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Solstizio d’inverno il 21-12 alle ore 18:36 (G.m.t)

Il Solstizio d'inverno si colloca a cavallo tra il 21 dicembre e il 22 dicembre: il sole è al nadir, il punto più basso che tocca sulla linea dell'orizzonte rispetto al parallelo locale. Da questo giorno il suo potere comincerà a crescere, a rinascere e per questo i popoli dell'antichità celebravano il ritorno del figlio della promessa.


Solstizio d’inverno il 21-12 alle
ore 18:36 (G.m.t) (Sole in Capricorno): Alban Arthuan

 

Il Solstizio d’inverno si colloca a cavallo tra il 21 dicembre e il 22 dicembre: il sole è al nadir, il punto più basso che tocca sulla linea dell’orizzonte rispetto al parallelo locale. Da questo giorno il suo potere comincerà a crescere, a rinascere e per questo i popoli dell’antichità celebravano il ritorno del figlio della promessa. Quest’anno il sole sarà al nadir alle 18:36 (G.m.t) del 21 dicembre.

La Festa del Solstizio d’Inverno nella tradizione celtico-druidica

Il Solstizio d’inverno è chiamato nella traduzione druidica Alban Arthan (la Luce di Artù), Yule nella tradizione germanica..

E’ un momento di morte e rinascita.

Il Sole sembra abbandonarci completamente quando arriva la notte più lunga di tutte.

Le parole della cerimonia druidica ci esortano: “Getta via, o uomo (o donna) tutto ciò che si frappone al comparire della luce!”. E noi, nell’oscurità, gettiamo a terra le scorie materiali che portavamo con noi, vale a dire quelle cose che ci trattenevano, e a Oriente una lucerna viene accesa con una pietra focaia e sollevata sul bastone del druido.

L’anno è rinato e ha inizio un nuovo ciclo, che raggiungerà il suo apice al momento del Solstizio d’estate, per poi fare ritorno al luogo della morte-e-nascita.

Benchè la Bibbia ci dica che Gesù è nato in primavera, non è un caso che la Chiesa fin dai primi tempi abbia scelto di spostare la data di nascita ufficiale del Solstizio d’inverno, perchè è proprio allora che la Luce si fa strada nell’Oscurità del mondo, e così ecco che ritroviamo un’altra volta l’edificio del cristianesimo ergersi sulle fondamenta di credenze precedenti (Philip Carr Gomm, Riti e misteri dei Druidi, Milano 2000, p. 118).

Il Solstizio d’inverno, Alban Arthuan, rappresenta un momento in cui possiamo aprirci alle forze dell’ispirazione e del concepimento. Tutto attorno a noi è oscurità.

La nostra sola guida è Arturo, l’Orsa Maggiore, la Stella Polare.

Nel silenzio della notte nasce l’ispirazione. Tanto la festività che la funzione sono collocate al Nord, il regno della morte e del mezzo inverno.

Il Solstizio d’inverno è il momento in cui il germe-atomo di Luce, rappresentato sia dall’unica luce levata in alto sia dalle bacche bianche di vischio distribuite nel corso della cerimonia, scende dai regni ispirati ed è concepito o si incarna nel grembo della notte e della Madre Terra. Così, esso è un tempo potente per aprirci al potere fecondante della Musa o della Grande Sorgente (op. cit. P. 126)

 

 

Il solstizio d’inverno viene celebrato … con una cerimonia eseguite nel tempio santuario di pietre o legno o semplicemente energia, dove viene dichiarata la pace e il cerchio viene tracciato, consacrato, benedetto, in cui vengono invitati le presenze spirituali, gli antenati e le divinità con cui opera normalmente il Bosco [gruppo di praticanti il druuidismo, ma può essere anche una cerimonia individuale].

Il cuore della cerimonia è la conclusione rituale del lutto per la morte della luce, in qualunque forma divina o astratta venga percepita. L’anno che si è avvicinato alla fine con l’arrivo dell’inverno, portando con se il caos e l’incertezza dell’oscurità, ora viene lasciato alle spalle. Il miracolo della nascita ha fermato lo scorrere verso l’oscurità: il flusso si è invertito.

Emerge un nuovo mondo, seppure ancora avvolto dalle braccia della buia madre, la cui energia ancora ci circonda. Con venerazione noi riconosciamo il suo essere e il suo dono, la luce neonata.

Il Bambino Spirituale [Mabon - Maponos, equivalente a Mac Og irlandese e a Belenos cisalpino, transalpino e britannico] è rinato e tutti coloro che si sono riuniti nello spazio sacro rendono omaggio al suo arrivo con meraviglia, apportando voti di consacrazione insieme con offerte del proprio spirito, della propria forza e bellezza.

Usanze popolari possono essere incorporate nella cerimonia o apportate alle celebrazioni attorno al fuoco e al successivo banchetto, a seconda del costume locale o dell’opportunità, fra cui la combustione del ceppo di quercia invernale che simboleggia lo spirito del fuoco del focolare che riscalda la comunità

Viene distribuito il vischio, che porta le sue benedizioni magiche di guarigione, fertilità e presenza.

Rami di sempreverde decorano la casa, racchiudendo lo spirito della vita negli oscuri mesi invernali.

Si consegnano doni che esprimono l’energia del nostro spirito, rendendo omaggio al nuovo anno che nasce e affermando legami di amore e comunità.

Questa è spesso una celebrazione intima, nel cuore dell’inverno quando pochi hanno l’intenzione e la possibilità di recarsi lontano, un periodo di affetto, condivisione e festeggiamento con gli amici intimi e ii familiari intorno a noi [Emma Restall Orr, I principi del druidismo, Armenia ed. , 1999, p. 111-112].

“E’ difficile pensare che il solstizio d’inverno, così importante per tutte le società agricole, non fosse celebrato dai druidi.

La Vita di San Samson accenna alle celebrazioni per il nuovo anno a Guernsey, che il santo tentò di reprimere, mentre altri due santi bretoni, Sab Brieuc e San Ninnoc, condannano le orge che si svolgono in quel giorno” (Ward Rutherford, Tradizioni celtiche).

Chi volesse praticare una cerimonia solitaria druidica (tradotta in italiano) secondo le indicazioni dell’OBOD ( http://www.druidry.org ) può scrivermi privatamente.

Commenti dei lettori

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  • alce

    08 Oct 2008 - 20:03 - #1
    0 punti
    Up Down

    bellissimissimo vi amo