Corso di Druidismo 4.1

4. DRUIDI, VEGGENTI (VATI), POETI (BARDI) 4.1 Premessa

4. DRUIDI, VEGGENTI (VATI), POETI (BARDI)

4.1 Premessa

Parte prima di Caitlin Matthews

La parola druida (irlandese drui, gallese derwydd) proviene dal sanscrito: veda - vedere o conoscere, o, possibilmente, dalla parola che significa quercia: in gallico dervo, in irlandese daur, in gallese derw. Le parole che significano quercia e saggezza sono molto simili: l’irlandese fid e fios significano albero e persona sapiente. Questo stretto legame ci suggerisce di pensare a un druida come a un «conoscitore dei boschi» o al «saggio dei boschi» - il che ci darebbe un’immagine più precisa di quello che il druida fosse in realtà - un veggente di alto sapere, il quale, uomo o donna che tosse, per la sua intimità con la natura si trovava nella posizione di chi si muove tra i mondi del-l’umanità e i mondi invisibili.

Noi siamo stati educati a credere che i druidi fossero dei sacerdoti, ma non esistono prove che lo confermino. I druidi si distinguevano dalle altre persone della tribù per le loro doti.

Essi facevano parte degli aes dana, le persone di arte, la gente di talento - sebbene questa qualifica sia applicata più comunemente alla classe dei poeti.

La funzione del druida era di svolgere nella tribù quella che oggi noi chiameremmo una parte sciamanica. Lui o lei - perché vi erano druidi di entrambi i sessi - era il mediatore, il conoscitore, il depositario della saggezza. I druidi studiavano materie astruse come l’astrologia, la cosmologia, la fisiologia, la teologia e molti altri rami del sapere.

Queste conoscenze, tuttavia, non li rendevano degli astratti filosofi. Ogni branca della loro sapienza doveva essere applicata alla vita quotidiana, si trattasse di sapere qual era il momento giusto per le semine di primavera, o i precedenti della legge, o di fare la prognosi per un arto ferito o conoscere la natura degli dei.

Alcuni druidi si specializzavano in determinati settori del sapere, e diventavano giudici, profeti, insegnanti, poeti, poeti satirici e strateghi o anche consiglieri dei re. È improbabile che una sola persona svolgesse tante parti contemporaneamente,

Per questo, dobbiamo cercare nei regni ultraterreni, dove soltanto il dio Lugh è chiamato samildanach - possessore di molte abilità. È meglio vedere nel druida una figura simile a quella del rabbino ebreo durante la diaspora: un uomo, o una donna, saggio, il cui consiglio era ricercato per tutte le questioni della vita quotidiana, un individuo che forse svolgeva un lavoro, era sposato ed aveva una famiglia, uno che radunava il popolo per le celebrazioni comuni, e le cui parole erano legge. Come i rabbi-
ni cassidici che studiavano la cabala ed erano noti come veggenti e operatori di miracoli, così anche il druida era una persona d’insolite capacità.

Nel druida vediamo la forma più antica di guida tribale, che era di tipo spirituale più che temporale. Nella tradizione celtica le distinzioni tra re e druida sono talvolta confuse. Infatti, sebbene il re sia il presunto capo del suo popolo, colui che governa
realmente è il druida, perché le sue parole sono legge. Come si è visto, il re era vincolato dai più spaventosi geasa.

La nostra conoscenza del druidismo insulare è necessariamente ridotta dall’interdizione romana della pratica dell’arte druidica in Britannia. È probabile che, prima del saccheggio del centro druidico di Anglesey, ne 64 d.C-, i druidi di tutte le isole
Britanniche si incontrassero periodicamente, come si dice che facessero i druidi gallici, i quali si riunivano nel Posto dei Carnutes (antica Chartres).

La tradizione druidica continentale suggerisce che la Britannia fosse il luogo di origine del druidismo celtico, perché i druidi gallici venivano mandati in Britannia per essere addestrati. Questo pone una domanda interessante: il druidismo derivava unicamente da radici indoeuropee, o era una fusione dinamica tra i popoli celtici subentrati e gli indigeni britannici?

