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O. Introduzione di MyrddinMerlino

Introduzione della Vostra Guida

Sperare nel futuro vuol dire riconoscere nella possibilità che si dischiude, o può dischiudersi, una speranza, anche utopica.
Il mondo intero, e la storia in ciò da indicazioni precise, cerca nuove vie verso società più aperte, meno gerachizzate in ogni senso, e capaci di rendere i diritti non solo proclamati sulla carta, dalla legge, ma possibilmente effettivi per tutti, a cominciare dagli strati e classi più deboli e disagiati delle nostre società, in un rapporto sano ed equilibrato con la natura.

Avere una idea del futuro poi vuol dire aspirare e in parte comprendere quanto è ancora allo stato latente e pertanto non-ancora compiuto: è un po la prospettiva utopica del verso dove e del a-che-scopo.

Come nel don Giovanni di Mozart, in cui convivono il vecchio che non vuol saperne di morire e il nuovo che stenta a nascere, si dà una sorta di cammino storico dell’umanità nel processo del «mondo incompiuto». L’uomo si caratterizza per il fatto di essere «qualcosa di tipicamente incompiuto», «una forma inautentica che per il momento è da considerare provvisoria», che «usa artifici, ma va pur sempre avanti, verso il fronte», una sorta di zona di confine tra presenza e assenza, tra futuro e novum, tra utopia concreta e speranza, in cui si esprime il non-ancora-cosciente e il non-ancora-divenuto della realtà.

Resta il sogno, utopico ma NON IRRALIZZABILE di una società nuova «che giunge soltanto se tutti gli ospiti si sono seduti a tavola e si possono sedere» e non come avviene nel mondo attuale, dove una gran parte dell’umanità NON PUO’ sedersi a tavola, come la parte privilegiata.

Ciò che il “celtico” ha affascinante, va pur detto, non è tanto la storia, l’archeologia, l’antropologia, che pure sono parte della cultura odierna, importanti ma frequentate da minoranza di studiosi e appassionati anche tra i celtofili, ma la fantasia POPOLARE che si è espressa nei miti, nelle grandi narrazioni antiche, e che è sfociata nel mito PIU’ GRANDE originato dalla cultura celtica, Re Artù e la cerca del Sacro Graal, un mito misto, celtico-pagano e cristiano, un mito che rappresenta molto bene la tendenza MULTICULTURALE, MULTIRAZZIALE, E POLICENTRICA DELL’ANTICA CULTURA CELTICA, CHE ERA TALE SIA IN EPOCA PAGANA CHE POST PAGANA.

IL CRISTIANESIMO SI è INNESTATO NELLA CULTURA celtica giammai come un corpo estraneo (nel Vangelo di Giovanni Gesù è il Figlio dell’uomo, non più una divinità-fenomeno naturale lontana ed aliena, ma vicina ed umana), ma come un elemento dalla forza straordinaria, che corrispondeva anche alle aspirazioni religiose di quel popolo, tanto è vero che il cristianesimo intero, in Europa, ad un certo punto del suo sviluppo, fu salvato dai monaci erranti irlandesi.

La cultura celtica, che non è una pietra immobile e statica, ma una dinamica cometa che nel suo passagio ha perso delle parti e ne ha acquistate altre, ha dunque non i connotati che certuni vorrebbero fissi e consegnati irrimediabilmente ad un lontano passato, ma è sempre stata protesa al futuro, alla speranza (e anche questo permise il successo straordinario della penetrazione cristiana in TUTTI i paesi celtici, dove oggi appare anche più radicata che nella stessa Italia). E’ un fatto di non secondaria importanza, ma che innerva in profondità il modo di pensare e vivere dei celti reali, quelli che hanno per di più preservato una INITERROTTA continuità culturale col loro passato.

E se erano multiculturali i celti del passato (come l’archeologia e la storia dimostrano ad abundantiam: popolo NON originario della nostra terra, migratori capaci di prendere tutto ciò che era utile, grandi assimilatori DI OGNI NOVITA’, come scrive Cesare nel De Bello Gallico), con quale diritto noi dovremmo consegnare il celtismo ad una dimensione unilaterale, escludente di altre culture che con noi convivono, e strumento di chiusura al futuro, e tentativo di rendere il celtismo una cultura senza speranza?

