Il potere e la sfida della Cina ai mercati internazionali.

Il potere della Cina influenza l'andamento dell'economia e della finanza internazionale. Un miliardo e trecento milioni di persone decise a competere secondo le regole del capitalismo...

La Cina ha dimostrato in questi ultimi anni che sottostimare la sua potenzialita’ e le sue opportunita’ puo’ essere un grande errore da parte delle aziende e dei governi di tutto il mondo.
Seguendo una politica di graduale apertura verso l’economia di mercato il paese ha incrementato la competitivita’ dei propri prodotti senza dare scossoni di notevole portata al sistema politico.
Le esportazioni cinesi hanno invaso il mondo accrescendo la loro quota di mercato in tutti i paesi .

Una gigantesca macchina di produzione ed un mercato di circa 1.300.000.000 di abitanti ha sconvolto il commercio , l’economia, la finanza internazionale e le strategie competitive aziendali .
Sono i numeri a far parlare: un prodotto interno lordo stimato in crescita del 9% per quest’anno ( l’Italia dovrebbe crescere intorno all’ l1.2% nel 2004 e dell’1.5% nel 2005). La bilancia commerciale e’ in attivo negli ultimi dodici mesi di 26 bilioni di dollari,la bilancia dei pagamenti di 46 bilioni di dollari e il trend e in continua crescita trainata da un costo della manodopera di circa 1 dollaro per ora nel 2002 (ultimo dato statistico disponibile) pari a 74 centesimi di euro contro una retribuzione di 22 dollari negli stati uniti e 2,08 dollari in Messico.

Bisogna ricordare che la Cina aiuta con sussidi all’esportazione (pari al 9,6% del proprio Prodotto Interno Lordo)i propri prodotti. Per molte aziende il passaggio di una o piu’ fasi produttive sul territorio cinese viene valutato molto attentamente. Vuol spesso dire ridurre di tanto il costo di produzione di un prodotto , aumentando i margini di guadagno e riuscendo a competere o a sopravvivere alla concorrenza soprattutto asiatica.

La Cina ha attratto investimenti dall’estero pari a 53 bilioni di dollari nel 2002, tantissime aziende di tutti i settori hanno trasferito qui la loro produzione o hanno aperto nuovi stabilimenti per approfittare delle potenzialita’ del mercato locale.

La classe media cinese e’ in crescita vertiginosa, si stima a circa 200.000.000 di persone, i cui consumi privati sono stati pari al 33% del prodotto interno lordo che ha avuto una crescita media negli ultimi anni di circa l’8%.

Inoltre, la popolazione cinese presenta un tasso di risparmio tra i piu’ alti del mondo che arriva anche al 50 % in grosse citta’ come Shangai e che si stima pari ad una somma totale accumulata di 1 trilione di dollari americani. Tutto questo afflusso di denaro dovuto ad investimenti esteri ed al surplus della bilancia commerciale ha incrementato le riserve valutarie del paese a 515 bilioni di dollari, a cui vanno aggiunti i 121 bilioni di dollari di Honk Kong,il tutto e’ avvenuto mantenendo la parita’ con il dollaro americano stabilita dal 1994 a 8,28 yuan per dollaro. La maggior parte di queste riserve e’ investita in titoli del Tesoro americano, cio’ vuol dire gli Stati Uniti devono in parte alla ricchezza della Cina la capacita’ di finanziare il proprio deficit a tassi bassi.

Indubbiamente e secondo previsioni la Cina diventera’ la piu’ grande economia mondiale superando gli Stati Uniti intorno al 2050 (e’ gia’ la seconda economia se la si valuta secondo il metodo della parita’ del potere d’acquisto).

Niente potra’ proteggere le aziende europee dalla concorrenza di quella cinese, un insieme di mosse volte ad incrementare la competitivita’ , qualita’ ed innovazione di prodotto dovrebbero essere messe in atto con il supporto governativo. Maggiore integrazione tra la logistica e le fasi produttive , delocalizzazione dei processi a basso valore aggiunto e politiche rivolte ad un miglioramento del clima economico e finanziario saranno necessarie per attrarre investimenti dall’ estero su produzioni ad alto valore aggiunto.

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