Tutela dei parchi: un progetto per i detenuti italiani

Dall'accordo dell'8 giugno tra Ministero dell'Ambiente e Ministero della Giustizia emerge una nuova ipotesi di reiserimento lavorativo per i detenuti. E i parchi diventano "laboratori" di recupero.

La firma dell’accordo tra il Ministero della Giustizia e il Ministero dell’Ambiente traccia una nuova ipotesi per promuovere l’attività lavorativa dei detenuti nelle carceri italiane: contribuire alla tutela e alla valorizzazione del nostro patrimonio ambientale.

Possono accedere all’iniziativa – su base volontaria - tutti i detenuti che si sono distinti per buona condotta, anche quelli condannati all’ergastolo, i quali verrebbero poi trasferiti nelle località interessate dal progetto: ben 47 aree protette, tra Parchi nazionali e parchi marini.

Così dopo anni di chiusura le isole-carcere di Pianosa e Asinara, potrebbero essere riaperte per ospitare i detenuti, i quali saranno impegnati nelle attività lavorative più diverse: agricoltura, agriturismo, promozione di prodotti tipici o biologici.

“L’accordo darà l’opportunità, attraverso un circuito produttivo virtuoso, di costituire cooperative ed iniziative imprenditoriali, anche di carattere privato, che serviranno da volano economico sul territorio, in particolare su quello delle aree naturali protette. Nello stesso tempo si offrirà ai detenuti in esecuzione di pena e agli ex detenuti la possibilità, dopo un percorso di formazione professionale, di attivare esperienze pilota particolarmente innovative. Esperienze che saranno monitorate per valutarne i risultati e che potranno diffondere le cosiddette “buone prassi” all’interno del sistema delle aree protette.”

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