L’ opinione pubblica più attenta alle questioni ambientali inorridisce di fronte al disastro provocato dalla fuoriuscita di una mare nera di petrolio nel golfo del Messico. Nonostante tutti gli interventi finora messi in atto il petrolio mette a rischio tutto il delta del Mississipi. già abbiamo visto le immagini dei pellicani imbrattati di petrolio e che i volontari cercano di pulire per tentare di rimetterli in libertà .
Immagini viste tante, troppe volte. di fronte a questo disastro non posso che fare il collegamento con quanto succede nel delta del niger una zona economicamente poco sviluppata dove alcune compagnie petrollifere occidentali arrivarono per attivare pozzi di petrolio con la promessa che con le royalty pagate ci sarebbe stato benessere e sviluppo per le popolazioni povere di quel paese.
Neanche per idea. Non solo le promesse infrastrutture tra cui scuole ed ospedali non sono arrivate, ma le trivellazioni hanno portato al disastro ambientale. Tubature che perdono e che hanno inquinato le risorse d’ acqua dellepopolazioni, anche i prodotti della pesca sono non più commestibili.
Cosa ancor più grave si attua ancora la pratica del gas flaring, i gas che sono associati alla estrazione del greggio; pratica già vietata dal governo nigeriano fin dal 1979, quindi vietata dal protocollo di Kioto e anche da disposizioni internazionali.
Il gas flaring consiste nel bruciare di notte le grosse pozze di petrolio che fuoriescono dalle tubature ormai vecchie e mai riparate. Questi fuochi provocati sono dei veri e propri disastri causati da alcune companie petrolifere nei confronti della natura, ormai disastrata, del delta del Niger.
Ora i disastri sono arrivati negli oceani del “progredito” mondo occidentale con lo scandalo del golfo del Messico, dove, un’ altro delta, quello del Mississipi, per ora in prossimità delle coste della Louisiana e del Mississipi, dell’ Alabama e della Florida sta per essere invaso da una mare di greggio fuoriuscito dalla piattaforma Deep water Horizon letteralmente esplosa. Ricordo qui anche le vittime che ci sono state tra il personale.
Le Chandeleur Island prima riserva naturale degli stati Uniti sta per essere invasa dal greggio. Non dimentichiamo poi il 1989 anno del disastro della petroliera Exxon Valdez da cui fuoriuscirono quarantamila tonnellate di petrolio al largo delle coste meridionali dell’ Alaska.
Ed accennerò ora a ciò che succedendo in Italia. Richieste di trivellazioni per l’ Adriatico che oltretutto è un mare chiuso ove, in caso di incidente, la fuoriuscita di greggio dilagherebbe non solo sul versante italiano ma anche sulle coste dei paesi dirimpettai. e poi? ancora una richiesta di sondaggi per ora solo con eco sonar in prossimità delle isole Tremiti.
E se il sondaggio dimostrasse che c’ è greggio inizieranno a trivellare anche le prospicienze delle Tremiti? E questo nonostante il parere negativo della regione Puglia. Ma a quando un forte piano per la ricerca, lo sviluppo e la realizzazione di fonti rinnovabili? Senza dover andare a creare parchi eolici che per alcuni deturpano il paesaggio già oggi esiste la tecnologia per ricavare energia con il fotovoltaico e con il solare termodinamico.
Quante cave a cielo aperto ci sono in Italia che dovrebbero essere rinaturalizzate e che dopo decenni di abbandono lasciano profonde ferite nel territorio? Da nord a sud. Bene! appena possibile vi parlerò di un progetto di un comune, neanche tanto grande, di realizzare un parco fotovoltaico sfruttando una immensa ferita lasciata sul teritorio da una immensa cava abbandonata dopo anni di estrazione di materiali inerti.
Questo è il senso di marcia da attuare, quello della energia prodotta da fonti rinnovabili. Il greggio è ormai una fonte energetica obsoleta e foriera solo di danni incalcolabili all’ ambiente tutto, sia nei paesi poveri che in quelli ricchi. A presto.
articolo di Luciano PanunziPer saperne di più….

Luciano Panunzi








