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INLAND EMPIRE - La recensione

Abbiamo visto in anteprima mondiale l'ultimo visionario capolavoro di David Lynch.

Parlando del cinema di David Lynch, si parla spesso di opere inafferrabili razionalmente, labirinti onirici che non offrono via di uscita ma che, anzi, mostrano come la risposta giusta stia nel perdersi, nei sensi, nelle emozioni.
Di fronte a pellicole come “Eraserhead”, “Lost Highway” o “Mulholland Drive”, l’errore più grande che si possa fare è di cercare di capire cosa si nasconde dietro alle immagini, cercando (inutilmente) di decifrare il flusso onirico con gli schemi e i mezzi della vita reale e della psiche.
Film, dunque, da vivere a livello istintivo, emozionale e sensoriale.

INLAND EMPIRE, l’ultimo e misteriosissimo (poco o nulla si sapeva della storia) film del maestro, porta all’estremo le visioni di Lynch, conducendo il suo immaginario completamente fuori dai confini (e dalle restrizioni) del cinema classico. E il risultato è un’esperienza sensoriale spiazzante, disturbante, ma assolutamente splendida e unica.

Si capisce, ancor meglio che nei precedenti film, come il desiderio di Lynch non sia quello di sfidarci a decifrare il film (o di prenderci in giro, come afferma una parte della critica che, evidentemente, non vuole o non può aprirsi all’arte lynchana), ma sia in realtà il portarci a lasciarci andare, a perderci nelle sue immagini per trovare la NOSTRA interpretazione a livello istintivo, semplicemente lasciando che le sequenze del film portino la nostra mente ad una stato di alterazione che solo le grandi opere d’arte sono in grado di provocare. L’uso del digitale riesce a creare una non perfezione straniante e allucinante, capace di manipolare e manipolarsi inseguendo l’assurdamente folle vortice onirico della storia.

INLAND EMPIRE è, in un certo senso, una summa del cinema lynchano, partendo dai momenti più onirici dell’opera del regista e portandoli all’estremo. Si tratta di un vero e proprio viaggio visionario che attraversa tutto il suo cinema fino ad arrivare ai suoi ultimi, sperimentali, lavori che qui trovano la loro perfetta collocazione, divenendo l’incipit del film (Darkened Room) e divenendo parte integrante della storia (Axxon N., Rabbits). In particolare Rabbits sembra trovare una nuova vita completandosi con le immagini del film (i dialoghi che prima parevano incomprensibili ora trovano finalmente un significato), come se, ai tempi della sua realizzazione (2002), Lynch lo stesse già realizzando pensando ad INLAND….

Un film sul cinema, non solo per il film nel film che viene girato e da cui parte il plot principale, ma, soprattutto, per come riesce ad essere una perfetta dimostrazione della potenza di questo mezzo artistico, dell’astrazione con cui è in grado di coinvolgerci ed elevarci da tutto il resto divenendo l’unico luogo in cui il sogno e la fantasia possono proliferare ed essere l’aspetto fondamentale di ogni cosa.


David Lynch con i protagonisti di INLAND EMPIRE: Jeremy Irons, Laura Dern e Justin Theraux

Va dedicata una menzione fondamentale per l’attrice principale del film, Laura Dern, già donna lynchana in Velluto Blu e, soprattutto, in Cuore Selvaggio, che qui ci regala una prova recitativa superlativa ed incredibile, divenendo il fulcro, il perno su cui tutto il film gira, creando un mosaico di donne diverse, di storie diverse, unite dall’incredibile bravura delle Dern. Buono anche il resto del cast, da Jeremy Irons (new entry del cinema lynchano) a Justin Theraux (che sia il nuovo attore feticcio di Lynch), passando per una ricca galleria di apparizioni con habituè dell’universo di Lynch (Harry Dean Stanton, Grace Zabrinskie, Diane Ladd) ed interessanti nuovi visitatori (William H. Macy).

INLAND EMPIRE è un’esperienza complessa e assurdamente ammaliante, un viaggio che forse non tutti saranno in grado di apprezzare ma che saprà ricompensare chi avrà la giusta apertura mentale, chi avrà davvero voglia di staccare la ragione per lasciare che l’istinto si perda in un vortice visionario unico nel cinema moderno, apice massimo e, forse, definitivo del cinema di Lynch (viene da chiedersi cosa ci può essere dopo un’esperienza così estrema come IE). Un film per i lynchani D.O.C. e per chi non ha paura di perdersi (e ritrovarsi) nell’assurdo mondo onirico di questo meraviglioso regista.

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