Cosa determina il deteriorarsi della competitivita' .

Senza una coordinata e strategica politica economica il declino del Made in Italy sembra lento ma inesorabile. Per un' economia che fino ad un decennio fa era regolata e statalista ora invece sembra tutto essere in mano alle singole imprese...

Il peggioramento italiano è legato soprattutto alle seguenti aree: limitata capacità di innovazione, scarsa collaborazione nell’ambito della ricerca tra le università e l’industria, insufficiente investimento in ricerca e sviluppo e inadeguata disponibilità di venture capital. Naturalmente non c’e’ in genere una causa unica per il peggioramento o miglioramento della competitivita’.

E’ il buon funzionamento complessivo di una economia nazionale a rendere un sistema produttivo piu’ competitivo rispetto ad un altro. Nei primi posti della classifica troviamo paesi nordici come la Finlandia, Svezia, Norvegia, Danimarca, dove certamente il costo del lavoro e’ elevato ed il livello di tassazione e’ tra i piu’ alti del mondo ma che investono in maniera rilevante in tecnologia ed istruzione, hanno bassi livelli di corruzione e criminalita’ (proprio come da noi non vi sembra?) un apparato statale efficiente, coordinato e organizzato che evita uno spreco di risorse. Lo stato della finanza pubblica e’ dignitoso e soprattutto segue una strategia di lungo termine di risanamento, investimento ed innovazione.

La situazione dell’Italia invece e’ piuttosto critica. E’ vero che ci sono produzioni e campi in cui eccelle ma si trova in una posizione in cui da un lato deve competere con le economie asiatiche che anche se tecnologicamente non avanzate come la Cina, Malesia, Tailandia, hanno un costo del lavoro ridicolo.
Vi sono poi economie asiatiche come la Korea e Singapore che hanno un’ ottima tecnologia ed investono alte quote di fatturato e bilancio pubblico in ricerca e sviluppo. I paesi dell’Est Europa che hanno una cultura economica e sociale simile all’Italia presentano una manodopera qualificata a basso costo ed un piede nel mercato europeo. E’ li’ che molte imprese italiane si sono spostate avendo la possibilita’ di rimanere vicino ai mercati di sblocco ed usufruendo dei bassi costi di produzione.

Gli ostacoli per muovere una produzione da un paese all’ altro sono molto piu’ bassi che quelli presenti in passato.
Ma perche’ investire in Italia? Non lo so’!!! Almeno non vi e’ una risposta generale adatta per tutti i settori e non mi sembra vista la perdita di competitivita’ che vi siano molte ragioni per farlo. Un’ impresa che decide di venire da noi deve innanzitutto confrontarsi con quelli che sono i problemi principali : criminalita’ , corruzione, burocrazia, poi vi e’ una tassazione abbastanza elevata ed un costo del lavoro non tra i piu’ bassi dell’Unione Europea.
Il mercato interno non e’ in crescita e l’Euro rende i prodotti italiani piu’ costosi al di fuori dell’Unione Europea. Penso che forse sia piu’ un problema di scelte strategiche sulla direzione da dare al sistema paese perche’ un’ imprenditore che vuole essere onesto e patriottico si vede gia’ messo male.

Pagare tutte le tasse ( cosa giustissima!! ) e mantenere tutta la produzione in Italia e’ una scelta da una parte coscenziosa e dall’altra rischiosa e coraggiosa, si compete con i disonesti ( che lo stato dovrebbe punire duramente) e si compete con la concorrenza internazionale(senza una politica commerciale ed economica statale adeguata).

Una societa’ che vuole investire in Italia naturalmente prima di prendere questa decisione compara i rischi, le debolezze ed i vantaggi di questo investimento con quello in altri paesi. Se l’investimento riguarda prettamente un prodotto indirizzato al mercato italiano allora la situazione e diversa ma se deve essere esportato si guarda soprattutto a localizzare la produzione dove i costi siano piu’ bassi, dove ci sia piu’ flessibilita’ e minori problemi.
Bisogna considerare che le barriere all’entrata di alcuni settori con il tempo si modificano e consentono l’entrata di nuovi competirori cosi’ per le aziende italiane si aprono nuove prospettive e nuove minacce.

Si riesce a competere bene solo dove c’e’ un vantaggio di innovazione e tecnologia(in quanto piu’ raramente vi e’ la presenza di una lavorazione o di un prodotto dalle caratteristiche irripetibili).
Aziende come Saes Getters, Saipem, Danieli, Ferrari sono tra i leader mondiali perche’ hanno fortemente puntato sull’innovazione e sull’inventiva italiana. Il settore della moda e’ ancora al top. Quello automobilistico come sappiamo non va molto bene. Non si puo’ puntare su un solo elemento competitivo, perche’ gli investimenti sono il risultato di decisioni che considerano l’insieme dei rischi, delle opportunita’ e dei vantaggi. Ad esempio la tassazione non puo’ essere ridotta smisuratamente senza una compressione dei servizi pubblici e senza danneggiare le finanze pubbliche come nel caso italiano. Raggiungere livelli come quelli della Slovacchia (Flat Tax Rate del 19%) o dell’Estonia e’ impensabile senza stravolgere il sistema sociale e l’organizzazione di tutto l’apparato pubblico.

La situazione e molto articolata ma il problema della competitivita’ italiana si sente di piu’ se gia la situazione interna non e’ delle migliori. Ci vogliono misure radicali perche’ di una rivoluzione economica ha bisogno il nostro paese.

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