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Matrix, secondo Fabry T

Nuove voci e commenti sull'opera dei fratelli Wachowski: Fabry T (guida per SuperEva di Videogames, Top Models e Wrestling) ci illustra il suo pensiero sui film e sul cofanetto.

Per leggere questa mia opinione sulla trilogia Matrixiana, è quasi obbligatorio leggere gli interventi di Mr Lost Highway visto che questo mio spunto prende in considerazione molte delle osservazioni fatte proprio in quelle pagine. Se volete continuare ugualmente, affari vostri!

La prima osservazione che ho da fare è sottolineare in modo più deciso la scandalosa decisione di Warner Home Video Italia di non “localizzare” in nessun modo tutti gli extra presenti nel cofanetto: capire ed approfondire l’universo di Matrix era invece lo scopo principale di questo cofanetto e restringere ampiamente l’audience capace di interpretare in modo perfetto tutti i passaggi di registi, sceneggiatori, filosofi e attori è un gesto veramente spiacevole ed ingiusto visto che anche nel nostro paese le avventure di Neo hanno avuto un successo commerciale clamoroso.

Il secondo aspetto che volevo prendere in considerazione, nasce dalla citazione del Signor Lost del sottovalutatissimo film di John Carpenter: “Essi Vivono”. Effettivamente entrambe le pellicole parlano del mondo dietro l’apparenza di opulenza, lusso e differenziazione sociale. Ma, dal mio punto di vista, Matrix ha qualcosa di più: un carattere ontologico e fondativo del suo universo che nella storia del cinema di fantascienza può essere riscontrato solo in Star Wars ed in parte in Star Trek. Mi spiego meglio: Essi Vivono è una sagace, acuta e divertente metafora del mondo contemporaneo con alcuni elementi profetici di Carpenter sul futuro (che è diventato presente). Matrix va più in là: dall’esistente riesce a creare un intero universo immaginifico coerente (almeno fino al terzo episodio di cui parleremo in seguito), geniale (se pur nel suo continuo rimandare ad altre opere filmiche, religiose e cinematografiche), capace di creare una propria estetica ed in grado di travalicare distanze geografiche, culturali e sociali. Il suo carattere fondante, in passato, è riuscito solo a Lucas che dalla lotta eterna (ed interna) fra lato oscuro e “chiaro” della forza ha costruito il più grande universo “irreale” nella storia della mente umana. Lo spazio non è un carattere delle cose così secondario: da sempre l’uomo è andato alla ricerca di qualcosa che in un modo o nell’altro riuscisse a ridurre la propria aspirazione e timore nel confronto con l’infinito. Pensiamo alle Piramidi Egiziane o più modernamente agli enormi grattacieli. Oltre l’utilizzo in sé, non hanno valore simbolico di “mediare” fra la finitezza materiale dell’uomo e lo spazio infinito?

La creazione di Matrix, di un’intelligenza artificiale capace di creare direttamente nella psiche dell’uomo qualsiasi “illusione” (cos’è reale, ci chiede Morpheus), va indubbiamente in questa direzione e al contempo il rapporto fuori-dentro Matrix potrebbe anche essere visto sotto l’ottica del rapporto trascendente-immanente dell’essere umano con l’infinito. Non solo atei ed agnostici, ma anche varie religioni (come il buddismo ed altre) guardano alla realtà immanente, al presente come sede della nostra vera vita, senza spingersi ad altre dimensioni per “concludere” il rapporto uomo – infinito. Questa è sola una delle tante possibili interpretazioni e letture che un universo così vasto (sotto varie dimensioni) apre Matrix. Non trovo nel campo del sapere umano, un’altra produzione capace di avere dentro di sé così tanti elementi da decodificare e leggere in varie ottiche: come ho già scritto, è pur vero che i Whac brothas hanno depredato da varie produzioni esistenti (e “originali”) il loro universo ma quello di amalgamare dall’esistente è un’arte impegnativa quasi quanto quella di creare dal nulla (che in realtà nulla non è mai).

Ora sposto l’attenzione del mio discorso ad Animatrix: secondo la mia personalissima opinione un capolavoro nel capolavoro. Non solo sotto il profilo estetico siamo di fronte a degli esercizi di stile impeccabili (con l’episodio noir, per me uber alles, ma da un’ottica esclusivamente soggettiva) ma dimostra come l’universo di Matrix possa essere pensato e ripensato in un rapporto biunivoco di scambio con altri autori in qualsiasi capo. Animatrix oltre a darci tutte le coordinate della nascita della matrice, dimostra come all’interno di Matrix ci siano miliardi di storie, di episodi, di vite da raccontare, tutte con la loro dignità e capacità di interessare lo spettatore. Sotto questo punto di vista vedo con attenzione, ma al tempo stesso, con preoccupazione la nascita di Matrix On Line, gioco di ruolo che in un certo senso farà entrare veramente gli appassionati dentro la Matrix, facendoci rapportare direttamente con l’opera creativa. Sarà interessante vedere la maturità del pubblico e ci sarà modo di apportare autonomamente una crescita della matrice sotto vari profili.

Riguardo Revolutions ed il suo finale, state sintonizzati per un mio prossimo intervento a riguardo.