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Belenos parte seconda

Tutto o quasi sul grande Dio Celtico del Sole : parte 2a

 
BELENOS (BEL o BELENUS o BELINUS) Beleno (Belin)

Beleno a Bellino (Cuneo)


Nell’alta val Varaita

L’origine del toponimo si ricollega,secondo alcuni, alla divinità celtica “Belenus”, l’Apollo dei romani,

Per altri deriva dal termine medievale “belins”, pecore; ed infatti nel “Roman de Renart” la pecora si chiama Belin


http://www.ghironda.com/vvaraita/comuni/belli.htm

Gli “altri” dimenticano che Beleno era protettore delle pecore e del bestiame …

All’esterno della Chiesa di San Giacomo a Bellino è murato un concio lapideo che rappresenta un volto umano incorniciato da una raggiante massa di capelli sciolti al vento. In questa figura è parso di intravedere Belenus, il dio celtico del sole corrispondente ad Apollo, venerato in tempi lontani nelle valli alpine e dal quale potrebbe derivare il nome del villaggio. http://www.viaoccitanacatalana.org/zone/zone_dettaglio_valli_ita.asp?IDrecord=22


Belino a San Bartolemeo al mare (Imperia)

La storia di S.Bartolomeo al Mare segue quella della zona di Diano con la quale confina strettamente. Dalla fondazione di Marsiglia (600 a.C.), i Greci cercarono sempre più di rafforzare la pressione sulla Liguria occidentale benché non siano andati oltre Monaco. I Liguri Intemeli, abitanti la costa, opponevano una tenace resistenza anche se dovevano affrontare contemporaneamente le mire dei Liguri montani. Il culto principale era legato a Belenus, dio del fuoco cui erano consacrate le feste di maggio (purificazione del bestiame).


http://www.rivieraligure.it/imperia/sanbartolomeo/storiamonumentiprodotti.htm

Beleno a Taggia (IM)

Elementi più sicuri si hanno dopo che la costruzione della via Giulia Augusta, completata nel 13 a. C., collegò l’intera Riviera di ponente fino al Varo. Nei pressi di capo Don, a levante di Arma di Taggia e prima di Riva Ligure, presso la foce dell’Argentina, venne istituita una mansio o stazione stradale per il cambio dei cavalli e la sosta, detta di Costa Balenae. La foce del fiume accoglieva il porto-canale del Tabiafluvius, di cui fino al secolo scorso esistevano resti murari delle banchine, lunghe un centinaio di metri. La mansio derivava il proprio nome forse dalla divinità celtica Belenus, assimilata dai Romani ad Apollo, legata al primitivo culto del sole. Sul posto fu rinvenuta una pietra miliare, che indicava la sua collocazione a 16 miglia dalla successiva stazione di Lucus Bormani (Diano Marina).

http://www.cmaa.it/storia-d.htm

In tempi molto remoti, prima che la conquista romana raggiungesse anche la Liguria, nel territorio di Taggia si stanziarono popoli celti e liguri. Il loro grado di civiltà raggiunse livelli avanzati tra commercianti, pastori e guerrieri.

Si distinsero per coraggio e fierezza, e nel 192 a C. Caio V Minucio riusci a conquistare la zona ed inserirla nell’impero Romano.

Sorse cosi una “mansio” romana, cioè una stazione di rifornimento chiamata “Costa Balena” o “Bellene” corrispondente all’attuale Capo Don.

Questo curioso nome derivò dal dio celtico Beleno, venerato, un tempo, nella zona. La mansio fu quindi un centro romano importante per i traffici commerciali e per il rifornimento delle truppe che sostavano nella zona prima di andare alla conquista di nuovi territori.


http://dmw.it/comuni/taggia/storici.htm

Beleno a Bellusco (Milano)

Belusco, Beluselo, Bellusco, Billusco, Beluxo, Beusco.