La documentazione sul druidismo britannico è scarsa, perché le regioni indipendenti del Galles preservarono a lungo la tradizione orale, trascurando di trascrivere, se non frammenta- riamente, la dottrina druidica. Questo ha lasciato la porta aperta a divulgatori quali Iolo Morgannwg (Edward Williams), le cui brillanti traduzioni di versi medievali gallesi si distinguono con fatica dai suoi numerosi falsi. Egli fa parte della schiera di stuDiosi di antichità che nel tardo Settecento imposero al Galles il loro marchio personale di druidismo, e le cui folcloristiche composizioni fantastiche puntellarono il Nationale Eisteddfod (Festival gallese delle arti, n.d.t.), perfettamente tradizionale, dove i poeti ricevono l’encomio della corona e del seggio.

Il carattere del druidismo in Irlanda differiva notevolmente dai resoconti classici del continente. Le ragioni di questo sono probabilmente due: in primo luogo, esso si sviluppò seguendo linee proprie, lontano dagli influssi britannici e continentali; secondariamente, i nostri ragguagli sulla pratica druidica irlandese provengono da testi trascritti in epoca cristiana. Alcuni di essi ci mostrano comportamenti dei druidi più simili a quelli del clero cananeo, reso familiare dalla lettura della Bibbia, piuttosto che basati su una vera tradizione antica.

Che aspetto avevano i druidi? Tacito racconta che a Mona i druidi e le druidesse erano vestiri di nero, ma dai testi irlandesi risulta che il bianco era il colore predominante delle tuniche e dei mantelli dei druidi. Abbiamo la fortuna di possedere una descrizione particolareggiata di un druida, offerta da un racconto bizzarro e spassoso, «L’Ebbrezza degli uomini dell’Ulster».

Ogni membro importante della schiera dell’Ulster è descritto da Crom Deroil, un druida, a Cud Roc mac Dàire, il quale li identifica tutti:

«Vedo… qui davanti un uomo calmo, dai capelli grigi. Porta una splendida veste chiara con bordi d’argento. Una bellissima camicia bianca vicina alla superfìcie della pelle; una cintura di bianco argento intorno alla vita: un ramo di bronzo in cima a una spalla; la sua voce ha la dolcezza di una melodia; il suo modo di parlare e forte, ma lento…».

«Giudiziosa e saggia, in coscienza, e la descrizione», disse Medb.

«Saggia e giudiziosa la persona di cui questa è la descrizione», disse Cu Roi. «Chi è dunque?», chiese Ailill.

«Non è difficile dirlo: Sencha il grande, figlio di Aliili, figlio di Maelchloid, di Carn Mag dell’Ulster; l’uomo più eloquente di tulli gli uomini della terra, e il pacificatore delle schiere di uomini dell’Ulster.

Gli uomini del mondo, dal principio alla line, egli suole placarli con le sue tre oneste parole».

Sencha è descritto come «il dio terreno tra gli Ulaid al tempo di Conchobur”, e questo è abbastanza insolito, tanto che ci chiediamo quale fosse in realtà la condizione dei druidi.

Parte seconda


V. Definizioni e distinzioni: Druidi, Vati e Bardi di Francoise Le Roux e Christian J. Guyonvarc’h


Abbiamo constatato di primo acchito che le suddivisioni interne del sacerdozio sono nette in Diodoro Siculo e in Strabene, mentre Cesare, diretto conoscitore della Gallia indipendente, distingue il sacerdozio soltanto in opposizione alle altre due classi sociali, vale a dire gli equites («cavalieri») e la plebs («plebe»).

Molto più facile è la situazione in Irlanda, dove non mancano le notizie sulla specializzazione funzionale e sulla gerarchla. Tuttavia si dovrà considerare che la maggioranza delle informazioni concerne una branca della classe sacerdotale, quella dei filid o «poeti», e che i bardi sono stati ridotti a un rango inferiore. Compreso ciò, tutto si chiarisce.

Anzitutto, citeremo il testo fondamentale in cui sono enumerati iruoli funzionali noti in Irlanda. Nel grande racconto mitologico Cath Maighe Tuireadh, ovvero Battaglia diMag Tured, è descritto l’arrivo del dio Lug a Tara. Vengono accolte soltanto le persone che possiedono un’arte, intesa come qualifica intellettuale o manuale. Ed essendo già rappresentate tutte le arti, Lug penetra nella città soltanto perché le possiede, Iui da solo, tutte. La lista è notevole:

« […] Allora a Tara c’erano anche due portinai: si chiamavano Gamal, figlio di Figal, e Camall, figlio di Riagall. Mentre uno di loro si trovava là, vide avanzare verso di lui una schiera straordinaria. In testa a essa marciava un giovane guerriero amabile e bello, con un equipaggiamento da re. Dissero al portinaio di annunciare il loro arrivo a Tara. Il portinaio disse:

“Chi è?”.

