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Il gatto nella cultura celtica

Gatti e cultura celtica antica

Il gatto nella cultura celtica

Un racconto epico descrive le imprese del re irlandese Cairpre o Carbar detto “Testa di gatto”. Alcune leggende irlandesi parlano di un’isola abitata da uomini con testa felina e da guerrieri che incutevano grande timore ai loro nemici poiché indossavano elmi ricoperti dalla pelliccia di gatti selvatici. C’è anche una storia della mitologia celtica che narra le avventure di Maeldune, figlio di una regina irlandese e di un gatto custode di grandi ricchezze; il significato di questo racconto mostra la differenza che esiste tra ricevere un dono e rubare. Dopo un viaggio in mare il protagonista arriva con tre compagni su un’isola dove si trova un castello pieno di tesori favolosi, apparentemente abbandonati: c’è solo un gattino che sembra essere molto inoffensivo. Trovando una grande tavola imbandita, Maeldune chiede al gatto il permesso di mangiare. Dopo averli osservati un attimo in silenzio, il felino torna ai suoi giochi. I giovani, rassicurati, si mettono a tavola e banchettano. Ma prima di partire, nonostante gli avvertimenti di Maeldune, un compagno non sa resistere alla tentazione di prendere una collana del tesoro. Immediatamente il gatto si trasforma in una creatura fiammeggiante che lancia al ladro un’occhiata di fuoco, folgorandolo all’istante e riducendolo un mucchietto di cenere.

Il gatto nel folklore gallese
La tradizione del folklore gallese parla di un Grande Gatto detto Cath Palug, “il gatto che afferra con gli artigli”. La leggenda narra che il gigantesco e mostruoso felino fu partorito dalla scrofa stregata Henwen, il cui nome significa “Bianca e Vecchia”. Abbandonato dalla madre e gettato successivamente in mare dal guardiano dei porci il felino venne malauguratamente salvato dai figli di Palug e imprudentemente cresciuto e allevato nell’isola di Anglesey. In seguito il Cat Palug si rivelò essere un terribile mostro, causa di danno e rovina per tutti gli abitanti dell’isola.

[arte.triesteincontra.it]

“I gatti incarnano, se sono in relazione o meno con un Dio, le forze distruttive, ostili alla vita” [Sylvia & Paul Botheroyd, Mitologia celtica, Keltia, Aosta 2000. Certo non c’è vita senza periodica distruzione.
Scrive Riccardo Taraglio nel suo Il vischio e la quercia: “nella tradizione celtica d’Irlanda il gatto non gode di una buona reputazione” e cita quanto io ti ho citato in un precedente messaggio (pag. 352).
In ogni caso Cath Palug era uno dei tre flagelli dell’Isola di Anglesey.
E’ un animale legato ai poteri dell’Altro mondo.

CATH PALUG
A monstrous member of the cat family which appears in Welsh Arthurian poetry. The adjective Palug means ‘clawing’. In the poem PA GUR, we are told that Kay went to Anglesey with a view to killing lions and was especially prepared for an encounter with Cath Palug. The poem is incomplete, but it may have told how Kay slew the beast. Welsh tradition told how the creature was produced by the pig Henwen and thrown into the sea, only to be raised by the sons of Palug on Anglesey. (Geoffrey Ashe suggests that a captive leopard, kept by a Welsh king, may have given rise to the tale.) In Continental tales we learn how Arthur slew a giant cat near Lake Bourget in the French Alps. This combat is commemorated in the local names Col du Chat (cat’s neck), Dent du Chat (cat’s tooth) and Mont du Chat (cat’s mountain). In French the animal was called Capalu.

In the ROMANEZ DE FRANCEIS (medieval romance) Arthur fought the cat Capalu in a swamp and it killed him. It then invaded England and became king. It has been suggested that we may have here an alternative tradition of Arthur’s death.

In BATAILLE LOQUIFER (medieval romance with limited Arthurian content) there is a youth called Kapalu, a servant of Morgan.

