David Lynch a Roma - La cronaca

Il grandissimo regista americano è stato ospite della rassegna di incontri "Viaggio nel cinema americano" presso l'Auditorium di Roma.

Venerdì 13 gennaio l’Auditorium di Roma ha ospitato un nuovo appuntamento della rassegna di eventi intitolata “Viaggio nel cinema americano”, presentando un incontro unico ed irripetibile con uno dei più grandi registi americani in attività: David Lynch.

Durante l’incontro, Antonio Monda e Mario Sesti hanno posto delle domande al regista discutendo poi su alcuni spezzoni selezionati dai suoi film. Lynch ha parlato del suo metodo di lavoro, di come le idee prendono forma, spesso di pari passo alle musiche del suo compositore e amico Angelo Badalamenti. Ha spiegato come il cinema (e più in generale l’arte) secondo lui non debbano essere visti e scomposti da un punto di vista intellettuale ma debbano invece essere vissuti attraverso il proprio cuore, il proprio istinto, evitando di ricerca l’idea del regista alla base di determinate scelte stilistiche ma ricercando e sviluppando una propria idea personale di ciò che si sta vedendo e vivendo attraverso il grande schermo.

Il discorso si è successivamente spostato sui suoi esordi, sul momento in cui si rese conto che la pittura non gli bastava più e che aveva bisogno di un mezzo più potente e più totalizzante in cui le immagini prendessero vita e movimenta attraverso suoni e musica; Lynch ha ricordato la genesi di “Eraserhead” (che lui considera il suo film più riuscito e che più lo rispecchia) e il suo lancio nei circuito delle proiezioni notturne dove il film rimase in cartellone per quattro anni e del successivo interessamento di Mel Brooks che, colpito da “Eraserhead”, volle Lynch alla regia di “The Elephent Man”, il primo film prodotto dalla sua nuova compagnia, la Brooks Films.

La chiacchierata si è poi spostata sul rapporto di Lynch con i produttori Dino e Raffaella De Laurentis, rapporto che si è diviso tra ombre (il mancato final cut durante la realizzazione di Dune) e luci (la libertà ottenuta per la lavorazione di Velluto Blu) ma che non ha cambiato il legame di sincera amicizia che li lega. Parlando di cinema italiano, Lynch ha inoltre sottolineato il suo amore per Fellini e per il suo cinema.

Durante l’incontro, sul grande schermo alle spalle del palco, sono state proiettate diverse sequenza tratte dai film di Lynch, sequenze che poi il regista ha commentato parlando del lavoro svolto con gli attori (elogiando il compianto Richard Farnsworth, straordinario interprete di Una storia vera) e raccontando alcuni aneddoti sulla lavorazione di determinate scene.

Poco e nulla è stato detto riguardo al suo nuovo film, “INLAND EMPIRE” progetto su cui vige il massimo riserbo (di certo si sa solo che sarà presentato al Festival di Cannes, che è stato girato in digitale e che il cast comprende Laura Dern, Naomi Watts, Justin Theroux e Jeremy Irons) e su cui Lynch non ha praticamente speso parola se non per parlare dei motivi che lo hanno spinto a passare dal 35mm al digitale per la prima volta dopo gli esperimenti di animazione sul suo sito.

Lynch ha inoltre spiegato i motivi dietro alla sua decisione di privare il DVD di “Mulholland Drive” della selezione dei capitoli, scelta dovuta alla sua volontà di mantenere l’esperienza filmica più vicina possibile a quella di una sala cinematografica, habitat naturale dei suoi film (teoria che mi sento di condividere al 100%).

La serata si è conclusa con una serie di domande del pubblico, tra le quali una in cui veniva chiesto a Lynch se esiste una possibilità che lui torni a mettere le mani su Twin Peaks svelando cosa è successo all’Agente Cooper (alla quale Lynch ha risposto sorridendo e dicendo che tutto è possibile). Da segnalare l’intervento di Enrico Ghezzi che ha posto al regista una domanda introdotta da un lungo e articolato preambolo, volto ad esternare la sua passione per Lynch.

La serata è stata più di un normale incontro; il sottoscritto è conscio di aver assistito ad un evento unico, avendo il grande onore e piacere di poter osservare e ascoltare il più grande regista vivente, un vero artista, un genio che ha dimostrato la grandezza del suo cinema e il suo grandissimo valore artistico e umano. David Lynch sprigiona un’aurea unica e meravigliosa che mostra la sua incredibile luce, la sua semplicità, il suo amore per la vita e per l’arte, una passione che si riflette nel suo cinema, nel suo cinema misterioso e splendido. Per questo e molti altri motivi credo che questo incontro rimarrà negli occhi, nei cuori e nelle menti del pubblico presente e del sottoscritto. Sono felice di esserci stato, di averlo guardato negli occhi e di avergli stretto la mano ringraziandolo per il suo cinema e per la sua arte.

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