Questo sito contribuisce alla audience di

Come si misura l'inflazione?

Una volta compreso che l'inflazione è l'aumento continuo, diffuso e generalizzato dei prezzi, come si misura concretamente l'inflazione? Attenzione alal differenza tra variazione del livello dei prezzi e variazione del tasso di inflazione!

L’inflazione, cioè l’aumento continuo, diffuso e generalizzato dei prezzi dei beni, si misura normalmente attraverso i cosiddetti indici dei prezzi (e i loro relativi tassi di variazione). L’indice del prezzo del bene x in un certo anno è il rapporto (generalmente moltiplicato per 100) tra il prezzo del bene alla fine dell’anno e il prezzo dello stesso bene all’inizio dell’anno. Generalizzando, si può dire che un indice del prezzo di un bene è il rapporto tra il prezzo del bene nel periodo considerato e il prezzo del medesimo bene all’inizio del periodo.

Per esempio, se il prezzo di 1 litro di benzina verde è salito da 0,89 Euro nel 2000 a 1,2 Euro nel 2005, l’indice del prezzo della benzina nel 2006 su base 2000 è pari a (1,2 : 0,89) x 100 = 135. Ciò significa che, fatto pari a 100 il prezzo della benzina nel 2000, nel 2005 il prezzo è salito a 135, cioè è aumentato del 35%.

Un discorso analogo vale per l’inflazione, con l’unica accorgenza (a parole banale, ma di difficile applicazione), che occorre considerare un insieme molto ampio dei beni (un cosiddetto paniere), poichè ‘inflazione deve misurare la variazione generale dei prezzi (altrimenti si parla di aumento del prezzo di un solo bene o categoria di beni). In altre parole, bisogna misurare un livello generale dei prezzi. Per fare ciò occorre immaginare di avere un cestino (in termini più corretti si parla di paniere di beni) in cui si mettono numerosi beni. Immaginiamo di “misurare” il prezzo complessivo dello stesso cestino in periodi diversi. La variazione del prezzo del cestino è una misura approssimativa del tasso di inflazione, cioè della variazione nel livello dei prezzi (considerando ovviamente un campione dei beni più comunemente scambiati).

Facciamo un esempio, per chiarire. Immaginiamo che in Italia si producano solo due beni: pane e ferro. Ipotizziamo poi che, nell’anno 1 il prezzo del pane sia di 50, nell’anno 2 di 60 e nell’anno 3 di 80. Il prezzo del ferro, invece, passa da 100 (anno 1) a 150 (anno 2) per finire a 180 nell’anno 3.

Il prezzo di un paniere composto da 3 Kg di pane e 2 Kg di ferro, nell’anno 1 è pari a:
(3 x 50) + (2 x 100) = 350.

Il prezzo dello stesso paniere nell’anno 2 sarà invece pari a:
(3 x 60) + (2 x 150) = 480.

Nell’anno 3, il prezzo sempre del medesimo paniere sarà salito a:
(3 x 80) + (2 x 180) = 600.

Quindi, facendo pari a 100 il prezzo del paniere nel primo anno, il prezzo relativo nell’anno 2 è:
(480 : 350) x 100 = 137.
In altre parole, il tasso di variazione del paniere è stato del 37%. Nell’anno 3, sempre rispetto all’anno 1,
l’aumento è invece stato pari a: (600 : 350) x 100 = 171, cioè pari al 71%.

Si capisce molto bene dall’esempio, che il valore dell’indice di un paniere è influenzato soprattutto da due elementi: i beni che scelgo di mettere nel paniere e le quantità di ogni bene che considero (i cosiddetti “coefficienti di ponderazione“).

E’ evidente che è possibile calcolare l’indice dei prezzi di infiniti panieri di beni. Ciascuno può, ad esempio, calcolarsi l’indice dei prezzi del paniere di beni che acquista abitualmente. Per misurare la variazione generale dei prezzi dei beni di consumo, l’ISTAT utilizza tre indici:
l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), l’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati (FOI) e l’indice dei prezzi al consumo armonizzato per i Paesi dell’Unione Europea (IPCA). Ognuno di questi indici si differenzia principalmente per il tipo di beni che viene considerato nel paniere e per le quantità di ogni bene che vengono considerate.

Il tasso di variazione dell’indice dei prezzi è chiamato tasso di inflazione.

ATTENZIONE, però, perchè quando si sente dire che l’inflazione è diminuita perchè, ad esempio, è passata dal 3% al 2%, non significa che i prezzi siano diminuiti!!! Infatti, ci si riferisce ad un tasso di variazione. Quindi, quando il tasso di variazione dei prezzi (tasso di inflazione) diminuisce (ma resta positivo), significa che i prezzi sono comunque aumentati, ma in misura inferiore rispetto all’aumento precedente. Si avrebbe una diminuzione dei prezzi solo se il tasso di inflazione fosse negativo!

LINK UTILI
> Il deflatore del PIL

Ultimi interventi

Vedi tutti