Bromwich, Rachel, (Edited with translation and commentary)
TRIOEDD YNYS PRYDEIN - SECOND EDITION - THE WELSH TRIADS University of Wales Press Cardiff 1991

Coghlan, Ronan
THE ENCYCLOPAEDIA OF ARTHURIAN LEGENDS Element Books Shaftesbury, Dorset 1991

[da [www.ealaghol.demon.co.uk]]

e Atlante del Graal, il Minotauro, Milano 1997 a cura di Giorgio Ferrari e Marco Zatterin pag. 55

In Italia tracce arturiane originali si riscontrano in testimonianze di carattere architettonico (tutte curiosamente precedenti alle opere di Geoffrey e di Chrétien). Il bassorilievo dell’archivolto del duomo di Modena racconta una vera e propria avventura di Artù: mostra Ginevra trascinata via da Carados della Torre Dolorosa, e “Artus de Britania”, “Calvagin” (Gawain), “Galvarium” (Galeron) e “Isdernus” (Yder) che tentano di liberarla da “Mardoc” (Mordred?). Un’immagine di Artù compare anche sul portale della cattedrale di Bari e nel mosaico pavimentale della cattedrale di Otranto. In quest’opera, realizzata dal sacerdote Pantaleone nel 1165, “Rex Arturius” cavalca un animale simile a una capra e affronta un gatto gigantesco. La presenza di questo animale è particolarmente interessante, in quanto prova come i miti celtici si fossero diffusi anche nell’estremo sud dell’Europa: la creatura, infatti, è descritta nel Pa Gur, dove è battezzata “Cath Palug”, “Gatto artigliante”; la storia del combattimento tra la belva e Re Artù è nota anche in Francia, dove il felino si chiama Capalu e sarebbe stato ucciso presso il lago Bourget, sulle Alpi.
[www.esoteria.org]

CATH PALUG
A monstrous member of the cat family which appears in Welsh Arthurian poetry. The adjective Palug means ‘clawing’. In the poem PA GUR, we are told that Kay went to Anglesey with a view to killing lions and was especially prepared for an encounter with Cath Palug. The poem is incomplete, but it may have told how Kay slew the beast. Welsh tradition told how the creature was produced by the pig Henwen and thrown into the sea, only to be raised by the sons of Palug on Anglesey. (Geoffrey Ashe suggests that a captive leopard, kept by a Welsh king, may have given rise to the tale.) In Continental tales we learn how Arthur slew a giant cat near Lake Bourget in the French Alps. This combat is commemorated in the local names Col du Chat (cat’s neck), Dent du Chat (cat’s tooth) and Mont du Chat (cat’s mountain). In French the animal was called Capalu. In the ROMANEZ DE FRANCEIS (medieval romance) Arthur fought the cat Capalu in a swamp and it killed him. It then invaded England and became king. It has been suggested that we may have here an alternative tradition of Arthur’s death. In BATAILLE LOQUIFER (medieval romance with limited Arthurian content) there is a youth called Kapalu, a servant of Morgan.
104 Bromwich, Rachel, (Edited with translation and commentary)
TRIOEDD YNYS PRYDEIN - SECOND EDITION - THE WELSH TRIADS University of Wales Press Cardiff 1991
156 Coghlan, Ronan
THE ENCYCLOPAEDIA OF ARTHURIAN LEGENDS Element Books Shaftesbury, Dorset 1991
[www.ealaghol.demon.co.uk]
e Atlante del Graal, il Minotauro, Milano 1997 a cura di Giorgio Ferrari e Marco Zatterin pag. 55

Presso i Celti francesi, invece, i gatti non erano amati, perchè considerati incarnazione di forze malvagie; i loro occhi mutevoli venivano ritenuti simbolo di falsità, ipocrisia e cattiveria, per cui era abituale che le cerimonie di purificazione si concludessero col sacrificio di un gatto.
[digilander.libero.it]