“È Lug Lonnandsclech, figlio di Cian, figlio di Diancecht, e di Eithne, figlia di Balor. È figlio adottivo di Tallan, figlia di Magmor, rè di Spagna, e di Eochaid il Rude, figlio di Duach”.

Il portinaio chiese a Samildanach: “Quale arte pratichi? Nessuno viene a Tara se non possiede un’arte”.

“Interrogami”, egli disse, “io sono un carpentiere”. Rispose il portinaio:

“Non ne abbiamo bisogno; abbiamo già un carpentiere, Luchtai, figlio di Luachaid”.

Disse: “Interrogami, portinaio, io sono fabbro”. Rispose il portinaio: “Abbiamo già un fabbro, Colum Cualeinech, dalle tre tecniche nuove”.

Disse: “Interrogami, io sono campione”. Rispose il portinaio: “Non abbiamo bisogno di tè. Abbiamo già un campione, Ogme, figlio di Eithiiu”.

Disse nuovamente: “Interrogami, io sono arpista”. “Non abbiamo bisogno di te. Abbiamo già un arpista, Abhcan, figlio di Bicelmos, che gli uomini dei tré dèi scelsero nei side”.


Disse: “Interrogami, sono eroe”. Rispose il portinaio: “Non abbiamo bisogno di te. Abbiamo già un eroe, Bresal Echarlam, figlio di Eochaid Baethlam”.

Disse allora: “Interrogami, portinaio, io sono poeta e storico”. “Non abbiamo bisogno di te Abbiamo già un poeta e storico, En, figlio di Ethaman”.

Disse: “Interrogami, io sono stregone”. “Non abbiamo bisogno di te Abbiamo già degli stregoni: numerosi sono i nostri saggi, molti dei nostri hanno poteri”.

Disse: “Interrogami, io sono medico”. “Non abbiamo bisogno di te Abbiamo Diancecht come medico”.

Disse: “Interrogami, io sono coppiere”. “Non abbiamo bisogno di te Abbiamo già dei coppieri: Deit, Drucht e Daite, Tae, Talom e Trog, Glei, Gian Glesi”.

Disse: “Interrogami, io sono un bravo artigiano”. “Non abbiamo bisogno di te Abbiamo già un artigiano, Credne Cert”.

Disse nuovamente: “Chiedi al re se ha un sol uomo che possegga tutte que-
ste arti: se ne ha uno, io non metterò piede a Tara”».

Ma, poiché nessuno possiede contemporaneamente tutte queste arti, Lug entra a Tara e, dopo altre due prove (gioca a scacchi e vince tutte le partite; suona l’arpa ed esegue i tre modi: della .tristezza, del sonno e del sorriso), si siede sul seggio dei saggi, mentre il re Nuada rimane in piedi davanti a lui per tredici giorni. Precisato ciò, è agevole constatare — nonostante l’enumerazione sia caotica e alquanto lacunosa — che gli Irlandesi conoscono un numero abbastanza grande di ruoli professionali, ripartiti secondo le tre funzioni canoniche indoeuropee:


artigiani
specializzati nella lavorazione del metallo e del legno:


bronziere,

— carpentiere,

— fabbro;

— guerrieri con denominazioni di valore pressoché sinonimico:


eroe,

— campione;

— druidi, nell’accezione generica di ‘membri della classe [druidica]’:


arpista,

— poeta,

— storico,

— stregone (satireggiatore),

— medico,

— coppiere.


Questa lista … è incompleta: le mancano le tré fondamentali specializzazioni del narratore, del giudice, dell’indovino. Ivi non è ricordato nemmeno il portinaio che rappresenta, in tutti i racconti, un personaggio di spicco. D’altra parte, il termine «stregone», comunemente accettato per tradurre la parola indicante quella varietà di satireggiatore che è il corrguinech («punta che ferisce»), rispecchia un’approssimazione che rasenta l’errore. Poco importa, però: la lista esiste. Quindi Lug riassume in sé e trascende le capacità, le funzioni delle tré classi, tra le uali la più importante, la più riccamente variegata è, evidentemente, a classe [druidica]. Lug è a un tempo — com’è prevedibile — druida, guerriero, artigiano. Ma è chiaro altresì che egli è molto più druida e guerriero che artigiano.

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