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World Economic Forum e gli indici di competitivita'

Il World Economic Forum Pubblica ogni anno un rapporto sulla competitivita' di ogni sitema paese e negli ultimi anni l'Italia scivola e scivola e scivola sempre piu' giu'....

Ogni anno il World Economic Forum stila un rapporto sulla situazione competitiva mondiale. Nella classifica mondiale dell’anno 2004 l’Italia risulta essere al 47 posto (morto che parla!!!).
L’indice principale del rapporto è il Growth Competitiveness Index (GCI) che misura il potenziale di crescita delle nazioni, mentre un’ altro indice il Business Competitiveness Index (BCI) misura l’attuale performance produttiva delle imprese.

I risultati del report sono stati ottenuti mediante la combinazione di dati macroeconomici pubblici e la rilevazione delle percezioni e delle opinioni di manager e imprenditori, alla quale hanno partecipato 8.729 operatori di tutto il mondo. I 104 paesi considerati rappresentano il 97,8% del prodotto interno lordo mondiale.

La Finlandia si conferma l’economia più competitiva del mondo, restando al vertice della classifica per il secondo anno consecutivo; Gli Stati Uniti rimangono in seconda posizione come nel 2003; seguono Svezia, Taiwan, Danimarca e Norvegia; l’Italia perde competitività e scivola dal 41° posto del 2003 al 47°del 2004. Tutti i paesi nordici occupano una buona posizione nella classifica caratterizzati, in generale, da una eccellente gestione macroeconomica, da bassi livelli di corruzione e da settori privati all’avanguardia dell’innovazione tecnologica.
Gli Stati Uniti si sono classificati al secondo posto in quanto la loro indiscussa supremazia tecnologica è controbilanciata da performance più basse a livello macroeconomico e istituzionale. Gli elementi generalmente considerati critici per la crescita economica di un paese (ambiente macroeconomico, istituzioni pubbliche e tecnologia) costituiscono i tre indici del GCI: Macroeconomic enviroment index; Public Institutions Index; Tecnology Index.

Nel rapporto del GCI, le economie sono divise in due gruppi: economie core, dove la tecnologia è un fattore critico per la crescita; economie non-core, dove la crescita economica è legata a tecnologie sviluppate all’estero e la competitività economica dipende dalla qualità delle istituzioni e dall’ambiente macroeconomico, piuttosto che dal grado di tecnologia. Il BCI è un complemento, a medio termine, del GCI e valuta le condizioni microeconomiche che determinano l’attuale livello sostenibile di produttività in ciascuno dei paesi considerati. Mentre i fattori macroeconomici e istituzionali (rappresentati nel GCI) sono critici per la competitività della nazione, gli stessi sono necessari ma non sufficienti per creare ricchezza. La ricchezza, infatti, è attualmente creata, a livello microeconomico, dalle imprese che operano in ciascuna economia (l’indice BCI).

Il BCI valuta due specifiche aree, entrambe critiche per l’ambiente commerciale di un paese: le sofisticazioni delle strategie adottate dalle società e la qualità dell’ambiente microeconomico in cui ciascuna nazione compete. Senza queste capacità microeconomiche, dunque, le riforme macroeconomiche ed istituzionali non condurranno a risultati positivi.

Il WEF sta sperimentando un nuovo indice che dal prossimo anno potrebbe sostituire i due indici finora utilizzati. Il nuovo indice terrà conto di un numero maggiore di parametri nella stima della competitività di un paese: capitale umano, efficienza del mercato del lavoro e del mercato finanziario, apertura e dimensioni del mercato, qualità delle infrastrutture, in quest’ottica potrebbe essere chiamato Global Competitiveness Index. L’Italia registra un netto peggioramento della competitività e scivola di 6 posizioni (41°del 2003 contro il 47° posto del 2004) nella classifica del Growth Competitiveness Index.
La regressione dell’Italia nella classifica del GCI è determinata da un sostanziale peggioramento in tutti gli aspetti considerati dal WEF. Lo sviluppo dell’economia italiana, secondo i manager interpellati, è penalizzato dalla inefficienza della burocrazia, dall’eccessiva tassazione e da una legislazione troppo restrittiva. In particolare: riguardo alla tecnologia, l’Italia, passa dal 44° al 50° posto. Nella classifica che tiene conto delle istituzioni pubbliche passa dal 46° al 48° posto. Riguardo all’ambiente macroeconomico passa dal 28° al 38° posto. L’Italia peggiora e perde 9 posizioni (25° del 2003 vs. 34° del 2004) anche nella classifica del Business Competitiveness Index.

La caduta dell’Italia riguardo alle attuali performance produttive (BCI), è dovuta sostanzialmente ad un generale deterioramento dell’ambiente commerciale, ad oggi valutato al pari di quello del Portogallo e della Repubblica Ceca.

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