
Gli OGM sono organismi, animali e vegetali, modificati nella loro struttura genetica per avere caratteristiche nuove: una maggiore resistenza a condizioni climatiche avverse, ai diserbanti, ai parassiti; una crescita e una maturazione più veloce; maggiore digeribilità , etc. Così è nata una soia transgenica resistentissima ai più potenti diserbanti, i pomodori transgenici che resistono meglio alle basse temperature grazie al gene anti-gelo della passera di mare introdotto nel loro blueprint originario; senza parlare poi dei maiali modificati geneticamente per avere organi adatti a essere trapiantati sull’uomo (xenotrapianti) o carni più digeribili, grazie all’inserimento nella loro mappa genetica del gene umano della crescita.
In un’era in cui tutto è divenuto perfettibile e riproducibile attraverso la tecnologia, a costo di scavalcare le leggi di natura, l’uomo ha messo le mani sui geni di numerosissime specie animali e vegetali, con l’unico intento, si dice, di porre un rimedio ai mali che affliggono da secoli l’umanità , fame, malnutrizione, ma anche nuove malattie, minacce ambientali, inquinamento.
Una presunta missione umanitaria, insomma, sarebbe all’origine degli OGM.
Ma, a parte le implicazioni etiche della manipolazione, gli OGM sono stati sin da subito nell’occhio del ciclone per gli oscuri effetti collaterali sulla salute umana e su quella dell’ambiente, che prospettano di peggiorare proprio i mali che pretendono di curare. Tanto più che l’abitudine di mettere sotto brevetto semi e specie modificate, di rivenderle in esclusiva su un mercato globale, ha smascherato la sete di profitti che muove le aziende “manipolatrici”, e non la missione umanitaria, come si diceva, che alla fine va a discapito dell’economia dei Paesi in via di sviluppo e dei piccoli produttori: l’economia spinge per la standardizzazione delle coltivazioni, per la produzione su larga scala di un prodotto in un’unica varietà , inserendolo in un ampio mercato internazionale.
E qui sorgono i problemi per l’ambiente. Coltivare su larga scala un prodotto in un’unica varietà , significa impoverire la biodiversità , ossia la misura della varietà di specie animali e vegetali presenti nella biosfera: in modo diretto, prediligendo varietà che tirano di più sul mercato e abbandonando quelle meno diffuse e competitive, in modo indiretto, con la trasmissione di caratteri modificati, attraverso l’impollinazione, per esempio: in questo modo, le specie modificate colonizzato le colture selvatiche. Ma non solo. Molte coltivazioni OGM sono, tra l’altro, destinate all’industria chimica e farmaceutica, ma c’è il rischio che il passaggio di geni alle piante circostanti arrivi a contaminare le piante destinate alla produzione di alimenti o, al contrario, alle piante infestanti.

Luciano Panunzi








