi e che veniva festeggiata con giochi e banchetti. Chi avesse osato riaccendere il fuoco prima del re sarebbe morto immediatamente, cosa che san Patrizio fece impunemente, determinando così molti a convertirsi al cristianesimo.

Beltane (la notte che precede l’alba del il 1° Maggio) è la festa dedicata al “Fuoco di Bel” come dice il nome, che richiama il Belenus Gallico, dio della Luce, segna la fine dell’Inverno e l’inizio dell’estate. Con l’annuncio della buona stagione, Beltane, per un popolo guerriero come i Celti, segnava anche l’inizio delle scorrerie e delle glorie d’armi.


http://www.keltia.it/testi/celti/tempotx.htm


Beleno ad Aquileia

Beleno è una divinità panceltica, il cui culto è sempre associato alle acque, ai complessi termali, alle pratiche di medicina e all’oracolo. Beleno è il dio della rinascita.

Esiste un profondo legame tra Aquileia e il culto di Beleno, tanto che si può affermare che questa doveva essere la principale divinità aquileiese. Tra l’altro Aquileia non era nuova a sincretismi culturali, data la sua posizione chiave - fin dall’epoca preistorica - nel crocevia tra l’area altoadriatica ed il mondo norico, retico, pannonico, danubiano.

Nel 238 d.C. i soldati dell’imperatore Massimino cingono d’assedio Aquileia: la città è stremata ma non cede. Ascoltiamo il racconto di Erodiano:

Questo si diceva del resto all’inizio della guerra: che [gli aquileiesi] erano rimasti fedeli perché dentro la città c’erano molti che si occupavano dell’altare del sacrificio ed erano esperti di lettura del fegato, e annunciavano i sacri auspici; gli italiani infatti credono moltissimo in questo tipo di indagine. E diversi responsi dicevano che il dio protettore della terra prometteva la vittoria. Chiamano questo [dio] Beleno, e lo venerano grandemente; pretendendo che sia Apollo. Dicevano alcuni dei soldati di Massimino che la sua immagine era apparsa spesso nell’aria combattendo sopra la città.

Un’altra fonte riporta una versione simile:

Assediando dunque Aquileia, Massimino mandò ambasciatori in quella città: ai quali il popolo forse avrebbe dato retta, se non si fossero opposti Menofilio e l’altro console, dicendo anche che il dio Beleno per bocca degli aruspici aveva risposto che Massimino doveva essere sconfitto. Per cui si dice che anche dopo i soldati di Massimino si vantavano che Apollo doveva aver preso le armi contro di loro, e che quella non era stata la vittoria di Massimo o del senato, ma la vittoria degli dèi.

Il culto di Beleno pare attestato sino al VI secolo dopo Cristo in area aquileiese. E’ un dio legato all’acqua e al tema della rinascita: e il culto in area aquileiese di San Giovanni Battista, attestato anteriormente all’anno 390, può forse essere considerato una derivazione sincretistica di quello del dio celtico. Beleno è inoltre il dio della luce, del sole, della conoscenza, come Apollo. Ma anche come Mithra o Cristo, ambedue ben presenti nel mondo aquileiese.


http://www.celtifriuli.it/belenaq.htm

Dunque nel 238 d.C. vi fu la difesa di Aquileia dall’assedio di Massimino il Trace, imperatore barbaro eletto in campo di Marte. In Aquileia infatti viveva la resistenza fedele al Senato romano e per 22 giorni l’impetuosità e la forza fisica dei Celto-Karni affiora in città tanto che i cittadini resistono al forte esercito di Massimino. Erodiano racconta che il dio Beleno era stato visto combattere sulle mura insieme ai suoi devoti.

Il culto del dio Beleno era da secoli il fulcro della religiosità dei Karni, assiema ad un nutrito pantheon di divinità che sempre hanno contraddistinto la vita mistica dei popoli celtici. Beleno (Belin) è il dio solare e luminoso ed è ritenuto uno degli antichi dei celtici più diffusi in Europa. Il poeta gallo-romano Ausonio di Bordeaux nel VI sec d. c. afferma che anche a Bordeaux, oltre che ad Aquileia e in altre zone d’Europa, c’era un tempio dedicato al dio Beleno. I Romani lo paragonavano ad Apollo.

Nella Carnia era molto radicato anche il culto del dio Ogmios, il dio che guida le anime nell’aldilà, il dio campione; esso raffigura l’aspetto oscuro della divinità suprema e dai Romani venne identificato con Ercole, come colui che interviene in prima persona nelle vicende dei Celti rendendo sicura la via delle Alpi.