The cat does not play a large part in Celtic tradition but it was associated with chthonic powers and was thus funerary, also a prophetic animal. In Roman Gaul and in Irish lore there was a ‘Little Cat’ as a guardian of treasure; it turned into a flaming object and burned the thief to ashes. There was an island inhabited by men with cat-heads. In Celtic saga there were Monster Cats to be fought by the Hero, the cat taking the place of the Dragon. The Welsh Great Cat was born of the enchanted sow Henwen, originally a human; it could eat nine score warriors. Monster cats and sea-cats appear in Irish tradition of probably Celtic origin. In Irish myth the eldest son of a hog had a cat’s head and was known as ‘Puss of the Corner’.
Matthews, John & Caitl¡n BRITISH & IRISH MYTHOLOGY AN ENCYCLOPEDIA OF MYTH AND LEGEND The Aquarian Press London 1988

The cat is now so domesticated it seems impossible to imagine mythical Britain being ravaged by a giant wild-cat, but so it was, until Arthur and Cai overcame it, according to an early Welsh text. Indeed the cat has not been necessarily appreciated for its virtues in British folklore where it often appears as the totem of black witches. One unpleasant form of divination among the Scottish Gaels was ‘taghgairm’, by which a live cat was spitted over a fire until other cats appeared to relieve its distress by answering the question set by the operator of this method. Among the Gaelic peoples it was a powerful totem of many tribes. Caithness is named from the clan of the Catti, or cat-people, while in Ireland, Fionn fought against a tribe of CAT-HEADS, possibly warriors with catskin over their helmets.
Briggs, K. M.
A DICTIONARY OF FAIRIES
A. Lane London 1976
161. Cooper, J. C.
SYMBOLIC & MYTHOLOGICAL ANIMALS
Aquarian/Thorsons London 1992
Forbers, A. R. GAELIC NAMES OF BEASTS, BIRDS, FISH, INSECTS, REPTILES, ETC. Oliver & Boyd Edinburgh 1905
Matthews, John & Caitl¡n BRITISH & IRISH MYTHOLOGY AN ENCYCLOPEDIA OF MYTH AND LEGEND The Aquarian Press London 1988

Le fonti descrivono Cath Palug come un mostro. Non esiste ne fonte scritta, ne oggetto dell’archeologia che permetta di arguire una divinizzazione del Gatto.

Philip Carr Gomm, [L’oracolo dei druidi, , Il punto d’Incontro, Vicenza 1997, pag. 56] sostiene un legame tra il gatto e la Dea Madre dei druidi, ma come “creatura” della Dea, mai come Dio o Dea in se e per se.
Il Tagharirm era in uso in Scozia. Un gatto vivo era torturato, arrostito allo spiedo, fino a che gli altri gatti non apparissero a dar ele informazioni ch eavrebbero salvato il loro compagno, oppure fino a che il re dei gatti Cath Sith (i gatti magici), Grandio Orecchie, non fosse apparso per rispondere.
Questo usanza non è sicura al 100 per 100, perchè riportata dai preti (la chiesa ne ha bruciati a migliaia in Francia e Inghilterra)
Ma Carr-Gomm aggiunge poi, contraddicendosi, che il gatto “è stato spesso percepito come non profano”, e cita il detto tradizionale irlandese “Che Dio salvi tutti meno i gatti”, era considerato sfortunato vedere un gatto il primo dell’anno, a meno che ti chiamavi MacIntosh o uno del clan di Cattan (il cui capitano era Il Grande Gatto).
Altro detto: “E’ stato il gatto di Brighid a mangiare il prosciutto”.

Parecchi clan scozzesi hanno il gatto come loro animale totemico, o MacIntosh, MacNeishe e MacNicol il gatto domestico, i Mac Brain il gatto selvatico. La gente-gatto, una tribù di Pitti conosciuta come Kati, viveva nel Caithness, il promontorio dei gatti, e Sutherland in gaelico è Cataobh - il paese dei gatti.
E così avete ora anche gli attori.