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Vajont – La diga del disonore

Una catastrofe annunciata. A cura di Emily.

Vajont, Italia 2001
Regia: Renzo Martinelli
Sceneggiatura: Renzo Martinelli; Pietro Calderoni
Fotografia: Blasco Giurato
Musiche: Francesco Sartori
Cast
Michel Serrault
Daniel Auteuil
Laura Morante
Anita Caprioli
Philippe Leroy
Leo Gullotta

Una catastrofe annunciata
La notte del 9 ottobre 1963 una frana di circa 260 mc di materiale si stacca dal monte Toch e, ad una velocità di 95km/h, precipita nel bacino artificiale creato dalla diga del Vajont. Il violento impatto provoca una mostruosa ondata di oltre 200 metri che, dopo aver inghiottito gli abitanti di Erto, Casso e S.Martino, situati a monte, si abbatte sulla diga e, scavalcandola, precipita nella sottostante Valle del Piave. In pochi istanti il grande centro di Longarone ed altre frazioni minori vengono cancellate dall’ondata.
Saranno oltre 2000 le vittime, una tragedia di enormi proporzioni, una catastrofe annunciata…

Intorno al 1950 la S.A.D.E., società monopolista dell’elettricità nell’Italia nord-orientale iniziò, nella valle del Vajont, i lavori per la realizzazione di una fra le più grandi dighe al mondo, un progetto colossale che avrebbe portato alla produzione di enormi quantità di energia.
In molti vi si opposero,constatando gli enormi rischi dell’opera: l’immensa pressione delle acque del bacino avrebbe infatti potuto provocare il rischio della caduta di una frana di notevoli dimensioni. Il malcontento e le preoccupazioni degli abitanti non bastarono a fermare i propositi della S.A.D.E. che, anzi, espropriò case e terre ai residenti per permettere l’evolversi dei lavori di costruzione; le denuncie da parte di altri geologi che appurarono l’instabilità dei versanti della valle vennero anch’esse ignorate e prontamente celate, mentre la giornalista dell’ “Unità” Tina Merlin, che si battè a lungo perché il rischioso progetto non venisse portato a termine, venne processata con l’accusa di aver diffuso allarme a mezzo stampa e solo molto tempo dopo discolpata. Ci fu, com’è chiaro, il tentativo di reprimere ogni opposizione ad un ambizioso progetto di uomini arroganti e presuntuosi dinnanzi alla Natura, presunzione che il 9 ottobre 1963 costò la vita ad oltre 2000 persone. In pochi minuti vennero spezzate vite, cancellati paesi, distrutte famiglie e modificati paesaggi. A questa immane tragedia, che sconvolse e commosse l’Italia intera e non solo, seguì un lungo e tortuoso processo penale, che non seppe in alcun modo rendere giustizia ai molti morti ed ai sopravvissuti; la sentenza vide la condanna a dieci anni, dei quali uno solo effettivamente scontato, di un solo responsabile, mentre i risarcimenti ai parenti delle vittime e agli sfollati che persero tutto vennero resi solo dopo molti anni di battaglie legali.

Il film
Il film racconta, tra ingegneri incompetenti e progettisti sfrontati, gli anni che videro la costruzione della diga, nonché l’opposizione al progetto degli abitanti e della combattiva Tina Merlin; infine la ricostruzione della tragica notte del 9 ottobre 1963, che metterà fine alla storia d’amore tra il geometra Olmo e la giovane Ancilla.

La pellicola non riesce a tener fede al buon proposito di onorare degnamente le vittime di una drammatica storia di soprusi ed ingiustizie; il racconto appare artefatto e la storia d’amore costellata di banalità. Nonostante un buon investimento economico, seppur di buon impatto visivo in diverse scene realizzate grazie al digitale, il film tradisce le aspettative risultando poco coinvolgente e perdendo nell’inevitabile confronto con il noto spettacolo teatrale del ’97 di Marco Paolini “Il racconto del Vajont”, drammaticamente intenso e sincero.

Il DVD
Formato video: 2.35:1
Lingue: Italiano (5.1)
Sottotitoli: Inglese; Italiano per n.u.

Contenuti extra
Nel DVD sono presenti, oltre alla Selezione scene, una breve ricostruzione degli effetti speciali utilizzati; il Backstage, con interventi di Martinelli, della troupe e degli attori; il Film commentato dal regista ed il Trailer.

Emily

Commenti dei lettori

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  • Alepinocchio

    14 Jul 2009 - 13:13 - #1
    0 punti
    Up Down

    Nulla da dire sulla recensione, ma pretendere che esistesse nelle intenzioni dell’ autore la volonta di confrontarsi (ed eventualmente sconfiggere) Paolini significa dare una lettura sbagliata del film. Paolini è e resta l’ esempio massimo in termini di coinvolgimento, anche e soprattutto perchè si muove su di un terreno completamente diverso, dove non esistono vincoli di prospettiva, di punti di vista, di cronologia e di onniscenza. E forse non è un caso che Paolini non abbia optato per un film, nè per la storia del Vajont e nemmeno per tutte le altre storie da lui raccontate. Anche solo immaginare un paragone tra Paolini e Martinelli significa non aver capito nè l’ uno nè l’ altro!