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L'esercito romano contro i druidi

La fonte primaria, per ricostruire le vicende della spedizione romana contro l'isola di Mona e della rivolta e successiva repressione di Boudicca, è Tacito. Ecco i due capitoli degli Annales (libro XIV, 29-30) nei quali Tacito narra le drammatiche vicenda della spedizione punitiva romana contro l'isola di Mona. Nella traduzione dell'insigne latinista Luigi Annibaletto (Milano, Garzanti, 1974, pp. 380-381).

“29. Sotto il consolato di Cesennio Peto e Petronio Turpiliano, si subì un grande scacco in Britannia, dove il governatore A. Didio s’era limitato, come dicevo sopra, a mantenere ciò che aveva conquistato, e il suo successore Veranio, dopo aver devastato con limitate incursioni il paese dei Siluri, non aveva potuto portare più oltre la guerra perché impedito dalla morte. Pur avendo goduto in vita grande fama di austerità, egli rivelò la sua cortigianeria nelle ultime parole del suo testamento: infatti tra molte adulazioni verso Nerone aveva scritto che avrebbe a lui sottomessa l’intera provincia se fosse vissuto ancora due anni. Allora però chi teneva in pugno la Britannia era Paolino Svetonio, il quale, per abilità militare e per voce di popolo, che non lascia nessuno senza rivali, gareggiava con Corbulone, di cui bramava uguagliare il vanto d’aver riconquistato l’Armenia domando questi ribelli. Ordunque si accinge ad assalire l’isola di Mona, forte per i suoi abitanti e rifugio di disertori, e fa allestire delle navi a fondo piatto contro le secche e i fondi pericolosi: questo servì per la fanteria; i cavalieri tennero dietro a guado o, dove le acque erano più profonde, nuotando aggrappati ai cavalli.

“30. Sulla riva stava all’erta l’esercito nemico, denso d’armi e di uomini, mentre attraverso le file correvano le donne che, simili a furie, vestite a lutto e scarmigliate, agitavano fiaccole: attorno ad esse, i Druidi con le mani levate al cielo, scagliavano tremende maledizioni e con lo strano spettacolo impressionarono a tal punto i nostri soldati che, come avessero le membra paralizzate, offrivano il corpo alle ferite senza un movimento. Poi, incoraggiati dal comandante ed incitandosi l’un l’altro, a non lasciarsi atterrire da una folla di donne invasate, passano all’attacco, abbattono quelli che si fanno loro incontro e li avvolgono nelle loro stesse fiamme. In seguito fu posta una guarnigione presso i vinti e furono abbattuti i boschi, consacrati alle loro selvagge superstizioni: tra l’altro ritenevano un sacro dovere cospargere gli altari con il sangue dei prigionieri e consultare gli dei spiando nelle viscere umane. Mentre era impegnato in questa impresa, Svetonio venne a sapere che la provincia s’era d’improvviso sollevata.”