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Eroe Cristiano ed eroe pagano secondo Erich Fromm

Nel suo interessantissimo libro Avere o Essere, Erich Fromm ad un certo punto affrontava il tema della differenza tra l'eroe cristiano e l'eroe pagano (l'analisi riguarda il prototipo, non quel che ne hanno fatto poi altri, diversi dall'eroe originario).

Per quanto le concezioni possano differire, c’è una credenza che si ritrova alla base di tutte le ramificazioni del cristianesimo: la fede in Gesù Cristo come salvatore che ha dato la propria vita per amore dei suoi simili. Il Cristo è stato l’eroe dell’amore, un eroe privo di potere, che non si è servito della forza, che non aspirava al dominio, che non voleva “avere” alcunché. Il Cristo è stato un eroe dell’essere, del dare, del condividere, qualità che esercitavano una profonda attrazione sui poveri dell’impero romano, ma anche su alcuni dei ricchi che si sentivano soffocati dal loro stesso egoismo. Gesù faceva appello al cuore della gente, anche se, da un punto di vista intellettuale, era considerato, nella migliore delle ipotesi, ingenuo.
E questa credenza nell’eroe dell’amore cattivò centinaia di migliaia di seguaci, molti dei quali mutarono modo di vivere, quando non divennero essi stessi martiri.

“L’eroe cristiano era il martire” perché, come nella tradizione giudaica, la realizzazione suprema consisteva nel dare la propria vita per Dio o per i propri simili. Il martire è l’esatto opposto dell’eroe pagano quale è rappresentato a esempio nella tradizione greca e germanica, e il cui obiettivo è quello della conquista, della vittoria, della distruzione, della rapina; ai suoi occhi, la piena realizzazione della vita consiste nell’orgoglio, nel potere, nella gloria e nell’abilità dell’uccisore (Sant’Agostino paragonava la storia romana alle vicende di una banda di predoni). Per l’eroe pagano, il valore di un uomo andava ricercato nella capacità di cui dava prova di conquistare e detenere il potere, e l’eroe pagano era ben lieto di morire in battaglia nell’ora della vittoria.
L’”Iliade” omerica è una descrizione, di straordinaria forza poetica, di conquistatori e predoni glorificati. Le caratteristiche del martire sono l’”essere”, il dare, il condividere; le caratteristiche dell’eroe, l’”avere”, lo sfruttare, l’opprimere. (Va aggiunto che la formazione dell’eroe pagano si riconnette alla vittoria patriarcale sulla società matricentrica. La dominazione esercitata dagli uomini sulle donne costituisce il primo atto di conquista e il primo uso della forza a fini di sfruttamento; in tutte le società patriarcali dopo la vittoria degli uomini, questi principi sono divenuti il fondamento del carattere maschile.)