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I tradimenti di Revolutions

Un Fabry T senza peli sulla lingua ci illustra il suo punto di vista sul capitolo finale (?) della trilogia di Matrix: Matrix Revolutions.

Non ho giudicato il finale della trilogia matrixiana con gli stessi canoni, criteri e parametri con cui abitualmente vedo e percepisco la conclusione di una saga cinematografica o videoludica e questo mi porta a dire che la fine di Revolutions è stato il più grande tradimento che abbia mai vissuto nel buio di una sala cinematografica. Per essere più precisi ho vissuto tre tradimenti contemporanei mentre Neo divenuto cieco portava a compimento il suo viaggio.

Il primo è quello più leggero: quel sottotitolo per il film, Revolutions, che fondamento aveva nel lungometraggio cinematografico? Appena sentita quella parola, mi prospettavo qualcosa di sconvolgente, di rivoluzionario (appunto) ed invece… Ed invece la conclusione della trilogia ha pure tradito i miei pensieri (e di altri milioni di spettatori al mondo) che da maggio a novembre si sono dannati l’anima nel riflettere sulle tante porte aperte lasciate da Reloaded: l’essenza del ruolo del merovingio? Lo spazio fisico-virtuale tra Matrix e il mondo reale? L’agente Smith capace di entrare nella mente di un essere umano? Il valore di Neo come componente di un mero strumento di controllo realizzato dalle macchine che si protraeva da tempo? La capacità di Neo di fermare le macchine anche nel mondo reale? Tutto viene lasciato in bianco, lasciando allo spettatore il compito di tirare le fila e nell’operazione ogni grossa aspettativa diviene esclusivamente un pretesto narrativo per il viaggio di Neo.

Ma è il valore ontologico della soprannaturalità di Neo a DISTRUGGERE e TRADIRE Matrix. Fino alla fine di Reloaded, l’opera dei Whac Bros aveva una coerenza interna perfetta, nessuno sbafo ad una costruzione spazio-temporale perfetta nel duopolio mondo reale di Zion – mondo virtuale di Matrix: l’escamotage della matrice permetteva così ai registi di scatenarsi nelle più fantastiche ed irreali situazioni senza però mai intaccare un realismo ed una coerenza logica interna che per molti si è rivelato uno degli elementi alla base del successo di Matrix.

Ora, con Neo divenuto un eletto di valore trascendentale, tutto questo si perde. Nel silenzio della delusione per ciò che ho visto, ho provato a ricercare una possibile chiave di lettura alternativa a quello che avevo visto ma non ci sono riuscito. Tutto sta nel credere fideisticamente alle capacità sovraumane di Neo, che si pone come un Gesù Cristo del 2000 capace di salvare umani e macchine dal male rappresentato dal virus Smith capace di fermare le macchine nel mondo reale solo perché lui è l’eletto (altrimenti perché?). Niente, non c’è altro da decodificare in questo finale: le tante domande che mi ero posto in quei mesi non avevano alcun valore sotto questa prospettiva. I richiami all’immanenza concettuale, alle doti soggettive capaci di piegare il cucchiaio come fa il bambino buddista nel primo episodio non sono altro che minuti di filmato per allungare il film (sempre sotto questa prospettiva).

Per quanto mi riguarda, la mia Matrix non era in pericolo per colpa dell’agente Smith, ma da parte degli stessi Whac Brothers che come i peggiori dei padri, hanno ucciso la loro creatura che tanto successo e prestigio gli hanno consegnato. Spero di essere smentito, di rileggere in chiave sistemica questo Revolutions con altri contributi (filmici o no) che i due vorranno creare ma al momento la sensazione di tradimento è l’unica che provo nei loro confronti.

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