297-297 d.C.Soggiorno di Diocleziano e Massimiano, che offrono dediche al dio Beleno, nume tutelare di Aquileia.

Questo periodo è legato all’ultima persecuzione contro i cristiani, che fu a lungo ricordata perche’ diede dei martiri anche in Aquileia nel 303-305. La presenza degli Augusti segna l’ultimo atto di venerazione a Beleno, che si inginocchiarono di fronte al Dio celtico, in antitesi al cristianesimo ed in omaggio al culto tradizionale.

Il dio solare Beleno diventa Belinus Augustus, il nume tutelare di Aquileia. (Non si tratta di un caso raro: nell’olimpo di Roma trovarono posto gli dei egiziani ed etruschi).

Chiesa di San Martino alla Beligna

A quasi due chilometri a sud di Aquileia, sul lato sinistro della strada che porta a Grado, su di una leggera ma vasta altura ritenuta antico cordone litoraneo (ma da recenti indagini è risultata duna sabbiosa di origine fluviale - probabilmente afferente all’antico Isonzo-Torre-Natisone) denominata Alt di Beligna, sorgeva L’abbazia di S.Martino.

Il toponimo Beligna è in evidente relazione alla nota divinità indigena celtica di carattere solare e quindi purificatrice e salutare: Beleno, che era, tra l’altro, il nume tutelare di Aquileia. La località ha restituito diverse dediche a questo nume celtico, tra cui quella degli imperatori Diocleziano e Massimiano poste evidentemente nel tempio che qui sorgeva.

http://www.praxisfriuli.it/li%20glesiis/Martino.htm


Beleno a Gorizia

Un tempo i nati con la camicia erano destinati a diventare Benandanti.

Erano uomini e donne che si radunavano, ad ogni passaggio di stagione, armati di mazze di finocchio per combattere i Malandanti, stregoni armati di canne di sorgo.

Non e’ chiaro se questi combattimenti avvenissero realmente o fossero dei rituali, certamente i benandanti si battevano per difendere la fertilita’ ed i frutti della terra, difendendo la prosperita’ della comunita’ dal destino avverso.

C’e’ chi vuole vedere in queste figure il rinnovarsi di riti antichi legati al dio Beleno, per assonanza con il nome “benandant” o “belandant”, ipotesi certamente suggestiva…

Comunque sia, si dice che i benandanti nel bosco si accomopagnino agli sbilfoni.


http://web.genie.it/utenti/w/walah.fridus/benandanti.htm


Beleno a Zuglio (Iulium Carnicum)

Vi è una ‘epigrafe che parla della riedificazione, avvenuta verso la fine della repubblica, di un tempio a Beleno. Quest’epigrafe, tra quelle del dio a noi note, è una delle più antiche. “Se già alla fine della repubblica si provvide a rifare il tempio del dio, è ovvio concludere - osserva giustamente il Brusin - che a Zuglio il culto di Beleno fosse radicato da antica data. Ne è casuale la presenza di questa bella epigrafe, purtroppo mutila, nel cuore della Carnia, giacché Beleno, per giudizio che si può dire concorde degli studiosi, è considerato per l’appunto una divinità di origine carnica” (G. BRUSIN, Beleno. il nume tutelaci di Aquileia, in Aquileìa Nostra, X, 1939, col. 2). Tale lo considera anche il Chilver (G. E. F. CHILVER, Cisalpine Gaul. Oxford, 1941, p. 191), e il fatto che Tertulliano parli di Beleno come divinità norica è stato. spiegalo (3) con la supposizione che Tertulliano avesse scambialo le contrade, tra loro contigue, della Carnia e del Norico o che comunque vi si fosse espresso inesattamente. Forse invece Tertulliano ha pensato al Norico perché il paese era abitato da popolazioni celtiche.

Dove sorgesse questo tempio, già alla fine della repubblica ricostruito con tanto fasto, non sappiamo con sicurezza, ma non esiterei a identificarlo con quello di cui vediamo ancor oggi le vestigia al centro del foro (4).

http://www.univ.trieste.it/~zuglio/all/zuglio/reprint/l-moro/moro.testo.citta.html

L’iscrizione:


http://www.univ.trieste.it/~zuglio/all/jpg/romani.fvg.zuglio.iscrizioni.magistri.html

Beleno a Cividale (Ud)

Stautetta di Beleno


http://www.regionefvg.com/storiafriuli/02celti/beleno.htm


Beleno a Montecretese (Val d’Ossola)