Bellusco viene nominato per la prima volta in un atto di permuta di beni tra il vescovo di Bergamo Adalberto e il nobile lnselberto rogato nell’anno 898, e appare con la grafia ‘Belusco’. La spiegazione dei termine è incerta e la difficoltà nasce dalla varietà delle ipotesi che si possono avanzare. E’ opinione comune che la maggior parte delle località lombarde deve il proprio nome a quello dell’antico proprietario del un fondo su cui si sarebbe poi sviluppato l’abitato. A tale proposito Dante Olivieri nel ‘Dizionario di Toponomastica Lombarda’ suppone che Bellusco derivi dal nome romano ‘Bello’ con l’aggiunta dei suffisso -usco. In un articolo apparso nel 1966 sulla rivista ‘Brianza’, Virginio Riva propende invece per ‘Bellus lucus’, accennando all’esistenza di un bosco sacro (’Iucus’) e ameno nel luogo in cui sarebbe sorto Bellusco. Si potrebbe supporre anche una derivazione da ‘beluarum locus’ (luogo delle fiere), in rapporto con il carattere selvaggio e insidioso dei territorio. Il nome Bellusco potrebbe essere una forma contratta di ‘Beleni lucus’, bosco sacro di Beleno, nome di una divinità celtica del ceto rurale padano corrispondente ad Apollo. Tale ipotesi potrebbe essere avvalorata dall’esistenza di una frazione detta ‘Bellana’ e dal fatto che numerosi toponimi lombardi- veneti si rifanno ad antiche divinità locali, come Mercurago da Mercuriacum, Bergamo da un dio preromano detto Bergimus, Albano dal dio Aponus. L’ipotesi non è azzardata se consideriamo che la toponomastica lombarda è così eterea, che non esclude il bello anche se non è rigorosamente comprovato. Non è presunzione se un oscuro paese della Brianza vanta le proprie origini da un altrettanto oscuro dio celtico.

http://www.comune.bellusco.mi.it/storia/storia.htm


Beleno a Milano


L’1 agosto, Lugnasad, nel calendario ambrosiano è dedicato a S. Calimero Martire, predicatore che, rifugiatosi nella zona dell’attuale Porta Romana, era solito battezzare i catecumeni con le acque di una fonte dedicata a Belenos [Lorenzo Busi].

http://www.leganordcarmagnola.org/Celti/LeFesteCeltiche.htm


Beleno a Gallipoli


Gallipoli e il culto di S. Antonio di Bienna.

di Elio Pindinelli

Ancora da definire è l’origine del culto di 5. Antonio Abate per come andò attestandosi nel Salento in epoca medioevale e sopravvisse fino ai nostri tempi secondo una tradizione popolare e devozionistica che ha legato indissolubilmente il santo eremita al rito del fuoco.

Una vastissima letteratura ha contribuito a sviluppare e diffondere del rito del fuoco in genere quei caratteri precristiani propri di culture etnico-folcloriche legate alla pratica agraria e sopravvissute ad assimilazioni classiche, cui si lega per esempio il mito di Prometeo, o a quelle celtiche degli antichi riti in onore di Beleno

Cfr. J. O. FRAZER, il Ramo d’oro. i sacrifici e le feste del fuoco, Einaudi, Torino 1959; F.

D’ELlA, il falò di S.Antonio. Note di folclore salentino, Martina Franca 1912


http://it.geocities.com/eliopindinelli/bienna.htm

 


Beleno a Villa di villa (Veneto)


Ed il culto d’Ercole collegato con sorgenti salutari ed oracolari, attirando a sè alcuni attributi di Apollo, deriverebbe da una componente celtica del mito. Difatti il culto del dio, che è documentato presso gli antichi Veneti dal ritrovamento di varie statuette (si pensi a quella famosissima di Contarina, di provenienza etrusca), è particolarmente diffuso presso i Galli del territorio aquileiese e carnico dove il mito di Ercole si mescola a quello di Apollo (vedi anche Lagole), ma soprattutto del dio celtico BELENO.

È evidente tutto un groviglio quasi inestricabile di attributi e prerogative che riguardano i culti delle genti paleovenete ed i loro colle

di Apollo, deriverebbe da una componente celtica del mito. Difatti il culto del dio, che è documentato presso gli antichi Veneti dal ritrovamento di varie statuette (si pensi a quella famosissima di Contarina, di provenienza etrusca), è particolarmente diffuso presso i Galli del territorio aquileiese e carnico dove il mito di Ercole si mescola a quello di Apollo (vedi anche Lagole), ma soprattutto del dio celtico BELENO.

È evidente tutto un groviglio quasi inestricabile di attributi e prerogative che riguardano i culti delle genti paleovenete ed i loro collegamenti con quelli del mondo mediterraneo e celtico.

http://www.tragol.it/flaminio/flaminio-5/3-16.htm


 

Beleno in Francia


Un altro protagonista della venerazione del popolo celtico-cristiano è san Michele Arcangelo, l’angelo guerriero che brandisce la spada ed abbatte il dragone, a cui sono dedicati numerosi santuari in tutta Europa, come quello famoso di Mont-St.-Michel, in Francia, un tempo luogo sacro ai Druidi con il nome di Mont Bélaine, il Monte di Belenus, e quello del Gargano in Italia.

