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La religione come sentimento naturale

L’essenza della religione

In un certo senso la religione è un sentimento naturale:

“L’affermazione che la religione sia innata nell’uomo, sia naturale, è falsa se sotto il termine generico di “religione” si vogliono far passare le rappresentazioni del teismo, quelle cioè della vera e propria fede in Dio, ma è invece perfettamente vera se per “religione” non si intende altro che il sentimento di dipendenza – il sentimento o la coscienza dell’uomo di non esistere, né di poter esistere, senza un ente che sia altro, diverso da lui, di non dovere a se stesso la propria esistenza. In questo significato la religione è, per l’uomo, altrettanto necessaria quanto la luce per l’occhio, l’aria per i polmoni, il cibo per lo stomaco”.

L. Feuerbach, L’essenza della religione, Laterza, Bari, 1972, pag. 40

La natura è non soltanto l’oggetto primo e originario della religione – essa ne è anche lo stabile principio, il sottofondo permanente, anche se non palese. La credenza che Dio, anche se esso viene rappresentato come un ente soprannaturale e diverso dalla natura, abbia un’esistenza indipendente da quella dell’uomo, che sia, come dicono i filosofi, un ente oggettivo, ha la sua radice solo nel fatto che in origine è considerato Dio l’ente oggettivo, l’ente che esiste fuori dell’uomo, cioè il mondo, la natura. L’esistenza della natura non si fonda, come si illude il teismo, sull’esistenza di Dio – nemmeno per sogno, è proprio il contrario: l’esistenza di Dio, o piuttosto la fede nella sua esistenza, ha il suo unico fondamento nell’esistenza della natura.
L. Feuerbach, L’essenza della religione, Laterza, Bari, 1972, pag. 47