E dunque per i celti del passato la religione (cristiana, sovrapposta e MISCHIATA in felice sintesi con quella pagana antecedente) fu un momento DECISIVO nella loro traiettoria storica rivolta verso il FUTURO, e non girata all’indietro vero il passato (MAI questo avvenne, gli stessi fenianai che desideravano un’Irlanda libera dagli occupanti inglesi, denominarono se stessi come antico l’antico re celtico pur essendo profondamente cristiani, non certo pagani, ma vedendo in Finn il re buono e giusto che avrebbe permesso l’Esodo in senso biblico dalla tirannia egiziano-britannica verso la terra promessa, Canaan-Eirin, l’Irlanda libera ed indipendente).

Svolgendo poi una riflessione di carattere più generale, la religione non è un mero momento dell’irrazionale, non è solo saldo mito teocratico, non è solo negazione della ragione, ma è anche, insieme, un emergere fantastico, essa è espressione utopico-fantastica dell’essenza umana nella fantasia popolare.

«Il … Cristianesimo … non può venir liquidato né come mitologia, né come poesia popolare».
Occorre un «salto nell’immaginario», E questo è profondamente celtico, pagano e cristiano ad un tempo, con l’elemento cristiano che rappresenta l’evoluzione e la conservazione di ciò che i celti trovarono attuale e ancora vivo (loro, non noi!) nella loro tradizione pre-cristiana (la loro scelta).

L’immaginario (e in questo il fascino oscuro e a volte anche confuso del celtico), seppur confusamente, si esprime nel nostro sognare a occhi aperti, cioè chiarificare «l’oscurità dell’istante-vissuto» nel «divenire altro nella possibilità».
È l’immaginario che diviene, in quanto potenza tendenziale della storia, coscienza utopica per il cambiamento della società attuale, speranza di un futuro migliore, una società più giusta di quella che il passato ci ha consegnato.

Scoprire il mondo quale storia aperta al futuro, al non-ancora-cosciente (antropologia) e al non-essere-ancora (ontologia): è questo un éschaton presentito come nuovo «settimo giorno della creazione», ove simultaneamente saranno svelati il «volto nascosto di Dio» e il «volto nascosto dell’uomo» [che coincidono!!!].

Storia aperta al futuro, vuole anche dire che gli irlandesi quando si liberarono dall’occupazione coloniale inglese fondarono la nuova repubblica irlandese, e non restaurarono certo l’antica e mitica monarchia celtica, il Re d’Irlanda, nel cui nome pure avevano combattuto l’esercito d’occupazione e il dittatoriale colonialismo inglese.

Tutto questo ha molto a che vedere col druidismo, che non è illusoria visione new age di un presente senza tempo, ma fenomeno storico, che acquisice connotati diversi con lo scorrere del tempo,e si configura oggi, io credo, come compiuto naturalismo critico, dal punto di vista filosofico, come riflessione critica del rapporto uomo-natura nelle mdoerne società capitalistiche, che nel rendere merce ogni cosa negano un rapporto sano e autentico tra uomo e natura, tra uomo e uomo.

“L’uomo è per l’uomo l’essere supremo … l’imperativo categorico [è] rovesciare tutti i rapporti nei quali l’uomo è un essere degradato, asservito, abbandonato e spregevole” Marx (Tesi su Feuerbach). Un sogno non può stare fermo … tutti gli uomini sono per il futuro, vanno oltre quella che per loro è diventata la vita. Essendo scontenti, si ritengono meritevoli di una vita migliore … percepiscono l’inadeguato come limite … Gli dei sono, nella loro reale essenza, desideri del cuore trasformati … Ernst Bloch

p.s.
Le citazioni sono da E. Bloch, Ateismo nel cristianesimo, Feltrinelli 2005, e Il principio Speranza, Garzanti 2005; M. Idel, Qabbalah. Nuove prospettive, Firenze, Giuntina, 1996