Parrebbe infatti che l’angelo della tradizione cristiana incarni le caratteristiche del dio luminoso Lugh-Belenos, un dio che esprimeva la funzione guerriera e sacerdotale


http://www.avalonline.org/celtismo_drudismo/index_celtismo_druidismo.htm


Beleno in Spagna


Nei piccoli villaggi gli usi e i costumi sono sempre verdi, tenuti in vita soprattutto dal sentimentalismo dei molti emigrati ritornati nella madrepatria. Nelle Asturie si celebrano “fiestas vaqueiras”, tradizione di un’antica popolazione oggi praticamente scomparsa. Altre feste asturiane sono il Gurrio, a Beleno (gennaio) ..


http://www.spagna.com/costaverde4.htm

Beleno a Lugano


Il ricordo della precedente popolazione celtica non è affatto dimenticato. Infatti il celtico nome Lugano significa “città al lago”. Il Monte S.Salvatore, che domina la città, aveva un tempo un tempio celtico dedicato al dio Beleno; da ciò, fino al XIX secolo il nome di Campo Beleno, oggi Biagno (Hardmeyer).


http://www.cereghini.it/Testi/Magistri%20(1).htm

Beleno e il lupo in Friuli


Nell’antichità di queste terre il dio Beleno era colui che, per i Celti, ammazzava le pecore e quindi era divenuto oggetto di culto, tanto che appariva vestito proprio di lupo.


http://www.angelfire.com/la/labassa/38c.html


(con una interessante analisi sul lupo)


Prosciutto di Sauris


Il “prosciutto di Sauris, rosso gioiello affumicato e stagionato con tecnica che risale al dio Beleno, cui fu dedicato il tempio di Iulium Carnicum (Zuglio)”


http://www.emmeti.it/Welcome/Friuli/Carnia/carnia1.it.html.


Beleno ad Altino


L’iscrizione votiva in onore di Belatukadro

L’iscrizione venetica [—]kadriako, leggibile su un frammento di cornicione con tutta probabilità pertinente ad un altare votivo databile al V-IV secolo a.C. (cfr.Scarfì - Tombolani, Altino preromana e romana, Quarto d’Altino 1985,

p. 63) viene commentata ampiamente da Marinetti, [Epigrafia e lingua di Altino preromana, in La Protostoria tra Sile e Tagliamento. Antiche genti tra Veneto e Friuli, Mostra archeologica (Concordia Sagittaria Basilica paleocristiana, 14 settembre - 10 novembre 1996, Pordenone ex convento di S. Francesco, 23 novembre 1996 - 8 gennaio 1997), Piazzola sul Brenta (PD) 1996, pp. 75-80]. L’epigrafe sembra integrabile con [*Belatu]kadriako, appositivo derivato dal nome del dio celtico della guerra Belatukadro, al quale potrebbe essere assimilato il dio Beleno, il cui culto è già testimoniato ad Altino (CIL, V 2143-2146). Ricorda inoltre un frammento di lamina bronzea recante iscritta parte di un nome proprio (Tombolani, Altino, in Il Veneto nell’età romana, II, Verona 1987, p. 836) pertinente ad un contesto votivo, a quanto si deduce dal confronto con oggetti simili rinvenuti ad Este, Vicenza e Lagole. L’iscrizione viene ripresa, in quanto risulta l’attestazione più antica del culto di Beleno-Apollo portata alla luce nel territorio in esame, da Verzar-Bass, [Verzár-Bass M., Spunti per una ricerca sulla politica religiosa in età repubblicana nella Gallia Cisalpina, in Les èlites municipales de l’Italie péninsulaire des Gracques à Néron, Actes de la table ronde de Clermont-Ferrand (28-30 novembre 1991), sous la direction de M. Cébeillac-Gervasoni, Naples-Rome 1996, p. 222], e viene ricordata, senza però la trascrizione del testo, anche nel volume Altino Preromana e Romana.

