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Il PIL e la sua misurazione

In una economia chiusa agli scambi con l'estero, il PIL può essere misurato in tre differenti modi equivalenti.

Come abbiamo detto nell’introduzione alla contabilità nazionale, una delle grandezze fondamentali e centrali oggetto di studio è il prodotto aggregato. Esso viene normalmente identificato con il PIL (Prodotto Interno Lordo). Il PIL è il valore complessivo della produzione di beni e servizi effettuata in un paese in un certo arco di tempo (il PIL è evidentemente una grandezza flusso!). In una economia chiusa agli scambi con l’estero, il PIL può essere misurato operativamente in tre modi differenti, ma coincidenti, che portano cioè tutti allo stesso risultato. Vediamoli singolarmente:

1. Il PIL è la somma delle vendite dei nuovi beni e servizi finali prodotti in un paese in un certo arco di tempo. Le parole chiave di questa definizione sono “nuovi” e “finali”. “Nuovi” è evidentemente fondamentale in quanto il PIL vuole misurare la produzione aggregata effettuata in un certo periodo di tempo e non è interessato ai beni o servizi prodotti in periodi di tempo precedenti (in quanto essi saranno stati contabilizzati nel PIL del periodo di tempo in cui sono stati prodotti). L’importanza della parola “finali”, invece, è relativa al fatto che il valore di tutti i beni intermedi prodotti nell’economia viene “incorporato” nel valore del bene finale che essi concorrono a produrre. Pertanto, se si considerassero nel PIL anche le vendite dei beni intermedi, si avrebbero delle inutili duplicazioni. Infatti, se si considerasse il sistema economico nazionale come un’unica grande impresa, i beni intermedi non verrebbero contabilizzati come vendite, in quanto risulterebbero soltanto come dei semilavorati o dei prodotti in corso di lavorazione.

2. Il PIL è la somma delle remunerazioni di tutti i fattori produttivi impiegati nel processo produttivo in un paese in un certo arco di tempo. Questo metodo consiste nel misurare il PIL come reddito. Poiché infatti all’interno del processo produttivo si può immaginare che ogni fattore produttivo riceva la sua remunerazione in termini di ripartizione di output prodotto, sommando tutte le remunerazioni dei fattori produttivi (compreso ovviamente il profitto) si ottiene esattamente il prodotto complessivo.

3. Il PIL è la somma dei valori aggiunti di tutti gli operatori del sistema economico in un dato periodo di tempo. “Un’impresa crea valore aggiunto trasformando materie prime e prodotti intermedi in beni e servizi che può vendere sul mercato” (Burda-Wyplosz). Sinteticamente, il valore aggiunto di ogni impresa può essere calcolato come differenza tra le vendite totali e gli acquisti di beni intermedi (ricavi meno costi), più la variazione delle scorte di magazzino. Occorre sottolineare che in questo metodo di calcolo del PIL occorre inserire anche l’apporto della Pubblica Amministrazione (il cui Valore Aggiunto è atipico per definizione, in quanto la P.A. non produce beni o servizi destinati alla vendita sul mercato!).

In una economia chiusa agli scambi con il resto del mondo, questi tre metodi di calcolo del PIL coincidono perfettamente e costituiscono gli unici modi per quantificare il “prodotto nazionale”. In altre parole, le tre nozioni di Prodotto Interno Lordo (PIL), Reddito Nazionale Lordo (RNL) e Reddito Nazionale Lordo Disponibile (RNLD), che vedremo essere differenti nel caso di economie aperte, senza gli scambi con il resto del mondo coincidono.

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