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Beltane: Tradizioni popolari europee del Primo Maggio

L'importanza straordinaria del periodo tra aprile e maggio nelel tradizioni popolari europee

Il periodo che corre tra la fine di Aprile e i primi di Maggio deve aver avuto una importanza straordinaria nell’antico mondo contadino mitteleuropeo.

D’altra parte la nota festa celtica di Beltane cadeva in una data molto prossima al nostro primo di Maggio, così come le leggende di origine germanica indicano la notte di Valpurga (Walpurgisnacht) proprio nel medesimo periodo.L’antica festa di Beltane si collegava con i riti dei fuochi e dell’amore, tant’è che molti studiosi ci ricordano di come dovevano essere diffusi, in quel periodo, i riti della fertilità e l’uso di fare passare il bestiame tra grandi fuochi, al fine di proteggere e rendere prolifici gli animali.Di questo rito dei fuochi ne rimangono ancora tracce in Friuli e nel Sud Tirolo dove, fino a non molto tempo fa, vi era il costume di lanciare delle corone infuocate dai pendii (simbolo di Taranis, il “Giove” celtico, Dio del fulmine e della quercia).
.Sempre alla festa di Beltane, si diceva, erano collegati i riti d’amore, simbolicamente connessi con gli alberi e la vegetazione.A questo riguardo è necessario ricordare come nella bergamasca esisteva l’usanza di lasciare, in questo periodo, dei fiori davanti alle porte delle amate, così come sappiamo avveniva in certe zone della Baviera dove si mettevano dei cespi anche davanti alle case delle coppie sposate di fresco, e la pratica veniva omessa soltanto se la donna era vicina al parto, perché in questo caso si diceva che il marito “si è già messo un cespo da sé”.Questa usanza, comune a molte aree dell” Europa centrale, di mettere dei fiori o dei cespi a Calendimaggio sulla porta dell’amata, deriva probabilmente dalla credenza nel potere fecondatore dello spirito arboreo.In Europa si crede che il “maggio” possegga poteri simili sulle donne e sopra il bestiame, tant’è che in molte parti della Germania il 1° di Maggio i contadini innalzano dei “maggi” o dei “cespi di maggio” anche alle porte delle scuderie e dei recinti dove si trovano gli animali domestici.Ed è probabilmente da questo simbolismo che nasce anche la tradizione dell’albero della Cuccagna e degli alberi di maggio, di cui abbiamo testimonianze anche in moltissime zone del nord Italia.
.A Ponte Nossa, in Valle Seriana nella bergamasca, vi è ancora la tradizione di “portare l’albero” o il “mazzo”.Il 25 Aprile (giorno dedicato a San Marco) i giovani del paese tagliano un abete di circa dieci metri e del peso quindi di circa 5 quintali; dopo aver caricato il “mas” su un camion (un tempo su un carro trainato da cavalli) lo portano in paese dove viene ornato con festoni e fiori di carta preparati dalle ragazze del paese; l’albero viene quindi benedetto e, al suono della banda, portato in un prato come un mazzo di fiori (incredibili le analogie di questa tradizione con quanto avviene in moltissime zone dell’Europa del centro-nord).Qui l’albero viene sfrondato, privato dalla corteccia e lasciato fino al mattino del primo di Maggio quando i giovani, di buon mattino, lo porteranno sulla cima del monte di fronte al paese.L’abete, una volta giunto sulla cima del monte, verrà issato, piantato in un foro e fissato con dei cunei, dove rimarrà piantato fino al primo giorno di Giugno, quando la sera, dopo averlo tagliato e ridotto in pezzi, verrà bruciato, dando inizio alla festa della “Madonna delle lacrime” che si tiene il due Giugno nel santuario di Ponte Nossa dal 1511.L’albero aveva sicuramente una simbologia di fecondità e di vitalità e, probabilmente, doveva anche ricordare “l’albero cosmico” su cui il dio Germanico Odino-Wotan (il Gotan dei Longobardi) passò nove giorni e nove notti, prima di conoscere le rune, gli antichi simboli di potere della tradizione nordica.Ricordiamo, infatti, che il dio Odino-Wotan è dio della guerra e che proprio nel mese di maggio, per tutto il medioevo, cominciavano le “campagne militari di primavera”; “Campo di Maggio” si chiamava, dall’età carolingia in poi, l’assemblea annuale degli armati.Maggio dunque come mese delle tenzoni amorose e dei tornei; maggio come mese della vita, dell’amore e della guerra, in cui tutte le forze e le energie sbocciano per tingere con il rosso del sangue dei cavalieri europei la terra; il sangue offerto in battaglia quindi, come seme per la terra, la quale celebra le nozze con i suoi figli migliori che a lei si danno nell’impeto guerriero nella “morte di primavera”.Sempre tra Aprile e Maggio le tradizioni ricordano l’irrompere dell’elemento magico e fatato.Nella notte di Valpurga, infatti, si radunavano le streghe, i diavoli e tutte le creature che, durante il resto dell’anno, erano tenute a bada; ma era nella notte di Valpurga che il sabba delle streghe (che in Canton Ticino prese il nome di “barlott”) ritornava ad essere il vero protagonista.In questa notte di incantesimi i bambini europei accendono dei roghi sulle alture, e vi saltano sopra, agitando delle scope ardenti: fin dove si vede la luce del rogo la benedizione si stende sui campi.Questo accendere roghi la notte di Valpurga si chiama “cacciare via le streghe”.L’uso era molto diffuso nel Tirolo, in Moravia, in Sassonia e in diverse zone delle nostre alpi.Durante tutto questo periodo, che non doveva coincidere necessariamente con i primi di Maggio, era poi diffusa la pratica di appendere delle ghirlande di fiori su alcuni alberi considerati particolarmente “magici”. centinaia di migliaia di eretici…».Vediamo quindi quale moltitudine di elementi entrano nelle feste di Maggio o comunque, dell’inizio della stagione calda: la presenza di fiori e piante, l’amore e i riti di fecondità, la magia, il soprannaturale, la festa, il fuoco e, necessariamente, la guerra.L’elemento dionisiaco penetra dunque prepotentemente a risvegliare il mondo e la natura dal lungo torpore invernale; il mondo antico sapeva quanto valesse il ritorno della stagione calda, del sole, della vita e così godeva di quel tempo con tutto l’entusiasmo e la gioia di cui l’uomo e la donna potessero disporre.

da Beltane, la festa del primo maggio di Andrea Mascetti