Belatucadrus = il dio luminoso della giustizia


Beleno nel dialetto ligure


Una sola parola ligure è peraltro conosciuta in tutta Italia, resa certamente famosa da Gilberto Govi, grande attore del teatro dialettale genovese: belin. Non molti sanno che questo attributo genitale maschile, usato “prevalentemente” come interiezione (la Liguria ha il più basso tasso di natalità d’Europa), deriva da Belenus, il dio della fecondazione un tempo adorato sulla costa. Alcuni documenti antichi citano a proposito un luogo fra Ventimiglia e Albenga detto “Costa Beleni”. Sembra fuori dubbio che persino il nome “Belhen” (Ballon) dato ad alcune cime della Foresta Nera e dei Vosgi abbia la stessa etimologia. Chi abbia trascorso un periodo prolungato in Liguria si sarà certo divertito sentendo alcune variazioni folcloristiche sul tema: abelinato, vale a dire privo di belin, significa semplicemente “scemo”, mentre imbelinarsi significa “cadere” o “inciamparsi”.


http://home.nikocity.de/contrasto/ligur2.html

 

 


CARNIA ritorna Beleno
La recente scomparsa di don Attilio Balbusso, parroco di Timau-Cleulis, costringe nuovamente a tornare su un problema assai dibattuto negli ultimi tempi ma che non trova alcuna concreta soluzione nei vertici della Curia udinese. La Chiesa di Carnia soffre dunque non solo del calo demografico dei fedeli ma anche e soprattutto del calo demografico dei preti, che solo in rarissimi casi vengono rimpiazzati. Vediamo nel dettaglio la situazione odierna delle 4 Foranie in cui è suddivisa la Carnia.

[…] Forse sarà un bene per la Carnia restare senza preti, così almeno avrà un senso compiuto il famoso detto friulano: cjargnei cence Diu e cu l’anime di carton. Nel frattempo il dio carno-celtico Beleno, espulso 1300 anni fa dalle nostre Valli, si appresta a rientrare trionfalm ente in Carnia sotto mentite spoglie.


http://www.cjargne.it/zuj/zuj2.htm

. Se davvero nella Chiesa vi è fraternità e solidarietà e non si vuole ricacciare le Valli della Carnia nuovamente verso il culto celtico del dio Beleno, occorre che le forze ancora giovani e vitali della Chiesa vengano mobilizzate verso la Montagna vera, quella delle Valli, già abbandonata dallo Stato


http://www.cjargne.it/convegno/convegnomontagna1.htm


Feste tradizionali

Marzo

Forni Avoltri (Ud)

LAS CIDULIS


Festa tradizionale della Carnia che consiste nel lanciare da un’altura delle rotelle di legno di faggio infuocate. La cerimonia si rifà ad un rito celtico dedicato a Beleno, Dio del Sole. Il lancio delle rotelle viene fatto dai “coscritz” (le reclute dell’anno) ed è accompagnato da annunci di fidanzamento su una cantilena in dialetto carnico.


http://www.parcorurale.com/Prolocoiniziative.htm


il “Tir des cidules”, rito di origine molto remota che alcuni storici fanno risalire al culto del fuoco, di derivazione celtica, in onore del dio Beleno, re del sole. Con il cerimoniale di sempre, questa caratteristica usanza si svolge sul far della sera, di solito su un’altura che sovrasta il paese: rotelle di legno, “les cidules”, vengono arroventate sul fuoco e poi lanciate dall’altura stessa con messaggi di rito che segnalano le varie coppie di giovani del posto, futuri sposi dell’anno. L’allegria e il divertimento sono poi assicurati da scherzi improvvisati e da ironiche filastrocche recitate dal gruppo organizzatore: tutto rigorosamente nel dialetto locale!


http://www.mess-s-antonio.it/msahome/ita/riviste/rivest/Feb98/Est0298a.htm

Un pesce

Dragoncello (callionymus belenus)

Bibliografia

G. BRUSIN

Beleno, il nume tutelare di Aquileia, “Aquileia Nostra”, X (1939

A Rimini, nel XVII° sec. furono trovate le rovine di un tempio dedicato ad Apollo Beleno (R. Adimari; Sito riminese; Brescia 1616, Lib.I p.116). Pare che il tempio sia stato dissotterrato e ritrovato addirittura completo (verosimilmente crollato) e tra le varie parti era l’iscrizione BELEN.U.S . Nei pressi della città romagnola era poi il fundus Beleni (documentato sin dal XI° sec.) presso il quale tuttora esiste una chiesa eretta sui resti evidenti di un antico tempio. Tra l’altro ritornano in questi casi il tema delle fonti, delle dediche a San Giovanni Battista, il culto di Ercole ecc..