Montecretese. Si lascia la macchina dopo il bivio per Alloggio davanti alla chiesa della Madonna di Vignale. Da qui si torna indietro a piedi e si percorre la prima strada sterrata che si trova sulla sinistra. Dopo circa duecento mentri passata un terrazzamento di sassi si gira a destra inoltrandosi nella boscaglia fina ad un altro terrazzamento, si tiene la destra e si aggira la motta fino a ritrovarsi sulla parte sinistra in un pianoro dove si estende un prato incolto. A sinistra avremo un muro megalitico di età antichissima, al centro del muro si apre una camera a volta anticamente usata per seppellire i defunti. Nella tradizione celta questo tipo di camere interne ai muri megalitici servivano per la sepoltura di personaggi illustri, in quanto era diffusa la credenza che dopo sette anni le rocce avessero assorbito l’energia del morto e il luogo potesse essere utilizzato con una funzione propiziatoria anche nei confronti delle gestanti.

All’inizio del prato è possibile ammirare su due file dei menhir, questo luogo era con tutta probabilità legato al culto del sole e all’adorazione del dio Belenos, il cui culto risale all’epoca del megalitismo ed è una delle divinità più antiche, dio pastore, guaritore e protettore delle acque termali (una fonta termale è presente anche in Val d’Ossola).


http://digilander.libero.it/cronos74/stregoneria2/domodossola.htm

Beleno a Venezia

ANNO 60 a.C.

Sulla religione l’azione della cultura romana non riuscì ad offuscare gli antichi culti: su tutti prevaleva il dio Beleno, forse di origine gallo-carnica, ma era vivo anche quello della Fonte del Timavo e di alcune divinità fluviali (Aesontius) e boschive (Silvanus). Naturalmente poi si aggiunsero quelle romane (Mars. Mercurius, ecc


http://www.cronologia.it/mondo36a.htm

Beleno e Belluno


Non è un caso se l’antico nome di Belluno è tradotto “Città Splendente”, con riferimento non solo alla divinità celtica Beleno, dio del Sole, ma anche alle chiare acque che la lambiscono (Beleno era protettore delle acque).


http://www.ascuola.it/dovesiamo.htm


Beleno a Biella


Il toponimo “Biella” deriva da “Belenus” oppure da “Bhel” che significa splendente

“Biella” da Bugella Civitas ma anche da BELENUS, Dio gallico del Sole


http://www.biellaclub.it/_cultura/storia/Yule.htm

Bugella Civitas - Antico nome della città di Biella. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non è di origine latina ma latinizzato in tempi successivi. Secondo alcuni studiosi la “g” doveva essere pronunciata in modo tale che suonasse come “bujella”; secondo altri il nome potrebbe invece derivare da “Bruticella”, come veniva chiamata un’antica dimora romana.

Ci sono poi altre versioni che vogliono il nome derivante da “Betulla” (”Biolla” nel dialetto locale), oppure “Biel” (dio celtico della vegetazione) e infine da “Bag” (o “Bhag”) che nell’antica lingua indo-europea significava faggio, albero diffuso sui monti e sulle colline biellesi. Non a caso l’albero di faggio campeggia nello stemma della città.


http://www.encyclopedia.it/b/bu/bugella_civitas.html

Poco dopo il paese di Campiglia, nella Valle del Cervo, a 1020 metri d’altezza sorge il Sacro Monte di Andorno che ospita il Santuario di San Giovanni Battista. L’origine di questo luogo sacro è sconosciuta: attorno al Simulacro del Santo, trasportato qui in tempi antichi e venerato in una grotta naturale dove fu trovata miracolosamente la statua dell’apostolo. La statua fatta risalire al 1500 (ma che, forse, ha origini remotissime) è venerata in una “Balma” o “Barma” che, in celtico significa proprio “riparo sotto la roccia”.

Dopo lo sfaldamento dell’Impero Romano il luogo sacro venne cristianizzato come dimostra il toponimo del rio Bele a monte del Santuario, probabile sito di un culto dedicato a Belenos, divinità pastorale, cui era dedicata la festa di Beltaine, ai primi di maggio, Fuoco di Bel (o “grande fuoco”) che rieccheggia i fuochi tradizionali di San Giovanni, presenti in Piemonte e in altre regioni, dove rivestono significato e importanza particolari. La festa di San Giovanni coincide concretamente col solstizio d’estate.


http://web.tiscali.it/salussola_biellese/santuariosangiovanni.htm


Commenti dei lettori

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  • Paolo Millo

    12 May 2009 - 20:27 - #1
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    A Fogliano di Redipuglia (GO),in località Cornat esiste un grosso masso da sempre chiamato “el sas de san Belin”. Forse un luogo anticamente legato al culto del dio Belin?